PD Bovisa-Dergano Milano

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Partito politico

19/05/2026

Gocce per la Palestina - in solidarietà con tutti i popoli oppressi
Un'opera collettiva di urban knitting

Mercoledì 20 maggio, ore 18.30, piazza Duomo

Gocce per la Palestina è un'opera collettiva di urban knitting, formata da oltre mille gocce realizzate all'uncinetto da 40 donne a Milano.Ideata da Clementina Pizzati e Ilaria Bartolozzi nell'autunno del 2025, nel momento più drammatico dei bombardamenti su Gaza, è stata realizzata nei primi mesi del 2026, quando la situazione internazionale si è ulteriormente aggravata con i bombardamenti sull'Iran e sul Libano.

La bandiera palestinese è diventata un simbolo di resistenza e di lotta contro le violenze e
i soprusi di cui molti popoli sono vittime nel mondo.

L'opera è stata realizzata dalle donne del book knit club della libreria Scamamù di Dergano e ha coinvolto molte altre donne, tra cui quelle dei gruppi di lavoro a maglia della biblioteca di Cassina Anna e del Lab Barona. È stata realizzata grazie alla collaborazione con ANPI “Martiri di Dergano”.

15/05/2026
Un’invasione di ratti affligge i sopravvissuti al genocidio di Gaza 28/04/2026

Un’invasione di ratti affligge i sopravvissuti al genocidio di Gaza di La Palestina sarà libera,  Substack Palestine will be free, 23 aprile 2026.   «La situazione è davvero spaventosa… ratti e topi sono ovunque.» Samah con i suoi figli, Mayaseen e Asaad. I sopravvissuti al genocidio nella Striscia di Gaza non solo stanno sfuggendo alle bombe e al fuoco dei...

28/04/2026

Michele Giorgio, Dalle case di Gaza ai villaggi del Libano del sud: saccheggi e impunità, Il Manifesto, 24 aprile 2026

LA GUERRA GRANDE Haaretz: testimonianze confermano furti sistematici compiuti da soldati israeliani nel paese dei cedri. «Nella nostra unità non dicono nulla e non si arrabbiano. I comandanti sanno tutto»

«Chiunque rubi qualcosa, televisori, si*****te, attrezzi, qualsiasi cosa, la mette subito nella propria auto o la lascia da qualche parte. Non all’interno della base militare, ma non la nasconde. Tutti la vedono e la identificano». È una delle tante testimonianze e ammissioni fatte da soldati e ufficiali israeliani sul saccheggio sistematico, nel Libano del sud, da parte di militari dello Stato ebraico, di beni, oggetti e altre proprietà delle popolazioni locali. Il quotidiano Haaretz riferiva ieri che questi furti su vasta scala di motociclette, televisori, quadri, divani e tappeti sono ben noti, ma i vertici delle forze armate non hanno adottato alcun provvedimento serio per arginarli. In Libano del sud si sta ripetendo quanto fu denunciato da più parti dopo l’invasione terrestre della Striscia di Gaza seguita al 7 ottobre 2023 da parte dell’esercito israeliano. Il giornalista Oren Ziv, il 20 febbraio 2024, sul magazine online israeliano +972, denunciò che il furto da parte dei soldati a Gaza era diventato una pratica del tutto normale, con una minima opposizione da parte dei comandanti. E lo stesso accade in queste settimane nel territorio meridionale libanese, che Israele ha trasformato in una zona cuscinetto mettendo in fuga la popolazione civile.
L’esercito israeliano afferma di aver adottato misure punitive nei confronti dei responsabili e che la polizia militare effettua ispezioni «al valico di frontiera settentrionale al termine delle operazioni di combattimento». Tuttavia, precisa Haaretz, alcuni posti di blocco istituiti per prevenire i saccheggi sono stati successivamente rimossi, mentre in altri punti di uscita dal Libano non vengono effettuati controlli. I soldati raccontano che alcuni comandanti chiudono un occhio, altri condannano il comportamento astenendosi però dal punire chi torna in Israele con il «bottino di guerra». «Nella nostra unità non commentano nemmeno e non si arrabbiano. I comandanti di battaglione e di brigata sanno tutto», ha detto uno di loro. Un altro testimone ha descritto un episodio in cui un ufficiale ha sorpreso alcuni soldati con oggetti rubati nelle case libanesi. «Ha urlato contro di loro e ha detto di buttarli via, ma la cosa è finita lì. Non è stata avviata alcuna indagine». I saccheggi sono alimentati anche dalla massiccia distruzione di infrastrutture civili e abitazioni da parte delle forze armate israeliane. «Che differenza fa se prendo qualcosa? Tanto verrà distrutto tutto comunque», è un modo di pensare molto diffuso tra i soldati, sottolinea Haaretz. Contribuiscono anche i lunghi periodi che i militari meno impegnati nei combattimenti trascorrono nei villaggi libanesi svuotati dei loro abitanti.
Dopo il 7 ottobre 2023, i saccheggi hanno accompagnato ovunque le truppe israeliane. Il 28 febbraio 2025, il portale israeliano Ynet riferì di scatole contenenti denaro contante per un valore di quasi 28 milioni di dollari, lingotti d’oro, gioielli, oltre a 183.000 armi, presi dai soldati entrati in Libano del sud e in Siria. I furti erano così diffusi, affermò Ynet, che i militari scherzavano dicendo che la refurtiva «aveva spezzato loro la schiena» a forza di trasportarla. La maggior parte di queste azioni, precisò, era stata condotta da unità speciali dell’esercito dedite a sequestrare denaro e altri beni dal territorio «nemico» e ai «terroristi». Tuttavia, anche i saccheggi «indipendenti», realizzati da semplici soldati, erano dilaganti.
Il record dei furti subiti appartiene comunque a Gaza. L’associazione per i diritti umani Euro-Med Monitor, alla fine di dicembre 2023, avvertì che le operazioni militari israeliane non prevedevano solo detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate ed esecuzioni. Includevano anche la distruzione intenzionale di proprietà, il furto di beni personali, il saccheggio e l’incendio di case, come forma di punizione collettiva contro i palestinesi. Un abitante di Zaytun (Gaza City), Thabet Salim, 40 anni, raccontò che i militari avevano rubato tutto l’oro e il denaro contante che aveva in casa. Una donna, Umm Muhammad Gharbiyya, di Shujaiya (Gaza City), disse che le forze israeliane le avevano sottratto con la forza alcuni gioielli del suo matrimonio. Pochi giorni prima, il giornale Yediot Ahronot, citando fonti ufficiali, scrisse che l’esercito israeliano già nei primi giorni dell’offensiva di terra a Gaza aveva sottratto somme di denaro superiori a cinque milioni di shekel, circa un milione e 250 mila dollari. Saccheggi e furti sono considerati un crimine di guerra dalle leggi internazionali.
https://ilmanifesto.it/dalle-case-di-gaza-ai-villaggi-del-libano-del-sud-saccheggi-e-impunita

23/04/2026

Lina Ghassan Abu Zayed, Ratti, pidocchi, acqua sporca: la pelle di Gaza brucia. E i contagi si diffondono, Il Manifesto, 23 aprile 2026

PALESTINA Eruzioni cutanee e infezioni colpiscono decine di migliaia di bambini e adulti. Un riflesso dell'assedio. Ibrahim Abu Aram è morto in attesa di un’evacuazione all’estero mai arrivata: il blocco israeliano ha fermato anche l’Organizzazione mondiale della Sanità

