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24/10/2026
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18/10/2026

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𝗚𝗟𝗜 𝗦𝗧𝗨𝗗𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗔 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗘 𝗟𝗘 𝗣𝗜𝗔𝗭𝗭𝗘 𝗗'𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔: 𝗦𝗢𝗟𝗗𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗘 𝗔𝗨𝗟𝗘, 𝗡𝗢𝗡 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗘 𝗔𝗥𝗠𝗜

Il 16 Ottobre centinaia di migliaia di studenti e studentesse hanno dato vita a manifestazioni in tutta Italia contro il riarmo e la guerra e per chiedere più investimenti per la scuola e l’istruzione, pronunciandosi contro il decreto Valditara sulle classi che vuol discriminare secondo il paese di provenienza dei genitori, denunciando le complicità dell’Italia e della UE per le spese militari, la continuazione della guerra in Ucraina, il sostegno ad Israele e le complicità col genocidio in Palestina.

In molte città le manifestazioni studentesche si sono collegate alla giornata promossa da Fridays for Future contro il riscaldamento globale, a cui le guerre e le esercitazioni militari stanno dando un grande contributo.
La lotta degli studenti ha chiamato in causa la Meloni e le politiche del governo, senza fare sconti nemmeno alla Schlein e agli esponenti del PD che al parlamento europeo hanno votato a favore del riarmo e votano sempre per la continuazione della guerra, che sottrae risorse all’istruzione e al welfare e in generale all’economia di pace.

“Più aule e meno bombe” è stato lo slogan più gridato, in un Paese come l’Italia dove un terzo degli edifici scolastici necessita di interventi edilizi urgenti di messa in sicurezza e riqualificazione.

“No al carovita” perché studiare sta diventando sempre più un privilegio e non un diritto, per il costo crescente dei libri, dei trasporti e degli affitti per i fuori sede.

E’ un movimento studentesco che ha già un respiro internazionale, convergente con quelli maggiormente strutturati in Spagna e in Francia, insieme unendo la lotta contro il riarmo con quella contro le discriminazioni di classe, etnia e credenze religiose, e che sarà ancora in piazza il 30 Ottobre per lo sciopero generale indetto da USB a fianco dei lavoratori e ancora il 20 Novembre per uno sciopero studentesco a livello europeo contro la leva militare e la guerra.

Al movimento delle studentesse e degli studenti vanno la simpatia e il sostegno attivo e convinto del Partito Comunista Italiano, comuni sono i nostri obiettivi.

𝗗𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗣𝗖𝗜

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14/10/2026

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𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗘𝗟𝗟𝗨𝗠, 𝗟𝗘 𝗢𝗠𝗕𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗚𝗚𝗘 𝗔𝗖𝗘𝗥𝗕𝗢 𝗘 𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔.
𝗗𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲!

I profili di incostituzionalità di questa legge elettorale non sono cavilli tecnici, ma riguardano la libertà e l’uguaglianza del voto, la rappresentanza politica, la parità di genere, il pluralismo e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Dall’indicazione preventiva del Presidente del Consiglio al premio di maggioranza sproporzionato, dalle liste bloccate alla disparità di genere, fino agli ostacoli imposti alle forze politiche per raccogliere le firme, emerge un impianto che rischia di comprimere la sovranità popolare. A ciò si aggiunge il tentativo di modificare sostanzialmente l’assetto istituzionale attraverso una legge ordinaria, aggirando le garanzie previste dall’articolo 138 della Costituzione.

È inaccettabile che il diritto di presentarsi alle elezioni rischi di trasformarsi in una corsa a ostacoli accessibile soprattutto a chi dispone di grandi apparati organizzativi e risorse economiche.

La raccolta delle firme non può diventare uno strumento per decidere quali forze abbiano il diritto di partecipare alla competizione elettorale. Procedure complesse, scadenze stringenti e adempimenti onerosi penalizzano soprattutto le organizzazioni prive di strutture capillari e mezzi paragonabili a quelli dei grandi partiti.

