Potere al Popolo-Palermo e provincia

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Potere al Popolo-Palermo e provincia "Democrazia" vuol dire che il potere sta nelle mani del popolo. Oggi non è così, noi non decidiamo!

Oggi siamo scesi in piazza a Palermo per respingere con determinazione la provocazione del sit-in di Forza Nuova e la pr...
31/10/2026

Oggi siamo scesi in piazza a Palermo per respingere con determinazione la provocazione del sit-in di Forza Nuova e la presenza in città del suo fondatore Roberto Fiore. Ribadiamo con chiarezza che a Palermo i neofascisti non hanno agibilità politica e non sono i benvenuti.

L’antifascismo non è una passerella di circostanza né una delega istituzionale, ma una pratica militante di conflitto sociale che vive e si difende nelle piazze.

Rifiutiamo categoricamente la retorica del «voto utile» che a ogni tornata elettorale ricatta le classi popolari evocando il pericolo nero solo per blindare equilibri di potere e politiche liberiste. La straordinaria giornata dello sciopero generale del 30 ottobre, che ha visto scendere in corteo a Palermo oltre ventimila lavoratori e studenti contro carovita, guerra, riarmo e genocidio dimostra quale sia la strada maestra: il fascismo e la miseria sociale si abbattono solo costruendo una solida struttura organizzata, sindacale e politica, radicata nei posti di lavoro, nelle scuole e nei quartieri.

Soltanto attraverso l'autonomia delle lotte e l'organizzazione di classe è possibile dare vita a una reale alternativa anticapitalista, indipendente tanto dalla destra reazionaria quanto dal centrosinistra liberale.

Ora e sempre Resistenza!

30/10/2026
Domani 30 ottobre alle 9 sciopero generale.Ci vediamo a Piazza Politeama
29/10/2026

Domani 30 ottobre alle 9 sciopero generale.
Ci vediamo a Piazza Politeama

Contro guerra, carovita e genocidio ci vediamo domani alle 9:00 a Piazza Politeama a Palermo tutte e tutti per lo sciope...
29/10/2026

Contro guerra, carovita e genocidio ci vediamo domani alle 9:00 a Piazza Politeama a Palermo tutte e tutti per lo sciopero generale

Dividi et impera. Usiamo pure con sarcasmo questo classico latinismo, ma resta una massima tanto banale quanto vera. L'i...
22/10/2026

Dividi et impera. Usiamo pure con sarcasmo questo classico latinismo, ma resta una massima tanto banale quanto vera. L'ideologia neoliberale parte da un concetto chiaro: l'atomizzazione della società, cioè la sua frammentazione in singoli individui. "La società non esiste, esistono gli individui", diceva Margaret Thatcher. In questa frase c'è la radice del potere che opprime l'Europa dagli anni '80 a oggi. L'individuo solo è innocuo, manipolabile e facile da silenziare; le masse unite no: le masse fanno paura al potere.
Il principio di divisione serve a controllare la società in ogni suo aspetto. Per le élite conservatrici e liberali è vitale mantenere il popolo diviso in compartimenti stagni. Per questo alimentano la divisione di genere e lo scontro tra sessi, così come mantengono la distanza generazionale e la frammentazione nel mondo del lavoro. Una società classista crea continue sottoclassi per un unico obiettivo: mantenere separato il popolo al suo interno.
Siamo divisi per nazioni, regioni, religioni, genere e professioni. Eppure, se i popoli smettessero di combattersi nelle guerre imperiali e si unissero, il potere basato sulla forza crollerebbe all'istante. Non esiste legge o esercito capace di fermare un popolo unito.
Le proteste che bruciano nelle piazze europee — da Madrid a Parigi, fino a Torino — sono i sintomi di quarant'anni di smantellamento dello stato sociale, portato avanti da un modello politico ed economico che nei governi tecnici (come Monti e Draghi) ha toccato il suo apice.
Oggi il governo Meloni continua lo show mediatico delle guerre d'identità, ma la sostanza economica non cambia. Dalla Spagna di Sánchez alla Francia di Macron, fino all'Italia di Meloni: la ricetta economica è la stessa.
Il vero capolavoro delle classi dominanti è la narrazione dei media. Così, mentre in Francia assistiamo all'unione tra studenti e lavoratori, in Italia restiamo bloccati e ci autosabotiamo.
In Italia oggi ci sono due proteste in corso. Da un lato ci sono i giovani e gli studenti: informati tramite canali social (indipendenti) e consapevoli che viviamo in un mondo globalizzato. Gli studenti sanno che se mancano i servizi base nelle scuole e nelle università non è un caso isolato, ma il sintomo di una generale carenza di futuro.
I giovani sanno che l'Italia ha tagliato sanità, pensioni e istruzione — cioè lo stato sociale — per dirottare le risorse sugli armamenti. Sanno che manifestare oggi per la Palestina significa difendere il proprio domani.
Dall'altro lato c'è la protesta degli adulti: agricoltori e autotrasportatori, il mondo del lavoratori autonomi e della logistica. Una fetta di popolazione storicamente vicina alla politica di governo che oggi blocca le autostrade, ma che per decenni è stata messa dai media in contrapposizione con gli altri lavoratori.
Sono due proteste divise non solo dall'età, ma anche dalla geografia: gli studenti al Nord, il comparto agro-logistico al Sud. Un Sud che finisce raccontato dai media sempre in posizione di resa e di richiesta di aiuti. Siamo come legna che confida nella delicatezza dell'ascia. Al Sud si fatica ancora a vedere la connessione tra le lotte: dal diritto alla casa e contro il caro-vita, fino alla solidarietà internazionale.
Sono due Italie che protestano: una giovane e consapevole; l'altra più adulta, ma disillusa e disorientata, che chiede aiuto proprio a chi ha causato la crisi. Il caro-carburanti non è una disgrazia caduta dal cielo, ma la conseguenza diretta di 25 anni di guerre imperialiste a guida americana, di cui il conflitto in Medio Oriente è solo l'ultima tappa.
Siamo un popolo diviso da idee superficiali e incapace di vedere le vere cause dei propri problemi. Il riarmo europeo significa la fine definitiva dello stato sociale. Se il Sud e il Nord non si uniranno in un'unica protesta per il diritto al futuro, la sconfitta sarà inevitabile per tutti. Divisi saremo sempre sconfitti.
Questo vale per tutto il campo politico. È ora di abbandonare i dogmi del modello neoliberale, che condivide la stessa ricetta economica da destra a sinistra. Serve unità tra lavoratori, studenti, agricoltori, Nord e Sud per costruire un futuro migliore.
Per farlo davvero, occorre riorganizzare la protesta dal basso attorno a un progetto come Potere al Popolo!. Continuare a fidarsi dei partiti tradizionali porta solo allo stesso risultato: sono treni diversi che viaggiano tutti sui medesimi binari.

