Socialisti di Milano

Socialisti di Milano

Condividi

Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Socialisti di Milano, Organizzazione politica, Via Andrea Costa, 20/A, Milan.

Questa è la pagina di tutte le Associazioni che si richiamano ai valori del socialismo per promuovere una nuova iniziativa politica a Milano con l'obiettivo di presentare una lista dei Socialisti alle elezioni amministrative del 2021

06/11/2025

MAMDANI NON E’ REPLICABILE MA PUO’ AVERE UN EFFETTO POSITIVO ANCHE DA NOI.
Mamdani stravince le elezioni al New York, nel Paese di Trump e nella città più importante del capitale finanziario mondiale. Stravince come socialista con un programma concreto rivolto alle persone più bisognose. Governerà nonostante le cattiverie che diranno di lui: comunista, antisemita, fiancheggiatore dei terroristi palestinesi, e nonostante gli insulti che non sono destinati a fermarsi subito. In un solo giorno è diventato lui un punto di riferimento della sinistra radicale e del socialismo internazionale. Tutti vorrebbero un Mamdani per risollevare le sorti di un socialismo in crisi in molte parti del mondo. Mamdani non è replicabile ma è certamente un buon esempio. Può rappresentare il futuro del partito democratico americano, ma se vogliamo che abbia un effetto anche da noi occorre fare ciò che abbiamo già iniziato a proporre con Socialisti in Movimento. Partendo da una formazione socialista, piccola ma combattiva, con le idee chiare come è quella di Socialisti in Movimento, si può ragionevolmente pensare di costruire non in tempi biblici una nuova realtà, un nuovo movimento per il socialismo anche in Italia. Avendo una presenza organizzata su tutto il territorio nazionale, ma non da soli. Cercando con il dialogo, l’azione e i rapporti umani di costruire una rete di soggetti politici e di persone che credono ancora nella necessità del socialismo come fonte di giustizia e di uguaglianza. Di pace e di democrazia. Dalla parte dei lavoratori e della dignità del lavoro. Così come i newyorkesi hanno creduto in Mamdani.

04/10/2025

MANZI
Ieri ci ha lasciato Giovanni Manzi. E' con vivo dolore che ne do l'annuncio in questa pagina. Era una persona per bene che ha fatto tanto per il suo partito, il PSI e per Milano. un vero peccato. Per anni abbiamo militanto nel Psi in correnti diverse, negli anni '70 e '80 sembrava che avessimo idee molto distanti sul partito e sul socialismo. Dopo è arrivato il 1992, le dolorose vicende giudiziarie, ci siamo visti più volte dopo, avevamo capito entrambi, mi pare, che nonostante le differenze degli anni passsati avevamo ragione tutti e due. Era un vero socialdemocratico di sinistra.
Ciao GIovanni

