Movimento Equità Territoriale

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Il Movimento Equità Territoriale, fondato da Pino Aprile, si propone come voce e strumento dei cittadini del Sud impegnati nella lotta contro le disuguaglianze territoriali che da troppo tempo i cittadini meridionali sono costretti a subire.

Terra dei fuochi, PFAS e il diritto di non essere giudicati per geografia 19/06/2026

Terra dei fuochi, PFAS e il diritto di non essere giudicati per geografia

Di Massimo Mastruzzo
L’Italia ha una domanda scomoda che evita da anni: perché alcune contaminazioni diventano subito un marchio territoriale, mentre altre restano “un problema tecnico”?

Terra dei fuochi, PFAS e il diritto di non essere giudicati per geografia Chi ricorda la Terra dei fuochi ricorda anche altro. Oltre a indagini e geolocalizzazioni, che erano necessarie, c’è stata una narrazione che ha oltrepassato i dati […..]

18/06/2026

PFAS in Veneto, Terra dei fuochi in Campania: l’Italia ha due pesi e due misure?

L’Italia evita una domanda scomoda: perché alcune contaminazioni diventano subito un marchio territoriale, mentre altre restano “un problema tecnico”?

In Veneto i PFAS hanno contaminato falde tra Vicenza, Verona e Padova. Oltre 80.000 persone monitorate. Tracce nel vino. Dibattito tecnico, prudente, misurato.

In Campania, negli anni della Terra dei fuochi, oltre alle indagini è arrivata una narrazione che è andata oltre i dati. Negozi con cartelli “No prodotti campani”. Campania = rischio. Un’intera regione trasformata in stigma.

Stesso problema: salute e ambiente. Lingua diversa.

Non si chiede panico ovunque. Si chiede coerenza. Stessi dati, stessa trasparenza, stesso diritto all’informazione.

Il cittadino non va rassicurato né spaventato. Va informato: dove è il problema, quanto è esteso, cosa è stato controllato, cosa resta da bonificare.

La salute non cambia valore con il PIL regionale.
E nessun territorio va condannato - o assolto - per geografia.

14/06/2026

IL NORD ILLIBATO PER DELIBERA DEL CSM
Un caso che dimostra la strutturalità dell’intracolonialismo
di Sebastiano Abbenante

Questa notizia va letta tutta e incorniciata.
E’ una notizia che, se oggetto di riflessione, decreta l’intracolonialità della Repubblica italiana. Quel sistema di subordinazione geografica che alimenta di capitali pubblici e legislazione di favore certe aree della repubblica a sottrazione di altre, perennemente colonizzate.

Accade che l’11 giugno la quinta commissione del CSM viene chiamata a individuare le procure collocate in “zone ad alta densità mafiosa”. In tali procure, ai fini delle nomine di vertice, l’organo del CSM considera decisiva l’esperienza maturata in indagini e processi di mafia. Nelle procure fuori da quella lista non sono richiesti quei requisiti di esperienza sulla criminalità mafiosa.

Quali le procure escluse dalla lista infame? Quelle delle città del nord, Bologna, Torino, Milano, Verona e così via non presentano una criticità mafiosa tale da attrezzare le procure con dirigenti che abbiano esperienza in tale tipo di criminalità.
In una sola parola, nelle città del nord, il tema non merita che lo Stato si attrezzi al contrasto delle mafie. Le mafie stanno al sud, sono una caratteristica intrinseca e consolidata delle città meridionali, al massimo fino a Roma.

Questa delibera ha l’effetto di un missile ipersonico russo scagliato nel cuore del sud Italia. A nulla servono le relazioni della DIA e della procura nazionale antimafia che segnalano un crescendo delle ramificazioni delle mafie nel tessuto economico, finanziario e imprenditoriale delle città del nord, ove i clan si sono inseriti e prosperano per l’abbondanza di flussi economici e traffici che mimetizzano l’illegalità economica ivi esportata. Un humus che attira magneticamente le cosche mafiose proprio in quei luoghi ove è più facile riciclare, generare imprenditoria illegale e investire i proventi delle illecite attività.

