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“Tutela…chi è costei?”…avrebbe detto un Don Abbondio contemporaneo. E sì, in effetti cos’è la tutela per una classe poli...
06/10/2026

“Tutela…chi è costei?”

…avrebbe detto un Don Abbondio contemporaneo. E sì, in effetti cos’è la tutela per una classe politica e per un rappresentante legale nonché responsabile della gestione generale del Parco archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale? E’ forse la bella sedia in prima fila, in tutte le file e passerelle possibili? E’ forse uno straccio di celebrità presso le testate giornalistiche e web locali, in questa povera sventurata provincia dell’entroterra siciliano? Mi verrebbe da chiedere a chi dirige, in virtù dell’articolo 22 della legge regionale siciliana n. 20/2000, la nostra magnifica Villa Romana del Casale: ma direttore lei cosa intende per tutela e sicurezza di un sito archeologico così importante per il quale sono stati spesi, si spendono e si spenderanno fiumare di proventi pubblici? Io davvero non lo so. Dacchè a me è stato segnalato, ovvero da circa due anni, il perimetro che dovrebbe proteggere l’area del sito archeologico presenta ampie porzioni violate, con doppia fila di fil di ferro tagliato e apparecchiature rovesciate a terra e mai ripristinate. In prossimità di queste “falle” al sistema di sicurezza della Villa Romana, lungo il percorso di uscita giace una scala in ferro che a rigor di logica consentirebbe a chiunque di entrare indisturbato dentro l’area sottoposta a tutela e compiere qualsiasi tipo di attività, che sia svago o che sia scavo… E il tutto senza pagare alcun biglietto. Certo il turista che non conosce le nostre contrade, magari troverebbe questa seconda entrata gratis con una certa difficoltà ma…la malavita, per esempio, la trova subito. La trova anche chi raccoglie verdure selvatiche, chi passeggia da buon naturalista nelle campagne abbandonate, la trovano i residenti insomma e i non residenti, con buone e cattiva intenzioni. Ma il problema non è chi vi accede ma chi soprintende al tutto… Mi chiedo, direttore, ma lei una passeggiata “completa” se l’è mai fatta dentro la Villa Romana, io non lo so perché non seguo le sue tappe mondane… ma qualche dubbio ce l’ho. La stessa domanda vorrei porgerla a chi governa la nostra città, a chi lavora come imprenditore e amministratore nei pressi, ma a nessuno è sorto il problema della sicurezza? Eppure dovrebbe essere il primo; il primo dei problemi e la prima destinazione dei proventi dei biglietti, invece non è nemmeno l’ultimo com’è vero che questa situazione permane da anni, accanto a strutture lignee fatiscenti che non rappresentano più una sicurezza per i turisti che transitano e che non ricevono manutenzione da almeno un decennio. Ma come possiamo tollerare tutto questo? Il direttore, o chi per lui, potrebbe rispondere a qualche intervistatore che sono stati impegnati circa 70 mila euro per sistemare qualche cosuccia qua e là a Morgantina e alla Villa Romana. Ma questi soldi si sono persi per strada? Sono stati spesi per cose più amene? E tutti questi anni in cui male intenzionati hanno potuto accedere comodamente al sito dove li vogliamo mettere? Sarà servito loro un pezzetto di mosaico per farsi belli con le turiste straniere? Sarà servito del buon terriccio per i loro vasi in campagna? O magari semplicemente il piacere di fare una bella passeggiata romantica sotto la luna piena. Ma si, tutto è possibile in un territorio vandalizzato, prima che nei suoi siti archeologici, nelle istituzioni e nella politica che dovrebbero esser tali in funzione di una responsabilità e di un compito che non ricordano più, accecati solo dai riflettori e dal solito complesso psicologico e materialistico del re sole.

SCOMPARSA UNA TOMBA DI FAMIGLIA?              Il cittadino non trova pace nemmeno al cimitero...Finito il funerale, dopo...
07/09/2026

SCOMPARSA UNA TOMBA DI FAMIGLIA?

Il cittadino non trova pace nemmeno al cimitero...

Finito il funerale, dopo aver accompagnato il proprio caro nell’ultimo viaggio, una famiglia si reca al cimitero comunale per procedere alla tumulazione. È un momento in cui si vorrebbe soltanto raccoglimento, rispetto e un luogo in cui poter piangere in pace.

