06/08/2024
Ancora sulla vergognosa vicenda dello stadio di San Siro
UN AFFARE RISERVATO di Luigi Corbani e Claudio Trotta del 3 agosto 2024
Adesso sappiamo finalmente dove andare a prendere gli atti che il Comune di Milano non rende pubblici nemmeno seguendo la procedura dell'accesso agli atti. Leggiamo infatti su “Repubblica”: “Ecco dati e tempi del restyling di San Siro nel progetto che WeBuild ha fornito a Inter e Milan e al Comune. Si tratta di 280 pagine di un ampio studio di fattibilità intitolato senza voli pindarici, “Nuovo Stadio San Siro”, che è in mano a tutti gli interessati dallo scorso 23 giugno”. Fra gli interessati, evidentemente non ci sono i cittadini milanesi, rappresentati dal loro Consiglio Comunale.
In questi cinque anni (dal luglio 2019) ci siamo abituati a tante cose ma non siamo ancora preparati a una gestione della vicenda che assume aspetti surreali - per dirla con il dizionario - che oltrepassa la dimensione della realtà sensibile. Si dà il caso infatti che in data 28 giugno 2024 il direttore generale del Comune Christian Malangone a domanda del capogruppo di FI, Alessandro De Chirico, abbia risposto per iscritto che “nessun documento e/o progetto è stato consegnato al Comune di Milano”. Chi mente? Il direttore generale del Comune ha nascosto al Consiglio Comunale un atto che riguarda un bene del Comune? O forse il suddetto direttore generale si è attenuto ad un accordo di riservatezza?
Apprendiamo infatti da Repubblica: “Gli accordi di riservatezza firmati dalle parti impediscono la divulgazione dello studio, ma Repubblica ha avuto la possibilità di visionare il documento, che presenta varie novità.” Siamo al teatro dell’assurdo di Ionesco, si potrebbe intitolare “Delirio a quattro” (Sala, Scaroni, Antonello, Ferrari). Si sta parlando di un bene pubblico o di una faccenda privata di quattro amici al bar? “Repubblica” può vederlo, ma i consiglieri comunali no? E il Municipio 7 ? e i residenti di San Siro? E gli organizzatori di concerti e di spettacoli? Ma in quale repubblica delle banane siamo finiti? Una volta, in Comune, occultare dei documenti era considerato un fatto gravissimo, più di un reato, e comunque abbiamo vissuto stagioni nelle quali si rivendicava la totale trasparenza nei metodi e nelle decisioni sui beni e sulle attività pubbliche. Ma forse a Milano il Sindaco è ormai al di sopra di tutto e di tutti.
Non desta qualche perplessità sulla correttezza amministrativa il fatto che si tenga tra tre società private, con l’avallo di un pubblico ufficiale, una trattativa sul destino di un bene pubblico? Ed è normale che il Sindaco firmi “accordi di riservatezza”? Lo Stadio è di proprietà dei fondi americani, di Webuild, di Sala o dei cittadini milanesi, del loro Comune?
Già è fuori da ogni norma nazionale ed europea che non si sia fatto un concorso internazionale per la progettazione della ristrutturazione. Da quanto scritto appare poi che la società Webuild stabilisce un “diritto” privilegiato per la realizzazione delle opere conseguenti a un progetto avallato solo dal Sindaco, che magari poi - a cose fatte - chiederà alla sua maggioranza di ratificarlo perché lui ha stabilito così. E chi l’ha detto che ai milanesi vada bene uno stadio con tutto il primo anello concepito per le “brigate della tartina di gamberetto”? E chi decide i tempi dei lavori e chi paga i lavori stessi? O forse qualcuno ha già promesso di vendere San Siro o di cederlo o di darlo in concessione a costo zero? E di fronte a una concessione ad Inter e Milan che scade nel 2030, un po' di avvedutezza e di buon senso consiglierebbe di parlare di eventuali lavori a partire dalla estate 2026, onde evitare contenziosi legali ed avere un cantiere aperto durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali del 6 febbraio 2026 (o forse è stata trasferita sulla Darsena e sui Navigli?).
Ora, siccome non si è voluto fin dall’inizio p***eguire la strada maestra dei concorsi internazionali - per un progetto di ristrutturazione e di ammodernamento dello Stadio Meazza, per la sistemazione a verde dell’esterno (allo Stadio si va a piedi o co i mezzi pubblici), per la esecuzione dei lavori, per la gestione - ci si avvita attorno ad una ipotesi gravida di conseguenze negative sul piano amministrativo (non è bastata la musata sul vincolo dei settanta anni) e anche con il fondato dubbio di violazioni penali. Questa vicenda dello Stadio di San Siro è costellata di grossolane bugie, di meschini inganni, di misere furbizie, di grandi fesserie, di madornali bufale.
Per inseguire i privati, si perdono tempo e occasioni. Se invece di andare a Parigi, qualcuno dell’amministrazione comunale fosse andato a Lille (duecentotrentamila abitanti), anzi a Villeneuve d’Ascq, nell’area metropolitana di Lille (un milione e duecentomila abitanti), avrebbe visto lo “Stade Pierre Mauroy”, che ospita le partite di basket delle Olimpiadi. Costruito in due anni, grazie al suo tetto apribile (in trenta minuti), ha cinque configurazioni, ospita partite di calcio, di basket appunto, di rugby, di tennis, di volley, e in ventiquattro ore si trasforma in una arena per concerti e per altre attività. A distanza di tre chilometri vi è un altro stadio, lo Stadium Lille Metropole (per l’atletica leggera, il calcio e il rugby). E hanno anche un piano metropolitano per le piscine, che sono attualmente una trentina.
Invece di perdere cinque anni di tempo, succubi dei fondi americani, se si fosse fatto un piano metropolitano per gli stadi e per l’impiantistica sportiva, agonistica e di base, forse avremmo già risolto il problema di San Siro.
Ma ci vorrebbe un Sindaco metropolitano, che pensi agli interessi pubblici, non a quello che vogliono i privati.
Luigi Corbani – Claudio Trotta /Comitato SiMeazza (sabato 3 agosto 2024)