Photos from Sì Meazza's post 29/06/2025
16/01/2025

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE. IO NON CAMBIO IDEA. UNA CERTA SINISTRA CONTINUA A SBAGLIARE
di Roberto Biscardini
E’ aperto lo scontro tra il governo e magistratura sul tema della separazione delle carriere e oggi il primo voto alla Camera. È uno scontro che dura da anni, che ha visto sempre vincere la magistratura, e perdere la politica, i governi e i ministri. Spesso intimiditi dalla Anm che ancora oggi dichiara: “sulla separazione delle carriere non si tratta”. Ma perché mai bisognerebbe trattare con loro, se vige il principio fondamentale della separazione dei poteri che loro stessi invocano?
Negli anni abbiamo conosciuto tanti Ministri della giustizia che hanno sostenuto la separazione della carriera e quando sono arrivati al dunque, hanno iniziato a trattare. Hanno dato ai magistrati un dito e loro si sono mangiati il braccio, anzi si sono mangiati il ministro tutto in una volta. Dal ‘94 in poi è successo a quasi tutti i governi, compresi quelli di Berlusconi, eletti per portare a casa questo obiettivo, hanno poi rinunciato scappando a gambe levate. Penoso oggi il richiamo oggi della destra al “sogno di Berlusconi”, anche lui per mille ragioni contro la magistratura non si mise. Voglio ricordare che noi socialisti abbiamo sostenuto la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante pressoché da sempre, almeno dagli ultimi quarant’anni. Abbiamo fatto precise proposte in sede Bicamerale, e ci siamo dedicati per anni con serietà e competenza. Ricordo personalmente negli anni 2000 le iniziative fatte perché si potesse arrivare alla separazione delle carriere con una modifica costituzionale, ma anche senza, con una semplice legge ordinaria. Tesi sostenuta peraltro dalla Corte Costituzionale quando consentì l’ammissione di un referendum abrogativo che prevedeva l’introduzione della separazione delle carriere per via ordinaria. L’ho sostenuta io in Senato nel XIV Legislatura, pressoché da solo, e allora sul pezzo non c’era né la destra né la sinistra.
Anche per questo non cambio idea. Lo scontro ancora in corso non lascia dubbi: la separazione delle carriere, checché ne dicano i magistrati, non mette assolutamente in discussione l’autonomia della magistratura, ma rappresenta un primo passo per garantire la difesa del cittadino contro una giustizia spesso ingiusta e nello stesso tempo evitare alla magistratura facili strumentalizzazioni.
Continua a sbagliare il Pd e una parte della sinistra, e anche oggi ha sbagliato votando contro. Partendo dalla convinzione che la separazione delle carriere “sia l’anticamera della sottomissione dei pm al governo e della compromissione dell’obbligatorietà dell’azione penale”. E quindi questa riforma possa rafforzare il governo Meloni. Un errore, la vera partita della Meloni è il Premierato, che la sinistra non ha ancora iniziato a contrastare veramente. Una battaglia che si combatte veramente contrapponendogli una riforma elettorale di tipo proporzionale con le preferenze, per garantire la libertà di scelta dei cittadini e per avere un parlamento eletto direttamente dal popolo, non dalle segreterie dei partiti. Purtroppo sul punto anche la sinistra è ferma a difendere il bipolarismo, il Rosatellum e cose del genere. E su questo è la principale alleata del centrodestra.

14/08/2024

IO VOGLIO SCEGLIERE, LA CENTRALITA’ DELLA LEGGE ELETTORALE
per Criticasociale.net