E invece, secondo quanto denunciato dai cittadini, ad attenderli c’è un’amara sorpresa: il monumento funerario non c’è più. Al suo posto, un fabbricato in cantiere, una colonnina di loculi in costruzione.

Una scena che sembra uscita da una commedia dell’assurdo, se non fosse che riguarda il dolore delle persone e la memoria dei loro defunti. Il cittadino, già provato dalla perdita, si trova così a dover chiedere spiegazioni su ciò che è accaduto al luogo destinato al proprio caro.
Sono rimasta davvero sgomenta e incredula stamattina nel leggere la notizia resa nota da Ranieri Ferrara. Un fatto gravissimo, che non può e non deve passare inosservato, perché riguarda un’esperienza che ha dell’incredibile e che deve far riflettere ogni singolo cittadino di Piazza Armerina.
Nessun cittadino è più al sicuro in merito a questa situazione, nemmeno un onorevole che giungendo al cimitero al posto del monumento funario della propria famiglia, senza alcun preavviso o autorizzazione dei familiari, trova eretta una struttura di nuovi loculi commerciali.
Un monumento funebre privato, in marmo, curato, decorato con la maestria dei nostri marmisti locali e con una sua precisa dignità estetica, è stato letteralmente cancellato per fare spazio a un impianto prefabbricato di nessun valore estetico.
Ma c'è un elemento che rende la vicenda ancora più assurda e paradossale. Su quella tomba c’era un cognome arcinoto a tutti; chiunque a Piazza Armerina conosce questa famiglia. Il fatto che abbiano potuto radere al suolo quel manufatto senza nemmeno porsi il problema di chi vi fosse sepolto dimostra chiaramente la furia devastatrice che sta travolgendo il cimitero Bellia.
A questo punto la domanda sorge spontanea: se è potuto succedere a un onorevole cosa può accadere ai morti di noi tutti?
Da anni assistiamo a una vera e propria cementificazione selvaggia del nostro cimitero. Quello che dovrebbe essere un luogo di pace, memoria e rispetto è stato trasformato in una miniera d'oro. Si costruiscono e si vendono loculi a ritmi frenetici, dovunque ci sia qualche metro quadrato, nelle piazzette dove prima c'erano le fontanelle per l'acqua o dove c'erano i bidoni per gettare i fiori appassiti. Si costruiscono sopra i muri antichi, si attaccano nuovi loculi a cappelle già esistenti, si edificano loculi a schiera ricoprendo gli storici muri perimetrali in bella pietra a vista. Si costruiscono loculi nei vialetti di passeggio, nelle piazzette e dove c'erano aiuole. Si incastrano perfino tra una ca****la privata ed un muro... una ipertrofia selvaggia di loculi. Due metri quadrati possono fruttargli anche 25.000 euro se ci metti sopra una colonnina di loculi prefabbricati. Al cimitero Bellia riescono a far fruttare il suolo, in pratica, a 10.000/12.000 euro a metro quadrato che neanche al centro di Milano o di Roma.
Bastano due metri quadri per edificare colonne di loculi da vendere a 5.000 o 6.000 euro l'uno, creando un business milionario che attira persino acquirenti da altre province.
Loculi incastrati ovunque, al posto delle fontanelle per l'acqua, nelle piazzette, costruiti sopra e a ridosso degli storici muri perimetrali in pietra. Per non parlare del taglio sconsiderato di cipressi secolari — alberi sanissimi di oltre 200 anni — eliminati per fare legname e recuperare altro spazio da monetizzare.
Le quattro ditte edili locali sono state messe da parte. L'incarico per questa "tempesta di cemento" pare sia stato affidato a una ditta di Canicattì, ma comunque sono ditte forestiere. Un dettaglio non da poco: forse chi viene da fuori non si pone problemi di rispetto sociale o memoria storica.
Di fronte a questo scempio, le responsabilità politiche e gestionali sono chiare e vanno dall'Assessore Di Salvo fino alla direzione del cimitero.
Questa amministrazione ha dimostrato una spregiudicatezza e una venalità senza precedenti nella storia della nostra città. Per loro, persino la memoria dei defunti è diventata merce da compravendita.
Dovremmo fare un appello a tutti gli Enti competenti.
La città chiede loro di mostrare forza e coraggio. Questo gesto non può né deve passare inosservato e non bisognerebbe permettere che rimanga impunito. Occorrerebbe fare luce sulle responsabilità.
Cari piazzesi, teniamo gli occhi ben aperti. Andiamo a controllare le tombe dei nostri cari, perché con questo ritmo e con questa fame di soldi, nessuno di noi può più essere sicuro di andare al cimitero e ritrovare i propri defunti e financo i marmi delle proprie tombe.
Non avrei mai creduto che una cosa simile potesse davvero accadere. Con questa tipo di politica e a causa di una terrificante spregiudicatezza, di una venalità senza limiti stiamo assistendo a cose, come questa, che sarebbero sembrate impensabili fino a pochi anni fa.
Se qualcuno dei nostri amministratori legge queste parole voglio ricordargli anche che può essere pericoloso fare speculazioni sui morti. Da un'altra dimensione forse loro osservano queste vili speculazioni che ingrassano il portafoglio di qualcuno con il mercimonio dei sepolcri, che monetizzano quei piccoli templi di marmo eretti con amore per la custodia delle spoglie mortali dei propri cari.
Amo pensare che si sia trattato solo di un brutto equivoco, perchè in caso contrario...beh...siamo proprio inguaiati!
Raffaella Motta

