10/10/2026
Condividiamo un post della dott.ssa Natalia Carpanzano
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“POVERTÀ EDUCATIVA: CHE SENSO HA INVESTIRE MILIONI DI EURO PER COMBATTERE LE DISUGUAGLIANZE SE POI RISCHIAMO DI CREARLE PROPRIO A SCUOLA?
Ho letto con grande interesse l'articolo pubblicato oggi da RagusaH24 sulle cosiddette classi ghetto, che riguarda anche il plesso Pandolfi dell'Istituto Comprensivo Rogasi di Pozzallo, e le dichiarazioni della dirigente dell'Ambito territoriale di Ragusa, Daniela Mercante.
Da anni mi occupo di progettazione europea e seguo numerosi interventi per il contrasto alla povertà educativa, l'inclusione sociale e le pari opportunità per i minori.
Conosco bene la quantità di risorse pubbliche, nazionali ed europee, che investiamo per ridurre i divari educativi e sociali. Eppure, leggendo questo articolo, mi pongo una domanda.
A cosa serve investire milioni di euro per contrastare la povertà educativa se poi non siamo capaci di garantire, a monte, una composizione delle classi realmente equilibrata e inclusiva?
La dirigente Mercante richiama giustamente la necessità di non valutare i bambini soltanto attraverso il cognome o la cittadinanza, ma di considerare il loro percorso scolastico e le condizioni concrete delle famiglie.
Condivido questo principio, ma credo che la riflessione debba andare oltre.
Il problema non è soltanto quanti bambini stranieri ci siano in una classe. Il problema è se la scuola riesca davvero a rappresentare la società nella sua diversità.
Perché se si formano classi in cui si concentrano i figli di professionisti, medici e avvocati e altre in cui prevalgono i figli di operai, famiglie economicamente fragili o di origine straniera, rischiamo di riprodurre fin dall'infanzia le disuguaglianze sociali che diciamo di voler combattere.
La scuola dovrebbe essere il primo luogo in cui queste differenze si incontrano, non quello in cui si consolidano.
Non possiamo pensare di intervenire dopo, attraverso progetti finanziati, per riparare fratture che avremmo potuto prevenire. La lotta alla povertà educativa deve iniziare molto prima, dalle scelte quotidiane della comunità educante.
E qui vorrei allargare la riflessione anche alla politica locale.
Penso a Pozzallo, citata nell'articolo, e ai candidati alla carica di sindaco.
So bene che la formazione delle classi non rientra nelle competenze dirette di un sindaco e che l'autonomia scolastica deve essere rispettata. Ma chi amministra un territorio non può considerare estraneo al proprio ruolo ciò che riguarda il futuro dei bambini e della comunità.
Mi piacerebbe conoscere il pensiero dei candidati sindaci di Pozzallo.
Ritengono che la composizione sociale delle classi possa incidere sulle opportunità educative dei bambini? E quale ruolo dovrebbe svolgere il Comune, nel rispetto delle competenze scolastiche, per prevenire fenomeni di segregazione sociale?
Non si tratta di cercare colpevoli, ma di aprire un confronto serio su un tema che riguarda il futuro della nostra società.
Perché possiamo finanziare centinaia di progetti contro la povertà educativa, ma se non affrontiamo le cause strutturali delle disuguaglianze rischiamo di continuare a curarne gli effetti senza prevenirle.
Condivido l'articolo di RagusaH24 perché credo che questa riflessione meriti spazio nel dibattito pubblico.”