01/11/2026
𝐈𝐧 𝐨𝐜𝐜𝐚𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐞𝐜𝐞𝐧𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐬𝐢𝐬𝐦𝐢𝐜𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐞𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐒𝐞𝐝𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐮𝐭𝐢 𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐫𝐚𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢.
𝐈𝐥 𝐒𝐢𝐧𝐝𝐚𝐜𝐨 𝐅𝐚𝐛𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐋𝐮𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢, 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨, 𝐢𝐧 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐮𝐧𝐢𝐭à, 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐦𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐞𝐬𝐢 𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 del 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐏𝐚𝐝𝐫𝐞, 𝐫𝐢𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐠𝐮𝐢𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐠𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨:
Cari fratelli e sorelle, sono passati dieci anni dalla tragica sequenza di terremoti che ha colpito le vostre zone. Si è trattato di eventi che hanno provocato centinaia di vittime, ingenti distruzioni e profondo dolore in intere comunità, che ancora oggi ne portano le ferite. Davanti a questa realtà vorrei anzitutto mettermi con voi in ascolto della Parola di Dio, a partire da un testo che gioca un ruolo importante nell’Enciclica Magnifica humanitas tratta del libro di Neemia, che racconta del ritorno del popolo in una Gerusalemme ancora in rovina dopo la devastazione compiuta dai Babilonesi. Neemia ci insegna un duplice approccio. Anzitutto quello comunitario: la città, infatti, rinasce non per l’operato di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo. Neemia, inoltre, ci suggerisce che per ricostruire occorre avere una visione. In casi così drammatici, non è sufficiente nutrire buone intenzioni o affidarsi a un disordinato volontarismo. Per ricostruire è necessario acquisire occhi capaci di scorgere in una rovina il progetto di una casa e di una città. È il dono di uno sguardo profetico che sappia cogliere oltre le macerie qualcosa che nessuno ancora vede, uno sguardo che sappia discernere, dentro il male presente, il bene che è possibile e doveroso realizzare. Vi incoraggio quindi a riprendere il cammino con questa duplice prospettiva: da una parte l’approccio sinodale per costruire insieme; dall’altra la visione profetica, che a partire dall’esigenza presente sa guardare avanti e cogliere quale sia il bene comune da perseguire fattivamente. È così che hanno agito i santi. La vostra terra è stata benedetta dalla presenza di donne e uomini di Dio, che hanno saputo vivere queste due dimensioni e volgere storicamente il male in bene. Penso ad esempio a Santa Rita da Cascia o a San Nicola da Tolentino, che con la preghiera e l’annuncio del Vangelo hanno portato pace in famiglie e comunità devastate da odio e violenza. Mosso dalla stessa lungimiranza, già San Benedetto aveva saputo riformare e ricostruire la Chiesa e la società attraverso la preghiera e il lavoro, gettando le fondamenta di quella che sarebbe diventata l’Europa di oggi. Infine, ad ottocento anni dal suo Transito, ricordiamo San Francesco d’Assisi. Davanti al crocifisso egli sentì la voce del Signore che gli diceva: “Va’ e ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina”. Si mise allora a restaurare materialmente diverse chiesette nella zona, comprendendo successivamente che la “casa” di cui parlava il Signore era la Chiesa stessa, attraversata in quel periodo da una profonda crisi spirituale. L’esempio dei santi ci ricorda che la speranza, perché non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti. Per questo motivo, a dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente. Inoltre, la speranza, per essere duratura, richiede prospettiva: deve individuare punti di riferimento che orientino il cammino. A questo riguardo, vorrei indicarvi l’esempio di un’altra figura biblica coinvolta nella ricostruzione di Gerusalemme: il profeta Aggeo. Vissuto poco prima del governatore Neemia, anche lui invitava il popolo alla ricostruzione. Come Neemia, si rivolge alle autorità religiose e civili e al popolo della città, perché tutti si sentano responsabili della comune rinascita. Il suo messaggio, però, è molto specifico: Aggeo invita il popolo, preoccupato delle proprie case e dei bisogni individuali, a non dimenticare quel centro che rappresentava il cuore della Città santa, cioè il tempio. Non si può ricominciare, infatti, senza prima ricostruire ciò che dà senso e fondamento a una comunità. Altrimenti tutto rimane disunito e si sfalda. Si tratta dunque di ripartire dal centro, di ripartire da Dio, dalle persone, dal bene comune, dalle relazioni. Allora la nostra speranza sarà fondata sulla roccia. Carissimi, vi incoraggio a quest’opera di ricostruzione con le parole dello stesso profeta Aggeo: «Coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perché io sono con voi!»
Vi ringrazio della vostra visita e, invocando l’intercessione di Maria Santissima e dei vostri Santi Patroni, benedico di cuore tutti voi e le vostre comunità.
Leone PP XIV