Ci sono presenze che rassicurano. E poi ci sono quelle che disturbano. La Giuria Agorà, a quanto pare, appartiene alla s...
27/08/2026

Ci sono presenze che rassicurano. E poi ci sono quelle che disturbano. La Giuria Agorà, a quanto pare, appartiene alla seconda categoria.
Non perché faccia rumore, non perché interrompa cortei o agiti cartelli sovversivi lungo il percorso di una manifestazione. Il suo difetto è assai più grave: osserva, valuta e pensa con la propria testa.
Un'abitudine incauta oramai a Piazza Armerina, soprattutto quando si ha la pretesa di costituire una giuria.
Così, anche quest'anno, in occasione della settantunesima edizione del Palio dei Normanni, nei giorni 12 e 13 agosto, Agorà si è riunita per assegnare i suoi due premi. Lo ha fatto come sempre: senza chiedere preventivamente quale fosse il giudizio più conveniente, senza consultare il bollettino meteorologico della politica locale e, soprattutto, senza esercitarsi nella disciplina — assai diffusa ma ancora inspiegabilmente esclusa dalle Olimpiadi — del salto sul carro del vincitore.
La Giuria Agorà è infatti composta da persone libere, non allineate e refrattarie a quella particolare forma di ginnastica cervicale che consiste nel tenere il capo costantemente inclinato davanti al potere.
Una caratteristica che dovrebbe essere del tutto normale in una giuria indipendente.
E che invece, a Piazza Armerina, sembra essere diventata quasi una provocazione.
Il primo incidente diplomatico non si è fatto attendere.
La Giuria Agorà aveva appena preso posto sul balcone della storica chiesa di Santo Stefano, punto privilegiato dal quale seguire il passaggio del corteo e osservare figuranti, abiti storici, allestimenti e ogni altro elemento utile alla valutazione, quando la sua presenza ha improvvisamente assunto i contorni di una questione di ordine pubblico. O quasi.
I giurati avevano persino commesso l'imprudenza di presentarsi in abiti storici e di esporre un banner con una scritta inequivocabile: GIURIA AGORÀ.
Apriti cielo.
Quel rettangolo di stoffa deve essere apparso più minaccioso di un vessillo nemico alle porte della città.
Da quel momento è cominciata una singolare trafila per ottenere la rimozione della Giuria dalla sua postazione. La questione, anziché rimanere nell'ambito organizzativo della manifestazione, è arrivata persino agli ambienti della Curia, fino a tradursi in una comunicazione indirizzata al parroco perché la nostra presenza nella chiesa cessasse.
Insomma, per una giuria nata per osservare il Palio, essere osservata mentre osservava sembrava essere diventato improvvisamente intollerabile.
Il parroco di Santo Stefano, comprensibilmente messo in forte imbarazzo da una vicenda tanto spiacevole quanto surreale, ha scelto una soluzione di buon senso: è stato rimosso il banner con la scritta GIURIA AGORÀ, mentre ai giurati è stato consentito di continuare regolarmente il proprio lavoro.
Ed eccoci dunque al primo grande risultato della settantunesima edizione del Palio: la scritta era stata neutralizzata.
La Giuria, invece, era ancora lì.
Pensante, osservante e, particolare forse ancora più preoccupante, perfettamente intenzionata a formulare il proprio giudizio.
Ma mentre ai piani alti ci si interrogava su come arginare il temibile fenomeno Agorà, in strada accadeva qualcosa di molto diverso.
Cittadini, spettatori e semplici curiosi hanno cominciato spontaneamente a stringersi intorno alla Giuria, a segnalarci particolari, a commentare costumi e allestimenti, a proporre candidature. La nostra presenza, anziché passare inosservata, ha suscitato simpatia e partecipazione.
Forse perché l'indipendenza, quando è autentica, possiede ancora un certo fascino.
Forse perché una giuria che non rappresenta nessuno, non deve compiacere nessuno e non riceve indicazioni da nessuno finisce inevitabilmente per rappresentare qualcosa: la libertà di giudizio.
E così, quando ormai il corteo era terminato e la città avrebbe potuto finalmente concedersi qualche ora di tregua, i nostri telefoni continuavano a ricevere fotografie e segnalazioni. Ancora intorno all'una di notte c'era chi ci inviava immagini di figuranti, abiti e dettagli proponendo possibili vincitori.
Altro che sfratto: Agorà si era allargata.
Dal balcone di Santo Stefano era scesa nelle strade, nelle fotografie, nei messaggi e soprattutto nella curiosità delle persone.
