27/09/2026
𝐂𝐀𝐑𝐋𝐎 𝐀𝐋𝐁𝐄𝐑𝐓𝐎 𝐃𝐈 𝐒𝐀𝐕𝐎𝐈𝐀, 𝐔𝐍 𝐒𝐎𝐕𝐑𝐀𝐍𝐎, 𝐔𝐍𝐀 𝐆𝐔𝐈𝐃𝐀: 𝐈𝐋 𝐏𝐑𝐎𝐂𝐋𝐀𝐌𝐀 𝐃𝐄𝐋 𝟏𝟖𝟒𝟖 𝐀𝐈 𝐏𝐎𝐏𝐎𝐋𝐈 𝐒𝐎𝐓𝐓𝐎 𝐃𝐎𝐌𝐈𝐍𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐀𝐔𝐒𝐓𝐑𝐈𝐀𝐂𝐀.
Il 1848 fu un anno di processi ideologici, di rinnovamenti idealistici, di progressi socio-politici: le popolazioni degli Stati preunitari - in particolare, le fasce appartenenti al ceto basso - assunsero una presa di coscienza diversa, migliore sotto l'aspetto patriottico, alimentata anche da una capillare propaganda d'informazione gestita da società segrete.
L'Italia tutta, durante quell'annata, capì non tanto i motivi per agire - già compresi nei decenni precedenti - quanto i modi, i tempi e i luoghi dove iniziare l'azione.
La Sicilia, ancora scossa dall'unificazione forzata - decisa dalle conseguenze del "Congresso di Vienna" - al regno napoletano, decise di fungere da "capofila" rivoluzionaria: già a gennaio, l'onda patriottica guidata da Pilo e La Masa travolse il governo di Ferdinando II e le guarnigioni borboniche sull'isola, che si dichiarò indipendente, si dotò di un'autonoma Costituzione - emanata il 10 luglio dal neocostituito Parlamento - ma adottando la "Trìscele", o "Trinacria", in riconoscimento all'appartenenza del proprio territorio all'Augustea Italica.
𝐼 𝑐𝑜𝑙𝑜𝑟𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 "𝑇𝑟𝑖𝑛𝑎𝑐𝑟𝑖𝑎", 𝑖𝑙 𝑣𝑒𝑟𝑑𝑒, 𝑖𝑙 𝑏𝑖𝑎𝑛𝑐𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑟𝑜𝑠𝑠𝑜, ℎ𝑎𝑛 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑟𝑒𝑠𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑙'𝑢𝑛𝑖𝑐𝑎 𝑒𝑓𝑓𝑖𝑔𝑒 𝑠𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑐𝑢𝑖 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑓𝑖𝑐𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑛𝑒𝑙𝑙'𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑝𝑒𝑛𝑖𝑠𝑜𝑙𝑎.
A marzo, anche in Lombardia l'onda patriottica fece sbandare l'assetto austriaco della regione; Milano divenne un teatro di guerriglia, ove le neocostituite Guardia Civica e Guardia Nazionale - guidate, inizialmente, dal solo Cattaneo - diedero manforte ai cittadini armati dietro le barricate e ai drappelli di militari del neonato esercito rivoluzionario.
In Veneto, nella stessa frazione temporale, i patrioti della regione riuscirono nell'impresa di cacciare le truppe occupanti dal cosiddetto "Quadrilatero" - la zona compresa tra le città di Peschiera, Verona, Mantova e Legnago, snodi cruciali per i collegamenti diplomatici con Vienna - e di assediare Venezia e Padova, attirando in quell'angolo italiano migliaia di volontari provenienti da ogni parte del futuro Regno d'Italia.
Sempre a marzo - 21 e 22 del mese - i ducati di "Modena e Reggio" e di "Parma e Piacenza", abbandonati rispettivamente da Francesco V d'Austria-Este e da Carlo II di Borbone-Parma, indirono i plebisciti d'annessione al Regno di Sardegna, nei quali fu sancito l'accorpamento ai territori di Casa Savoia.
Le Cinque Giornate di Milano e l'eroica Resistenza della Repubblica Veneta, le qual dimostrarono tutta la debolezza istituzionale del governo austriaco, diedero la stura decisiva alla "Prima Guerra d'Indipendenza" che porterà al processo definitivo d'Unità Nazionale.
Promotore principale di quest'indipendenza - e delle guerre a essa collegate, come la suddetta "Prima" - fu Carlo Alberto di Savoia, monarca del Regno di Sardegna, figura-chiave del Risorgimento e uomo tanto enigmatico quanto risolutivo e carismatico: fautore dello Statuto Albertino, della transizione dal conservatorismo allo Stato liberale, della monarchia parlamentare/bicamerale e costituzionale, egli non ebbe paura di aizzare le popolazioni italiane alla ribellione, ribellione che lui stesso avrebbe foraggiato con armi e proclami.
Totale sostenitore di una politica liberatrice, insieme all'unico alleato Leopoldo II della Toscana, visionario di un'Italia una e indivisibile, non p***e tempo a dimostrare il suo appoggio ai veneti e i lombardi che rischiarono tutto pur di non esser più giogati dagli stranieri austriaci.
Carlo Alberto sapeva che Vienna era l'avversaria più temibile in questo processo unitario, la meno prevedibile, tanto che si riprese i territori insorti in appena quattro mesi.
Fu così che, il 23 marzo 1848, da Torino emise un proclama ufficiale che non solo destò preoccupazione presso tutti gli ambasciatori europei, ma ebbe un eco giornalistico clamoroso, tanto da divenire il manifesto ufficiale della causa italiana.
𝖴𝗇 𝗆𝗈𝗇𝗂𝗍𝗈, 𝗎𝗇𝖺 𝗉𝗋𝖾𝗆𝗈𝗇𝗂𝗓𝗂𝗈𝗇𝖾 𝖽𝗂 𝖼𝗂ò 𝖼𝗁𝖾 𝗌𝖺𝗋𝖾𝖻𝖻𝖾 𝗌𝗎𝖼𝖼𝖾𝗌𝗌𝗈 𝖾𝗇𝗍𝗋𝗈 𝗂 𝖽𝗂𝖼𝗂𝗈𝗍𝗍𝗈 𝖺𝗇𝗇𝗂 𝗌𝗎𝖼𝖼𝖾𝗌𝗌𝗂𝗏𝗂.
"𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗢𝗠𝗕𝗔𝗥𝗗𝗜𝗔 𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗡𝗘𝗭𝗜𝗔.
I destini d'Italia si maturano: sorti più felici arridono agli intrepidi difensori di conculcati diritti.
Per amor di stirpe, per intelligenza di tempi, per comunanza di voti, Noi ci associammo primi a quell'unanime ammirazione che vi tributa l'Italia.
Popoli della Lombardia e della Venezia, le nostre Armi che già si concentravano sulla vostra frontiera quando voi anticipaste la liberazione della gloriosa Milano, vengono ora a porgervi nelle ulteriori prove quell'aiuto che il fratello aspetta dal fratello, dall'amico l'amico.
Seconderemo i vostri giusti desiderii fidando nell'aiuto di quel Dio, che è visibilmente con Noi, di quel Dio che ha dato all'Italia Pio IX, di quel Dio che con sì meravigliosi impulsi pose l'Italia in grado di fare da sé.
E per viemmeglio dimostrare con segni esteriori il sentimento dell'unione italiana vogliamo che le Nostre truppe entrando sul territorio della Lombardia e della Venezia portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana".