09/10/2026
PROTESTE IN AULA MA CH*****NE NELLE SEGRETERIE ROMANE
Di Giuseppe Ercolino.
Gaudium magnum habemus Papam, dopo mesi di trepida attesa abbiamo la nuova legge elettorale, proporzionale con sbarramento al 3%, con ripescaggio del miglior perdente nelle coalizioni che superino il 10%, eventuale premio di maggioranza per la coalizione che superi il 42% sia alla Camera dei Deputati che al Senato, indicazione del premier, preferenze per i candidati non capilista che invece saranno bloccati e verranno eletti direttamente e senza preferenze.
Tutto ampiamente annunciato da mesi con la variante delle preferenze che sostanzialmente è una colossale presa per il c**o del popolo votante infatti tenuto conto del numero di parlamentari eleggibili negli attuali singoli collegi plurinominali e della dimensione percentuale degli attuali vari partiti italiani saranno ben pochi gli eletti con le preferenze e solamente con i resti, quindi incerto il collegio dove scatterebbe un quorum per ottenere un seggio e ancora più incerto il numero di preferenze necessario.
Un capolavoro che meritava un brindisi che sicuramente ci sarà stato con il migliore ch*****ne nelle segreterie romane dei partiti già presenti in Parlamento che decideranno come prima anzi più di prima i nominati capilista che saranno sostanzialmente poi i designati eletti considerato che non ci saranno più neanche i collegi uninominali, leader che da domani avranno in senso figurato il potere di vita e di morte sui rappresentanti del popolo e che da domani decideranno la sopravvivenza o il licenziamento degli attuali parlamentari uscenti, il tutto mentre oggi nell’aula della Camera si rappresentava la sceneggiata della protesta contro la “legge truffa” che invece piace a tutti dalla destra alla sinistra dalla maggioranza all’opposizione già presenti in Parlamento.
L’unica più spregevole novità, che fino all’approvazione del testo di legge in Senato non era neanche contemplata, è l’aumento abnorme delle firme/sottoscrizioni richieste, non meno di 6.000 per collegio plurinominale e quindi complessivamente non meno di 350.000 per la Camera e di 150.000 per il Senato in tutta Italia, senza possibilità di raccolta per via telematica, necessarie per presentarsi alle elezioni per le nuove formazioni politiche non presenti attualmente in Parlamento e quindi non esentate dalla raccolta firme, un numero monstre che forse non ha precedenti nella storia repubblicana e che insieme alla richiesta, altra novità, di candidature in almeno il 50% delle Circoscrizioni, in pratica mezza Italia, rende di fatto impossibile a qualunque neo formazione politica di presentarsi alle elezioni nazionali, imbalsamando sostanzialmente il quadro partitico attualmente esistente, una schifezza immonda che non ha precedenti storici e di fatto un impedimento all’esercizio della rappresentanza democratica popolare.
Vedremo nelle prossime settimane e mesi il prosieguo dell’iter di questa nuova legge elettorale, dal vaglio del Quirinale a quello eventuale della Corte Costituzionale, intanto registriamo questo improvviso e inaspettato imbarbarimento del senso di partecipazione democratica nel passaggio dal testo della legge approvata in prima battuta alla Camera al testo modificato in Senato, in pochi giorni, e non si scorge neanche la necessità tattica dell’attuale maggioranza che possa giustificare una tale manovra che invece quasi sicuramente gli si ritorcerà contro.
Comunque se pensano, tra l’altro, di imbavagliare la voce del Sud che rivendica i propri diritti e spazio politico autonomo costringendolo ad intrupparsi e diluirsi, ancora una volta, nell’attuale sistema partitico costituito portando voti ai soliti noti si sbagliano di grosso, forse al prossimo appuntamento elettorale nazionale loro ci saranno ma chissà se ci sarà pure l’elettorato.