Il 13 agosto, seconda giornata della manifestazione, abbiamo quindi deciso di cambiare completamente metodo di osservazione: niente postazione fissa, ma full immersion nel corteo.
I giurati si sono mescolati agli spettatori, hanno percorso le strade, osservato da vicino figuranti, gruppi, costumi e dettagli, spostandosi liberamente lungo il percorso della manifestazione.
Del resto, impedire a una giuria di stare su un balcone può forse richiedere qualche telefonata.
Impedirle di camminare per strada sarebbe stato decisamente più complicato.
Peccato.
Abbiamo dunque camminato, osservato, confrontato fotografie, raccolto segnalazioni e discusso a lungo. E al termine della seconda giornata la Giuria Agorà ha fatto esattamente ciò per cui era nata e che, nonostante tanto trambusto, nessuno era riuscito a impedirle di fare:
ha espresso il proprio verdetto.
Il verdetto, dunque, era stato pronunciato.
Sono arrivate le prime fotografie, le prime dirette, i primi contatti con i vincitori. Ma il Palio dei Normanni era ancora nel pieno del suo svolgimento e avrebbe continuato a vivere i suoi momenti più intensi fino alla sera del 14 agosto.
C'era quindi tempo per le celebrazioni.
E soprattutto c'era il desiderio di restituire ai premi il significato con cui erano stati pensati: non una passerella, non un riconoscimento di circostanza, ma un gesto libero di apprezzamento verso chi, agli occhi della Giuria, aveva saputo distinguersi.
Così, ieri pomeriggio, negli uffici di Agorà, abbiamo finalmente accolto e festeggiato i due vincitori: Roberto Messina e Giorgia Di Vita.
Ed è stato probabilmente questo il momento più bello dell'intera esperienza.
Niente cortei, niente balconi contesi, niente banner capaci di turbare gli equilibri istituzionali. Soltanto due giovani visibilmente emozionati, felici e orgogliosi del riconoscimento ricevuto.
Roberto e Giorgia hanno portato con sé quella soddisfazione genuina che restituisce a un premio il suo valore più autentico: essere scelti perché qualcuno ti ha osservato, ti ha apprezzato e ha deciso liberamente che meritavi di essere premiato. Oltre alla targa premio, come già concordato con i giurati in precedenza, alla dama è stato anche consegnato un premio in denaro per le spese di make up. Una cifra certamente simbolica. Ma proprio per questo carica di significato.
Perché dietro ogni dama, cavaliere o figurante che per qualche ora restituisce alla città l'illusione del Medioevo non ci sono soltanto velluti, broccati, acconciature e sorrisi per le fotografie. Ci sono persone vere che dedicano tempo, energie e, molto spesso, denaro proprio alla riuscita della manifestazione.
Un tempo ai cittadini che partecipavano in costume veniva riconosciuto almeno un gettone di presenza. Oggi quel piccolo riconoscimento economico non viene più corrisposto.
E allora abbiamo voluto compiere un gesto volutamente polemico.
Pagare simbolicamente il make-up di una dama significa ricordare una cosa molto semplice: il Palio non lo fanno soltanto i nomi scritti sui manifesti. Lo fanno anche, e soprattutto, i cittadini che lo indossano.È una questione di priorità.
In una manifestazione nella quale trovano spazio cachet importanti destinati a personalità e artisti provenienti da fuori città, possibile che non si riesca più a trovare neppure una piccola forma di riconoscimento per quelle centinaia di persone che prestano il proprio volto, il proprio tempo e la propria passione alla rappresentazione?
Perché senza l'ospite prestigioso il Palio si farebbe comunque.
Senza dame, cavalieri, armigeri, musici e figuranti, semplicemente, il Palio non esisterebbe.
Il contributo consegnato a Giorgia Di Vita vuole dire esattamente questo.
Non pretende certo di rimborsare l'impegno economico di chi partecipa alla manifestazione. Vuole piuttosto rimettere simbolicamente al centro chi troppo facilmente rischia di diventare scenografia umana di un grande evento, anziché esserne riconosciuto come protagonista.
Alla fine, dunque, dopo telefonate, malumori, tentativi di allontanamento e persino un povero banner caduto sul campo dell'onore, la pericolosissima Giuria Agorà è riuscita a portare a termine la propria missione. Senza padrini, senza suggeritori e senza chiedere a nessuno il permesso di pensare. Forse è proprio questo il piccolo scandalo di Agorà.
Essere una giuria libera in una città nella quale, da troppo tempo ormai, la libertà di giudizio sembra ancora una forma di insubordinazione.
Raffaella Motta.

QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DI DIRE BASTAArriva il momento nella vita di una città in cui occorre opporsi fermamente all’in...
14/08/2026

QUANDO ARRIVA IL MOMENTO DI DIRE BASTA

Arriva il momento nella vita di una città in cui occorre opporsi fermamente all’indecenza nella comunicazione politica.
Opporsi con l’opinione e con l’azione; non con la violenza fisica o verbale, né con la fraudolenza; ma con un’opinione coraggiosa e un’azione decisa, soprattutto risolutiva.
La questione è appunto la comunicazione politica; da anni la pagina dell’Assessorato al turismo e spettacolo di Piazza Armerina pubblica carrellate di foto che immortalano i viaggi (ormai non si possono contare) dell’assessore e sua concierge nelle principali mete europee e oltre col pretesto, il solito pretesto, della promozione del brand Palio dei Normanni di Piazza Armerina. Ciò dicendo e comunicando il politico si convince di aver convinto i suoi elettori e soprattutto di aver messo a tacere i suoi numerosi oppositori.
L’ultima sconcezza l’assessore l’avrebbe proferita giorni fa in una delle conferenze stampa che fanno a gara l’una con l’altra per ridicolaggine: “La città è pronta per accogliere l’arrivo di centomila turisti”-boom! Di questi centomila attesi non uno è arrivato, a prescindere dall’emergenza Etna e il dramma dell’aeroporto; la stessa Suite d’autore è vuota ad eccezione di qualche camera impegnata per alloggiare i cantanti in scaletta.
Calo delle prenotazioni nei B&B, piazze e strade del centro storico semideserte, gli stessi concittadini coi loro parenti emigrati hanno preferito rilassarsi in campagna e del resto ieri, in occasione della consegna delle chiavi, la stessa Piazza Cattedrale al culmine delle presenze poteva consentire di farsi un giro in bici essendo piena al 30%.
Fra qualche giorno la corte del sindaco col suo gran cerimoniere strombazzerà che la 71nesima edizione del Palio è stato un successo senza precedenti, ma sappiamo già tutti che si tratta dell’ennesima bufala. Da anni questi politici offendono la nostra intelligenza.
A questo punto sono i miei concittadini ed elettori che devono cambiare atteggiamento, perché questi personaggi non sono recuperabili né redimibili; sono bugiardi per vocazione e per professione. Ora la professione induce a volte a dei cambiamenti, ma la vocazione no; la vocazione irrigidisce la condotta e la parola, sfocia nel fanatismo. Come dire chi ha una vocazione ha una marcia in più, se mente lo fa con gusto e con passione, non può essere recuperato.
Le soluzioni dunque vanno cercate altrove ovvero nel DISSENSO, nelle sue forme più nobili e costituzionalmente legittime. Quel dissenso che da anni il potere cerca di sedare, opprimere, sopprimere, soffocare al suo nascere, raggiungendo telefonicamente chi interagisce sui social a loro discapito, intimidendo, velatamente minacciando, creando disagio e inquietudine, finendo per scoraggiare il dibattito, il confronto e il legittimo movimento di opinione in una città che democratica non è più.
L’opinione invece va espressa, la menzogna denunciata e l’opposizione va esercitata.
