18/08/2026
*Ostia, il mare dei ricordi e quello che stiamo perdendo*-*di M.D.Meridio*
Questa mattina percorrevo la Cristoforo Colombo, direzione Ostia. A un certo punto il libro dei ricordi si è aperto davanti a me.
Quante volte abbiamo percorso questa strada a bordo dell’utilitaria di famiglia, direzione mare. Noi bambini ci alzavamo in piedi, cercando di scorgere per primi quel sospirato fazzoletto d’acqua. E quando finalmente il mare appariva, era una festa: una gioia semplice, fatta di sole, sabbia, profumo di salsedine e spensieratezza.
Arrivati alla rotonda, sulla sinistra, c'era il Kursaal. Per me non è soltanto uno stabilimento balneare: è un pezzo di gioventù. Giornate interminabili trascorse al mare, amicizie, risate e anche quelle piccole strategie che appartenevano a un'età ormai lontana. Per farsi notare dalla ragazza con cui eri uscito, bastava salire sul punto più alto e tuffarsi. Era una dimostrazione di coraggio: dovevi far vedere che non avevi paura, che eri forte.
Oggi il Kursaal è chiuso e versa in condizioni di degrado. A giugno RaiNews raccontava uno stabilimento devastato e abbandonato, utilizzato anche come rifugio notturno, mentre a fine luglio è iniziata la demolizione dello Shilling, altro luogo simbolo della movida lidense.
Poco più avanti c'erano la Nuova Pineta e la Vecchia Pineta. Con i miei zii erano una tappa quasi obbligata. E poi quel piatto che ancora oggi mi fa ve**re l'acquolina in bocca: gli spaghetti alle vongole.
Anche da ragazzo, quando dal Kursaal percorrevo a piedi il bagnasciuga con la ragazza di turno, il pranzo diventava una piccola missione: bisognava far colpo. Oggi quei ricordi sembrano appartenere a un'altra Ostia.
*Un lungomare che racconta una perdita*
Continuando a percorrere il lungomare, la sensazione è quella di assistere lentamente alla cancellazione di una parte della storia di Ostia.
Non si tratta soltanto di cabine, ombrelloni e ristoranti. Dietro ogni stabilimento c'erano lavoratori, famiglie, fornitori, bar, ristoranti, manutentori, bagnini, imprese di pulizia, attività commerciali e un indotto che viveva della stagione balneare.
E allora una domanda diventa inevitabile: quanto è costato a Ostia, in termini economici e occupazionali, questo lungo periodo di immobilismo?
Non esiste, almeno nei dati pubblici che ho potuto verificare, un conteggio ufficiale complessivo dei posti di lavoro persi a causa delle chiusure. Sarebbe scorretto inventare una cifra. Ma qualche numero dà comunque la dimensione del problema: nel caso dell'Arcobaleno Beach, ad esempio, la proprietà ha dichiarato che 58 dipendenti sono rimasti senza prospettive a seguito del sequestro.
E 58 persone sono soltanto un caso.
*Gli stabilimenti chiusi o non pienamente fruibili*
La situazione è stata particolarmente critica all'inizio della stagione 2026. Un censimento pubblicato a maggio indicava, tra gli altri, **Dopolavoro Atac, Orsa Maggiore, Aeronautica Lido Azzurro, Sporting Beach, Shilling, Kursaal, Dopolavoro Cotral, Hybiscus, La Pinetina, La Nuova Pineta, La Vecchia Pineta, Mami, Belsito, Marechiaro, Urbinati, La Conchiglia/Don Pepe, Arcobaleno Beach, La Vittoria e Village** come strutture chiuse o non operative, con situazioni differenti da stabilimento a stabilimento.
Da allora alcune situazioni sono cambiate: il Comune ha firmato le prime concessioni nel mese di aprile per **Village, Lido, Plinius, El Miramar e Zenit**, con ulteriori concessioni previste per Edonè, Elmi, Bicocca e Kelly's.
Al contrario, altri luoghi storici sono rimasti fuori dalla piena fruizione. Il **Bagni Vittoria**, per esempio, è stato chiuso a maggio perché privo di titolare e concessione; la Vecchia Pineta è stata sottoposta a sequestro e sgombero.
