Cronache della Contea di Modica

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📜 [Un monumento in ricordo dell’Alluvione?] Parte 2📜 Un argomento interessante quello dell’alluvione perché oltre alle n...
26/09/2026

📜 [Un monumento in ricordo dell’Alluvione?] Parte 2

📜 Un argomento interessante quello dell’alluvione perché oltre alle numerose testimonianze di giornali, libri, rivesti, le tracce del fango coprono ancora alcuni documenti custoditi presso l’Archivio Capitolare della Chiesa di S. Maria di Betlem che ho avuto il piacere di consultare qualche anno fa riguardo questo evento.

🔍 Dopo aver consultato numerosi documenti la mia curiosità venne rapita, tuttavia, da un curioso progetto, che poco aveva a che fare con l’alluvione ma che celava una necessità storica ineludibile. Il progetto fu promosso dall’allora parroco di S. Maria di Betlem il Sac. Giuseppe Sortino. Era intenzione, infatti, intorno alla fine degli anni 80' del secolo scorso di realizzare un monumento dedicato a Maria SS. Assunta da posizionarsi di fronte il vecchio portale murato. L’idea tanto semplice risultava geniale perché il vetusto portale avrebbe fatto da cornice al monumento mariano creando un effetto di profondità e prospettiva unico oltre che dare una degna funzionalità al decoro ormai abbandonato e nascosto dagli alberi.

📁 Di questa idea rimane il progetto custodito presso l’archivio parrocchiale di S. Maria di Betlem. Non venne probabilmente realizzato per impedimenti di natura economica e ben presto dimenticato.

💭 Questo ritrovamento, tuttavia, mi ha portato ad una riflessione. Il ricordo, la memoria storica per una città risulta un elemento fondamentale per la coesione sociale. La memoria, definiamola, positiva, dei bei eventi, aiuta a far crescere, cementare, progredire un territorio, mentre la memoria negativa, gli eventi avversi, le tragedie, terremoti, alluvioni, guerre, aiuta ad elaborare il lutto, a mettere in guardia, e, dovrebbe aiutare, a creare gli anticorpi affinché quelle tragedie non manifestino gli effetti dannosi del passato.

⏳ Se dell’Alluvione ci ricordiamo ancora oggi significa che la città, o la parte più sensibile di essa, nutre la necessità, così come avviene con il terremoto del 1693, di elaborare questo momento in maniera collettiva, insomma l’Alluvione del 1902 viene sentita come una parte fondamentale della storia modicana.

🏛️ Sarebbe opportuno quindi che si creasse un punto di riferimento di questa memoria collettiva, e quale se non il portale laterale della Chiesa di S. Maria di Betlem potrebbe assurgere a questo scopo collocandovi un monumento che sintetizzi in un’immagine la tragica alluvione?

🎨 Il monumento, riprendendo la volontà espressa in passato di una degna sistemazione di quell’angolo di chiesa dovrebbe però trovare una natura filologica diversa.

🌊 La dedicazione potrebbe essere alla Madonna ma non sotto il titolo dell’Assunta ma di S. Maria delle Cateratte. Con questo titolo, ci dice Placido Carrafa nel 1650, era presente una piccola ca****la nei pressi del sito dove ora troviamo la Chiesa di S. Maria di Betlem. Il titolo è assolutamente coerente perché la titolazione riprende probabilmente la volontà dei nostri antenati di proteggere la città dal fiume, dalle cateratte cioè dalle rapide che li si formavano nel torrente Pozzo dei pruni.

🪦 Alla base del monumento sarebbe opportuno collocarvi lastre di marmo o pietra con riportati nomi dei concittadini morti durante la tragica alluvione e i nomi di chi contribuì ai soccorsi e alla ricostruzione.

🌱 In tale modo si potrebbe recuperare e fissare definitivamente una parte di memoria collettiva, valorizzare la storia della città, recuperare con una nuova funzione uno dei portali chiesastici più belli della città.

💡 Perché alla fine una città senza memoria, e lo stiamo vedendo adesso, è destinata a non avere futuro.

E voi cosa ne pensate? sarebbe il caso di realizzare un monumento in ricordo dell'alluvione?

