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FIUMI MILIARDI PER LE ARMI, BRICIOLE PER LA SANITÀNel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del...
15/10/2026

FIUMI MILIARDI PER LE ARMI, BRICIOLE PER LA SANITÀ

Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del PIL, contro una media OCSE del 7,1%. Intanto, le famiglie hanno sborsato di tasca propria 42,4 miliardi di euro per curarsi. Liste d'attesa interminabili, personale insufficiente e cittadini costretti a rinunciare alle cure: la salute diventa un privilegio per chi può permetterselo.

Eppure, quando si tratta di riarmo, i soldi si trovano: 45,3 miliardi di spesa militare nel 2025, contro i 33,4 miliardi del 2024.
Per le armi miliardi, per curare le persone vincoli di bilancio! Questa è la gerarchia delle priorità di un sistema (rappresentato tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra) che mette gli interessi economici dei pochi davanti ai bisogni sociali di tutti. La salute è un diritto, non una merce. Servono investimenti nella sanità pubblica, non nuove spese militari.

Costruiamo un fronte unito di classe per fermare il riarmo e rimettere al centro i diritti di chi vive del proprio lavoro.

DIESEL: GLI USA CAMBIANO, L'UE CONTINUA AD AUTODISTRUGGERSIDonald Trump ha deciso di riaprire le porte al gasolio russo,...
12/10/2026

DIESEL: GLI USA CAMBIANO, L'UE CONTINUA AD AUTODISTRUGGERSI

Donald Trump ha deciso di riaprire le porte al gasolio russo, sospendendo temporaneamente le sanzioni sulle forniture per assicurarsi carburante a prezzi più bassi negli Stati Uniti. Una scelta dettata dalla necessità di contenere il caro-carburanti, ma che mette a n**o tutte le contraddizioni della politica occidentale.

E mentre Washington torna a fare affari con Mosca quando i propri interessi lo richiedono, l’Unione Europea continua imperterrita sulla strada delle sanzioni, del distacco energetico dalla Russia e del sostegno al riarmo.
Adesso arriva l’ennesima lezione di realismo: quando il prezzo del gasolio diventa un problema per gli interessi americani, anche il nemico russo può tornare un interlocutore commerciale. Per Bruxelles, invece, sembra che la fedeltà alla linea atlantica venga prima di tutto, persino degli interessi economici e sociali dei popoli europei.

La contraddizione è lampante: gli Stati Uniti cambiano rotta quando conviene, mentre l’Europa resta aggrappata a una strategia che contribuisce a far pagare ai cittadini il prezzo delle proprie scelte. Non è una questione di coerenza morale di Trump, che persegue semplicemente gli interessi americani, ma di capire chi decide e a vantaggio di chi.

Noi continuiamo a pagare energia cara, subire l’inflazione e assistere alla crescita delle spese militari, mentre le risorse necessarie a salari, sanità e welfare vengono sacrificate.
Serve rompere con questa logica: gli interessi dei lavoratori e dei popoli devono ve**re prima dei profitti e delle strategie delle potenze imperialiste. Costruiamo un fronte unito di classe contro il riarmo, la guerra e le politiche che scaricano sulle classi popolari il conto delle scelte dei governi.

Una legge-truffa per restare al potere e non soloEcco alcuni estratti dell'articolo su Contropiano del compagno Walter T...
09/10/2026

Una legge-truffa per restare al potere e non solo

Ecco alcuni estratti dell'articolo su Contropiano del compagno Walter Tucci del CUC, sull'irricevibile legge elettorale approvata dal governo Meloni:

"La legge elettorale passata definitivamente in Parlamento (Atto Camera 2822), non è solo un indecente marchingegno incostituzionale della destra, pieno di trucchi, per restare al potere e consolidare il risultato che nel 2022 ha regalato a una minoranza, la maggioranza parlamentare; ma con l’inserimento dell’indicazione sulla scheda del nome del candidato a Presidente del Consiglio, realizza anche il trucco con il quale questo Governo ha voluto aggirare il premierato, divenuto non più presentabile, dopo la sonora sconfitta del Referendum sulla Giustizia.

I profili di incostituzionalità sono evidenti in almeno quattro casi, che vengono contestati da diversi costituzionalisti e sono: l’indicazione del Premier; il premio abnorme di maggioranza; il listino bloccato e, soprattutto, l’eliminazione dell’elezione su base regionale per il Senato.

