17/10/2026
Grazie ragazzi.
Venerdì 16 ottobre oltre 400mila studenti hanno riempito le piazze di tutta Italia. Sugli striscioni c'era una frase semplice: soldi alla scuola, non alla guerra.
Da una parte ci siamo noi: studenti, lavoratori, famiglie che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Scuole che cadono a pezzi, classi pollaio, 235mila insegnanti precari. Dall'altra ci sono loro. Un governo che taglia 7.800 posti nella scuola, si inchina a Trump e promette alla NATO il 5% del PIL in armi. E le imprese, per cui PCTO e formazione-lavoro sono un serbatoio di manodopera a basso costo e una scuola di precarietà. Per noi invece sono spesso una fucina di incidenti: secondo l'INAIL, solo nel 2025 i PCTO hanno fatto 1.889 studenti feriti.
E quando chi sta in basso alza la testa, loro rispondono con le minacce e con la polizia. Rampelli dice: «Fermatevi, fermateli». De Corato parla di «cattivi maestri», Valditara di «teppismo politico». A Torino idranti, lacrimogeni e tre minorenni arrestati. A Bologna il corteo è stato bloccato dalla celere davanti alla stazione. A Parma un consigliere di FdI ha chiesto di alzare la guardia prima ancora che il corteo partisse, e sono arrivate diffide a ragazzi minorenni e ai loro genitori per una chat. Repressione preventiva. Per loro chi protesta è un delinquente. Perché le nostre ragioni fanno paura.
La buona scuola la vogliamo noi: classi da massimo 18 alunni, precari assunti, libri e trasporti gratis fino a 18 anni, stop ai PCTO, edifici sicuri, stipendi europei per docenti e Ata. I soldi ci sono: basta toglierli alle armi.
Un anno fa in milioni, portuali, lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, abbiamo bloccato il Paese per Gaza. Il 30 ottobre lo rifacciamo: sciopero generale, dai porti alle scuole, contro carovita, guerra e riarmo.
Loro sono pochi e hanno il potere. Noi siamo tanti e abbiamo le piazze. Il 30 ottobre sfiduciamo il governo Meloni.
Cambiamo tutto.