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Venerdì 18 Settembre 2026 Più Europa Roma ha partecipato alla manifestazione davanti all’Ambasciata turca per richiamare...
19/09/2026

Venerdì 18 Settembre 2026 Più Europa Roma ha partecipato alla manifestazione davanti all’Ambasciata turca per richiamare l’attenzione sulla repressione che nelle ultime settimane sta colpendo in Turchia associazioni, attivisti e persone lesbiche, gay, bisessuali, trans, q***r, intersessuali e asessuali.

Dal 12 settembre sono state condotte operazioni di polizia in numerose province, con arresti, detenzioni preventive e blocchi di siti e account di organizzazioni per i diritti civili. Human Rights Watch parla di almeno 112 persone arrestate nelle operazioni tra il 12 e il 14 settembre e di oltre 100 manifestanti fermati durante le proteste successive.

Eravamo in piazza insieme a Radicali Roma, AssociazioneCertiDiritti Associazione Certi Diritti, Gaynet, AGEDO - Associazione Genitori, parenti e amici di persone LGBT+, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Amnesty International, Non Una di Meno, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra e attiviste turche.

La libertà di associazione, di manifestazione e di vivere senza discriminazioni riguarda tutti. Anche quando a essere colpita è una minoranza.

Più Europa

14/09/2026
Grazie EMMA! Emma Bonino
14/09/2026

Grazie EMMA!
Emma Bonino

Oggi, lunedì 14 settembre, dalle 19 alle 22:00 in piazza del Campidoglio terremo una veglia pubblica per Emma Bonino. Un...
14/09/2026

Oggi, lunedì 14 settembre, dalle 19 alle 22:00 in piazza del Campidoglio terremo una veglia pubblica per Emma Bonino. Un momento aperto a tutti, con i ricordi di chi l’ha conosciuta, amata e ha fatto un pezzo di strada insieme a lei.
Ci saranno: Riccardo Magi, Marco Cappato, Roberto Saviano, Francesca Fagnani, Luigi Manconi, Luciana Castellina, Filomena Gallo, Concita De Gregorio, Kasia Smutniak e molti altri.

11/09/2026

Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai.

Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero.

Emma fu “scelta dalla politica radicale” quando un divieto cambiò la sua giovane vita.
E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna.

Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera.

La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l’aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l’infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi, contro ogni forma di autoritarismo.

Ma ancora più numerose sono state le sue battaglie per:

per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di
ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine.
E per l’Europa unita, democratica e federale: gli Stati Uniti d’Europa.

È questo il suo testamento: non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti.

Non ci sono parole per descrivere il dolore e il vuoto che proviamo oggi.
Da domani proveremo a trovare le parole giuste per trasformare la gratitudine che proviamo per aver potuto lottare al suo fianco nel coraggio di continuare a batterci come ci ha insegnato.

Grazie Emma, dal profondo del cuore.

10/09/2026

Risposta alle polemiche nate dalla partecipazione al sit-in di ieri per Disegno di Legge (DDL) sull'antisemitismo.

C’è un modo semplice per non discutere il merito di una manifestazione: scegliere la bandiera peggiore che vi compare e attribuirla a tutti.
È anche un metodo antico. I nazionalismi più pericolosi hanno sempre avuto bisogno di cancellare le differenze interne, trasformare individui e gruppi diversi in un unico nemico, attribuire a ciascuno le parole, i simboli e le colpe dell’altro. È un metodo tutt’altro che liberale.
La tradizione liberale che conosciamo è un’altra. John Stuart Mill non smise di essere liberale quando volle che un governatore dell’Impero britannico rispondesse della repressione in Giamaica. I liberali italiani non diventarono comunisti perché nella Resistenza combatterono il nazifascismo insieme ai comunisti. Condividere una battaglia non significa condividere ogni bandiera presente nella stessa piazza.

Alla manifestazione c’erano due persone con bandiere di Hamas, Hezbollah e della Repubblica islamica dell’Iran. Non rappresentavano gli organizzatori: contestavano la manifestazione e sono state contestate a loro volta. Hanno provocato palestinesi, persone di +Europa e altre associazioni presenti; non è stato consentito loro di intervenire. C’era, fra gli altri, Amnesty International. Raccontare quella piazza attraverso quei due provocatori significa semplicemente raccontarne un’altra.

Noi di +Europa Roma abbiamo aderito con le nostre idee: condanna di Hamas e dell’antisemitismo, diritto di Israele a esistere, diritto dei palestinesi alla libertà e all’autodeterminazione. Nessuno slogan «dal fiume al mare». Semmai l’attenzione a proposte israeliano-palestinesi come A Land for All, «Una terra per tutti», fondate su due popoli, due Stati, una terra condivisa e uguali diritti.

La posizione del segretario Riccardo Magi è pubblica ed espressa nel suo comunicato. Né quella né la nostra possono essere seriamente confuse con il favoreggiamento dell’estremismo o dell’antisemitismo.

L’ambiguità, oggi, sta piuttosto nel non esserci. Nel non riconoscere ciò che è ormai davanti agli occhi di tutti.

Gaza è stata trasformata in oltre 61 milioni di tonnellate di macerie. In Cisgiordania, nel 2026, le Nazioni Unite hanno documentato più di sei attacchi di coloni al giorno con vittime o danni: case assalite, incendiate, colpite con pietre, terreni devastati, famiglie costrette ad abbandonare le proprie comunità, uccisioni. A fine luglio erano già più di 1.380 gli episodi documentati.