Si porta, in tal modo, a compimento un disegno politico gravemente eversivo del nostro sistema democratico costituzionale, poiché si incide sulla forma stessa del Governo parlamentare: ciò costituisce, in effetti, l’ennesimo tassello di un processo che sta cambiando la Costituzione con leggi ordinarie, tessera dopo tessera, per comporre pian piano il mosaico disegnato da Gelli e dai nemici della nostra Legge fondamentale, ritenuta troppo democratica, in quanto nata dalla Resistenza e dalla lotta partigiana antifascista.

Nei prossimi giorni, nei prossimi mesi e finché occorrerà, il Coordinamento per l’unità dei Comunisti farà questa battaglia con chi condivide la drammaticità della situazione e l’urgenza di una lotta di popolo unitaria e radicale".

Leggi tutta l'analisi: https://contropiano.org/interventi/2026/10/09/una-legge-truffa-per-restare-al-potere-e-non-solo-0199447

NON SONO “MORTI BIANCHE”. SONO MORTI DI PROFITTO.Ancora lavoratori che escono di casa per guadagnarsi da vivere e non ci...
08/10/2026

NON SONO “MORTI BIANCHE”. SONO MORTI DI PROFITTO.

Ancora lavoratori che escono di casa per guadagnarsi da vivere e non ci tornano.
A Pistoia un operaio precipita da un tetto. A Faenza un lavoratore viene schiacciato da un carico. A Treviso muore a soli 27 anni dopo essere stato investito da un getto di vapore. A Caivano muore Salvatore Calignano, 61 anni, dopo una caduta mentre lavorava su un tetto.

E allora basta chiamarle “fatalità” o “morti bianche”. Sono Omicidi sul Lavoro.

Quando la sicurezza viene sacrificata al profitto, parlare di omicidio sul lavoro non è una provocazione: è una questione politica e sociale che va affrontata fino in fondo.

E c'è un altro scandalo, che fa inorridire per il suo cinismo: quante volte un lavoratore che lavora da tempo in nero risulta “casualmente” assunto proprio alla vigilia dell'incidente? Una dinamica già emersa anche in precedenti inchieste giudiziarie, e che abbatte le sanzioni per le aziende.

Un sistema che precarizza, deregolamenta, parcellizza, subappalta il lavoro e indebolisce i controlli crea le condizioni perché la sicurezza diventi un costo da tagliare. E quando, per una parte del padronato, il valore della vita di un lavoratore finisce per essere misurato in base a quanto costa fermare la produzione, non siamo più davanti a semplici “incidenti”.

Il profitto non può valere più della vita. La sicurezza non è un costo. Il lavoro non può uccidere. Questa è una vera lotta di classe, combattuta ogni giorno sul posto di lavoro e sul cui campo di battaglia lasciamo ogni anno migliaia di morti. Per questo serve unità di classe, organizzazione e lotta: solo uniti possiamo ribaltare un sistema che mette il profitto davanti alla vita.

TRUPPE AI CONFINI DELLA RUSSIA: SIAMO AL BARATROMentre continuano a raccontarci che è la Russia a minacciare l'Europa, l...
07/10/2026

TRUPPE AI CONFINI DELLA RUSSIA: SIAMO AL BARATRO

Mentre continuano a raccontarci che è la Russia a minacciare l'Europa, l'Estonia sposta truppe al confine russo e il suo colonnello dice che bisogna essere pronti a «vincere le prime battaglie». La Germania di Merz evoca una guerra che potrebbe arrivare sul proprio territorio e l'UE continua a spingere sul riarmo.

E l'Italia? La Kallas ci ringrazia perché un terzo del personale delle operazioni militari europee viene dall'Italia. Intanto il nostro Paese aumenta gli acquisti e le esportazioni di armi, compresi quelli verso Israele.

Tutto questo mentre la pressione fiscale arriva al 43,5%, le famiglie sono costrette a intaccare i risparmi e milioni di lavoratori vedono salari e potere d'acquisto divorati dal caro vita.
Per la guerra i soldi si trovano sempre. Per salari, sanità, scuola e servizi pubblici, invece, bisogna sempre “fare sacrifici”.

Non è un caso. È il risultato di un sistema, quello dell'UE, nel quale l'industria bellica, la finanza e i grandi interessi economici hanno tutto da guadagnare dal riarmo e dalla tensione permanente.
Noi non accettiamo questa follia.

Contro la guerra, contro il riarmo, contro chi trasforma la paura in profitto: serve un fronte unito di classe.

