15/10/2026
I ponti sul Po sono di tutti, la politica superi i campanili
Il futuro del Ponte di Colorno riguarda l’intera Provincia di Parma. Per questo, di fronte alla prospettiva di una chiusura nel 2029 e all’assenza, a oggi, di un finanziamento per il nuovo ponte, la politica locale deve fare fronte comune.
I ponti sul Po appartengono a tutti, non soltanto ai Comuni sulle cui sponde poggiano le pile. I collegamenti tra Nord e Sud non passano soltanto dall’autostrada: per imprese, lavoratori e pendolari, ogni ponte è un’infrastruttura essenziale.
In dodici anni da amministratore comunale a Roccabianca mi sono occupato, senza ancora aver finito, dell’emergenza ponti. Ho cominciato durante la campagna elettorale del 2014, seguendo le vicende del Ponte di Gramignazzo, riaperto nel 2015 dopo un intervento molto tempestivo. Dal novembre 2015 mi sto occupando del Ponte Verdi di Ragazzola.
Il ruolo tecnico dei Comuni in queste vicende è inevitabilmente limitato. Quello politico, invece, può essere decisivo. Se oggi, per il Ponte Verdi, possiamo intravedere un esito positivo, il merito va innanzitutto all’allora Sindaco del Comune di Roccabianca, Marco Antonioli, che seppe richiamare l’attenzione delle istituzioni a Parma, Bologna, Milano e Cremona.
In una prima fase arrivarono 2 milioni di euro per l’intervento urgente, attraverso fondi regionali di Protezione civile e la vendita di quote provinciali delle Fiere di Parma. In seguito, l’iniziativa dei senatori di allora, Giorgio Pagliari per Parma e Luciano Pizzetti per Cremona, portò all’inserimento nel DL fiscale del 2017 di altri fondi destinati all’emergenza dei ponti sul Po, di cui 6 milioni per il Ponte Verdi. Infine, grazie all’interessamento dell’allora Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, cremonese, furono stanziati ulteriori 20 milioni. Il DM venne firmato nel maggio 2020 dal Ministro Paola De Micheli, piacentina, e i lavori sono in corso dal 2024. La progettazione e l’appalto dei lavori sono stati eseguiti dal Servizio Viabilità della Provincia di Parma.
A chi sostiene che a Ragazzola sarebbe stato preferibile costruire un ponte nuovo, rispondo proprio con l’esempio del Ponte di Colorno. Il progetto del nuovo Ponte di Colorno ha un costo previsto di 300 milioni di euro, un costo neanche paragonabile alle risorse impiegate per la manutenzione straordinaria del Ponte Verdi di Ragazzola.
Per il Ponte di Colorno è stato previsto un “fine vita” strutturale nel 2029. Per il Ponte di Ragazzola non vi è un’analoga previsione.
Questo non significa che intervenire prima a Ragazzola non sarebbe stato meglio. Una manutenzione ordinaria programmata per tempo avrebbe probabilmente ridotto i costi, i disagi e il rischio di chiusure improvvise. Ma non avrebbe eliminato né le spese né i disagi: anche la manutenzione ordinaria costa e ogni cantiere stradale incide sulla circolazione. Inoltre, interventi come quelli sulle pile in alveo e la sostituzione dei guardrail non si possono prevenire con la manutenzione ordinaria.
Oggi il dibattito sul Ponte di Colorno deve partire da un dato essenziale: il suo destino riguarda l’intera Provincia di Parma, non soltanto il Comune di Colorno. Non perché una chiusura trasferirebbe semplicemente il traffico sui ponti a monte, come il Verdi di Ragazzola, o a valle, come quello di Boretto. Il problema è molto più ampio: abbiamo decine e centinaia di imprese, e migliaia e migliaia di lavoratori e pendolari che non possono sostenere una chiusura prolungata di quel collegamento.
Occorre scongiurare la chiusura del Ponte di Colorno prevista per il 2029, anno in cui è indicato il fine vita della struttura esistente, e occorre chiedere, con una voce sola, il finanziamento del nuovo ponte. Senza protagonismi e senza divisioni: su un’infrastruttura che serve tutti, la politica locale deve muoversi tutta insieme.
—Alessandro Gattara
Il presidente della Provincia interviene dopo le polemiche. La deputata Laura Cavandoli (Lega): "Fadda spieghi i ritardi della Provincia"