Il problema è ancora più grave quando regole ed esenzioni producono disparità tra soggetti politici, favorendo chi è già presente nelle istituzioni e ostacolando chi cerca di conquistare spazio attraverso il consenso popolare.

Si proclama che il popolo è sovrano, ma si rende sempre più difficile persino chiedere il suo voto.

Le elezioni devono essere il terreno del confronto tra idee, non una competizione nella quale apparati e risorse economiche contano più della volontà dei cittadini. Per il PCI, il diritto delle classi popolari a organizzarsi e a intervenire nella vita pubblica non può essere subordinato alla forza dei poteri economici.

Chi è convinto delle proprie idee dovrebbe misurarsi con il consenso, non con regole che rendano più difficile la presenza degli avversari sulla scheda elettorale. La raccolta delle firme deve garantire serietà e trasparenza, non diventare un’arma di esclusione politica.

Chiediamo requisiti proporzionati, ragionevoli e applicati senza discriminazioni, eliminando le barriere ingiustificate alla presentazione delle liste.

Le similitudini con la legge Acerbo del 1923 non possono essere liquidate come un semplice richiamo storico. Quella legge assegnava i due terzi dei seggi alla lista più votata che avesse superato il 25% dei voti validi, contribuendo a consegnare al fascismo una maggioranza parlamentare schiacciante dopo le elezioni del 1924.

Con il cosiddetto Melonellum ritroviamo una logica che ci preoccupa: un meccanismo capace di alterare la rappresentanza reale del voto, liste bloccate che limitano la scelta degli elettori e una concezione della stabilità di Governo destinata a prevalere sul pluralismo.

Non si può non denunciamo una pericolosa analogia politica tra le due leggi: usare le regole elettorali per trasformare un consenso parziale in un potere parlamentare sproporzionato, riducendo il peso delle opposizioni.

Il nodo principale è l’entità del premio, che può attribuire a una forza un potere eccessivo rispetto ai voti ottenuti, incidendo sugli equilibri istituzionali e sull’elezione degli organi di garanzia. Una maggioranza numerica costruita artificialmente non equivale alla maggioranza del Paese e non può diventare un mandato illimitato a modificare gli assetti della Repubblica. La Costituzione non si aggira con una legge ordinaria.

L’indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio solleva seri interrogativi sul ruolo del Presidente della Repubblica. Si rischia una trasformazione in senso presidenziale dell’assetto istituzionale perseguita non attraverso una revisione costituzionale, ma mediante una legge ordinaria.

A ciò si aggiungono altri possibili profili di illegittimità: la disparità di genere nelle candidature, la disciplina della circoscrizione Estero, il premio nazionale per l’elezione del Senato e il rischio che liste bloccate e meccanismi di assegnazione dei seggi compromettano il diritto a un voto consapevole.

Questi aspetti richiedono un esame giuridico rigoroso, anche alla luce delle precedenti pronunce della Corte costituzionale in materia elettorale. Le criticità già emerse non possono essere ignorate né riproposte sotto nuove forme.

Il PCI respinge questa logica con fermezza. La Costituzione non è un ostacolo da aggirare, il Parlamento non è un notaio del Governo e il voto dei cittadini non è una cambiale in bianco per chi vince le elezioni.

Dobbiamo contrastare questa legge sul piano politico e giuridico, sostenendo ogni iniziativa utile a verificarne la conformità costituzionale e valutando gli strumenti previsti dall’ordinamento per contestare le disposizioni illegittime.

La qualità di una Repubblica si misura dalla possibilità concreta dei cittadini di scegliere, delle forze politiche di presentarsi e delle opposizioni di svolgere il proprio ruolo senza essere schiacciate da regole sbilanciate.

La Costituzione nata dalla Resistenza non è un ostacolo da aggirare per consolidare il potere di chi governa: è una conquista che abbiamo il dovere di difendere.

Il PCI non accetterà che il pluralismo venga sacrificato sull’altare della governabilità o che la sovranità popolare venga svuotata da regole costruite a vantaggio di chi detiene già il potere.

