Biblioteca Le Nuvole, Scampia, Napoli, Italia
Biblioteca Le Nuvole è la prima Biblioteca di Scampia! un luogo di ritrovo, dove gratuitamente potrai prendere libri in prestito e conoscere nuovi amici
Scampia, Napoli, Italia
14/02/2026
Alcune immagini dello scorso anno... aspettando l'evento di domani 15 febbraio 2026!
Alle ore 9.30 l'orchestra sociale infantile e giovanile Musica _libera_ tutti apre il Carnevale di Scampia!🎶🎵🎼
🏭 Centro sociale *Gridas, via Monte rosa 90/b Napoli*
Vi aspettiamo!😍
Il Carnevale dei diritti e dell'impegno A Scampia 43esima edizione del Carnevale del Gridas con la rete di associazioni del territorio. Ricordate le vittime del crollo nella vela celeste
25/01/2026
Care amiche e cari amici, il prossimo martedì 27 gennaio 2026 alle 18.45, in concomitanza con la Giornata internazionale della commemorazione dell'Olocausto, presso la Chiesa Santa Maria della Speranza, sarà presentato
“Il Fascismo e noi. Una interpretazione filosofica” di Roberto Esposito* (Einaudi, 2025). La presentazione avverrà in presenza dell’Autore.
L’Autore ha traversato il fascismo nel tentativo, come lui stesso scrive, di misurarne l'abisso calandosi al suo fondo con l'aiuto di molti filosofi che hanno aperto la strada di quelle tenebre, per individuarne “il senso d’insieme, il carattere essenziale”. Il senso d'insieme tracciato da quell'itinerario ci consegna una serie di elementi che appaiono oggi decisivi per comprendere i processi storici ed esistenziali che ci attraversano.
La tesi portante del libro è che il fascismo, prima che un regime, un movimento o una dottrina, sia una “macchina metafisica”.
«Combattere il fascismo vuol dire, prima che negare la sua ideologia, smontare la sua macchina generativa, anzitutto dentro di noi »: questo il fine dichiarato da Roberto Esposito nell’Introduzione.
Sarà, ne siamo certi, una serata molto significativa nel percorso di approfondimento della SCUOLA DI CULTURA SOLIDALE.
Vi aspettiamo, non mancate!
***Roberto Esposito è Professore Emerito di Filosofia Teoretica alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
11/01/2026
Il Natale ci ha portato un carico di libri speciale! Grazie alla Marotta&Cafiero editori nella La Scugnizzeria abbiamo trovato degli splendidi cartonati, con la lettura facilitata anche per i bambini dislessici, che potremo utilizzare per il nostro laboratorio Giocare...Leggendo...
Non vediamo l'ora di leggere queste nuove storie insieme ai nostri piccoli!
E poi... abbiamo riacquistato "Mangerei volentieri un bambino" che è stato uno dei primi libri letti da Antonio Caferra e Di Somma nell'aprile del 2006.... ❤️
06/01/2026
Questa sera!
6 gennaio ore 21.
Vi aspettiamo in rettoria.
Oggi la nostra prima Little
Free Library di Scampia compie 2 anni!
Tanti auguri piccolina! ❣️
Biblioteca Le Nuvole, Scampia, Napoli, Italia
Associazione Aquas
Centro Hurtado
L'Uomo e il Legno
Consulta delle Associazioni Municipalità 8 Comune di Napoli
!!! 📣
Mirella La Magna, colonna portante del Gridas, in un breve estratto dal minidoc a cura di Chi rom e chi no "Quando l'utopia condivisa diventa realtà" - dedicato al Carnevale Sociale di 2025, che abbiamo avuto l'onore di aprire con il nostro carro.
IL GRIDAS È A RISCHIO SGOMBERO.
FIRMA ORA LA PETIZIONE AL LINK 👇
https://www.change.org/p/gridas-a-scampia-a-rischio-di-sgombero
COSA PUOI FARE:
✍🏻 firmare questo appello https://www.change.org/p/gridas-a-scampia-a-rischio-di-sgombero
🤳🏻 realizzare brevi reel di solidarietà al GRIDAS (taggando il Gridas Grupporisvegliodalsonno su Facebook e Instagram)
📢 prendere parola pubblicamente, chiedendo il blocco della sentenza e una chiara assunzione di responsabilità politica da parte della Regione Campania e del Comune di Napoli.