GIOVANI IN PIAZZA: LA RISPOSTA FRANCESE È LA REPRESSIONEIn Francia sono ormai oltre 5.000 le persone arrestate, l’87% mi...
07/10/2026

GIOVANI IN PIAZZA: LA RISPOSTA FRANCESE È LA REPRESSIONE

In Francia sono ormai oltre 5.000 le persone arrestate, l’87% minorenni, e circa 200 studenti risultano feriti. In alcuni casi le conseguenze della repressione sono gravissime: un quindicenne ha perso una mano dopo l’esplosione di una granata durante un intervento della polizia.

Parliamo di una generazione che protesta perché non vuole un futuro di precarietà, sacrifici e guerra. Giovani che non vogliono essere mandati a morire per interessi che non sono i loro, mentre si taglia sul loro futuro e si trovano risorse per il riarmo.

E l'ondata di proteste dimostra anche un'altra cosa: quando sindacati e organizzazioni politiche riescono ad essere conflittuali, allora é possibile unire le lotte, e la rabbia può trasformarsi in forza organizzata. Salari, scuola, ambiente, carovita, futuro: vertenze diverse che possono diventare una battaglia comune.

Ed è proprio questo che fa paura.
Perché se 5.000 arresti e centinaia di feriti fossero avvenuti in uno dei cosiddetti “Stati canaglia”, assisteremmo a paginate indignate, appelli alla democrazia e accuse di autoritarismo. Invece, quando succede in un paese "democratico" occidentale, gran parte dei nostri media preferisce raccontare quasi esclusivamente i danni provocati da alcuni manifestanti, utilizzandoli per oscurare le ragioni di una protesta giovanile di massa.

Chi ha paura di una generazione che rifiuta la guerra, il sacrificio e lo sfruttamento? Ovviamente, il capitale e i suoi apparati.

La rabbia va organizzata. Le lotte vanno unite. E contro guerra, precarietà e carovita serve un fronte di classe.

MILIONI ALLA BLUE ECONOMY, MENTRE LA SANITÀ RESTA IN AFFANNOLa Regione Lazio annuncia altri 4 milioni di euro per la Blu...
06/10/2026

MILIONI ALLA BLUE ECONOMY, MENTRE LA SANITÀ RESTA IN AFFANNO

La Regione Lazio annuncia altri 4 milioni di euro per la Blue Economy, ai quali si aggiungono 2,2 milioni destinati a sette Comuni costieri. Dal 2023, secondo quanto dichiarato dalla stessa Regione, sono stati stanziati oltre 50 milioni di euro di fondi regionali per l’economia del mare.

La tutela delle coste e dell’ambiente è necessaria. Ma ogni stanziamento pubblico pone una questione politica molto concreta: quali sono le priorità?

Nel Lazio continuano a pesare liste d’attesa, carenza di personale, difficoltà della medicina territoriale e strutture sanitarie sotto pressione.

Per questo, davanti a nuovi milioni destinati a turismo, nautica, imprese e valorizzazione economica dei territori, è legittimo chiedere perché una parte maggiore delle risorse disponibili non venga indirizzata verso ospedali, personale sanitario e servizi pubblici.

Prima dei grandi progetti di valorizzazione economica vengono i servizi essenziali.
La sanità pubblica deve tornare al centro delle priorità regionali.

Credevano di conquistare i lotti di terreno per viverci. Hanno conquistato solo un paio di metri per la propria sepoltur...
05/10/2026

Credevano di conquistare i lotti di terreno per viverci. Hanno conquistato solo un paio di metri per la propria sepoltura.

"STALINGRADO È L'INFERNO IN TERRA"
(Estratti da lettere di soldati tedeschi)

Fonti: Archivio di Stato della Federazione Russa (GARF); Archivio del Presidente della Federazione Russa; Archivio dell'Istituto di Storia Militare (Potsdam, Germania); Archivio Centrale del Ministero della Difesa della Federazione Russa (TsAMO RF); Collezione dell'Istituto Marx-Engels-Lenin presso il Comitato Centrale del Partito Comunista di tutta l'Unione (bolscevichi).

"...Ci troviamo a quattro chilometri da Stalingrado. Abbiamo riposato per quattro giorni, poi l'offensiva su Stalingrado è ripresa. I combattimenti erano duri, e ora lo sono diventati ancora di più. Ma tra due o tre giorni Stalingrado cadrà: almeno così speriamo. Ci siamo trincerati in un burrone per ripararci dai raid aerei. Gli aerei volteggiano sopra le nostre teste giorno e notte. Il momento peggiore è la sera: il cielo è pieno di velivoli russi..."
Da una lettera di un soldato ignoto, 12 settembre 1942.