C’è ancora più di un mese di tempo per firmare i quesiti del referendum per la modifica del Rosatellum. Un referendum che sta registrando l’impegno di molti volontari, sia nella raccolta delle firme cartacee, sia per promuovere la raccolta delle firme on line. Un referendum difficile. Sia perché difficile e complessa la materia, sia perché il Rosatellum è una delle leggi elettorali più farraginose che abbiamo mai avuto. A questo si aggiunge il fatto che se i cittadini italiani hanno votato con lo stesso sistema elettorale dal 1948 al 1992, con la Seconda repubblica si sono trovati di fronte sistemi elettorali sempre diversi. Diversi tra elezioni europee, politiche e amministrative. Una volta maggioritari e una volta proporzionali, una volta con le preferenze e una volta senza. Con l’aggravante che per le stesse elezioni politiche i sistemi elettorali sono cambiati più volte: dal Mattarellum, al Porcellum, all’Italicum e infine al Rosatellum. Leggi elettorali che le maggioranze parlamentari hanno continuato a cambiare, non per rafforzare il principio di rappresentanza democratica dei cittadini, ma pensando di fare continuamente gli interessi delle loro coalizioni. Leggi elettorali tutte incostituzionali che hanno eletto parlamenti di fatto incostituzionali.
Da qui anche la disaffezione al voto e l’astensione crescente da elezione a elezione.
Sacrosanto quindi questo referendum che ha come obiettivo quello di modificare la legge elettorale vigente per restituire a tutti i cittadini il diritto di scegliere liberamente i propri rappresentanti, sottraendo questo potere alle segreterie dei grandi partiti che, con una serie di alchimie incomprensibili ed alcune persino nascoste nelle pieghe della legge, riescono con il Rosatellum di fatto, salvo poche eccezioni, a definire preventivamente la composizione dell’intero Parlamento. Riescono a scegliere a tavolino prima del voto chi sarà eletto e chi no. Facendo così del Parlamento non un parlamento di eletti dal popolo, ma un parlamento di nominati.
Un referendum quindi fondamentale per restituire il diritto di rappresentanza al popolo italiano, in difesa della democrazia tanto conclamata e tanto calpestata.
Si tratta di quattro quesiti referendari, più una legge di iniziativa popolare per introdurre le preferenze ed abolire le liste bloccate, e correggere le peggiori anomalie di una legge che era stata costruita opposta in quel momento, con il sostegno sia dei maggiori partiti del centrosinistra sia del centrodestra, per assegnare la maggioranza parlamentare a coalizioni assolutamente non omogenee. Perché in quel momento il sistema politico aveva bisogno di quello.
L’esigenza di una legge elettorale democratica è una questione che non nasce oggi, ma che segna per quanto riguarda i socialisti, ma non solo, un impegno che dura almeno da trent’anni, affinché al cittadino non sia tolto il diritto di scegliere i propri rappresentanti e di esprimere un voto personale, eguale, libero e segreto. Così come ci ripeteva sempre il nostro compagno e costituzionalista Felice Besostri che aveva fatto della battaglia per una legge elettorale democratica una battaglia di principio, portando in Corte Costituzionale sia il Porcellum, l’Italicum e poi il Rosatellum, dove ancora di fatto giace senza sentenza.
A partire proprio dalle sue indicazioni e dal suo impegno è nato il comitato referendario “Io voglio scegliere”, promosso da cittadine e cittadini di diversa estrazione sociale, formazione culturale e orientamento politico per rivendicare il diritto costituzionale di scegliere col voto i nostri rappresentanti parlamentari e per eliminare da questa legge le parti che impediscono ai cittadini di scegliere liberamente.
In un momento in cui il voto è rifiutato dalla maggioranza degli elettori utilizzare il referendum come strumento di democrazia dà valore alla democrazia stessa ed è giusto farlo anche se non si è sostenuti dalle grandi organizzazioni politiche o sindacali, ma solo dalla coscienza individuale di singoli cittadini.
Come diceva Petro Nenni: “fai quel che devi e succeda quel che può”.
Un referendum per mettere al centro dell’attenzione pubblica la centralità della legge elettorale come centralità della questione democratica.
Un’iniziativa dal basso dalla parte della buona politica per affrontare un tema che in tutti i paesi democratici viene considerato tra i più importanti di tutti.
Un referendum che non ha trovato il consenso dei partiti, nonostante il giudizio negativo del Rosatellum venga oggi anche da parte di coloro che hanno la responsabilità di averlo voluto. Ma il problema rimane.