Bastano pochi secondi. Basta rispondere a una domanda: COS'È PER TE IL GRIDAS?
Perché oggi non basta schierarsi.
Bisogna esporsi. Metterci la voce. Metterci il corpo. Metterci la memoria. Raccontare cos’è stato. Raccontare cos’è. Rivendicare cosa può ancora essere.
Il GRIDAS è della città di Napoli.
GIÙ LE MANI DAGLI SPAZI SOCIALI!
22/12/2025
Napoli compie 2500 anni!
Buon Compleanno alla nostra amata città!
Napoli festeggia 2.500 anni di storia: nata da una "scissione" con la vicina Parthenope, oggi inglobata nella città, Napoli ha saputo essere sé stessa a cavallo di due millenni e mezzo, unendo culture di ogni tipo, da quella greca a quella romana, passando per quelle normanne, francesi, spagnole.
Città il cui nome non è legato a qualche grande del passato come Alessandria che porta il nome di Alessandro Magno o Costantinopoli, che nacque come Nuova Roma fondata da Costantino (oggi Istanbul). Di "città nuove", nell'era antica, ce ne sono state tante: anche Cartagine, storica nemica di Roma, in lingua punica significava "Città Nuova".
Ma solo Napoli è riuscita a imporre il suo nome nella storia attraverso i secoli.
Il 21 dicembre è, ovviamente, data simbolica: non esistendo all'epoca un calendario come quello nostrano.
Ma esattamente come il 21 aprile è considerato il "Natale di Roma", anche quello napoletano ha una sua motivazione.
Per gli antichi popoli, tutto era mistico: fondare una città in occasione di un solstizio o di un equinozio, aveva dunque un valore altamente spirituale.
Roma, ad esempio, lega la sua nascita all'equinozio di primavera, mentre Aosta (l'antica Augusta Pretoria) venne fondata al solstizio d'inverno. Non un caso: i calendari erano quasi sempre legati a cicli lunari e solari, con il loro carico di simbolismo.
E così fu per Napoli che, da tradizione, venne fondata proprio al solstizio d'inverno, dopo la "scissione" da Parthenope. Banalmente: nel giorno in cui le giornate iniziano ad allungarsi, un "segnale" della luce che vince sulle tenebre.
Un buon auspicio che la longevità della città, arrivata poi ad inglobare la stessa Parthenope, sembra essere stato rispettato.
Chiarito dunque il perché si sia scelto il 21 dicembre come data simbolo della fondazione di Neapolis, meno dubbi riguardano l'anno: 475 anni prima della nascita di Cristo. Anche qui, ovviamente, è stato scelto un anno "simbolico", tuttavia c'è meno margine di errore. Tutte le fonti greche prime e romane poi ne attribuiscono la fondazioni ai Cumani e in particolare con l'instaurazione della Tirannide di Aristodemo a Cuma e l'espulsione degli oligarchi dalla città. Una parte andò a Capua, l'altra optò per una "secessione", fondando una Nea Polis (Città Nuova) poco distante, nel cuore di quello che è oggi è il Centro Storico di Napoli.
La geografia dell'epoca era molto favorevole: se Parthenope si trovava su un monte a strapiombo sul mare (oggi Pizzofalcone, dove all'epoca il mare arrivava sotto di esso), la Nea Polis era su un pianoro in declivio da nord a sud, i cui confini erano le attuali via Foria (il nome, secoli dopo, riprendeva appunto l'essere "fuori" dalla città, ndr.) a nord, corso Umberto a sud (dove c'era il mare), via Santa Maria di Costantinopoli a ovest (ancora oggi persistono le mura greche di piazza Bellini), via Carbonara ad est (fuori dal quale sussistevano paludi, come nella zona del Vasto), il tutto in una sorta di "piano inclinato" verso il mare.