[Un monumento in ricordo dell’Alluvione?]Come molti di voi sapranno ricorre in questi giorni il 124° anniversario della ...
25/09/2026

[Un monumento in ricordo dell’Alluvione?]

Come molti di voi sapranno ricorre in questi giorni il 124° anniversario della tragica alluvione che, il 26 settembre 1902, colpì la città di Modica e i territori limitrofi. Il ricordo è sempre vivo nei numerosi testi che furono prodotti a cementare la memoria dell’evento così come nei monumenti stessi di Modica Bassa.

La grande massa d’acqua che, nella notte tra il 25 e il 26 settembre, si abbatté su Corso Umberto I distruggendo case, attività commerciali, depositi, granai e mietendo 112 vittime, alcune delle quali ritrovate a mare, fu una sorta di spartiacque per la storia della città come già altre calamità, nel corso della storia, avevano contribuito a creare quei momenti di separazione da un’epoca all’altra. Colpisce sicuramente il tragico fatto, come la grande solidarietà regionale e nazionale così come la forza di rinascere da questo grande disastro. Diversi furono coloro che intervenirono nella ricostruzione, illustri concittadini come i Grimaldi, Rizzone e tanti altri. Nel giro di pochi anni la città e in particolare Modica Bassa che al tempo era centro politico, economico e sociale di Modica riuscì a rialzarsi da questo disastro.

I dettagli di quello che successe sono ben noti in molti trattati. Il luogo sicuramente più colpito a Modica bassa fu la Chiesa di S. Maria di Betlem. La chiesa venne completamente inondata e ancora oggi risulta complicato capire la dinamica di come le acque riuscirono a provocare un simile danno in quel luogo.
La causa primaria, secondo le cronache e gli studi fin ora realizzati, fu il portone laterale che non riuscì a regge la grande massa d’acqua, motivo per cui poco tempo dopo il fatto venne chiuso e sigillato. Ancora oggi, un infelice aiuola, nasconde le bellissime decorazioni barocche di uno dei portali più interessanti della città. Molti lo avranno visto passandoci.

Qualche anno fa, in occasione del 120° anniversario, insieme agli amici della Società modicana di Storia Patria abbiamo realizzato tre giorni di convegni e mostra dedicato all’Alluvione. In uno degli incontri è emersa una ipotesi interessante. A contribuire alla rovina della Chiesa oltre il portone laterale fu Palazzo Galfo, sito di fronte la chiesa, che contribuì più di tutti, per la sua conformazione e posizione, ad “abbattere” le porte principali creando una sorta di mulinello nel sagrato della chiesa attraverso il quale le acque li convogliate ritornavano indietro sbattendo sulla facciata.

Continua...

Foto realizzate con l'uso di software di IA

Oggi, 28 Agosto, memoria liturgica di Sant'Agostino d'Ippona ✝️✨È stato uno dei più grandi filosofi, teologi e padri del...
28/08/2026

Oggi, 28 Agosto, memoria liturgica di Sant'Agostino d'Ippona ✝️✨

È stato uno dei più grandi filosofi, teologi e padri della Chiesa latina, la cui influenza ha plasmato in modo indelebile il pensiero occidentale 📜🧠. Nato nell'Africa romana e guidato dalla costante ricerca della verità, visse una giovinezza inquieta prima di convertirsi al cristianesimo a Milano grazie al dialogo con Sant'Ambrogio e all'incrollabile fede della madre, Santa Monica 🕯️🙏.

Divenuto vescovo di Ippona, fuse brillantemente la filosofia platonica con la dottrina cristiana, regalandoci capolavori immortali come le "Confessioni", straordinario viaggio introspettivo tra la grazia di Dio e la ricerca interiore 📖🌌, e "La città di Dio", grandiosa riflessione sulla storia e sul destino umano 🏛️🕊️. Ancora oggi, le sue riflessioni sulla memoria, sul tempo e sulla continua ricerca di senso risuonano con immutata forza e attualità ⏳💬.

