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Progetto Pontedera esprime la propria solidarietà all’Associazione Senegal Solidarietà e a tutte le persone colpite da u...
21/08/2026

Progetto Pontedera esprime la propria solidarietà all’Associazione Senegal Solidarietà e a tutte le persone colpite da un gesto che non può essere derubricato a semplice provocazione. Quanto accaduto è il segnale di un linguaggio pubblico sempre più aggressivo, che trasforma le differenze in bersagli e cerca consenso indicando nelle persone migranti la causa di problemi sociali che hanno origini ben diverse: precarietà, disuguaglianze, carenza di servizi e impoverimento. A questa deriva si aggiunge il fallimento di politiche nazionali sull’immigrazione fondate sull’emergenza, sulla repressione e sulla propaganda, che non costruiscono percorsi adeguati di accoglienza e inclusione e lasciano soli i Comuni, le associazioni e i servizi territoriali nella gestione di fenomeni complessi. È proprio sui territori, invece, che servono risorse, programmazione, mediazione culturale, politiche abitative e del lavoro, sostegno alle scuole e spazi di partecipazione. Contrastare il razzismo significa dunque respingere ogni discriminazione, ma anche rivendicare un modello sociale capace di garantire diritti, dignità e sicurezza attraverso l’inclusione e la giustizia sociale. Pontedera deve rispondere unita, riaffermando la propria identità democratica e antifascista e riconoscendo come parte della comunità chiunque contribuisca ogni giorno alla sua vita e al suo futuro.

💥Casto ( il Coordinamento delle associazioni senegalesi in Toscana) si solidarizza all' associazione Senegal solidarietà Pontedera e condanna gli atti razzisti contro la comunità senegalese di Pontedera; resteremo fermi nella nostra posizione e affronteremo il razzismo in qualunque forma si manifesti.💥

Comunicato Senegal solidarietà Pontedera 👇👇

COMUNICATO STAMPA
Senegal Solidarietà: «Pontedera non diventi terreno fertile per razzismo e discriminazione»
Pontedera, 20 agosto 2026 – L’Associazione Senegal Solidarietà esprime forte preoccupazione per il clima di crescente intolleranza e razzismo che avvertiamo nel dibattito pubblico italiano e che, purtroppo, comincia a manifestarsi con segnali inquietanti anche nella nostra città.

Da oltre vent’anni la comunità senegalese è parte integrante di Pontedera. L’Associazione Senegal Solidarietà è nata alla fine degli anni Novanta proprio dall’esperienza dei primi cittadini senegalesi arrivati sul territorio ed è diventata negli anni un punto di riferimento per l’inclusione, il dialogo e la cittadinanza attiva.

Parliamo di persone che vivono, lavorano, pagano le tasse, aprono attività, partecipano alla vita associativa e sociale della città. Parliamo di famiglie i cui figli sono nati o cresciuti qui, frequentano le scuole di Pontedera, giocano nelle stesse squadre sportive dei loro coetanei e condividono con loro amicizie, speranze e futuro.

Eppure assistiamo sempre più spesso a una narrazione nella quale le parole “immigrazione” e “sicurezza” vengono utilizzate quasi come sinonimi.

È una rappresentazione che respingiamo.

La sicurezza è un diritto di tutti e le responsabilità individuali devono essere sempre accertate e perseguite, senza distinzioni. Ma trasformare intere comunità in un problema di ordine pubblico significa alimentare paura e diffidenza e cancellare con un colpo di spugna la realtà quotidiana di migliaia di cittadini di origine straniera che da anni contribuiscono allo sviluppo economico, sociale e culturale dei nostri territori.

Ci preoccupa, in questo quadro, anche il crescente spazio assunto nel dibattito politico dalla parola “remigrazione”. Roberto Vannacci e il movimento Futuro Nazionale ne hanno fatto esplicitamente un tema politico negli ultimi mesi.

Le parole non sono mai innocenti.

Quando si comincia a parlare genericamente di persone che dovrebbero “tornare a casa”, occorre chiedersi di chi si stia parlando. Di chi vive in Italia da venti o trent’anni? Di chi lavora nelle nostre aziende? Di chi assiste i nostri anziani? Di chi ha costruito qui una famiglia? Dei ragazzi nati o cresciuti nelle nostre città e che conoscono Pontedera come la propria casa?

Il rischio è quello di creare cittadini di serie A e cittadini di serie B, dividendo artificiosamente una comunità che nella vita di tutti i giorni è già molto più unita di quanto certa propaganda voglia raccontare.

Per questo consideriamo particolarmente grave quanto avvenuto nei giorni scorsi a Pontedera, dove è comparso un cartello con la scritta “Pontenegra”.

Non sappiamo se qualcuno voglia liquidarlo come una provocazione, una battuta o una bravata. Per noi non lo è.

Quella parola utilizza il colore della pelle come strumento di disprezzo e prova a trasformare la presenza di cittadini africani nella nostra città in qualcosa di cui avere paura o vergogna.

