26/10/2026
Occorre un piano straordinario di salvaguardia della continuità dei cantieri, nel pieno rispetto delle disposizioni e dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria e della normativa antimafia.
Le aree interne, già segnate dallo spopolamento e dalla fragilità economica, hanno bisogno di certezze, non di nuove emergenze.
Ricostruzione post sisma: la giustizia faccia il suo corso, ma la politica risponda del fallimento della cosiddetta “filiera”.
A dieci anni dal sisma, con famiglie ancora nelle Sae e cantieri che procedono a rilento, arriva un'altra scossa: otto arresti, 51 indagati e sequestri per oltre 57 milioni di euro.
Eppure i tg nazionali non ne parlano!
Priorità assoluta alla tutela dei cittadini e alla continuità dei cantieri.
L'inchiesta della Guardia di Finanza e della Direzione distrettuale antimafia di Ancona sugli appalti della ricostruzione post sisma solleva interrogativi che, al di là delle responsabilità penali individuali, richiedono anche una riflessione sul sistema politico e istituzionale che ha governato la ricostruzione negli ultimi anni.
Italia Viva Marche – Casa Riformista ribadisce la propria cultura garantista: le responsabilità penali devono essere accertate dalla magistratura, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza e dei diritti di tutte le persone coinvolte.
Non intendiamo sostituire i processi con le sentenze mediatiche, né utilizzare le indagini per alimentare una contrapposizione politica superficiale.
Su un piano distinto da quello giudiziario, riteniamo tuttavia necessaria una riflessione sul funzionamento della cosiddetta filiera istituzionale, a lungo presentata come garanzia di efficienza e rapidità nella ricostruzione: filiera che unisce Governo, Regione Marche e struttura commissariale e che deve rispondere non soltanto dei risultati conseguiti, ma anche delle modalità con cui sono state esercitate le proprie prerogative.
In particolare, riteniamo necessario aprire una valutazione politica sull'utilizzo degli strumenti straordinari di accelerazione delle procedure, a partire dalle ordinanze speciali e dagli ampi margini di discrezionalità affidati al Commissario alla ricostruzione.
Si tratta di strumenti nati per superare ostacoli burocratici e restituire rapidamente case, servizi e infrastrutture alle comunità terremotate.
A nostro giudizio, tuttavia, il loro utilizzo ha lasciato spazio a una discrezionalità eccessiva, soprattutto nell'individuazione degli interventi pubblici da finanziare e nella definizione delle relative priorità, facendo emergere il rischio di forme di “amichettismo istituzionale”.
Nell'immediato, tuttavia, la preoccupazione principale riguarda le possibili conseguenze dell'inchiesta sulla ricostruzione.
Il rischio di sospensione o interruzione di centinaia di cantieri rappresenta un'emergenza sociale ed economica di enorme portata.
Non riguarda soltanto le famiglie che attendono di rientrare nelle proprie abitazioni, ma anche le imprese subappaltatrici estranee alle ipotesi di illecito, i fornitori, i lavoratori e l'intero sistema produttivo dei territori interessati.
Per questo Italia Viva Marche – Casa Riformista chiede che Regione, struttura commissariale, Governo e organismi competenti definiscano con urgenza un piano straordinario di salvaguardia della continuità dei cantieri, nel pieno rispetto delle disposizioni e dei provvedimenti dell'autorità giudiziaria e della normativa antimafia.
Occorre individuare rapidamente soluzioni per la prosecuzione degli interventi, garantire la tutela dei crediti legittimamente maturati dalle imprese subappaltatrici e dai fornitori e impedire che le eventuali difficoltà finanziarie si traducano in una crisi dell'intero sistema economico che ruota attorno alla ricostruzione.
Allo stesso tempo, chiediamo una verifica pubblica dei criteri che hanno guidato l'utilizzo delle procedure di affidamento e delle condizioni che hanno consentito una così rilevante concentrazione di lavori in capo a singoli operatori economici.
A dieci anni dal terremoto, le comunità del cratere non possono subire un ulteriore ritardo nel ritorno alla normalità.
Le aree interne, già segnate dallo spopolamento e dalla fragilità economica, hanno bisogno di certezze, non di nuove emergenze.
La magistratura faccia pienamente il proprio lavoro. La politica abbia il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, garantendo trasparenza nelle scelte e continuità alla ricostruzione.