L'acropoli era la collina di Caponapoli, nella zona nord-occidentale (oggi Sant'Aniello a Caponapoli), mentre la zona dell'agorà era l'attuale piazza San Gaetano (dove poi sorgerà il Foro Romano), con l'attuale basilica di San Paolo Maggiore che sorge dove prima c'era il Tempio di Castore e Polluce (le cui colonne ancora oggi costituiscono quelle d'ingresso della chiesa cristiana). Il porto, invece, si trovava in zona Piazza Municipio, che aveva una forma di "U" aperta in direzione est, che ne permetteva una facile difesa.
I Romani entrarono a Napoli guidati dal console Quinto Publilio Filone nel 326 avanti Cristo: la città, che si era arresa dopo un anno di assedio, conobbe così uno slancio dal punto di vista mercantile, diventando in poco tempo una sorta di "porto privilegiato" romano.
Tuttavia, pagò care alcune sue scelte politiche: l'essersi schierata con Mario nella guerra contro Silla prima, e con Pompeo contro Cesare poi, furono due "errori" che Napoli pagò duramente, con l'ascesa di Pozzuoli come porto per la flotta romana e la perdita dell'isola di Ischia che produceva il materiale necessario per la manifattura della città.
Tuttavia, Napoli si prese la sua "rivincita" quando ospitò i congiurati che proprio in città organizzarono l'omicidio di Cesare e che dal suo porto vide partire alcuni di essi alla volta dell'Urbe Eterna.
Fu Augusto a farla rifiorire, istituendo i Giochi Isolimpici: come suggerisce il nome, gli stessi giochi di Olimpia, sia come gare sia come periodo.
Il successo fu tale che la città rinacque in breve tempo, almeno fino a Marco Aurelio che ne cambiò lo status da municipium a colonia.
I commerci ripresero, i giochi restarono, ma a livello produttivo la città decadde. La decadenza dell'Impero accelerò quella di Napoli, che fu anche danneggiata da terremoti ed eruzioni del Vesuvio: se quella del 79 dopo Cristo non fece danni o quasi, quella del 472 arrivò anche in città, seppur non seppellendola come accadde a Pompei ed Ercolano.
Nel 476 dopo Cristo, la città ospitò l'ultimo imperatore, Romolo Augustolo, esiliato da Roma dopo la conquista degli Ostrogoti che mise fine all'Impero.
La città, nel frattempo fortemente cristianizzata, ebbe fasi alterne: i Romani d'Oriente la riconquistarono agli Ostrogoti, ma a prezzo di un durissimo assedio (l'esercito entrò tagliando un punto dell'acquedotto romano dove si trova via Carbonara, quindi passarono, letteralmente, nel sottosuolo sbucando in città alle spalle del nemico), poi lentamente anche loro vennero scacciati da Napoli e in generale dall'Italia.
Napoli divenne un ducato indipendente, poi iniziarono le continui invasioni e i cambi "al vertice".
I normanni furono i primi: vichinghi seppur cristianizzati, civilizzati dalla "residenza" delle generazioni precedenti nel nord della Francia, sbaragliarono facilmente le stanche divisioni bizantine e posero le basi per un regno del Sud Italia che sarebbe durato, seppur sotto re e dinastie differenti, quasi mille anni.
Napoli, intanto, cambiava: ai normanni seguirono gli svevi, quindi gli angioini.
Tra tante disavventure, due re su tutti vanno ricordati perché tentarono di unificare l'Italia nel nome di Napoli Capitale: Federico II di Svevia, il grande imperatore, e Ladislao
L'imperatore federiciano
creò una potente macchina statale, ma il suo sogno di conquistare e unificare l'Italia si scontrò contro un Potere Papale che nel XIII secolo era ancora fortissimo, senza contare i Comuni del Nord Italia che non riuscì a piegare, proprio perché foraggiati dai suoi nemici (senza dimenticare che, in quanto Imperatore del Sacro Romano Impero, era costretto ad intervenire contro i tedeschi, in rivolta praticamente perpetua di tutti contro tutti).
Ladislao I fu più pragmatico: con il Sud già strutturato grazie alle riforme federiciane, lanciò l'invasione della pen*sola: Roma, Perugia, e le città del centro caddero tutte, con l'esercito napoletano che era alle porte di Firenze quando Ladislao morì improvvisamente per una malattia infettiva all'apparato genitale, forse dovute alle sue attività sessuali sfrenate e dissolute.
