Equità Territoriale Napoli Partenope
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Pagina ufficiale del Circolo Napoli Partenope del Movimento 24 Agosto - Equità Territoriale referenti Mauro Sasso Del Verme 347 016 7476 e Giuseppe Fontana 3475010343 sezione Vomero Arenella
12/06/2026
LA NUOVA GENERAZIONE PADANA
Un ragazzo siciliano di 26 anni, trasferitosi a Torino per lavoro, chiede semplicemente un'informazione stradale. La risposta che riceve non è un'indicazione, ma un insulto: "Sei un te***ne". Poi arrivano schiaffi, pugni, calci. Finisce in ospedale con punti di sutura alla testa e una frattura alla mandibola che richiede un intervento chirurgico. Questa non è una ricostruzione fantasiosa: è quanto denunciato dalla vittima e riportato dalla stampa.
La sensazione, difficile da ignorare, è che in Italia esistano vittime di serie A e vittime di serie B. Esistono discriminazioni che fanno notizia per giorni e discriminazioni che vengono archiviate come semplici fatti di cronaca locale.
Eppure, il razzismo contro i meridionali da parte del nord “civile” esiste. Esiste da 165 anni. E negli ultimi decenni ha cambiato linguaggio esplicitandosi senza pudore. La parola "te***ne" non è folklore. È un insulto discriminatorio. È il marchio con cui generazioni di meridionali sono state umiliate per il solo fatto di essere nate al Sud.
C'è poi un'altra verità deliberatamente omessa. Una parte fondamentale della crescita economica padana è stata costruita dalla “deportazione” di milioni di meridionali costretti ancora oggi ad emigrare a causa delle politiche statali. Operai, muratori, tecnici, impiegati, insegnanti e professionisti hanno lasciato le proprie terre per fame o alla ricerca di migliori condizioni di vita che lo stato itagliano ha da sempre assicurato al paese di serie A.
Le indagini faranno il loro corso e saranno i magistrati a stabilire responsabilità e aggravanti. Una cosa è già chiara: se l'insulto "te***ne" è stato davvero il detonatore di questa aggressione, allora non siamo di fronte a una semplice rissa. Siamo di fronte a qualcisa di più anche di una "semplice" manifestazione di un pregiudizio razzista. Si tratta infatti del più becero odio razziale radicato nell’italiano nordico che si continua a fingere di non vedere per non ledere la narrazione “benevola” che circonda il padano medio.
30/05/2026
A Milano esplode l’ennesima maxi-operazione della Polizia di Stato che squarcia il velo su una realtà ben diversa da quella patinata raccontata ogni giorno. Nel cuore economico del Paese e nel suo hinterland, oltre 25mila persone sono state controllate, con 131 arresti e 125 denunce.
L’operazione ha coinvolto zone simbolo come Porta Garibaldi, Duomo, Navigli e Stazione Centrale, ma anche periferie sempre più critiche come Niguarda, San Siro e Lambrate, fino ai comuni della provincia come Cinisello Balsamo, Rho e Legnano. Un territorio vasto dove i reati di strada risultano diffusi e radicati.
Il dato più sconvolgente riguarda ciò che è stato trovato: circa 18 chili di droga, tra cui cocaina (2,8 kg), hashish (9 kg), eroina (4,5 kg) e sostanze sintetiche come ketamina, M**A, mefedrone e shaboo. Insieme agli stupefacenti, sequestrate anche armi improprie: coltelli, tirapugni, taglierini e spray urticanti.
Una fotografia pesante, che racconta un sistema criminale tutt’altro che marginale. Eppure, davanti a questi numeri, il racconto mediatico resta incredibilmente contenuto. Nessuna emergenza nazionale, nessuna narrazione martellante.
Se tutto questo fosse accaduto al Sud, assisteremmo a una gogna mediatica continua, con territori interi messi sotto accusa. Qui invece prevale il silenzio, una cautela che sembra voler proteggere un’immagine. Due pesi e due misure che continuano a falsare la percezione della realtà.