La democrazia appartiene al popolo, non ai partiti che pretendono di blindare il proprio potere. Il PCI non farà passi indietro: difendere la Costituzione significa difendere il diritto di ogni cittadino e di ogni forza politica a concorrere liberamente alla vita del Paese.

𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗔𝗡𝗢

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12/09/2026

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𝗘𝗠𝗠𝗔 𝗕𝗢𝗡𝗜𝗡𝗢: 𝗙𝗔𝗟𝗦𝗢 𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗘𝗦𝗦𝗜𝗦𝗠𝗢 𝗔𝗟 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗜𝗭𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗔𝗟𝗘

La scomparsa di Emma Bonino impone una rigorosa operazione di verità politica, sottraendosi a quella retorica agiografica e unanime che i media mainstream riservano sistematicamente ai campioni dell’egemonia della classe dominante. Per chi si colloca dalla parte della classe lavoratrice e della prospettiva comunista, la biografia di Bonino non può che essere letta come l’incarnazione coerente e militante di un progetto politico radicalmente ostile e diametralmente opposto agli interessi delle classi lavoratrici e delle fasce deboli della società.

Fin dalle origini del Partito Radicale, la sua traiettoria si è mossa lungo una direttrice ben precisa: l’indottrinamento liberale e liberista delle masse, abilmente travestito da progressismo sui diritti civili. Bonino è stata una figura centrale nell’architettura del riformismo borghese, votata a modernizzare il capitalismo italiano ed europeo smantellando ogni residuo di protezione sociale. La sua opposizione viscerale ai diritti collettivi del lavoro ha trovato l’apice nella feroce crociata per l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, brandito come un laccio da tagliare per consegnare i lavoratori alla precarietà totale del mercato. Per lei, i contratti collettivi nazionali erano relitti da superare in favore di una flessibilità selvaggia che riduceva il salario a variabile dipendente della competizione globale, promuovendo al contempo la privatizzazione della sanità e dei settori strategici.

Questo disegno economico andava di pari passo con la sistematica distruzione della sovranità democratica popolare. Bonino è stata tra le massime teoriche e pratiche del trasferimento dei poteri decisionali dai parlamenti nazionali, espressione, seppur borghese, del suffragio universale, alle torri d’avorio delle istituzioni sovranazionali, della Commissione Europea e dei circuiti tecnocratici finanziari. Svuotare la democrazia costituzionale significava immunizzare le scelte economiche dal controllo dei lavoratori, consegnando sovranità e bilanci ai diktat dei mercati e dei grandi poteri economici.

Sotto la maschera dei diritti individuali, la sua azione si è saldata indissolubilmente con gli interessi dell’imperialismo occidentale. È stata una sostenitrice entusiasta delle “guerre umanitarie”, legittimando i bombardamenti NATO e l’intervento armato ovunque servisse a ridefinire gli equilibri geopolitici a favore degli Stati Uniti. La sua fedeltà atlantica e il suo intransigente sionismo non sono mai stati marginali, ma l’asse portante di una visione del mondo che trovava sempre il modo di schierarsi con i forti: implacabile nell’alimentare l’anticomunismo e nell’aggredire Cuba socialista, e al contempo fiancheggiatrice e complice dell’entità sionista per le tragedie inflitte al popolo palestinese.

La retorica che vorrebbe accreditare il radicalismo borghese come unico e vero paladino dei diritti civili in Italia è un falso storico colossale, utile solo a rimuovere il protagonismo delle lotte di massa. Le grandi conquiste di emancipazione sociale, dalla legge sul divorzio a quella sull’aborto, non sono germogliate nei salotti ovattati della buona borghesia illuminata, ma sono il frutto di conflitti durissimi animati dalla classe lavoratrice, dal movimento sindacale e dalla sinistra di classe. I radicali si sono inseriti spesso in processi già aperti, riducendo la portata trasformativa dei diritti a mere libertà formali individuali, rigorosamente sganciate da qualsiasi istanza di emancipazione collettiva.

