Siamo lavoratrici e lavoratori dello spettacolo.
Scriviamo, accogliamo, disegniamo, recitiamo, filmiamo, fotografiamo, suoniamo, scarichiamo camion, montiamo palchi, gestiamo e montiamo impianti elettrici, audio, luci e video, danziamo, muoviamo, progettiamo e costruiamo scenografie, comunichiamo, dirigiamo magazzini, attrezzature, scene, realizziamo costumi e acconciature, palchi e logistica degli eventi, cuciamo, vestiamo, trucchiamo, sceneggiamo, formiamo, vendiamo biglietti, lavoriamo in quota, accordiamo strumenti, dirigiamo e interpretiamo spettacoli, concerti e film. E probabilmente ci siamo dimenticati di qualche altra nostra mansione.
Lavoriamo nella musica, nella prosa, nel teatro per le nuove generazioni, nel teatro di figura, nella danza, nell’arte di strada, nel doppiaggio e nell'audiovisivo, nella lirica, nel cinema, nella radio e nella televisione, in ambito sociale e nella formazione.
Siamo tante, tanti, e da anni, non dall'inizio della pandemia, non siamo considerati come una categoria e non abbiamo un’unica tipologia di rapporto di lavoro.
Siamo pagati in molteplici modi, anche a parità di ruolo e/o mansione: Partite Iva, contratti a chiamata, a tempo determinato, intermittente e indeterminato, ritenuta d’acconto. Spesso ci viene richiesto di lavorare in nero o che una consistente parte della nostra paga sia corrisposta sotto forma di rimborso spese fittizie. Ogni tanto ci vorrebbero pagare in “esperienza e visibilità”.
Quasi sempre la nostra paga è legata a trattative individuali, o a ciò che viene determinano da terzi: l’intermediazione fittizia che, molto spesso, è a discapito della lavoratrice o del lavoratore.
Siamo spesso invisibili anche agli occhi di chi dovrebbe conoscerci.
Nel nostro settore, come in ogni altro settore, i lavoratori più fragili stanno pagando il prezzo maggiore. La pandemia non ha fatto che mostrare il vero volto del sistema che nel nome del profitto divide et impera garantendo enormi guadagni a pochissimi e grandi problemi ai più.
Nel nostro specifico, sono emerse con prepotenza tante, troppe criticità legislative mettendo a n**o l’inadeguatezza del suddetto sistema alla specificità della nostra professione.
Finora l’apparato degli spettacoli e della cultura in Italia è stato possibile a spese della nostra sicurezza economica, sociale e troppo spesso fisica.
Credendo fermamente che una società senza cultura o politiche culturali è una società senza corpo né relazioni.
DENUNCIAMO
• Che a causa dell’emergenza sanitaria molte e molti di noi si sono trovati, da un giorno all’altro, senza lavoro e senza reddito. Primi a fermarci e ultimi a poter ricominciare.
• Che una larga parte delle lavoratrici e dei lavoratori è rimasta esclusa dalle tutele promulgate dal legislatore e che esso si è dimostrato inadeguato a proteggerci e ancora non ci riconosce come una, unica categoria.
• Che le forme di ammortizzazione sociale sono insufficienti e non tengono conto di una larga parte delle tipologie contrattuali alle quali noi siamo sottoposti.
• Che dal 15 giugno gli spettacoli che sono ripresi in Italia sono una piccola minoranza, che ben poco si è mosso e si muoverà, e che la maggior parte delle figure professionali sono rimaste, rimangono e rimarranno senza lavoro. Il DPCM del 17 maggio scarica al mondo dello spettacolo il dramma individuale di chi non avrà reddito, lo Stato, di fatto, si disimpegna.
• Che le modalità del lavoro dello spettacolo attualmente applicate non tengono conto della dignità della persona, imponendo, per logiche di profitto, turni massacranti e/o la contrazione dei tempi di allestimento e scrittura degli spettacoli. Questa dinamica si riflette costantemente nella qualità complessiva del nostro lavoro; è una grossa fonte di pressione psicofisica ed è, infine, una delle principali cause dei più gravi incidenti sul lavoro occorsi negli ultimi anni.
• Che troppo spesso, nel settore dello spettacolo e della didattica delle arti e dello spettacolo, ci viene richiesto di lavorare in nero, o con compensi inferiori al minimo sindacale, o con contratti di prestazione occasionale per prestazioni che di occasionale non hanno nulla.
• Che, nonostante le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo e della cultura in Italia siano contati in numero di oltre di 1 milione e mezzo (secondo il rapporto della Fondazione Symbola e di Union Camere), in specifico 488 mila persone solo per quanto riguarda lo spettacolo, nonostante la filiera muova ingenti capitali (oltre il 16% del PIL considerando tutto l’indotto e l’1% relativo al solo Spettacolo), e nonostante sia uno strumento di costruzione della comunità, il tutto viene percepito come “non essenziale”, riceva pochissimi fondi, anche in questa situazione di emergenza (l’1% di quanto stanziato con il DL Rilancio).
