Potere al Popolo Ravenna

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Potere al Popolo Ravenna Basta teatrini, basta prese in giro, "democrazia" vuol dire che il potere sta nelle mani del popolo.

Il cambiamento si può ottenere, ma dobbiamo farlo noi perché nessuno lo farà al posto nostro.A questo serve Potere al Popolo!

13/10/2026
13/10/2026

Solidarietà a Fabio Marcelli 🇵🇸

Potere al Popolo esprime piena e convinta solidarietĂ  all'avvocato Fabio Marcelli, copresidente del Centro di ricerca ed elaborazione per la democrazia (CRED), destinatario di una vile minaccia di morte.

Mercoledì 8 ottobre Marcelli ha ricevuto un messaggio macabro e inequivocabile: "Qui l'agenzia di pompe funebri. Volevamo avvisare il signor Marcelli che la bara è pronta". Un'intimidazione che lui stesso ritiene legata al suo impegno, da anni in prima linea, nella denuncia dei crimini commessi contro il popolo palestinese e nella difesa della democrazia e dello Stato di diritto. Insieme al CRED, Marcelli ha portato davanti alla Corte penale internazionale la complicità del governo italiano con il genocidio in corso a Gaza.

Non è un episodio isolato. Da tempo, in particolare a Roma, chi si mobilita per la Palestina subisce aggressioni, minacce e intimidazioni. Un clima che non può essere sottovalutato e che rischia di degenerare. Chiediamo alle autorità di fare piena luce sull'accaduto, individuare i responsabili e garantire la sicurezza di Fabio Marcelli e di tutte e tutti coloro che si espongono per la giustizia e il diritto internazionale.

Allo stesso tempo denunciamo un doppio standard ormai evidente: mentre il governo Meloni, con Piantedosi e Valditara, reprime studenti, insegnanti, attivisti e cittadini che osano criticare Israele, chi minaccia e intimidisce sembra agire nella piĂą totale tranquillitĂ .

A Fabio diciamo: non sei solo. Le minacce non ci fermeranno. Continueremo a stare dalla parte del popolo palestinese, del suo diritto all'autodeterminazione e di tutti i popoli oppressi, per la pace, la giustizia e la democrazia.

SolidarietĂ  a Fabio Marcelli e al CRED!
Palestina libera!

12/10/2026

Parma, si parte. Andrea Bui è il nostro candidato sindaco.

Per trent’anni ci hanno chiesto di votare il “meno peggio”. Il risultato? La destra è cresciuta lo stesso. E oggi lo spauracchio di turno si chiama Vannacci.

Noi scegliamo un’altra strada. Non si può parlare di disuguaglianze, ambiente e diritti sociali e poi sostenere chi su questi temi fa le scelte opposte.

Per questo Potere al Popolo scende in campo alle comunali del 2027, con Andrea Bui candidato sindaco. Mettiamo al centro casa, servizi pubblici e partecipazione. Non vogliamo un cartello elettorale: vogliamo una lista costruita sui problemi di chi lavora e di chi cerca casa. E siamo aperti a chi vuole stare fuori dal campo largo.

«Non cerchiamo like o applausi, cerchiamo persone disposte a rimboccarsi le maniche.»

Se vivi a Parma e pensi che questa città debba essere di chi la abita, e non di pochi, questa è la tua occasione. Scrivici, vieni alle assemblee, costruiamola insieme.

Cambiamo tutto. Anche a Parma.

09/10/2026

STOP AL TRAFFICO DI ARMI NEL PORTO DI RAVENNA, PRETENDIAMO ACCESSO AI DATI E TRASPARENZA.
📍30/10 SCIOPERO GENERALE! Pronti di nuovo a bloccare tutto!
📍23/10 Discussione in Consiglio Comunale a Ravenna della petizione per l’interruzione della complicità con Israele
Oggi anche come Potere al Popolo eravamo in Piazza del Popolo a Ravenna in contemporanea all’udienza che si è tenuta presso il Consiglio di Stato a Roma, sull’Appello dell'Agenzia delle dogane contro la sentenza del Tar Emilia-Romagna, che ha riconosciuto alla giornalista Linda Maggiori il diritto di accedere ai dati relativi al traffico e transito di armi nel porto di Ravenna.
Nella giornata in cui in Parlamento viene definitivamente approvata la nuova legge elettorale anticostituzionale e antidemocratica, con il rigetto dell’Avvocatura di Stato di accogliere l’istanza del TAR, assistiamo all’ennesimo gravissimo attacco diretto alla democrazia, che questa volta va a colpire il diritto dei cittadini e delle cittadine alla trasparenza e all’accesso ai dati.
Anche questa volta l’accesso ai dati è stato impedito attraverso l’espediente della sicurezza di Stato, con l’ammissione in tribunale della rilevanza militare del porto di Ravenna in quanto nodo strategico in una guerra mondiale a pezzi.
Sono anni infatti che denunciamo la conversione bellica del porto civile di Ravenna, dove durante le mobilitazioni dello scorso autunno sono state bloccate le navi della Zim, compagnia di navigazione israeliana, coinvolta nell’economia di guerra e del genocidio.
Oggi come lo scorso autunno continuiamo a pretendere trasparenza rispetto ai traffici e transiti militari che interessano il porto di Ravenna e a prendere lo stop immediato di ogni complicitĂ  con guerra e genocidio.
Per questo il 23/10 in Consiglio Comunale a Ravenna verrà discussa la petizione lanciata da Potere al Popolo e firmata da centinaia di cittadini per l’interruzione di ogni rapporto con Israele.
Il 30/10 invece rispondiamo dall’Italia alla grande giornata di sciopero internazionale dei porti che vedrà coinvolti più di 40 porti in tutta Europa e in tutto il mondo. Costruiamo con l’Unione Sindacale di Base la grande giornata di sciopero generale per bloccare ancora tutto contro il Governo della Guerra del genocidio e del carovita.

