17/09/2026
Di fronte alle nuove perquisizioni che coinvolgono oltre venti professionisti sanitari, anche a Bologna, ribadiamo un principio semplice: la salute di una persona non può diventare uno strumento di controllo delle migrazioni.
L’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati medici falsi è in corso e sarà la magistratura ad accertare eventuali responsabilità. Ma è importante non perdere di vista la questione politica: quale deve essere il ruolo della medicina nelle procedure di trasferimento nei CPR?
Come gruppo consiliare AVS in Emilia-Romagna lo abbiamo già posto con la risoluzione, a mia prima firma: la valutazione del medico deve riguardare esclusivamente lo stato di salute della persona e non può trasformarsi in un atto autorizzativo all’interno di una procedura di trattenimento.
Medici e mediche devono poter valutare e certificare le condizioni di salute sulla base della propria competenza professionale, indipendentemente dalla nazionalità o dalla condizione amministrativa della persona. Non sono poliziotti né dipendenti del Ministero dell’Interno.
Per noi questo problema è inseparabile dalla natura stessa dei CPR: luoghi di trattenimento che consideriamo profondamente disumani, nei quali le persone vengono private della libertà e sottoposte a condizioni che mettono continuamente in discussione dignità e benessere psicofisico.
Esprimiamo vicinanza ai professionisti coinvolti e piena fiducia nella magistratura. Ma questa vicenda mette in evidenza un problema strutturale: non si può criminalizzare la tutela della salute né mettere il personale sanitario nella condizione di scegliere tra la propria responsabilità clinica e le imposizioni di un sistema di trattenimento ingiusto e, spesso, arbitrario.
La cura non è un reato. La salute non è uno strumento di controllo.