Volevo arrivare proprio qui: all’esercizio dell’opposizione. Ora è chiaro che, a parte la comunicazione a mezzo social come questa pagina di informazione e di opinione fa, la sede opportuna, quella preposta, la migliore, è il Consiglio Comunale. A riguardo di ciò oggi posso affermare, senza temere di incorrere in una smentita, che l’opposizione che si esercita lì è assolutamente falsa. Anzi più falsa della comunicazione politica della governance a Sala delle Luci.
Quello che ferma il risanamento della città di Piazza Armerina è una classe di politici che solo SIMULA l’opposizione ma sostanzialmente non ne fa; si garantisce la poltrona e quindi lo stipendio mensile, fa contenta chi, come regista delle tenebre, tiene i suoi burattini in piedi per le sue spregiudicate logiche di potere. E la frittata è fatta: l’opposizione mette in scena teatrini più patetici di quelli dell’assessorato al turismo e delle sue limonate in riva al mare a Marzamemi.
Se così non fosse, se io sbagliassi, se io male interpretassi, oggi la giunta Cammarata sarebbe già un brutto ricordo da sbiadirsi nel tempo, una pagina chiusa come tutte le altre precedenti e amen. Una carrellata di menzogne, arroganze, egoismi, infantilismi, prepotenze e consorterie terminata con una semplice votazione di sfiducia.
Questo mi permette di giudicare un consigliere di opposizione che finge di opporsi e, in sostanza mantiene chi ha portato le casse comunali al collasso e ha aumentato le spese dei cittadini fino alla disperazione, PEGGIORE del falso nemico che attacca nelle sedute consiliari.
Da queste accuse, i consiglieri di opposizione che qui descrivo, non si salveranno specie nella prossima campagna elettorale, per lo meno finchè pagine social come Agorà resteranno aperte.
E noi? E noi semplici cittadini?
Noi dobbiamo tornare nelle piazze a raccogliere firme, dobbiamo tornare a manifestare a voce alta e coraggiosa nelle strade esattamente come abbiamo fatto quando ci volevano privatizzare il cimitero.
Dovendo scegliere contro chi sollevarci, non dobbiamo indirizzare il nostro sdegno verso il sindaco e il suo entourage, quelli non si possono redimere, dobbiamo invece rovesciare i consiglieri di opposizione dal loro comodo limbo politico che mensilmente gli consente di vedersi accreditati sul loro conto corrente dei comodi e bei soldini, un limbo che in ogni caso e comunque garantisce loro un orizzonte di possibilità…
Dobbiamo risvegliarci noi, semplici cittadini, dire “BASTA” alle menzogne di una classe di amministratori privi di pudore, “BASTA” ai falsi oppositori.
Dobbiamo farlo perché le nostre tasse non si possono sopportare più, perché l’acqua non si può pagare a 4,5 euro a metro cubo, perché chi viaggia a sbafo deve tornare a farlo coi suoi soldi e non quelli pubblici, perché gli eventi cittadini tornino GRATUITI e le famiglie già in difficoltà non siano costrette a pagare un ticket salato di 17 euro.
Questo non è un messaggio demagogico, è un vero e proprio APPELLO. Scendiamo in piazza non solo per ballare la musica degli anni 90, scendiamo anche per il nostro futuro, perchè se ci muoviamo il futuro di una città può cambiare.
Raffaella Motta

NON CI BASTAVA NINO, ORA ANCHE DON NINO!C'é stato un episodio che devo assolutamente raccontare.​Nel corso della giornat...
13/08/2026

NON CI BASTAVA NINO, ORA ANCHE DON NINO!

