28/02/2026
È il 28 Febbraio del 1975, Roma è nel caos dei tafferugli, al palazzaccio si sta svolgendo il processo per il rogo di Primavalle, in cui due anni prima persero la vita i fratelli Virgilio e Stefano Mattei per un incendio appiccato da militanti di Potere Operaio, con l’ obbiettivo di colpire il padre, esponente missino. Nel contesto di guerriglia urbana dovuto alle manifestazioni collaterali al processo, un corteo dello stesso movimento colpevole della morte dei fratelli Mattei, devia dal percorso e si dirige verso la sezione del Fronte della Gioventù di Via Ottaviano, Prati, per assaltarla; lo scontro è più duro del previsto, non si tratta dell’ ennesimo tafferuglio, ma di un’ azione compiuta per uccidere, per toglierne di mezzo un altro, consapevoli dell’ impunità garantita dalla compiacenza del sistema: Alvaro Lojacono, all’ inizio della sua carriera da assassino, si apposta a lato del portone della sezione con la pi***la stretta in pugno.
A Via Ottaviano, due mesi prima, aveva iniziato a militare un ragazzo Greco, il suo nome era Mikis Mantakas, venuto a Roma per studiare all’ università scelse di unirsi al FUAN, in nome della fratellanza Europea che lo aveva portato in Italia. Quel giorno di febbraio Mikis è barricato dentro la sezione, quando per cercare di allontanare l’assalto dal portone della sezione esce dal retro e una volta fatto il giro è freddato con un proiettile alla testa. Morto dopo poco, aveva 22 anni.
Mikis è uno di quei tanti ragazzi che uccisi dall’ odio antifascista, non ha avuto mai giustizia e che ancora oggi non viene riconosciuto come un ragazzo rimasto vittima della pagina più buia dell’ Italia Repubblicana, ma come un morto fascista, ammazzato in quanto tale e non in quanto persona; la stessa logica che ha portato a giudicare i militanti missini meritevoli di morte sembra a volte ancora in vita, lo è in Francia, dove poche settimane fa’ è stato ucciso Quentin, un ragazzo come Mikis, quella logica di chi in modo anacronistico continua a spaccare le generazioni cercando di riaprire pagine chiuse della storia nazionale, con la violenza politica e, a volte, con gli omicidi.