A Modica la memoria di questo Santo è direttamente collegata alla Chiesa di Sant'Agostino e al suo Convento 🏛️📍

Edificati nel 1623 dagli eremiti provenienti dalla collina di San Marco, la Chiesa e il Convento di Sant'Agostino hanno attraversato tre secoli di storia modicana ⏳⛪. Dopo i danni del terremoto del 1693, la facciata venne ricostruita nel 1713: sul prospetto spiccava il ricamo in pietra della finestra sopra l'ingresso, sormontata dallo stemma della Contea di Modica, oggi conservato al Museo Civico 🖼️🏛️. Nel 1870, a seguito dell'eversione dei beni ecclesiastici, l'ex Convento divenne la residenza del Barone Rosso e, successivamente, lo storico Hotel Bristol 🏨📜.

All'interno della chiesa a navata unica si potevano ammirare diversi pregevoli dipinti, tra cui quello in foto che oggi è custodito nella nuova chiesa di Sant'Agostino in Via Tirella 🎨🖼️. La chiesa venne demolita all'inizio degli anni '60 per cause molteplici e ancora oggi dibattute 🏗️❌. Questo luogo, tuttavia, rimane una pagina affascinante della memoria e dell'architettura della nostra città 🤍🌆.



In foto:

- Chiesa di Sant'Agostino e Hotel Bristol
- Facciata della Chiesa di Sant'Agostino (Archivio Fotografico Giovanni Modica Scala)
- Dipinto di Sant'Agostino custodito nell'attuale Chiesa di Via Tirella

Disclaimer: Le immagini d'epoca e l'opera pittorica sono state migliorate e colorate in digitale mediante l'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale.

[Il respiro europeo della Contea: nuove scoperte sull'affresco della chiesa di San Paolo a Modica]Di Valerio PetraliaIl ...
19/07/2026

[Il respiro europeo della Contea: nuove scoperte sull'affresco della chiesa di San Paolo a Modica]

Di Valerio Petralia

Il cammino mariano di Modica è una iniziativa che collega insieme le chiese di San Pietro, Santa Maria di Betlem, Carmine e San Paolo. Un progetto di accoglienza del visitatore e di catechesi verso i numerosi turisti che quotidianamente visitano la capitale della Contea. Per ottemperare a questi scopi rimane fondamentale avviare una ricerca storica, sistemica e costante, che metta ordine e verifichi le informazioni di quello che sappiamo in previsione di acquisire nuove informazioni e riempire vuoti narrativi e culturali in relazione a date, artisti e significati delle opere.

La chiesa di San Paolo è stata da tempo oggetto di studio e
approfondimento tanto per le opere in essa contenute quanto per le iniziative relative ai Teleri da poco restaurati. L’attenzione si è quindi posta sul grande affresco della navata centrale che colpisce immediatamente il visitatore non appena entra nella piccola chiesa dedicata all’apostolo delle genti.

Oggi, in seguito a ricerche condotte insieme a Paolo Segreto, è possibile chiarire il significato, e in parte la storia, di tale opera adottando ovviamente un carattere di prudenza nella verifica delle fonti e nel confronto con gli storici dell’arte.

Fin ora l’affresco è stato definito dagli studiosi e ricercatori come La gloria di Maria o la Gloria della Madonna. Tuttavia, la presenza di un piccolo cartello sorretto da un putto è stata la base di partenza attraverso la quale si è voluto approfondire l’opera. Il cartello, nell’affresco modicano, riporta “GUSTOS CLEMENTIA MUNDI”. Una frase dal significato criptico che ha rivelato subito un errore di ortografia laddove, probabilmente in un recente restauro, l’originaria “C” è diventata “G”. La menzione corretta è infatti “CUSTOS CLEMENTIA MUNDI” – “CLEMENZA, CUSTODE DEL MONDO”.

Da qui quindi un’avventurosa ricerca che permette oggi di collegare l’affresco ad un’opera dell’artista Carlo Maratti che operava nella Roma dei Papi in piena epoca barocca.
La storia, infatti, si collega all’elezione di Papa Clemente X al secolo cardinale Emilio Altieri. Gli Altieri erano un’antica e dinamica famiglia aristocratica romana il cui palazzo, Palazzo Altieri, insiste tutt’oggi in Piazza del Gesù. Nel 1670 il cardinale Emilio Altieri viene eletto Papa con il nome di Clemente X dopo quattro mesi di conclave, uno dei più lunghi della storia. La sua elezione è doppiamente sorprendente perché Emilio è stato creato cardinale dal predecessore Clemente IX solo alla fine del 1669, pochi giorni prima della morte, e per la sua età particolarmente venerabile per il XVII secolo. Emilio Altieri ha infatti quasi 80 anni e il suo pontificato riuscirà a durare sei anni. Per gli Altieri l’elezione di un membro della loro famiglia è un impulso alle ambizioni di ascesa sociale e si decide per ampliare e abbellire il Palazzo di famiglia.