"...Domani torniamo in prima linea, dove spero che avvenga presto l'assalto finale alla parte di Stalingrado non ancora occupata da noi e che la città finalmente cada. Ma il nemico oppone una resistenza ostinata e feroce..."
Da una lettera alla nonna, la baronessa Gabriele Bleyleben,
scritta dall'Oberleutnant Alfred Klein-Wiesenberg,
Posta da campo n. 08365, 18 settembre 1942.

"...Degli uomini che conoscevi, siamo rimasti solo io, Erwin e 'W***y il Lungo'. I rinforzi arrivano, certo, ma questi giovani si esauriscono nel giro di una settimana; per esempio, lunedì scorso si sono uniti a noi 160 soldati e oggi ne sono rimasti in vita solo 27. Qui è un vero tritacarne: molto peggio dell'anno scorso..." Da una lettera del caporale Klaus Niemeyer al fratello
Posta da campo n. 04425, 19 settembre 1942.

"...Siamo ancora dislocati in una delle periferie di Stalingrado. Qui, alla periferia nord della città, i russi tengono saldamente le posizioni e si difendono con ostinata ferocia. Certo, quest'ultimo lembo di territorio verrà presto conquistato; ma la cosa fondamentale è resistere all'inverno e impedire ai russi di sfondare l'anello settentrionale: altrimenti saremo costretti a ritirarci di nuovo, proprio come l'anno scorso, e tutto quel sangue versato per Stalingrado sarà stato sprecato invano..."
Da una lettera dell'Unteroffizier Helmut Schulze al pastore Oskar Büttner
Posta da campo n. 44111, 19 novembre 1942

"...Dotati degli armamenti più moderni, i russi ci stanno infliggendo colpi devastanti. Ciò è particolarmente evidente nei combattimenti per Stalingrado. Qui, dobbiamo conquistare ogni metro di terreno attraverso scontri feroci e subire pesanti perdite, poiché i russi combattono con ostinata ferocia, fino all'ultimo respiro..."
Da una lettera del caporale scelto Otto Bauer a Hermann Kuge
Posta da campo n. 43396 B, 18 novembre 1942

"...Il terreno qui vicino a Stalingrado non è granché. Non ha nulla a che vedere con la terra nera dell'Ucraina. Una volta che avremo ricacciato i russi nel Volga e loro si saranno finalmente arresi, chiederò il lotto di terra in Ucraina che mi spetta; è lì che io, tu e i bambini ci rimetteremo in piedi in men che non si dica. Vivremo bene tanto quanto il signor Birke: questo è certo..."
Da una lettera del sottufficiale (Unteroffizier) Alfred Köpke alla moglie,
Posta militare n. 42143 B, 18 novembre 1942.

"...Stalingrado è un inferno in terra: Verdun, una 'Verdun rossa', ma con armamenti moderni. Attacchiamo ogni giorno. Se riusciamo a conquistare 20 metri al mattino, i russi ci respingono entro sera..."
Da una lettera del caporale (Gefreiter) Walter Oppermann al fratello,
Posta militare n. 44111,
18 novembre 1942.

"...È impossibile descrivere ciò che sta accadendo qui. A Stalingrado, chiunque abbia una testa e delle mani combatte: uomini e donne allo stesso modo..."
Da una lettera del caporale (Gefreiter) Otto Hellmann alla fidanzata,
Posta militare n. 43396 B,
18 novembre 1942.

"...Le cose vanno molto male per noi in questo momento; se ci vedessi, non riconosceresti metà degli uomini e chiederesti: 'Dov'è questo? Dov'è quello?'" «Sì, alcuni giacciono nel suolo russo, altri sono tornati a casa a curarsi o si trovano in un ospedale da campo, alcuni hanno perso le gambe, e così via. Siamo messi male! Così tanta gente muore qui perché i russi combattono con una tenacia incredibile...» Da una lettera del *Wachtmeister* Julius Ferschnet a Elfriede Knopp,
Posta militare n. 08265,
16 novembre 1942.

«...Tutto sommato, questa intera impresa — puntare al Caucaso sfondando lungo un fronte piuttosto ristretto, pur avendo ai fianchi potenti forze russe (forze che, per di più, stanno ricevendo rinforzi) — mi è sembrata fin dall'inizio un'operazione estremamente pericolosa. Ora che siamo dissanguati, i russi attenderanno il loro amato gelo e la neve, per poi colpire i rumeni, gli italiani e il resto della marmaglia che il nostro comando ha schierato sui fianchi. Spero che, come sempre, riusciremo a sostenerli in tempo con le nostre riserve. Ma se non ci riuscissimo? Sarebbe una catastrofe peggiore di quella di Mosca dell'anno scorso...»
Da una lettera del capitano Rudolf Bittrich a suo padre,
Posta militare n. 44234,
14 novembre 1942.