Un atteggiamento prudenziale sostiene il CSM. Tanto prudenziale da trascurare che proprio città come Bologna e Milano sono ormai diventati luoghi “significativi e stabili” di presenza mafiosa. Le sentenze lo dimostrano ampiamente, specie per la ‘ndrangheta che ha infiltrato attività di logistica, di impresa, di edilizia, di movimento terra, di smaltimento rifiuti e di tutto quello che richiede capitali liquidi pronti. Milano è ormai stabilmente, da più di venti anni, la capitale economica della ‘ndrangheta. D’altra parte il magnetismo economico di Milano si candida ad essere recettore di quelle operazioni economiche illecite che attirano tutte le criminalità italiane che vogliono “normalizzare” i loro flussi monetari, sciacquandoli nella metropoli nordica per eccellenza.

Cosa ne deduciamo da questa notizia da incorniciare?
Qualcosa di terribilmente consolidato! Il CSM è un organo supremo della legalità in Italia, costituito da persone di altissimo profilo giuridico e di collaudata esperienza professionale. Magistrati, la cui conoscenza del tessuto italiano non è pari a quella del cittadino medio. E allora come può accadere che possano produrre una distopia della realtà italiana?

La risposta è complicata ma possibile. I magistrati della quinta commissione hanno una percezione inconscia che li domina, direi culturale, quel tipo di percezioni che si sedimentano anche nelle professionalità elevate e che costituiscono un sentire complessivo, un modo di mediare la realtà che si vive. Costoro sanno percettivamente che il divario di concezione etica dell’Italia è un motore, un meccanismo intrinseco che consente di prospettare, a fronte di zone percepite ad alto tasso di illegalità, zone più vivibili, con un tasso di illegalità moderato e basso. Questa divaricazione è un motore della Repubblica perché consente di comunicare nell’immaginario popolare che una Italia sana e produttiva esiste o può esistere. Definire il Nord luogo in cui le procure devono combattere le mafie, con la loro esperienza pregressa, significa negare che ci possa essere un contraltare alla criminalità mafiosa, un luogo sano in cui investire senza paure, un luogo di presidio legale che è anche merito degli organi preposti dello Stato. Insomma, eleggere una parte dell’Italia come migliore significa rendere accettabile lo Stato anche in presenza delle più devastanti malefatte della criminalità economica dei clan.

Al Nord le mafie non ci sono!

Questa percezione serve e giustifica il ruolo e l’esistenza delle istituzioni statali preposte al presidio legale. Una Italia, tutta pervasa da illegalità e terreno ugualmente fertile per le mafie, fa dubitare il cittadino che i presidi di legalità funzionino. Ecco che, in questo divario etico necessario, il nord viene eletto luogo meno attaccabile e più sano di quelli che invece meritano presidi di esperienza e professionalità nella lotta alle mafie. Il nord non è immune ma non è territorio di mafie, non necessita di presidi specialistici. Quando invece i potenti flussi economici e produttivi sono humus per le illegalità, che vengono attirate e fatte espandere e, poi, con la compiacenza di certa politica amministrante, le stesse regole pubbliche possono essere piegate per rendere un po’ più legali pratiche che non lo sono, come il sacco edilizio della salva-Milano, sventata da inquirenti allerti sul tema.

Questa diffusa percezione, che si unisce alla consapevolezza che un contrasto feroce alle mafie del nord significa anche rallentare le economie in accelerazione delle aree nordiche, rende convenienti i distinguo della quinta commissione del CSM che, di cesello, precisano, correggono e deliberano perché il sud si candidi a permanente e consolidato luogo territoriale e ideale di tutte le mafie italiane, senza che il nord ne risulti ammorbato oltre un certo limite. Una Italia intracoloniale appunto. Una Italia che con l’intracolonialità cresce nelle sue economie colluse ma promettenti, tutte gran parte al nord ed in continua espansione.

Ecco la notizia da incorniciare per convincerci che questa Italia è ormai impregnata, anche ai vertici più rappresentativi, da questo motore del divario che ha una funzione dinamica, produttiva, evolutiva. Un divario che parte dal sentire e dal percepire per produrre quello spostamento di baricentri che ormai classifica l’Italia come un mondo coloniale, ove il divario da dannazione è stato trasformato in motore di sviluppo di una sola area della Repubblica.

E tutto questo sotto gli occhi dei meridionali che hanno la sola colpa di non sovvertire questo modo di pensare l’Italia!