Ridurre l’orizzonte dell’emancipazione all’autodeterminazione individuale senza mai mettere in discussione i rapporti di produzione significa accettare la gabbia del capitalismo.

Ed è proprio qui che emerge tutta l’ipocrisia di certa finta sinistra contemporanea, oggi impegnata in una gara di celebrazione e santificazione di Emma Bonino. Una “sinistra” che, dopo aver smarrito ogni riferimento alla questione di classe, al conflitto sociale e alla trasformazione dei rapporti di produzione, tenta di costruirsi una nuova legittimazione progressista attraverso l’omaggio a una figura che ha rappresentato, per larga parte della sua storia, l’esatto opposto degli interessi del mondo del lavoro. È la stessa “sinistra” che ha progressivamente sostituito l’emancipazione collettiva con l’individualismo dei diritti formali, la lotta contro lo sfruttamento con la compatibilità di mercato e l’internazionalismo proletario con l’atlantismo e la subalternità geopolitica.

La celebrazione odierna di Bonino da parte di questi settori non è dunque soltanto una rimozione storica: è la fotografia impietosa della loro definitiva collocazione politica. Non si celebra una presunta icona progressista, ma si rende omaggio a una cultura politica che ha contribuito a disarmare ideologicamente la sinistra, a recidere il legame con le classi popolari e a rendere accettabile, persino a sinistra, il dominio del capitale.

Emma Bonino ha incarnato alla perfezione questo disegno: la campionessa di un individualismo competitivo e atomizzato, perfettamente funzionale all’Europa delle banche, dei trattati machiavellici e dei parametri di bilancio.

Il fatto che oggi una parte significativa della sinistra la celebri come simbolo di progresso dice molto più sulla trasformazione e sulla crisi di quella sinistra che sulla reale parabola politica della stessa Bonino.

Partito Comunista Italiano

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30/08/2026

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𝗦𝗢𝗟𝗜𝗗𝗔𝗥𝗜𝗘𝗧𝗔̀’ 𝗔𝗗 𝗔𝗟𝗘𝗦𝗦𝗔𝗡𝗗𝗥𝗢 𝗗𝗜 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗜𝗦𝗧𝗔

Il Partito Comunista Italiano esprime la propria vicinanza e solidarietà ad Alessandro Di Battista, colpito da un grave malore mentre si trovava in visita a Cuba.

Alessandro Di Battista è un interlocutore con il quale non mancano, e non sono mai mancate, differenze di natura politica e di impostazione che rivendichiamo con chiarezza e rispetto ma su molte questioni ci ritroviamo dalla stessa parte.

Abbiamo condiviso e condividiamo la difesa della Rivoluzione cubana e del diritto del popolo cubano a decidere liberamente del proprio futuro, opponendoci al criminale bloqueo e alle politiche di ingerenza e di aggressione degli Stati Uniti.

Così come condividiamo la necessità di continuare a stare dalla parte del popolo palestinese, del suo diritto all’autodeterminazione e alla libertà, contro l’occupazione, la guerra e il genocidio.

Su molti temi di politica internazionale, inoltre, abbiamo trovato punti di convergenza nell’analisi di un mondo attraversato da guerre, riarmo, imperialismo e crescente contrapposizione tra potenze, nel quale l’Italia e l’Europa continuano a perseguire politiche che riteniamo profondamente sbagliate e pericolose.

In questo momento difficile, il Partito Comunista Italiano è vicino ad Alessandro Di Battista, alla sua famiglia e alle persone che gli vogliono bene, con l’auspicio sincero che possa superare presto questo grave momento e tornare alla sua attività.

Forza Alessandro.

Partito Comunista Italiano

30/05/2026
Carissimi compagni e compagne è importantissimo essere presenti al presidio di sabato prossimo alleOre 11:00 presso la s...
28/05/2026

Carissimi compagni e compagne è importantissimo essere presenti al presidio di sabato prossimo alle
Ore 11:00 presso la sede Rai di Napoli di Via Marconi. Diffondete e mobilitiamoci per essere presenti in massa!

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Naples
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