Anche Palermo scende in piazza per lo sciopero generale indetto da USB il 30 Ottobre, non una semplice piazza, ma una mo...
21/10/2026

Anche Palermo scende in piazza per lo sciopero generale indetto da USB il 30 Ottobre, non una semplice piazza, ma una mobilitazione che attraverserà tutta l’Italia!

La benzina sopra i 2 euro. La spesa che costa sempre di più. Affitti impossibili. Stipendi fermi.
E intanto il governo trova i soldi solo per le armi.

Fermiamoci tutte e tutti insieme.
Scuole, porti, uffici, fabbriche… riempiamo le piazze in ogni città!

30 Ottobre, Palermo, Piazza Politeama, ore 9:00!

12/10/2026

Fermare Valditara. Contro gli Stati Generali della
scuola razzista, guerrafondaia e sionista del governo Meloni, in piazza con gli studenti e le studentesse di Palermo.

La lotta per la casa, che collega le strade di Palermo alle reti cittadine di Madrid e a quelle europee, ci ricorda che ...
08/10/2026

La lotta per la casa, che collega le strade di Palermo alle reti cittadine di Madrid e a quelle europee, ci ricorda che la proprietà ha senso solo se rispetta la funzione sociale dell'abitare.
La spinta etica di fronte all'ingiustizia non deve esaurirsi nell'emozione momentanea, ma deve trasformarsi in organizzazione politica permanente.
Ciò che è accaduto a Palermo con lo sgombero dell'ex scuola Salvemini non è un episodio neutro di "ripristino della legalità", ma una manifestazione concreta della violenza con cui la speculazione e la rendita immobiliare espellono dalle città i settori più fragili della popolazione.
Otto nuclei familiari sono stati sgomberati oggi.
La realtà di questo sgombero è fatta di vite reali: un ragazzo fatto uscire prima da scuola per essere caricato della responsabilità di portare via le cose di casa; un ragazzo con una grave disabilità strappato alle cure della nonna e degli zii per essere isolato all'interno di una struttura; una donna con i punti ancora freschi di un intervento chirurgico, costretta a svuotare le stanze da sola perché il marito era bloccato nella ricattabilità del lavoro nero e precario.
Come nel caso dello sfratto violento di Maricarmen Abascal a Madrid, che ha mostrato al mondo la stessa voracità del profitto e dal quale è nata un'imponente mobilitazione che ha portato centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza, trasformando l'indignazione nella richiesta collettiva di uno sciopero degli affitti, di tetti ai canoni e del ripristino dei contratti d'affitto a tempo indeterminato, anche in Italia, a Palermo dobbiamo capire che questa dinamica non è un'anomalia isolata, ma l'effetto diretto della speculazione che trasforma il diritto all'abitare in una merce finanziaria.

Indirizzo

Via Giovanni Paisiello, 9
Palermo
90100

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