07/08/2024

AUTONOMIA DIFFERENZIATA, UNA QUESTIONE POLITICAMENTE COMPLESSA
di Roberto Biscardini per criticasociale.net del 7 agosto 2024
La raccolta delle firme per abrogare la legge sull’autonomia differenziata è andata a gonfie vele. Un successo della campagna promossa dal Campo largo alla quale, non si può escludere, abbiano contribuito con la firma online, e quindi riservandosi un certo anonimato, alcuni settori del centrodestra. Soprattutto meridionali. Sensibili all’appello secondo il quale l’autonomia differenziata spaccherebbe l’Italia in due favorendo le aree ricche a scapito di quelle più povere.
La soddisfazione nel centrosinistra è tanta. Anche perché, nessuno lo nasconde, più che il referendum in sé, in queste settimane è entrata in gioco la prova generale per la costruzione di un largo schieramento di opposizione, premessa fondamentale per un’alternativa al centrodestra.
Non è un caso che sul punto Elly Schlein abbia dichiarato: “Un’alternativa a questa destra è possibile e noi la stiamo costruendo”. Tutto legittimo. Persino al di là del merito e al di là delle contraddizioni insite in questa vicenda.
L’avevo sostenuto in un articolo di circa un anno fa, quando facevo notare come, piaccia o non piaccia, l’autonomia differenziata “è figlia della riforma del Titolo V del 2001, quando il governo Amato, con l’allora Ministro Bassanini, in un momento di totale ubriacatura (pensando così di sottrarre alla Lega parte dei suoi consensi) decise di dilatare a dismisura le competenze regionali fino a metterle in conflitto con lo Stato centrale e con il principio della indivisibilità della Repubblica”. Avviando le procedure per l’autonomia differenziata delle regioni a statuto ordinario. Un’iniziativa politicamente inutile, non a caso il centrosinistra p***e le elezioni solo qualche mese dopo.
Una riforma costituzionale giustificata, secondo i proponenti, dal fatto che bisognasse frenare le spinte secessioniste della Lega per combatterla sul suo stesso terreno. Ma era falso anche questo. Quella riforma, ed è bene che Elly Schlein lo sappia, fu proprio voluta dall’allora Ministro Bassanini, motu proprio, che negli anni precedenti aveva preparato il terreno durante il governo Prodi.
Dopo la raccolta delle firme per indire il referendum, il centrosinistra misurerà il proprio successo politico se riuscirà a portare al voto il 50% più uno degli elettori, per raggiungere il quorum e rendere così valido l’esito referendario. Di per sé un’operazione non semplice perché molti referendum in questi anni il quorum non l’hanno raggiunto e perché il trend di partecipazione al voto non è certamente dei migliori.
Siamo in molti oggi ad essere contro l’autonomia differenziata, ma nel merito rimane una serie di contraddizioni.
Quella del PD e dell’atteggiamento tenuto a scala locale subito dopo il 2001. Qualche esempio. L’allora sindaco di Bergamo Giorgio Gori, di lì a poco candidato per il centrosinistra in Regione Lombardia, oggi europarlamentare, scese in campo al motto “Lombardia autonoma in un modo o nell’altro”. Le regioni rosse della Toscana e dell’Emilia si mossero subito a favore dell’autonomia differenziata. In Lombardia in occasione del referendum consultivo indetto dalla Regione nel 2017 la posizione del PD fu chiara: “contrarietà all’indizione del referendum ma non all’oggetto del quesito. Libertà di voto tra favorevoli e astenuti”. Contrari allora solo i militanti socialisti e Rifondazione Comunista.
La seconda è nel contenuto prevalentemente meridionalista dello scontro, perché se la questione è costituzionale, come lo è, non attiene soltanto al tema della divisione tra nord e sud, ma riguarda l’equilibrio dei poteri e il pericolo che questa legge impedisca al governo e al parlamento di assumere, anche in momenti delicati della vita del Paese, decisioni di indirizzo fondamentali nell’interesse dell’intera collettività. Impedisce allo Stato centrale politiche nazionali obbligatoriamente unitarie. In questo senso l’autonomia differenziata colpisce in egual misura sia il nord che il sud ed è un danno per tutti. Anche perché dietro il bandierone di Calderoli si nasconde il pericolo che per gestire le competenze trasferite anche le regioni del nord potrebbero avere bisogno di aumentare le entrate fiscali.
La terza è che se l’autonomia differenziata è un vero vulnus della democrazia e dei principi di uguaglianza, bisognerebbe avere il coraggio di avviare le procedure per la modifica della Costituzione e del Titolo V. E dovrebbero proprio farlo le forze del centrosinistra che quella riforma hanno voluto. Come paradossalmente chiese Fratelli d’Italia nel 2014.
Diversamente le incongruenze continueranno a sussistere. Cancelliamo di fatto una legge attuativa lasciando in Costituzione il male originario. Consentendo così al governo, anche dopo la vittoria del referendum e senza legge Calderoli, di andare avanti sulla strada delle intese con le Regioni per attuare l’autonomia differenziata in totale libertà.