09/10/2026

30 ottobre è sciopero generale

L’Unione Sindacale di Base ha proclamato per venerdì 30 ottobre lo sciopero generale di tutte le categorie del lavoro pubblico e privato ed invita a costruire una grande giornata di protesta in tutto il Paese. In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti, che pesa fortemente sui magri salari di milioni di lavoratori e lavoratrici che ormai non recuperano neanche più l'inflazione, di contro, l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche.
Con il prezzo di benzina e gasolio schizzato oltre i 2 euro al litro, l’inflazione dei prodotti della spesa salita in 5 anni dal 30 al 50%, le bollette di luce e gas che subiscono rincari superiori al 30%, la situazione per chi vive di lavoro o pensione è sostenibile solo se c’è un adeguamento delle retribuzioni al costo della vita e se, allo stesso tempo, il governo interviene a calmierare i prezzi o, ancora, ad azzerare l'iva sui beni di prima necessità. Ma il governo Meloni ha deciso di non agire in queste direzioni, lasciando che il paese impoverisca e consentendo alle grandi aziende e alle grandi banche di continuare a speculare sulle nostre vite.
La boutade, assolutamente insufficiente, tardiva e già naufragata, del tetto al prezzo del carburante è la dimostrazione di un governo asservito e complice delle logiche di mercato.

In Europa le proteste divampano, dalla Spagna alla Francia alla Germania. Movimenti giovanili e organizzazioni sindacali stanno promuovendo grandi mobilitazioni per rivendicare diritti sociali e difendere le condizioni di vita e di lavoro. In Italia le grandi organizzazioni sindacali restano a guardare, anzi scelgono di provare a stringere con le organizzazioni padronali un accordo su rappresentanza e salari quando ci sarebbe bisogno di organizzare la protesta.

Diverse organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali hanno lanciato per la data del 30 ottobre uno sciopero internazionale contro il traffico delle armi, contro le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti. Si tratta di un evento di portata storica che sta progressivamente coinvolgendo lavoratori e lavoratrici di sempre più paesi, estendendosi oltre il Mediterraneo e raggiungendo il Nord Europa ma anche l’India, il Messico, il Sudafrica e gli Stati Uniti.
I lavoratori dei porti stanno chiamando a mobilitarsi contro la guerra e le politiche di aggressione ai popoli portate avanti dagli Stati Uniti e da Israele e contro la complicità dei paesi dell’Unione Europea.

L’Unione Sindacale di Base considera la lotta contro il carovita e contro la moderazione salariale strettamente legate alla lotta contro il riarmo. L’enorme spesa pubblica messa a disposizione dell’acquisto e della costruzione di nuovi armamenti, con un balzo di decine di miliardi di euro nel bilancio statale per la difesa, c***a con l’indisponibilità a difendere i nostri salari e le nostre pensioni. E invece di pensare a dare una vera politica industriale all’Italia, il governo smantella quello che è rimasto, dall’ILVA all’automotive, e punta tutto sugli armamenti.

In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi.

Lo scorso anno una grande ondata di mobilitazioni ha scosso la pen*sola per protestare contro la complicità del governo Meloni con lo stato terrorista di Israele. Il governo ha risposto a quelle proteste con i Decreti sicurezza e ora con una legge che vuole impedire di criticare il genocidio dei palestinesi. Hanno paura che le persone si mobilitino e che i giovani scendano nelle piazze. Hanno paura che le persone si mettano assieme al di là delle differenze e che trovino le parole d’ordine giuste per unirsi. L’Unione Sindacale di Base lancia lo sciopero generale del 30 ottobre per unire le proteste e invita a costruire le mobilitazioni in tutte le città.

Abbassate i €prezzi, abbassate gli e i , abbassate le , abbassate le

Alzate i , alzate le

il 30 ottobre

08/10/2026

ORGANIZZIAMO UNA SFIDUCIA POPOLARE

Quello che è avvenuto è gravissimo!
Costruiamo una mobilitazione popolare per fermali.

Indirizzo

Ravenna

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