Perciò, volendo fotografare la situazione del lungomare senza confondere strutture riaperte, strutture sequestrate, cantieri e ruderi, i casi più emblematici ancora irrisolti sono **Kursaal, Sporting Beach, La Vecchia Pineta, Bagni Vittoria e le strutture interessate da sequestri o procedure ancora non concluse**, mentre lo Shilling non può più essere considerato semplicemente “chiuso”: è stato demolito e si avvia a diventare una nuova spiaggia libera attrezzata.
È una distinzione importante, perché non tutto ciò che vediamo chiuso dipende dalla stessa causa. Ci sono sequestri giudiziari, abusi edilizi, gare andate deserte, contenziosi amministrativi, erosione e strutture ormai devastate. Ma per chi vive a Ostia il risultato finale è spesso lo stesso: **spazi che per anni hanno prodotto economia oggi non producono più nulla.**
*E il turismo?*
Qui bisogna essere altrettanto seri con i numeri.
Al 18 agosto 2026 non risulta ancora disponibile un consuntivo ufficiale completo delle **presenze turistiche 2026 del solo Municipio X/Ostia**. Per questo non sarebbe corretto attribuire a Ostia numeri che riguardano tutta Roma o il Lazio.
I dati disponibili, però, permettono di costruire un quadro interessante.
Roma ha chiuso il 2025 con **22,9 milioni di arrivi e 52,9 milioni di presenze**, secondo Roma Capitale.
Il Lazio, nel 2024, ha superato **51,7 milioni di presenze**, con una crescita del 13,2% rispetto all'anno precedente.
Insomma, il turismo romano e laziale cresce. E proprio per questo la domanda è ancora più forte: **quanto di questa crescita riesce realmente a intercettare Ostia?**
Un dato storico contenuto nella documentazione regionale sul litorale è particolarmente significativo: nel periodo 2010-2019, mentre Roma aumentava i propri flussi turistici, il Municipio X registrava una diminuzione dell'11% degli arrivi e del **26,8% delle presenze alberghiere**.
Non possiamo utilizzare quel dato per descrivere automaticamente il 2026, ma ci dice una cosa importante: Ostia non può vivere di rendita sulla sua posizione geografica. Il mare, da solo, non basta.
E i segnali della stagione 2026 meritano attenzione. Nel ponte del 1° maggio, quando la stagione avrebbe dovuto iniziare con il piede giusto, il Corriere della Sera stimava **50-60 mila presenze complessive a Ostia tra venerdì e domenica**, ma sottolineava anche che l'offerta era fortemente penalizzata dalla chiusura di numerose strutture turistiche e dalla scarsità dei servizi.
Sono numeri di affluenza, non statistiche ufficiali annuali di presenze turistiche: anche qui bisogna evitare facili equivalenze.
*Il lavoro che non si vede*
Il problema, dunque, non è soltanto quanti ombrelloni mancano.
Quando uno stabilimento chiude, diminuisce il lavoro del bagnino, ma anche quello del cameriere, del cuoco, del barista, dell'addetto alle pulizie, del manutentore, del fornitore di prodotti alimentari, del commerciante che vende al turista, del tassista e di tanti altri.
Il turismo è una filiera.
L'ISTAT ha certificato che nel 2024, in Italia, gli occupati nelle attività produttive direttamente legate al turismo sono saliti a circa **403 mila**, mentre considerando l'industria turistica allargata l'aumento degli occupati rispetto all'anno precedente è stato di circa 45 mila unità.
Mentre il Paese cresce, Ostia deve chiedersi se sta facendo abbastanza per trasformare il proprio patrimonio naturale e storico in occupazione stabile.
*E l'amministrazione?*
Il presidente del Municipio X è Mario Falconi, medico e già presidente dell'Ordine dei medici.
Il mio giudizio personale è netto ma non vuole essere una sentenza sulla persona: **un bravo medico non diventa automaticamente un bravo amministratore**.
