23/09/2026
L'articolo 34 della nostra Costituzione sancisce un principio semplice quanto essenziale: «La scuola è aperta a tutti».
La scuola è certamente il luogo dove si apprendono conoscenze e competenze, maa è anche, e forse soprattutto, il luogo in cui si impara a stare insieme: a confrontarsi con l'altro, a conoscersi, a fidarsi, a condividere uno spazio e a costruire una comunità.
Per questo l'annuncio della Presidente del Consiglio di introdurre un tetto al numero di studenti stranieri per classe merita una riflessione che vada oltre i numeri.
Perché una scuola che integra non costruisce separazioni: distribuisce le opportunità, evita la formazione di ghetti e mette bambini e ragazzi nelle condizioni di crescere insieme.
E c'è un dato che non possiamo ignorare: circa due terzi degli studenti con cittadinanza non italiana sono nati in Italia. Parlare genericamente di «stranieri» rischia dunque di confondere situazioni molto diverse tra loro.
Proprio ieri, all'inaugurazione dell'anno scolastico ad Amatrice, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricordato quale debba essere la funzione della scuola:
«La scuola è la leva più efficace di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia figli di emigrati.
La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l’art. 34 della Costituzione.
Deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale».
La scuola non deve insegnarci a vivere separati gli uni dagli altri, deve insegnarci a vivere insieme.