"...Qui è un inferno assoluto. Le compagnie sono ridotte a malapena a 30 uomini ciascuna. Non abbiamo mai vissuto nulla di simile prima d'ora. Purtroppo, non posso scriverti tutto. Se il destino lo vorrà, un giorno te ne parlerò. Stalingrado è una tomba per i soldati tedeschi. Il numero dei cimiteri militari aumenta continuamente. È come ciò che accadde a Péronne, sulla Somme, durante la guerra del 1914-1918, con la differenza che qui tutti questi soldati sono morti combattendo per una sola città..."
Da una lettera ai genitori dell'*Obergefreiter* Josef Zimach,
Numero di posta da campo 27800
20 novembre 1942

"...Spero che la guerra finisca presto ovunque. La situazione attuale è spaventosa. Abbiamo già subito una dura sconfitta in Africa. Se le cose continuano così, non passerà molto tempo prima che siamo spacciati..."
Da una lettera ai genitori del soldato semplice Wilhelm Mushing,
Numero di posta da campo 18725
13 novembre 1942

"...La situazione è molto tesa in questo momento. Spero che la nostra sorte in Africa migliori. Ho sentito dire che le nostre truppe hanno occupato tutta la Francia. Ma non riusciremo a far fronte ai russi, a meno che non vengano usati i gas..." Da una lettera dello stesso soldato,
15 novembre 1942

"...Lascia che ti descriva brevemente la mia situazione e le mie esperienze. Da maggio fino alla fine di ottobre siamo stati costantemente all'offensiva; abbiamo sopportato e realizzato molto, sempre sotto la minaccia della morte. Fino al Don, la guerra era ancora sopportabile. Ma alla testa di ponte sul Don, i russi hanno iniziato a infliggerci colpi tali da farci spesso piombare nella disperazione più totale. Intere compagnie e battaglioni sono stati annientati qui – è stato un vero e proprio tritacarne – e nonostante questi sacrifici non siamo riusciti ad avanzare nemmeno di un metro. Dopo aver trascorso due o tre settimane in posizione lungo il Don, siamo stati inviati all'offensiva verso Stalingrado. Qui il cibo scarseggiava: un paesaggio desolato solcato da paludi. Alla nostra ...alla nostra destra, alla nostra sinistra e molto più avanti infuriavano battaglie feroci, che coinvolgevano ogni aspetto della guerra moderna.
Una lotta di vita o di morte ricominciava daccapo. È impossibile descrivere a parole ciò che stava accadendo qui e come si combatteva la guerra a Stalingrado. Era in corso una battaglia di annientamento, che distruggeva uomini e mezzi su una scala mai vista né sperimentata prima al mondo. Chiunque riuscisse a uscire indenne da Stalingrado – senza restare mutilato o ucciso – poteva considerarsi davvero fortunato e doveva ringraziare il proprio Creatore e Signore. Qui la terra sembrava sconvolta da proiettili e carri armati. Ogni casa e ogni punto di riferimento era stato bruciato dall'artiglieria o fatto saltare in aria. È meglio non raccontare tutto a casa. Vi dirò solo una cosa: quello che in Germania viene chiamato "eroismo" è in realtà un massacro colossale; posso affermare di aver visto a Stalingrado più soldati tedeschi morti che russi. I cimiteri sorgevano di ora in ora. In base alla nostra esperienza, posso... ...dire: Stalingrado è costata più vite dell'intera campagna orientale svoltasi tra maggio e settembre.