13/06/2026

UN TRENO REGIONALE PER GLI INTERCITY SICILIANI

Ci raccontano l’arrivo dei nuovi HTR 412 come una rivoluzione per la Sicilia. Certo, sono treni più moderni, consumano meno e consentiranno di velocizzare le operazioni sullo Stretto.

Ma la domanda resta sempre la stessa: perché quando si parla della Sicilia bisogna accontentarsi?

Gli HTR 412 nascono come treni regionali e vengono oggi impiegati sulla lunga percorrenza. Mentre in altre aree del Paese si investe in materiale progettato specificamente per i collegamenti nazionali, ai siciliani viene presentato come un grande successo l’utilizzo di convogli adattati ad altri scopi.

Il problema non è il treno in sé, che rappresenta comunque un miglioramento rispetto ai mezzi attuali. Il problema è la filosofia che continua a guidare le scelte infrastrutturali verso il Sud: accontentarsi del “meglio di niente”.

Dopo decenni di ritardi infrastrutturali, la Sicilia non dovrebbe ricevere soluzioni ripiegate o adattate. Dovrebbe ricevere esattamente gli stessi standard che vengono garantiti al resto del Paese.

Perché la vera domanda non è se questi treni siano migliori dei precedenti.

La vera domanda è: perché ai siciliani non viene mai riconosciuto il diritto ad avere il meglio?

12/06/2026

I veri ladri padani

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Photos from Movimento Equità Territoriale's post 10/06/2026

I SEGRETARI DEL NO SUD!
di SA

Dopo che la stampa nazionale ha legato l'opera con il suo pianificatore (un animismo mai visto nelle opere del nord), leggiamo anche le dichiarazioni dei segretari dei partiti di opposizione che dovrebbero essere alternativa pensante e attuante al governo delle destre.

La Schlein definisce il ponte un progetto "inutile e dannoso". Conte ne esalta la fallacia progettuale e, senza ancora conoscere gli esiti delle indagini della magistratura, accusa di corruzione tutta l'attuazione.

Questo è il campo largo. L'alternanza ragionata e consapevole ai guasti delle destre che sanno far male anche quando l'opera da realizzare ha un impatto storico e definitivo sull'unità d'Italia, mai veramente attuata.

La Schlein cavalca il no ponte per puro partito preso. Nessuna consultazione interna al partito, nessuna verifica dell'umore dei Siciliani sul tema, nessuna riflessione su come si attenua il divario nord-sud. Per Schlein il sud è una macchia sulla cartina geografica a cui va propinato il modello Emilia Romagna, modello di eccellenza che ruota dentro una contribuzione statale e una economia privata, dove amministrare male, con tutto quell'innaffiamento di capitali pubblici e privati, è difficile.

La Schlein non si cura del divario, non sa neppure di che costi l'anno sia (7 miliardi di euro). Non immagina nè vuole immaginare cosa significherebbe allineare una Italia che oggi è una nazione a metà in un contesto geopolitico dove prevale il più forte economicamente. La Schlein non si occupa del sud. Lo chiama solo quando si tratta di imbastire crociate laiche elettorali ed etiche. Nei suoi sermoni moraleggianti tutti i diritti vanno rispettati, tranne il diritto all'infrastrutturalità media nazionale. Quello è un diritto che va cercato sono nelle regioni padane nelle quali lei si riconosce a pelle.

E noi dovremmo guardare al campo largo come alternativa al governo devastante delle destre? Dopo non essere stati degnati di una consultazione anche informale sul tema ponte?
Chi è la Schlein e il suo competitore interno Conte per dire no ad un'opera storica e confondere la progettualità di un ministero leghista con la valenza dell'opera? Chi sono costoro? I vessilliferi dell'eccellenza che sbandierano alle regioni in difficoltà?

Con tale postura snob chiedono di essere alternativa. Lo chiedono con passione e convinzione e poi non si domandano se tra i Siciliani e i Calabresi c'è una attesa spasmodica di non essere lasciati indietro, di cancellare quei 7 mld di euro di insularità che serve anche a tutta l'Italia per assumere quel ruolo di nazione mediterranea che desta timore ai pedemontani.

Come oseranno chiedere il voto al sud con questo atteggiamento di sufficienza? Osano perchè predicano il benaltrismo? Prima del ponte c'è altro? E allora prima della diga di Genova cosa c'è di prioritario per la Liguria? E cosa c'è di prioritario in Lombardia e Veneto prima di celebrare le Olimpiadi di Milano-Cortina? Cosa di prioritario a Venezia prima di sostituire il Mòse che ormai genera più di 200.000 euro di costi per singola attivazione?