06/08/2024

Ancora sulla vergognosa vicenda dello stadio di San Siro
UN AFFARE RISERVATO di Luigi Corbani e Claudio Trotta del 3 agosto 2024
Adesso sappiamo finalmente dove andare a prendere gli atti che il Comune di Milano non rende pubblici nemmeno seguendo la procedura dell'accesso agli atti. Leggiamo infatti su “Repubblica”: “Ecco dati e tempi del restyling di San Siro nel progetto che WeBuild ha fornito a Inter e Milan e al Comune. Si tratta di 280 pagine di un ampio studio di fattibilità intitolato senza voli pindarici, “Nuovo Stadio San Siro”, che è in mano a tutti gli interessati dallo scorso 23 giugno”. Fra gli interessati, evidentemente non ci sono i cittadini milanesi, rappresentati dal loro Consiglio Comunale.
In questi cinque anni (dal luglio 2019) ci siamo abituati a tante cose ma non siamo ancora preparati a una gestione della vicenda che assume aspetti surreali - per dirla con il dizionario - che oltrepassa la dimensione della realtà sensibile. Si dà il caso infatti che in data 28 giugno 2024 il direttore generale del Comune Christian Malangone a domanda del capogruppo di FI, Alessandro De Chirico, abbia risposto per iscritto che “nessun documento e/o progetto è stato consegnato al Comune di Milano”. Chi mente? Il direttore generale del Comune ha nascosto al Consiglio Comunale un atto che riguarda un bene del Comune? O forse il suddetto direttore generale si è attenuto ad un accordo di riservatezza?
Apprendiamo infatti da Repubblica: “Gli accordi di riservatezza firmati dalle parti impediscono la divulgazione dello studio, ma Repubblica ha avuto la possibilità di visionare il documento, che presenta varie novità.” Siamo al teatro dell’assurdo di Ionesco, si potrebbe intitolare “Delirio a quattro” (Sala, Scaroni, Antonello, Ferrari). Si sta parlando di un bene pubblico o di una faccenda privata di quattro amici al bar? “Repubblica” può vederlo, ma i consiglieri comunali no? E il Municipio 7 ? e i residenti di San Siro? E gli organizzatori di concerti e di spettacoli? Ma in quale repubblica delle banane siamo finiti? Una volta, in Comune, occultare dei documenti era considerato un fatto gravissimo, più di un reato, e comunque abbiamo vissuto stagioni nelle quali si rivendicava la totale trasparenza nei metodi e nelle decisioni sui beni e sulle attività pubbliche. Ma forse a Milano il Sindaco è ormai al di sopra di tutto e di tutti.
Non desta qualche perplessità sulla correttezza amministrativa il fatto che si tenga tra tre società private, con l’avallo di un pubblico ufficiale, una trattativa sul destino di un bene pubblico? Ed è normale che il Sindaco firmi “accordi di riservatezza”? Lo Stadio è di proprietà dei fondi americani, di Webuild, di Sala o dei cittadini milanesi, del loro Comune?
Già è fuori da ogni norma nazionale ed europea che non si sia fatto un concorso internazionale per la progettazione della ristrutturazione. Da quanto scritto appare poi che la società Webuild stabilisce un “diritto” privilegiato per la realizzazione delle opere conseguenti a un progetto avallato solo dal Sindaco, che magari poi - a cose fatte - chiederà alla sua maggioranza di ratificarlo perché lui ha stabilito così. E chi l’ha detto che ai milanesi vada bene uno stadio con tutto il primo anello concepito per le “brigate della tartina di gamberetto”? E chi decide i tempi dei lavori e chi paga i lavori stessi? O forse qualcuno ha già promesso di vendere San Siro o di cederlo o di darlo in concessione a costo zero? E di fronte a una concessione ad Inter e Milan che scade nel 2030, un po' di avvedutezza e di buon senso consiglierebbe di parlare di eventuali lavori a partire dalla estate 2026, onde evitare contenziosi legali ed avere un cantiere aperto durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali del 6 febbraio 2026 (o forse è stata trasferita sulla Darsena e sui Navigli?).
Ora, siccome non si è voluto fin dall’inizio p***eguire la strada maestra dei concorsi internazionali - per un progetto di ristrutturazione e di ammodernamento dello Stadio Meazza, per la sistemazione a verde dell’esterno (allo Stadio si va a piedi o co i mezzi pubblici), per la esecuzione dei lavori, per la gestione - ci si avvita attorno ad una ipotesi gravida di conseguenze negative sul piano amministrativo (non è bastata la musata sul vincolo dei settanta anni) e anche con il fondato dubbio di violazioni penali. Questa vicenda dello Stadio di San Siro è costellata di grossolane bugie, di meschini inganni, di misere furbizie, di grandi fesserie, di madornali bufale.
Per inseguire i privati, si perdono tempo e occasioni. Se invece di andare a Parigi, qualcuno dell’amministrazione comunale fosse andato a Lille (duecentotrentamila abitanti), anzi a Villeneuve d’Ascq, nell’area metropolitana di Lille (un milione e duecentomila abitanti), avrebbe visto lo “Stade Pierre Mauroy”, che ospita le partite di basket delle Olimpiadi. Costruito in due anni, grazie al suo tetto apribile (in trenta minuti), ha cinque configurazioni, ospita partite di calcio, di basket appunto, di rugby, di tennis, di volley, e in ventiquattro ore si trasforma in una arena per concerti e per altre attività. A distanza di tre chilometri vi è un altro stadio, lo Stadium Lille Metropole (per l’atletica leggera, il calcio e il rugby). E hanno anche un piano metropolitano per le piscine, che sono attualmente una trentina.
Invece di perdere cinque anni di tempo, succubi dei fondi americani, se si fosse fatto un piano metropolitano per gli stadi e per l’impiantistica sportiva, agonistica e di base, forse avremmo già risolto il problema di San Siro.
Ma ci vorrebbe un Sindaco metropolitano, che pensi agli interessi pubblici, non a quello che vogliono i privati.
Luigi Corbani – Claudio Trotta /Comitato SiMeazza (sabato 3 agosto 2024)