30/05/2026
Ha ragione Conte: SERVIVA E SERVE PIÙ "COMPATTEZZA" (E NON SOLO NEL CALCIO). Ripensandoci, le parole di Conte in conferenza sono utili. "Non sono riuscito a compattare l'ambiente: senza la compattezza dell'ambiente il Napoli non può combattere alla pari". Forse i motivi saranno stati pure altri ma è certo che Conte ha sofferto attacchi continui a lui e alla squadra. Del resto parliamo non di uno qualunque ma di un allenatore tra i più vincenti della storia e abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini delle sue esultanze a Mergellina e durante tutte le partite (dalla prima all'ultima) o quelle dei suoi "giri" per Napoli sempre più legato alla città con la sua famiglia. Uno scudetto, una supercoppa e un secondo posto in una squadra che in 100 anni ha vinto solo 4 volte ed è arrivata seconda solo 8: tutti elementi che avrebbero dovuto "compattare" l'ambiente per farlo restare una decina di anni da queste parti. Sono partiti, però, i soliti noti ("falliti" li ha definiti giustamente lui) pronti a sputare fango a colpi di slogan: non gioca bene, mi annoio, spogliatoio rotto, amanti di qua e di là, meglio settimi che primi se giochiamo così (la negazione id**ta della logica e dei tifosi veri). E di lì, pappagallescamente, tanti tifosi a seguire la linea. Stesso schema quando Conte gridava "vergogna" agli arbitri a piena ragione (ci mancano almeno 7 o 8 punti quest'anno) e tanti giornalisti parlavano di "alibi dei perdenti" o si invocavano addirittura più giornate di squalifica per Conte ("ha esagerato"). Anche lì serviva più "compattezza" contro un sistema che conosciamo da decenni e che è ancora al centro di una inchiesta pesantissima. Domenica scorsa il capitano della Juve è andato a trattare con i tifosi in curva per decidere se giocare o meno dopo gli incidenti fuori allo stadio. Le immagini sono uguali a quelle del capo-tifoso del Napoli mentre il povero Ciro Esposito moriva. A Torino nessuno si è indignato, con i napoletani, invece, si arrivò a indignarsi contro quel capo-tifoso in mondovisione facendo passare in secondo piano l'omicidio di un nostro ragazzo innocente. Nessuno (neanche tra i giornalisti locali) ha messo in evidenza questa vergogna e anche lì sarebbe servita più "compattezza". Del resto parliamo di "corazzate" nordiche cariche di centinaia di milioni di debiti e di fallimenti veri economici e calcistici (Milan e Juve fuori dalla Champions) o di squadre che hanno a stento superato un turno in più del Napoli in Europa (ed eliminate dal Bodo) o di società con infiltrazioni mafiose nelle curve o di calciatori coinvolti in altre inchieste tra droghe e prostituzione
però il racconto è "vergogna-Napoli" o "fallimento-Napoli". E quel racconto pesa molto perché altrove hanno i mezzi per cambiare la realtà e a noi l'unico mezzo (piccolo e debole) rimasto poteva e potrebbe proprio essere la "compattezza". E si verifica esattamente la stessa cosa quando si parla di storia con i soliti noti a sputare sulla nostra storia spesso borbonica o quando si parla di cronaca e i soliti noti a sputare sulla nostra città (e i dati veri sui crimini dicono altro) o quando si parla di politica con finanziamenti ridotti o cancellati da un secolo e mezzo e i soliti noti a gridare ("siamo ladri, non sappiamo votare, non sappiamo spendere"). Insomma: la solita base delle questioni meridionali intrappolate tra complessi di superiorità del Nord e complessi di inferiorità del Sud perfino magari quando si vince uno scudetto ("ce lo ha regalato l'Inter", perfino tra tanti giornalisti napoletani) e tra tanti subalterni che per farsi notare ripetono sempre le stesse cose e tanti pronti a farsi notare magari nella speranza (vana) che possano trovare "collocazioni" nazionali...
Aveva ragione Conte e aveva ragione anche Sorrentino: "Non ti disunire". Ma questa è una città disunita da troppo tempo (più o meno dal 1860).
PS Uno dei personaggi più al centro dei dibattiti di queste ore è Umberto Chiariello tra Canale 21 e Radio Crc e con sponsor quasi tutti napoletani (e che forse non saranno del tutto felici). Ha polemizzato in maniera accesa contro il mister ed è lo stesso che, a proposito di radici e orgoglio, tempo fa fece lo stesso contro la storia borbonica. Ovviamente è solo un caso.
Gennaro De Crescenzo
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