"La guerra in Russia non finirà ancora per diversi anni. Non si vede alcuna fine all'orizzonte. È un peccato che siamo costretti a vivere tempi simili e che siamo nati ed esistiamo in un'epoca del genere. Nessuno a casa si vanti del fatto che i propri cari — mariti, figli o fratelli — stiano combattendo in Russia, nella fanteria. Ci vergogniamo della nostra vita..."
Da una lettera ai genitori della moglie del *Gefreiter* Karl Müller,
Posta da campo n. 40886E
18 novembre 1942

"...Il russo combatte con tenacia e ferocia senza precedenti. Per quasi una settimana, la nostra compagnia non è riuscita a scacciare i russi da una casa a due piani che dominava una strada per noi vitale. Un soldato russo è passato dalla nostra parte e ha riferito che la casa era difesa da due dozzine di soldati, senza la presenza di ufficiali. Il nostro *Unteroffizier* non gli ha creduto, sostenendo che il russo fosse stato mandato appositamente per ingannarci. Il disertore russo è stato fucilato. Eppure, immaginate il nostro stupore quando finalmente abbiamo conquistato la casa: abbiamo contato 22 cadaveri russi e nemmeno un ufficiale. Quei venti russi avevano ucciso e ferito 60 uomini della sola nostra compagnia..."
Da una lettera al padre del soldato semplice Wilhelm Pichl,
Posta da campo n. 43328 A,
19 novembre 1942

"...Vi comunico che la nostra situazione è molto grave. I russi hanno accerchiato il corpo d'armata e siamo intrappolati in una sacca. Siamo stati attaccati sabato; ci sono stati molti morti e feriti. Il sangue scorreva a fiumi. La ritirata è stata orribile. Il nostro comandante è gravemente ferito; ormai non abbiamo più ufficiali. Finora sono stato fortunato, ma in questo momento sono indifferente a tutto." "Un giorno toccherà anche a me..."
Da una lettera alla fidanzata dell'Unteroffizier Georg Krieger,
631º Battaglione di artiglieria pesante,
86º Reggimento di artiglieria, 118ª Divisione di fanteria,
Posta da campo n. 00704,
30 novembre 1942.

"...Ci troviamo in una situazione piuttosto difficile. Si scopre che anche i russi sanno fare la guerra; lo ha dimostrato la grande mossa scacchistica che hanno compiuto nei giorni scorsi, eseguita impiegando forze ben superiori a un semplice reggimento o a una divisione..."
Da una lettera alla moglie del Gefreiter Bernhard Gebhardt,
Posta da campo n. 02488,
30 novembre 1942.

Traduzione dal russo, Olga Handjal

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IL COORDINAMENTO IN PIAZZA A ROMAIl Coordinamento Nazionale per l’Unità dei Comunisti era in piazza ieri a Roma, Piazza ...
04/10/2026

IL COORDINAMENTO IN PIAZZA A ROMA

Il Coordinamento Nazionale per l’Unità dei Comunisti era in piazza ieri a Roma, Piazza Bocca della Verità, alla manifestazione promossa da Potere al Popolo, con le parole d’ordine “Attenzione, stanno cancellando la democrazia” e “Sfiducia popolare”, che ha visto la partecipazione di circa 2.000 persone.

Una piazza che ha messo al centro il caro-vita, i salari fermi, il caro-affitti, le spese militari, il sostegno italiano a Israele e la difesa della partecipazione democratica, minacciata dalle leggi liberticide di questo governo.

Essere presenti nelle piazze e nelle lotte è parte del nostro impegno: costruire l’unità delle forze di classe e un fronte unito capace di dare voce a chi vive del proprio lavoro.

Il Coordinamento continuerà a fare la sua parte, unendo ciò che oggi è diviso e organizzando la risposta popolare.

INFLAZIONE ALLE STELLE, STIPENDI ALLE STALLEL’inflazione torna a correre: +4,2% a settembre, con l’energia che arriva a ...
03/10/2026

INFLAZIONE ALLE STELLE, STIPENDI ALLE STALLE

L’inflazione torna a correre: +4,2% a settembre, con l’energia che arriva a segnare aumenti superiori al 20% e gli alimentari non lavorati al +5,5%. Per una famiglia significa, secondo le stime, una stangata di oltre 1.100 euro l’anno.

E mentre il costo della vita divora stipendi e pensioni, chi vive del proprio lavoro è costretto a fare sempre più fatica per arrivare alla fine del mese. Il problema è che in Italia i salari reali sono fermi da decenni: ancora nel 2025 le retribuzioni contrattuali reali risultavano l’8,8% sotto il livello del 2021, secondo l’OCSE.

Dall’altra parte, banche, grandi fondi finanziari, multinazionali dell’energia, aziende della tecnologia e dell’industria militare continuano a macinare profitti.

Per chi deve funzionare questa società? Per il 99% che lavora, produce e paga tutto, oppure per l’1% che accumula ricchezza?

Questa è la vera domanda. E finché non saremo capaci di costruire una forza sociale e politica che rimetta salari, potere d’acquisto e condizioni di vita della maggioranza al centro, continueranno a pagare sempre gli stessi.

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