Pontedera non è “Pontenegra”. Pontedera è Pontedera. Ed è la città di tutti coloro che la abitano, la rispettano e contribuiscono ogni giorno a farla vivere.

Non vogliamo rispondere all’odio con altro odio e non vogliamo alimentare contrapposizioni. Chiediamo però alle istituzioni, alle forze politiche, alle associazioni, alle scuole, ai sindacati, al mondo economico e a tutta la società civile di non sottovalutare questi segnali.

Pontedera ha costruito nel corso degli anni un patrimonio importante di convivenza e politiche interculturali, riconoscendo la diversità come una risorsa e promuovendo il dialogo tra le comunità presenti sul territorio. Questo patrimonio deve essere difeso.

La comunità senegalese continuerà a fare la propria parte, come ha sempre fatto.

Continueremo a promuovere integrazione, partecipazione, rispetto delle regole e incontro tra le persone. Ma chiediamo con altrettanta forza che a ogni forma di razzismo venga risposto con chiarezza.

Non possiamo abituarci alle parole discriminatorie.

Non possiamo accettare che il colore della pelle, il cognome o il Paese di origine diventino elementi attraverso i quali stabilire chi appartiene a questa città e chi no.

Dopo più di vent’anni di vita condivisa, la comunità senegalese non è una comunità “ospite” di Pontedera. È Pontedera.

Difendere questa semplice verità significa difendere la dignità delle persone, ma significa soprattutto difendere il futuro della nostra città.

Associazione Senegal Solidarietà – Pontedera

🗳 Mancano pochi giorni al voto per il Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo e anche noi vogliamo dare un piccolo c...
17/03/2026

🗳 Mancano pochi giorni al voto per il Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo e anche noi vogliamo dare un piccolo contributo.
Grazie a Remo Lenci per essersi messo a disposizione! Vi aspettiamo Giovedì 19 marzo alle 21.00 al Poliedro per un incontro di approfondimento!

Le dichiarazioni di Fratelli d'Italia sull’iniziativa del Liceo Montale con Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle...
12/12/2025

Le dichiarazioni di Fratelli d'Italia sull’iniziativa del Liceo Montale con Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, rappresentano un attacco politico ingiustificato e profondamente scorretto nei confronti della scuola, del suo corpo docente e degli studenti. Ancora una volta assistiamo al tentativo, da parte di esponenti della destra locale, di trasformare un’attività formativa in un terreno di scontro ideologico, delegittimando il lavoro quotidiano di chi, nella scuola pubblica, costruisce spazi di consapevolezza critica.

Il comunicato dei docenti del Liceo Montale chiarisce in modo inequivocabile che l’incontro con la relatrice Francesca Albanese era parte di un percorso di educazione alla cittadinanza globale inserito nelle normali attività curricolari e che l’assemblea d’istituto si è svolta separatamente da questa attività e come sempre nel pieno rispetto dello Statuto delle Studentesse e degli Studenti. Non c’è stata alcuna irregolarità, nessuna “imposizione”, nessuna forzatura: solo scuola che fa scuola.

Attaccare questa esperienza formativa equivale ad attaccare l’autonomia degli istituti, un principio costituzionale che garantisce alla scuola pubblica di svolgere la propria funzione senza pressioni politiche esterne. Pretendere di decidere quali voci o quali temi siano accettabili in ambito educativo significa alimentare una logica di controllo che non ha nulla a che vedere con la libertà d’insegnamento, con il pluralismo e con la crescita civile degli studenti.

Ancora più grave è il tentativo, nemmeno troppo velato, di gettare ombre sulla maturità e sulla capacità di discernimento dei giovani, come se fossero facilmente manipolabili o privi di strumenti critici. È un atteggiamento paternalista e profondamente reazionario. Gli studenti hanno il diritto – e la responsabilità – di confrontarsi con professionisti, studiosi, testimoni e rappresentanti della società civile, sviluppando strumenti per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Questo è ciò che fa la buona scuola.

La retorica che punta a screditare docenti e studenti sulla base di ricostruzioni distorte non solo è offensiva, ma rischia di alimentare un clima tossico nel dibattito pubblico. Chi ricopre incarichi istituzionali dovrebbe sentirsi impegnato a usare le parole con responsabilità, senza trasformare ogni episodio in un’occasione per polemiche che nulla hanno a che vedere con l’interesse collettivo.

Per queste ragioni, esprimiamo pieno sostegno al corpo docente del Liceo Montale che con il loro comunicato riaffermano con lucidità e fermezza la necessità di tutelare la verità dei fatti, la dignità della comunità scolastica e il diritto degli studenti a una formazione libera, critica e aperta al mondo. Difendere la scuola pubblica significa difendere uno dei pochi luoghi in cui, ancora oggi, si costruisce una cittadinanza consapevole, solidale e capace di pensare in autonomia – nonostante chi vorrebbe ridurla a un campo di battaglia ideologico.

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