22/10/2026
Dividi et impera. Usiamo pure con sarcasmo questo classico latinismo, ma resta una massima tanto banale quanto vera. L'ideologia neoliberale parte da un concetto chiaro: l'atomizzazione della società, cioè la sua frammentazione in singoli individui. "La società non esiste, esistono gli individui", diceva Margaret Thatcher. In questa frase c'è la radice del potere che opprime l'Europa dagli anni '80 a oggi. L'individuo solo è innocuo, manipolabile e facile da silenziare; le masse unite no: le masse fanno paura al potere.
Il principio di divisione serve a controllare la società in ogni suo aspetto. Per le élite conservatrici e liberali è vitale mantenere il popolo diviso in compartimenti stagni. Per questo alimentano la divisione di genere e lo scontro tra sessi, così come mantengono la distanza generazionale e la frammentazione nel mondo del lavoro. Una società classista crea continue sottoclassi per un unico obiettivo: mantenere separato il popolo al suo interno.
Siamo divisi per nazioni, regioni, religioni, genere e professioni. Eppure, se i popoli smettessero di combattersi nelle guerre imperiali e si unissero, il potere basato sulla forza crollerebbe all'istante. Non esiste legge o esercito capace di fermare un popolo unito.
Le proteste che bruciano nelle piazze europee — da Madrid a Parigi, fino a Torino — sono i sintomi di quarant'anni di smantellamento dello stato sociale, portato avanti da un modello politico ed economico che nei governi tecnici (come Monti e Draghi) ha toccato il suo apice.
Oggi il governo Meloni continua lo show mediatico delle guerre d'identità, ma la sostanza economica non cambia. Dalla Spagna di Sánchez alla Francia di Macron, fino all'Italia di Meloni: la ricetta economica è la stessa.
Il vero capolavoro delle classi dominanti è la narrazione dei media. Così, mentre in Francia assistiamo all'unione tra studenti e lavoratori, in Italia restiamo bloccati e ci autosabotiamo.
In Italia oggi ci sono due proteste in corso. Da un lato ci sono i giovani e gli studenti: informati tramite canali social (indipendenti) e consapevoli che viviamo in un mondo globalizzato. Gli studenti sanno che se mancano i servizi base nelle scuole e nelle università non è un caso isolato, ma il sintomo di una generale carenza di futuro.
I giovani sanno che l'Italia ha tagliato sanità, pensioni e istruzione — cioè lo stato sociale — per dirottare le risorse sugli armamenti. Sanno che manifestare oggi per la Palestina significa difendere il proprio domani.
Dall'altro lato c'è la protesta degli adulti: agricoltori e autotrasportatori, il mondo del lavoratori autonomi e della logistica. Una fetta di popolazione storicamente vicina alla politica di governo che oggi blocca le autostrade, ma che per decenni è stata messa dai media in contrapposizione con gli altri lavoratori.
Sono due proteste divise non solo dall'età, ma anche dalla geografia: gli studenti al Nord, il comparto agro-logistico al Sud. Un Sud che finisce raccontato dai media sempre in posizione di resa e di richiesta di aiuti. Siamo come legna che confida nella delicatezza dell'ascia. Al Sud si fatica ancora a vedere la connessione tra le lotte: dal diritto alla casa e contro il caro-vita, fino alla solidarietà internazionale.
Sono due Italie che protestano: una giovane e consapevole; l'altra più adulta, ma disillusa e disorientata, che chiede aiuto proprio a chi ha causato la crisi. Il caro-carburanti non è una disgrazia caduta dal cielo, ma la conseguenza diretta di 25 anni di guerre imperialiste a guida americana, di cui il conflitto in Medio Oriente è solo l'ultima tappa.
Siamo un popolo diviso da idee superficiali e incapace di vedere le vere cause dei propri problemi. Il riarmo europeo significa la fine definitiva dello stato sociale. Se il Sud e il Nord non si uniranno in un'unica protesta per il diritto al futuro, la sconfitta sarà inevitabile per tutti. Divisi saremo sempre sconfitti.
Questo vale per tutto il campo politico. È ora di abbandonare i dogmi del modello neoliberale, che condivide la stessa ricetta economica da destra a sinistra. Serve unità tra lavoratori, studenti, agricoltori, Nord e Sud per costruire un futuro migliore.
Per farlo davvero, occorre riorganizzare la protesta dal basso attorno a un progetto come Potere al Popolo!. Continuare a fidarsi dei partiti tradizionali porta solo allo stesso risultato: sono treni diversi che viaggiano tutti sui medesimi binari.