C'é stato un episodio che devo assolutamente raccontare.
​Nel corso della giornata di ieri, 12 agosto, durante il Palio dei Normanni, la nostra Giuria Agorà — un’iniziativa privata, spontanea e a costo zero, nata solo per arricchire simpaticamente la nostra festa con costumi d’epoca e premi speciali — è stata vittima di un inaccettabile cortocircuito di potere.

​Accolti con generosità da Padre Bellanti (che oltre a essere uno stimatissimo parroco è anche un ecclesiastico di grande carisma e cultura) sulla terrazza della parrocchia di Santo Stefano, ci siamo trovati al centro di una pressione politica che ci ha lasciati davvero sconcertati.

​Il Vicario del Vescovo, Don Nino Rivoli, è intervenuto pesantemente sul parroco per imporre lo sgombero della nostra giuria da quella terrazza, senza addurre motivazioni che non fossero il mero arbitro della sua autorità vicariale.

​Io personalmente credo che Don Nino Rivoli abbia fatto un grave abuso di tale autorità, interferendo in modo inaccettabile con la gestione di una parrocchia da parte del suo legittimo parroco. A ogni sacerdote è dato di guidare la propria comunità parrocchiale secondo il suo proprio discernimento e di aprire le porte ai propri fedeli se ritiene di farlo : davvero non si comprende a che titolo Don Nino Rivoli pretenda l'espulsione di alcuni parrocchiani solo perché sgraditi all'amministrazione comunale, al sindaco di turno o al suo entourage!

​Perché un tale accanimento contro una semplice iniziativa che non faceva male a nessuno ?
​La risposta è puramente politica. L’entourage dell’amministrazione di Nino Cammarata — con in testa figure organizzative come Lucio Paternico (che invitiamo a smentire pubblicamente se estraneo ai fatti) — ha preferito fare sponda con i vertici della Diocesi pur di ostacolare chi, negli anni, ha espresso opinioni critiche e indipendenti.

​È gravissimo che l'autorità ecclesiastica si presti a fare da "braccio armato" delle ritorsioni politiche locali, umiliando la sensibilità di un parroco esemplare e cacciando dei fedeli che stavano solo tentando di arricchire e dare visibilità a una festa popolare che perde terreno e visitatori ogni anno.

​Mi dispiace profondamente per la br**ta e ingiusta strigliata che Padre Bellanti ha dovuto incassare dal Vicario del Vescovo. Per fortuna, tutti noi sappiamo bene chi sia l'uno e sappiamo chi sia l'altro...

​A Don Nino Rivoli mi permetto di ricordare che su di lui grava il ricordo imperituro di una sua frase, all'interno delle intercettazioni di una famosa indagine giudiziaria, che è rimasta scolpita nella mente di tutti noi fedeli: quella in cui Don Rivoli spiegava esattamente cosa lui diventasse ogni volta che si toglieva la tonaca...

​A Padre Bellanti chiedo perdono per il dispiacere che involontariamente gli abbiamo causato. Gli ricordo che il Signore è grande, vede tutto e — chissà — magari un giorno gli auguriamo di cuore di essere proprio lui il nuovo Vicario del Vescovo.
​Raffaella Motta

Un giuria libera da qualsiasi condizionamento si appresta a intrattenervi domani pomeriggio e dopodomani nel corso della...
11/08/2026

Un giuria libera da qualsiasi condizionamento si appresta a intrattenervi domani pomeriggio e dopodomani nel corso della settantunesima edizione del Palio dei Normanni. Seguite la diretta su questa pagina.
Una giuria qualificata e indipendente che seguirà con attenzione i protagonisti delle giornate del Palio e assegnerà due riconoscimenti speciali:

🏆 Targa Premio alla Miglior Dama
PREMIO IN DENARO

🏆 Targa Premio al Miglior Personaggio

A decretare i vincitori sarà una giuria composta da personalità diverse per esperienza, competenza e sensibilità, ma accomunate dalla conoscenza e dall'amore per il Palio e per Piazza Armerina.
Ne faranno parte:

⚜️ un imprenditore del settore dell’intrattenimento e delle rievocazioni storiche, attivo a livello regionale;

⚜️ una storica Gran Dama, la cui leggendaria bellezza è rimasta impressa nella memoria collettiva della nostra città;

⚜️ un profondo conoscitore ed esperto del Palio dei Normanni;

⚜️ un noto DJ di Piazza Armerina degli anni d'oro dell’intrattenimento musicale cittadino che rientra in città dopo una lunga assenza.

⚜️ un opinionista e influencer molto apprezzato, conosciuto anche per le sue battaglie in difesa dell’ambiente;

⚜️ un ex Assessore al Turismo e allo Spettacolo della Città di Piazza Armerina;

⚔️ e infine… UN PERSONAGGIO MISTERIOSO. Di lui, per il momento, possiamo dirvi soltanto questo: il suo ardore e la sua passione civica hanno una forza tale da far impallidire persino quella del Gladiatore! Chi sarà? Lo scoprirete presto…

La GIURIA AGORÀ sarà presente nelle giornate del Palio per osservare, valutare e scegliere chi, attraverso eleganza, portamento, presenza scenica, interpretazione e capacità di incarnare lo spirito della rievocazione, saprà lasciare il segno in questa 71ª edizione. Primo appuntamento: MERCOLEDÌ 12 AGOSTO – CONSEGNA DELLE ARMI. La Giuria è pronta. Le Dame i personaggi anche?

E il misterioso giurato… probabilmente sta già affilando la spada.

CI VEDIAMO AL PALIO!

Sembrerebbe tutto pronto per un incendio perfetto. Verrebbe da chiedersi un incendio imprevedibile o piuttosto strategic...
08/06/2026

Sembrerebbe tutto pronto per un incendio perfetto. Verrebbe da chiedersi un incendio imprevedibile o piuttosto strategico? Alcuni cittadini hanno segnalato in questi giorni una grave inadempienza da parte del Comune di Piazza Armerina proprio dentro il nostro cimitero monumentale di Santa Maria di Gesù. In data 22 maggio, infatti, alcuni operai incaricati dal Comune avevano proceduto al taglio dell'erba che altissima ricopriva tutto il cimitero monumentale. Una coincidenza che era apparsa piuttosto bizzarra considerato il fatto che per le giornate successive, il 23 e 24 maggio, erano state indette e pubblicizzate le prime giornate ecologiche per il censimento e l'avvio di un procedimento di tutela in favore degli alberi monumentali lì presenti; e considerato anche il fatto che storicamente il cimitero vecchio è stato sempre tenuto nella massima incuria. Bene, dopo questo enorme sforzo di pulitura, contravvenendo al Testo Unico Ambientale (D. Lgs. 152/2006) che classifica gli sfalci derivanti dalla manutenzione del verde pubblico come rifiuti urbani e quindi impone l'OBBLIGO di raccoglierli e tempestivamente avviarli al recupero e smaltimento, il nostro Comune ha lasciato tutto il secco sul posto in evidente esposizione a fiamme dolose. Per la legge, dunque, lasciarli sul posto è considerato ed equiparato all'abbandono di rifiuti. Se poi consideriamo i capitolati d'appalto comunali per i siti di pregio la pulizia viene sempre collegata all'allontanamento immediato dei residui per ragioni tanto di decoro quanto soprattutto di sicurezza. Ad oggi, a distanza di più di due settimane, così non è e si teme il peggio. Proprio in queste ore nello studio dell'avv. Giampiero Alfarini è in atto una procedura di diffida verso il Comune nel tentativo di scongiurare il pericolo di incendio che ovviamente danneggerebbe il patrimonio arboreo e naturalistico del nostro bellissimo parco cimiteriale. Ogni ora che passa, è pericolo che aumenta...

Indirizzo

Via Elio Vittorini, 25
Piazza Armerina
94015

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