Napoli intanto entrava in una sorta di "stabilità" con l'avvento di aragonesi e spagnoli.
Il passaggio alle corone iberiche segnò la fine di Napoli e l'inizio della sua decadenza: mentre dal punto di vista urbano e demografico la città cresceva, non altrettanto faceva il benessere e la ricchezza. E la netta contrapposizione tra Napoli e il resto del Meridione (ancor più nella miseria) fece sì che in città arrivassero continuamente persone dalle zone più povere, in cerca di fortuna.
Questo portò a carestie, malattie e di tanto in tanto a vere e proprie sollevazioni popolari.
Quella di Masaniello nel 1647 fu la più indicativa, e durò anche dopo la sua morte avvenuta per mano di alcuni popolani.
Ma lo scarso aiuto ricevuto dai benestanti del regno fu la dimostrazione di una frattura tra popolo e ceto medio, che si vide anche pochi anni dopo, quando invece scoppiò una rivolta di nobili.
Stavolta furono i popolani a non muovere un dito. Alla fine, la monarchia riuscì a riprendere il controllo della città e del paese. La peste di fine XVII secolo colpì in maniera ancora più drammatica, sterminando il 60% della popolazione cittadina e circa la metà dell'intero meridione.
La dinastia sp****la, dopo un breve intermezzo austriaco, lasciò il posto ai Borbone, che ridiedero nuovo lustro architettonico alla città.
La Rivoluzione Francese travolse Napoli come poche volte: la Repubblica Partenopea durò poco, ma sulle sue ceneri ci fu la venuta di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone.
Murat coltivò il sogno precedente di Federico II e di Ladislao I di unificare l'Italia sotto il regno di Napoli, e ci andò più vicino di tutti: il Sud, il Lazio, Roma, il centro, e poi ancora Perugia, Firenze, Bologna.
Per la prima volta dai tempi di Roma, dal Po in più, tutte le città facevano parte di un unico Regno. Restava l'ultimo ostacolo all'Unità: l'Austria, asserragliata nel Triveneto, mentre da Milano arrivavano volontari italiani al grido di "Viva Napoli, viva l'Italia" pronti a dare l'ultima spallata alle divisioni della pen*sola.
La sconfitta di Occhiobello, alle porte di Rovigo, seguita dallo spegnersi della stella di Napoleone Bonaparte, fu il punto di svolta: per l'esercito di Napoli iniziò una lenta ma inevitabile ritirata, mentre per Napoli si riaprivano le porte per i Borbone dopo il Congresso di Vienna, ma che di lì a poco si sarebbero riaperte per Giuseppe Garibaldi.
L'Unità d'Italia del 1861 evidenziò subito i problemi rimasti fino ad allora irrisolti di Napoli: ma per la città la ripresa era finalmente iniziata.
L'alfabetizzazione iniziò a prendere corpo anche nelle classi più umili, le prime attività indipendenti uscivano dall'anonimato, per la prima volta il "popolo" iniziava a diventare "cittadino".
Non fu semplicissimo perché vi furono anche errori da parte di chi fu mandato a risolverli.
Ma nel complesso, il bilancio è più che positivo: Napoli a inizio Novecento era una città culturalmente ricca ma anche produttiva ed economicamente in ripresa.
L'Italia ne fece in pochi anni il principale porto della pen*sola, in particolare per il Sud. Una scelta che sarebbe tuttavia costata cara nella guerra in cui la dittatura fascista precipitò la Pen*sola: quel porto e le sue infrastrutture vennero bombardate per quasi sei anni di fila, comportando danni enormi alla città per la ricostruzione post bellica.
Gli anni del boom economico italiano hanno visto poi la città trasformarsi nuovamente, ed oggi, 2.500 anni dopo, è diventata una delle città maggiormente visitate d'Italia, meta di turisti dal resto della Pen*sola e dal Mondo.
Una città ricca di contraddizioni, ma anche forse per questo, così unica nel suo genere.
Come ha detto il professor Alessandro Barbero: «Napoli è una città dove la storia gronda dai tetti e cammina per le strade, abbracciando uno spazio temporale che va dall’antichità più remota a epoche recenti, contribuendo a renderla speciale».
Giuseppe Cozzolino
20/12/2025
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