Voi siete l'alternativa? Dopo aver disprezzato il sentire di tanti Siciliani e Calabresi e gente del sud che attende segnali storici per dire che l'Italia non lascia indietro nessuno?

Le prossime campagne elettorali al sud avranno il sapore di proporre agli elettori meridionali se preferiscono morire impiccati o fucilati. Questa è l'alternativa dell'alternanza che Schlein, Conte e il campo largo del nord ci sta propinando!

Il Telegraph sbaglia. Ma il problema non nasce a Londra 07/06/2026

IL TELEGRAPH SBAGLIA. MA IL PROBLEMA NON NASCE A LONDRA

Di Massimo Mastruzzo
Non basta respingere gli stereotipi quando arrivano dall’estero se poi si accetta che milioni di cittadini continuino a vivere condizioni che sembrano smentire il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione.⤵️

Il Telegraph sbaglia. Ma il problema non nasce a Londra Dal caso Villa Valguarnera agli stereotipi sul Mezzogiorno: come un pregiudizio costruito in Italia è diventato immaginario internazionale e, talvolta, disuguaglianza concreta […..]

Montecitorio, eccellenze italiane premiate dalla Commissione “Ponti Culturali” 06/06/2026

Il nostro presidente onorario Pino Aprile e la segretaria Rossella Solombrino premiati alla camera dei deputati per il loro impegno verso il Sud. Di seguito l’articolo completo

Montecitorio, eccellenze italiane premiate dalla Commissione “Ponti Culturali” Il 4 giugno scorso, nella prestigiosa cornice della “Sala Aldo Moro” alla Camera dei Deputati, la conferenza dal titolo “Valori Bilaterali – L’impegno Civico sul Territorio”, organizzata dalla XVI° Commissione “Ponti Culturali” dell’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Aree f...

03/06/2026

LA NUOVA GENERAZIONE PADANA

Un ragazzo siciliano di 26 anni, trasferitosi a Torino per lavoro, chiede semplicemente un'informazione stradale. La risposta che riceve non è un'indicazione, ma un insulto: "Sei un te***ne". Poi arrivano schiaffi, pugni, calci. Finisce in ospedale con punti di sutura alla testa e una frattura alla mandibola che richiede un intervento chirurgico. Questa non è una ricostruzione fantasiosa: è quanto denunciato dalla vittima e riportato dalla stampa.

La sensazione, difficile da ignorare, è che in Italia esistano vittime di serie A e vittime di serie B. Esistono discriminazioni che fanno notizia per giorni e discriminazioni che vengono archiviate come semplici fatti di cronaca locale.

Eppure, il razzismo contro i meridionali da parte del nord “civile” esiste. Esiste da 165 anni. E negli ultimi decenni ha cambiato linguaggio esplicitandosi senza pudore. La parola "te***ne" non è folklore. È un insulto discriminatorio. È il marchio con cui generazioni di meridionali sono state umiliate per il solo fatto di essere nate al Sud.

C'è poi un'altra verità deliberatamente omessa. Una parte fondamentale della crescita economica padana è stata costruita dalla “deportazione” di milioni di meridionali costretti ancora oggi ad emigrare a causa delle politiche statali. Operai, muratori, tecnici, impiegati, insegnanti e professionisti hanno lasciato le proprie terre per fame o alla ricerca di migliori condizioni di vita che lo stato itagliano ha da sempre assicurato al paese di serie A.

Le indagini faranno il loro corso e saranno i magistrati a stabilire responsabilità e aggravanti. Una cosa è già chiara: se l'insulto "te***ne" è stato davvero il detonatore di questa aggressione, allora non siamo di fronte a una semplice rissa. Siamo di fronte a qualcisa di più anche di una "semplice" manifestazione di un pregiudizio razzista. Si tratta infatti del più becero odio razziale radicato nell’italiano nordico che si continua a fingere di non vedere per non ledere la narrazione “benevola” che circonda il padano medio.

Photos from Movimento Equità Territoriale's post 03/06/2026

vuole usare i fondi destinati al per l'emergenza economica.
Secondo voi è giusto?

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