• Che, come tanti altri settori, il costante taglio del finanziamento pubblico va sempre a vantaggio delle privatizzazioni e delle aziendalizzazioni.
• Che la distribuzione dei fondi pubblici per la cultura non segue una logica di pluralismo, territorialità e trasparenza.
CHIEDIAMO
• L’istituzione immediata di un degno reddito di sostegno per tutte le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo esteso fino a una reale ripresa delle attività che comprenda anche tutti coloro attualmente non coperti da alcuna forma di indennità e che sia parametrato al costo della vita del territorio di appartenenza del soggetto percettore.
• Che in questa fase emergenziale i soggetti percettori di FUS re-investano una parte cospicua di quanto percepito nelle realtà locali dello spettacolo (associazioni, compagnie, singole lavoratrici e lavoratori) che non siano essi stessi destinatari di FUS.
• Che le Amministrazioni Pubbliche ad ogni livello, soprattutto quelle locali, avendo la responsabilità delle politiche culturali e della formazione dei cittadini, non abdichino al privato questo ruolo e ancor più, in questa stagione d’emergenza, investano quante più risorse possibili per realizzare un’adeguata programmazione culturale favorendo le realtà del territorio così da garantire lavoro per le maestranze e cura della Comunità.
• Che vengano riconosciute le differenti forme aggregative in cui le lavoratrici e i lavoratori dello spettacolo si stanno organizzando e che queste siano convocate ad ogni livello e ad ogni tavolo di lavoro.
• L’istituzione di un contratto unico dello spettacolo che preveda al suo interno le differenti forme di somministrazione lavorativa a cui siamo soggetti e che, tenendo conto della effettiva e oggettiva intermittenza (artistica, produttiva, di ricerca e distributiva), ci permetta una dignitosa continuità di reddito.
• Una riforma fiscale e previdenziale tesa all’unificazione per permettere alle lavoratrici e ai lavoratori delle Arti dello Spettacolo di accorpare in un'unica cassa i contributi previdenziali e assicurativi derivanti da lavori, svolti negli svariati contesti relativi alle professioni della scena e del palco dal vivo, dell'audiovisivo e della formazione, senza perdere ciò che è già stato versato negli anni precedenti.
• Scongiurare l’abuso di strumenti volti all’intermediazione fittizia (si legga esempi di certe Agenzie Interinali e Cooperative) e alla frammentazione soggettiva delle contrattazioni (Partite Iva e ritenute d’acconto), fenomeni che quasi sempre sono a discapito di garanzie e sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori.
• Istituzione di un reddito di solidarietà attiva, equiparabile all’RSA francese (quindi non elitario delle Arti dello Spettacolo, ma di tutti i lavoratori), cui poter accedere al termine del periodo di indennità, che non deve essere inferiore al reddito vitale di sopravvivenza (attenendosi al parametro INPS) e al quale cumulare gli assegni familiari per i figli a carico.
• Norme che rendano impossibile l’utilizzo del lavoro in nero e ogni altro tipo di sfruttamento del nostro operato. Nella didattica come nello spettacolo, dal piccolo al grande evento, anche organizzati da operatori di altri settori.
• Che venga redatto un protocollo di sicurezza proprio del mondo dello spettacolo.
• Che venga istituita la figura del formatore artistico e che essa venga inclusa nella cassa previdenziale unica dello spettacolo.
• Mettere in atto un valido percorso che soddisfi l’esigenza di una Formazione Continua che sia in grado di contrastare il rischio di una desuetudine delle conoscenze permettendo, ai richiedenti, di usufruire ogni anno di un periodo di Formazione inerente alle proprie caratteristiche artistico-professionali facilitando anche, dove fosse possibile, una prospettiva di riconversione professionale.
• L’istituzione di un sistema di corsi universitari e para universitari che, appoggiandosi ai soggetti percettori di FUS, consentano l’apprendimento delle arti e delle tecniche proprie dello spettacolo.
• Una regolamentazione dello spettacolo dal vivo trasmesso via internet con normative specifiche sulla prestazione e sul diritto connesso.
CONCLUSIONI
Crediamo fermamente nei principi della nostra Costituzione, con particolare riferimento agli articoli 4, 9 e 33;
crediamo fermamente che la Cultura non è esclusione identitaria ed economica, ma relazione e collettività,
e
Crediamo fermamente che noi di questa Cultura siamo il corpo pulsante.
Brescia Unita Lavoratrici e Lavoratori dello spettacolo - Brescia, Giugno 2020.