Continuare, di fronte a questo, a concedere a Israele un’eccezione morale e politica che non concederemmo a nessun altro Stato non aiuta Israele. Rafforza le componenti nazionaliste e suprematiste che stanno prendendo in ostaggio la politica e la società israeliana. Il diritto internazionale, se cambia a seconda di chi lo viola, smette di essere diritto e torna a essere rapporto di forza.

Ed è significativo ciò che è accaduto appena due giorni fa. L’8 settembre dodici Paesi, undici dei quali europei, hanno annunciato l’intenzione di introdurre restrizioni nazionali o sostenere restrizioni europee sul commercio con gli insediamenti israeliani nei territori occupati, considerati illegali dal diritto internazionale. Regno Unito e Francia, insieme al Canada, hanno annunciato misure per vietare l’importazione dei prodotti degli insediamenti; Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Norvegia e Belgio avevano già adottato proprie misure, mentre Danimarca, Finlandia, Islanda, Polonia, Portogallo e Svezia si sono associate alla nuova iniziativa.
Che proprio mentre una parte crescente dell’Europa decide di intervenire concretamente contro colonizzazione e violenza dei coloni, il governo italiano si dedichi a una legge sull’antisemitismo che rischia di rafforzare l’eccezionalismo israeliano e restringere lo spazio della critica politica è un segnale grave.
C’è poi un rapporto irrisolto della destra italiana con la propria storia fascista e con le responsabilità italiane nella persecuzione degli ebrei. Come c’è, comprensibilmente, il peso enorme della Shoah nel rapporto della Germania con Israele. Ma la memoria della persecuzione degli ebrei non può diventare un’immunità permanente per le politiche di un governo israeliano. Quella memoria dovrebbe insegnare soprattutto l’universalità dei diritti.
Noi abbiamo un faro abbastanza semplice: il diritto e lo Stato di diritto. E sentiamo ancora di più la responsabilità di ricordarlo negli anni in cui la democrazia liberale viene attaccata da molte parti.
Poi naturalmente arriva la piccola tattica italiana: Giuseppe Conte, il «sottobicchiere», le future alleanze. Mestizie della politica nazionale, assai poco utili per capire quello che sta accadendo a qualche migliaio di chilometri da noi e che non meritano molto del tempo di chi legge.
Mentre in Cisgiordania le pietre vengono lanciate contro le case per terrorizzare chi ci vive, qui c’è chi raccoglie le bandiere di due provocatori per costruirci sopra un’intera teoria politica.
Sasso dopo sasso, viene su un muro di ipocrisia.

Andrea Massaroni - Pagina Politica

10/09/2026

Atac, +Europa Roma: cinque richiami dell'Antitrust. Il servizio va messo a gara

«Lo studio commissionato dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alla società Lear conferma un problema che +Europa Roma denuncia da anni. A Milano il trasporto pubblico offre il 27% di servizio in più per abitante rispetto a Roma. Per ogni chilometro percorso dai mezzi, il costo netto per il Comune è di 2,47 euro contro i 4,26 di Roma: il 42% in meno.

Lo studio ricorda anche che tra il 2023 e il 2024 l'Autorità ha inviato a Roma Capitale cinque pareri motivati che contestano l'affidamento diretto ad Atac. Ai cinque richiami si aggiunge ora un'analisi che indica Milano come modello più efficiente.
+Europa Roma sostiene da anni che il servizio debba essere messo a gara. La gara tutela il servizio pubblico: il Comune stabilisce regole, frequenze e standard di qualità e sceglie chi è in grado di garantirli meglio. Anche un'azienda pubblica può vincerla. Roma usa già questo sistema per circa 100 linee periferiche.
L'affidamento ad Atac scade il 31 dicembre 2027. Roma deve arrivarci preparata a una vera gara europea. L'interesse da difendere è quello dei cittadini che aspettano autobus e metropolitane e delle risorse pubbliche che finanziano il servizio».

Andrea Massaroni - Pagina Politica
Più Europa

Mentre Riccardo Magi, segretario di +Europa, contrastava in Commissione la proposta di legge sull’antisemitismo, noi di ...
09/09/2026

Mentre Riccardo Magi, segretario di +Europa, contrastava in Commissione la proposta di legge sull’antisemitismo, noi di +Europa Roma eravamo in piazza.
L’antisemitismo va combattuto senza ambiguità. Ma non può diventare uno strumento per proteggere il governo Netanyahu dalla critica politica.
C’è un rapporto irrisolto della destra italiana con la propria storia fascista e con le responsabilità italiane nella persecuzione degli ebrei.
Quel passato non si risarcisce comprimendo oggi la libertà di opinione.
Un bambino palestinese, israeliano o italiano ha gli stessi diritti.
Netanyahu non rappresenta tutti gli ebrei, né tutti gli israeliani.
Non possiamo appiattirci sulla componente più reazionaria e illiberale del sionismo.
Difendiamo il diritto di Israele a esistere e quello dei palestinesi alla libertà e all’autodeterminazione.
E guardiamo oltre la formula ormai sempre meno credibile dei “due Stati”.
Soluzioni come **A Land for All** indicano una strada: due popoli, diritti uguali, una terra condivisa.

Andrea Massaroni - Pagina Politica
Più Europa Coltstar Wacken
Riccardo Magi

Anche domani al fianco degli Ucraini.  Più Europa
22/08/2026

Anche domani al fianco degli Ucraini.

Più Europa

La comunità ucraina della Capitale scenderà in piazza alla vigilia della ricorrenza: partenza alle 16 da piazza della Repubblica, arrivo in via dei Fori Imperiali

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