A Gaza, dove le infrastrutture sono crollate e milioni di residenti sono sfollati, le malattie cutanee contagiose si stanno diffondendo silenziosamente, lasciando un segno profondo sul corpo e sullo spirito. I bambini dormono uno accanto all’altro su materassi sottili, le famiglie condividono l’acqua, già scarsa, per bere e per l’igiene, e i vestiti spesso non vengono lavati.
Nei campi sovraffollati di Khan Younis, una bambina gioca tra sabbia, immondizia e mosche, mentre macchie rosse le ricoprono il corpo senza che possa ricevere cure efficaci. Suo padre, Mohamed Al-Rayan, fatica a confortare lei e gli altri figli, tutti affetti da eruzioni cutanee e infestazioni da pidocchi.
QUESTE SCENE si ripetono quotidianamente nelle strade densamente popolate e nei rifugi temporanei, dove l’acqua scarseggia, i sistemi fognari sono distrutti e i rifiuti sono sparsi ovunque. Shimaa Marshoud, seduta accanto alla figlia, spiega che le eruzioni cutanee sono iniziate sul viso della bambina e si sono diffuse al petto, all’addome e alle braccia. Il prurito e il dolore sono incessanti, senza cure accessibili né mezzi finanziari per permettersi le creme. I bambini sono costretti a indossare gli stessi vestiti per giorni e a lavarsi con l’acqua salata del Mediterraneo, giocando tra i rifiuti e le mosche, mentre ratti e topi contaminano il cibo e diffondono malattie infettive, aggravando la crisi.
In mezzo a questa sofferenza umana, si registrano casi tragici che richiedono cure mediche urgenti. Ibrahim Abu Aram, un giovane affetto dal pemfigo volgare, una malattia cutanea rara e grave, attendeva da quattro anni le cure indispensabili. Il suo corpo si è indebolito per le complicanze dei corticosteroidi, la sepsi e problemi neurologici.
Ogni giorno che passava lo rendeva incapace nel suo ruolo di giovane marito e persona che si prende cura dei propri cari. Ibrahim è deceduto a marzo, dopo mesi durante i quali la sua famiglia ha bussato a ogni porta, supplicando l’Organizzazione mondiale della Sanità, il ministero della salute e ogni autorità responsabile di organizzare la sua evacuazione, negata dal blocco israeliano.
Referti medici chiari, l’approvazione dell’Oms e documenti ufficiali del ministero: nulla è bastato a salvargli la vita. La famiglia ha ricevuto una sola telefonata due mesi fa, dopodiché il suo caso è stato abbandonato, come se la sua vita non contasse. Ibrahim è morto, lasciando una moglie e figlie che aspettavano il suo ritorno. Suo fratello, parlando tra il dolore e la rabbia, non vede quanto accaduto come una semplice negligenza, ma come un vero e proprio crimine, una lenta esecuzione.
Il suo non è un caso isolato, ma la conseguenza diretta delle politiche dell’occupazione che mettono sotto assedio i malati e ne impediscono l’accesso alle cure, in palese violazione di tutte le leggi umanitarie. Il mondo ha avuto tutte le opportunità per agire e salvargli la vita, ma ha preferito tacere.
MIGLIAIA DI BAMBINI e giovani adulti soffrono di scabbia, pidocchi, infezioni cutanee batteriche e fungine. Secondo l’Oms, a Gaza sono stati segnalati oltre 103mila casi di scabbia e pidocchi, oltre a circa 65mila casi di eruzioni cutanee di vario tipo. Molti soffrono di infezioni fungine come la tinea capitis e la tinea corporis, e di infezioni cutanee batteriche come l’impetigine, che può degenerare in cellulite o insufficienza renale se non trattata.
Le malattie della pelle a Gaza non sono solo problemi fisici; riflettono la sofferenza collettiva di una comunità sotto assedio e in guerra. La malnutrizione indebolisce il sistema immunitario, rendendo bambini e giovani adulti più vulnerabili alle infezioni e alle complicazioni. I continui sfollamenti hanno reso quasi impossibile l’accesso all’assistenza sanitaria. Secondo l’Onu, 1,8 milioni di persone – oltre i tre quarti della popolazione – sono sfollate, spesso più volte negli ultimi mesi, il che ha portato al sovraffollamento di tende improvvisate e delle zone costiere, con poca o nessuna acqua potabile o servizi igienici.
Solo all’ospedale Nasser, i medici ricevono ogni giorno tra i 300 e i 500 casi, con pazienti che arrivano dai campi profughi e dalle campagne circostanti. I bambini affetti da scabbia, pidocchi ed eruzioni cutanee sopportano non solo il dolore fisico, ma anche l’isolamento sociale e la paura costante del contagio. Anche gli adulti devono affrontare gravi infezioni cutanee a causa della mancanza di creme e cure. Patologie come l’impetigine, facilmente curabili in circostanze normali, possono diventare pericolose per la vita quando i pazienti ricevono assistenza medica troppo tardi, causando talvolta insufficienza renale o infezioni sistemiche.
MOHAMED AL-RAYAN, che cerca di confortare i propri figli, dice: «Ci danno delle creme, ma sono inutili quando non hai nulla con cui lavarti. Applichi la crema, la situazione migliora un po’, ma il giorno dopo è di nuovo come prima». Scene simili si vedono in tutti i campi, dove il sovraffollamento e la mancanza di igiene aggravano le malattie, mentre le alte temperature estive intensificano il prurito e il disagio.
Le malattie della pelle a Gaza non sono problemi superficiali. Rispecchiano la sofferenza di un’intera comunità: la mancanza di acqua pulita, il crollo delle infrastrutture, i ripetuti sfollamenti e l’insufficienza di cibo e cure mediche.
https://ilmanifesto.it/ratti-pidocchi-acqua-sporca-la-pelle-di-gaza-brucia-e-i-contagi-si-diffondono

Photos from Assopace Palestina Bologna's post 22/04/2026
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