12/04/2024

TRE MORTI AL GIORNO, UN FERITO OGNI MINUTO
I sette lavoratori morti nella Centrale Enel Green Power di Suviana hanno creato in tutti noi una profonda emozione. Insieme ad un sentimento di dolore e di rabbia. Perché morire sul lavoro è ingiusto e non si può parlare di incidenti. No, non sono incidenti. È uno scandalo con precise responsabilità dirette e indirette. Rispetto al qual dire BASTA! Come è stato detto dai tanti lavoratori che ieri sono scesi in piazza convocati da Cgil e Uil (una vergogna l’assenza della Cisl). E già oggi, i morti di Suviana non sono gli ultimi. Altri morti di sono uniti a loro, uno Piacenza e uno a Milazzo, e domani ce ne saranno ancora.
Al di là delle indagini e del gioco di scaricare sempre su altri le proprie responsabilità. Al di là dell’accusa principiale che dai sindacati è mossa ai danni delle imprese che si affiderebbero ad una catena lunghissima di subappalti. E al di là di chi dice che a Suviana non c'erano subappalti, ma solo incarichi a società esterne specializzate e a "contractor che se ne assumeranno tutte le responsabilità". Resta il fatto politico: ci sono i morti. Questi morti sono un fatto politico, perché sulla sicurezza non si investe abbastanza e la logica del profitto di impresa prevale sulla vita delle persone. Il socialismo non può non reagire con durezza e concretezza al bisogno di giustizia e all’appello che dal mondo del lavoro sale, giorno dopo giorno, sempre più forte. Basta!

12/03/2024

SAVE THE DATE- ROMA 16 MARZO
Una bella occasione per ritrovarci a parlare di politica

UN MOVIMENTO PER IL SOCIALISMO 30/01/2024

Un Movimento PER IL SOCIALISMO
Nel suo primo anno di vita dopo la ripresa delle pubblicazioni, Critica Sociale si è sforzata di rappresentare un punto di coagulo per le diverse realtà che ancora ritengono di riconoscersi in un progetto per il socialismo. Lo ha fatto senza derogare al suo statuto originario, che è (e resta) quello della rivista teorica, impegnata nella battaglia delle idee, lontana dai tatticismi della politica e da calcoli di bottega. Oggi, dopo 12 mesi di attività, ci rivolgiamo a quanti come noi pensano che sia necessario far rinascere in Italia una grande forza organizzata "per" il socialismo - ovunque essi siano collocati - con questo documento, frutto di una lunga e articolata discussione al nostro interno. Raccoglieremo adesioni (per farlo basta inviare una mail con il proprio nome, cognome, regione di residenza, e eventuale adesione a un partito o a un'organizzazione o associazione politica all'indirizzo [email protected]) perché per la fine di febbraio vogliamo convocare un'assemblea, a Roma, per discutere - con chi ci sta - di un nuovo movimento per il socialismo. Un progetto per la pace, i diritti sociali e civili, la democrazia politica e economica, le libertà, l'uguaglianza, la giustizia sociale.
Trovi il documento in questo sito
www.criticasociale.net

UN MOVIMENTO PER IL SOCIALISMO Senza socialismo democratico nessuna vera democrazia  Noi, socialisti che animiamo “Critica Sociale”, invitiamo i gruppi, le associazioni, le riviste, le singole persone… Visita https://www.criticasociale.net/articolo-socialismo-it.php?id=196

Vuoi che la tua azienda sia il Servizio Di Governo più quotato a Milan?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Sito Web

Indirizzo


Via Andrea Costa, 20/A
Milan
20131