30/09/2026
TARI: QUALCHE CHIARIMENTO È DOVEROSO
Il post è un po’ lungo e me ne scuso in partenza, ma alcune cose vanno spiegate bene, altrimenti si rischia soltanto di generare confusione.
Ho letto attentamente quanto scritto sulla TARI dal gruppo Terra Nuova e la sensazione è che, dietro una valanga di numeri, percentuali e calcoli, si finisca per confondere invece che spiegare. E quando si parte da presupposti sbagliati, anche il risultato finale non può che essere fuorviante.
Partiamo allora da una cosa molto semplice:
sulla TARI il Comune non decide quanto vuole far pagare ai cittadini. Non funziona così.
Esiste un Piano Economico Finanziario, il cosiddetto PEF, che individua il fabbisogno necessario a coprire il servizio dei rifiuti. Le regole vengono stabilite a livello nazionale da ARERA, l’Autorità che disciplina il settore, mentre in Puglia AGER, l’Agenzia regionale competente, verifica e valida il Piano.
Dal 2026, inoltre, il nuovo metodo tariffario nazionale riguarda l’intero periodo 2026-2029.
Tradotto nel linguaggio di tutti i giorni: il Comune deve coprire con la TARI il costo del servizio rifiuti che gli viene riconosciuto, non può decidere di incassare quello che vuole e, soprattutto, non può usare la TARI come un salvadanaio per finanziare altro. La TARI serve esclusivamente alla copertura dei costi del servizio rifiuti.
E già questo dovrebbe essere sufficiente a chiarire perché collegare la TARI agli eventi significa mettere insieme due questioni completamente diverse.
C’è però un passaggio che nel post di ieri non viene detto, ed è tutt’altro che secondario. Nel 2025 il costo del servizio era sì arrivato a 579.885 euro, ma noi scegliemmo di NON scaricarlo tutto sui cittadini: quasi 58 mila euro li mise il Comune con risorse proprie, proprio per tenere più basse le tariffe.
Come votò il gruppo consiliare Terra Nuova a quella nostra azione? ASTENUTI, ossia nessuna decisione, nessun giudizio per un atto palesemente a favore della cittadinanza.
Se questo pezzo lo togli dal racconto, il confronto con il 2026 cambia completamente.
Sul 2026, invece, c’è stato un problema molto concreto di tempi. Il Piano è arrivato da AGER praticamente a ridosso della scadenza per l’approvazione delle tariffe e il Consiglio comunale ha deliberato il 30 luglio. Nel verbale della seduta è riportato che, proprio per quei tempi strettissimi, non fu possibile formalizzare una nuova operazione di bilancio analoga a quella realizzata nel 2025.
E sia chiaro: sappiamo bene che oggi qualsiasi aumento, di qualunque entità e natura, pesa sulle famiglie e sulle attività. Proprio per questo abbiamo cercato di contenerne il più possibile l’impatto e di distribuirlo in maniera equilibrata, senza concentrare il peso su una singola categoria.
Fa poi riflettere che proprio chi ha già ricoperto il ruolo di Assessore al Bilancio e da oltre venti anni siede in Consiglio comunale proponga oggi una ricostruzione nella quale si sovrappongono costo del servizio, tariffe, gettito e destinazione delle somme TARI. Sono elementi diversi e, quando si parla delle tasse pagate dai cittadini, distinguerli correttamente è essenziale.
E veniamo alle ormai immancabili polemiche di qualcuno sulle cosiddette “feste e festicciole”.
Su eventi, costi e priorità si può discutere, ed è assolutamente legittimo.
Ma sarebbe altrettanto interessante ascoltare chi vive quotidianamente dell’economia locale: i bar, i ristoranti, le pizzerie, i negozi, le attività commerciali e chi ha deciso di investire a Poggio Imperiale nell’accoglienza attraverso B&B e affittacamere.
Chiedere a loro cosa significa, da due anni a questa parte, avere un paese vivo, capace di richiamare persone, creare movimento e dare visibilità al territorio.
Perché quindi utilizzare le manifestazioni come spiegazione della TARI significa mettere insieme due cose che contabilmente non hanno nulla a che vedere tra loro.
La TARI finanzia il servizio rifiuti. Non Poggio d’Estate. Non i concerti. Non le manifestazioni. Non gli eventi.
Noi non abbiamo alcun problema a confrontarci sugli aumenti e sulle scelte fatte. Sappiamo che qualsiasi aumento pesa e proprio per questo abbiamo già dimostrato, quando ne abbiamo avuto la possibilità, di intervenire concretamente per contenerlo.
Una cosa, però, è discutere delle tariffe e di come alleggerirne il peso; un’altra è mettere insieme numeri diversi e collegare la TARI a spese che con la TARI non c’entrano nulla.
Il confronto è legittimo.
I numeri, però, vanno usati per spiegare, non per confondere.