Falconi e la sua Giunta hanno avuto davanti problemi enormi e, in alcuni casi, di competenza direttamente capitolina o giudiziaria. È quindi ingeneroso attribuire al solo Municipio ogni responsabilità per le concessioni balneari, perché le gare e la gestione del demanio marittimo coinvolgono Roma Capitale e altri livelli istituzionali. Nel 2025 Roma Capitale ha messo a gara 31 concessioni e ne ha assegnate 30, mentre nel 2026 il Consiglio di Stato e poi il TAR hanno contribuito a sbloccare il nuovo percorso.
Ma questo non assolve la politica locale dalla necessità di fare pressione, programmare, coordinare e soprattutto rappresentare con forza gli interessi del territorio.
Perché un'amministrazione si giudica anche dalla capacità di anticipare i problemi, non soltanto dalla capacità di gestire le emergenze quando ormai sono esplose.
# # Urbanistica e viabilità: grandi progetti, ma serve vedere i risultati
Sul piano urbanistico qualcosa si muove.
Il progetto del **Parco del Mare** prevede oltre 7,4 chilometri di lungomare riqualificato, 9,5 chilometri di nuovi percorsi pedonali, 15 piazze attrezzate e un nuovo sistema dunale. L'intervento ha un valore di circa 23,8 milioni di euro ed è previsto, sulla carta, con conclusione nel quarto trimestre 2026.
È un progetto importante e sarebbe sbagliato non riconoscerlo.
Ma proprio perché è importante, bisogna chiedersi quanto di questo progetto sia già realtà e quanto sia ancora progettazione, conferenze di servizi, varianti e procedure amministrative. A gennaio 2026 era ancora in corso il riavvio dei termini della Conferenza dei Servizi sul progetto.
Anche sulla viabilità sono stati realizzati interventi, come la messa in sicurezza dell'incrocio tra Cristoforo Colombo e via del Canale della Lingua.
Tuttavia, chi vive quotidianamente Ostia conosce bene le difficoltà: traffico, parcheggi, collegamenti con l'entroterra, viabilità sul lungomare, trasporto pubblico e manutenzione stradale continuano a essere temi sui quali il giudizio dei cittadini non può essere sostituito dai rendering dei progetti.
Un'amministrazione si misura quando il cittadino percorre una strada alle otto del mattino, non quando guarda una simulazione al computer.
*Il giudizio finale*
E allora torno a quella mattina sulla Cristoforo Colombo.
Sono partito da un ricordo: noi bambini in piedi sull'utilitaria di famiglia, con gli occhi rivolti verso il mare. Oggi, percorrendo la stessa strada, ho trovato un'altra Ostia.
Una città che conserva una ricchezza straordinaria, ma che troppo spesso sembra non sapere cosa farsene.
Il mio giudizio sugli ultimi anni dell'amministrazione è quindi **insufficiente sul piano della capacità di trasformare il potenziale di Ostia in una vera strategia di sviluppo turistico ed economico**.
Non significa negare ciò che è stato fatto. Il nuovo sistema delle concessioni, il Parco del Mare, alcuni interventi sulla viabilità, il lavoro sul demanio e i progetti di rigenerazione sono elementi che vanno riconosciuti. Ma un progetto non è ancora un risultato, una gara non è ancora un'economia che riparte e un rendering non è ancora una città riqualificata.
Il punto è proprio questo: **Ostia non ha bisogno soltanto di essere amministrata. Ha bisogno di essere rilanciata.**
Ha bisogno di tornare a essere una destinazione e non semplicemente il luogo dove arrivano i romani quando fa caldo.
Ha bisogno di stabilimenti aperti, spiagge curate, ristorazione, cultura, sport, eventi, parcheggi, trasporti efficienti, sicurezza e soprattutto una visione che duri più di una stagione balneare.
E alle prossime elezioni, quando i cittadini saranno chiamati a valutare chi ha amministrato questo territorio, il giudizio non dovrebbe nascere dai manifesti o dagli slogan.
Dovrebbe nascere da una domanda molto semplice:
**Ostia oggi è migliore di quella che abbiamo consegnato cinque anni fa?**
Io, guardando quel lungomare e quei vecchi stabilimenti chiusi, qualche difficoltà a rispondere “sì” ce l'ho.
Perché il mare è ancora lì.
Il problema è tutto quello che abbiamo lasciato andare via.