All’artista Carlo Maratta viene affidato l’incarico di decorare il salone in cima allo scalone monumentale. Si decide per un grande affresco il cui modello di riferimento doveva essere “il Trionfo della Provvidenza”, opera realizzata quarant’anni prima da Pietro da Cortona per palazzo Barberini come esaltazione della gloria della famiglia del pontefice regnante Urbano VIII al secolo Maffeo Barberini.

Con un analogo intento l’affresco per Palazzo Altieri viene messo a punto in un’ottica quasi opposta a quello dei Barberini. Dove nell’affresco di Pietro da Cortona trionfano l’abbondanza e l’esuberanza barocca nell’affresco degli Altieri tutto viene riportato alla grandiosa compostezza degli ideali classicisti che di lì a poco si sarebbero affermati nella cultura del Settecento.

L’affresco di Maratta e quello di Modica sono sostanzialmente uguali. Una copia quasi perfetta. In entrambi, infatti, possiamo osservare la stessa lettura iconografica:

La scena centrale dell’affresco raffigura un impianto piramidale che culmina nell’apoteosi della virtù rappresentata con sembianze femminili con lo scettro della Divina Provvidenza in una mano e il ramoscello d’ulivo nell’altra. La identifica un cartiglio retto da un putto che riporta la scritta “CUSTOS CLEMENTIA MUNDI”. La frase "Custos clementia mundi" (in latino "Clemenza, custode del mondo") ha un'origine classica. Questa citazione deriva originariamente dall'opera del poeta tardo-antico Claudio Claudiano (nel suo Panegirico per il consolato di Stilicone, v. 9), dove la Clementia è celebrata come una divinità primordiale che ha dissipato il caos e porta equilibrio nell'universo.
Al di sotto, nell’affresco, troviamo l’allegoria della Prudenza, della Giustizia e dell’Abbondanza. Il giovane uomo che regge il Gonfalone nell’opera di Maratta raffigura Gaspare Altieri, erede e continuatore della discendenza famiglia, nell’affresco modicano ha un volto generico e non è identificabile. Al di sotto, nelle quattro figure alate si riconoscono le Quattro Stagioni, tra cui l’inverno rappresentato da un angelo che versa piccole nuvole di pioggia da un catino.

La famiglia Ragazzi non era nuova a realizzare simili opere, sintomo di una committenza colta che proiettava Modica e il territorio della contea in uno scenario nazionale ed internazionale.

La presenza di tali opere non ha nulla a che vedere con il concetto contemporaneo di semplice “copia” ma come l’esigenza e la volontà di un territorio di dimostrare la propria capacità economica, artistica e culturale. La volontà di essere protagonisti al pari dei grandi centri culturali del mediterraneo e dell’Europa continentale.

Questa scoperta arricchisce oggi il bagaglio culturale della città di Modica proiettandola verso nuovi orizzonti culturali che aspettano di essere percorsi.

Rimane da capire, per quanto riguarda l’affresco, se la citazione di un’opera riferibile a Papa Clemente X possa nascondere altre vicende che legano la Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, di cui la chiesa di San Paolo era filiale, e il papato in un periodo in cui importanti personalità della contea facevano spola per portare nella città eterna istanze e richieste da parte di un territorio vivo e dinamico come la Contea di Modica.

28/04/2026
23/04/2026

[La festa di San Giorgio 1953]

In questo meraviglioso video del 1953 realizzato da Giovanni Modica Scala, testimone della storia della città di Modica, possiamo ammirare l'antica e tradizionale festa del Santo Patrono lungo le strade di Modica Alta. I fedeli, il clero e la banda precedevano i carri allegorici in cui possiamo osservare San Giorgio davanti al Re e Santa Margherita e il drago.

Uno spaccato della storia di Modica che testimonia la grande fede del popolo modicano al Megalomartire Giorgio.

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