Coordinamento cittadino Lotta per la casa

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casa e reddito per tutt*

18/05/2026

La Flottilla è stata bloccata: per la PALESTINA, contro ogni guerra, BLOCCHIAMO TUTTO!

28/04/2026

Anche questa mattina Roma si è svegliata con l'obbrobrio dei blindati, delle divise e dei manganelli alzati contro l'emergenza abitativa e gli spazi di aggregazione e solidarietà. Sta accadendo adesso al Sesto Ponte - Laurentino 38: da parte nostra, massima solidarietà!

08/04/2026

UN PROMEMORIA SULLE VICENDE DELLA SCUOLA "8 MARZO" A MAGLIANA

Negli ultimi giorni le cronache romane sono tornate a parlare dell’occupazione della scuola “8 marzo” a Magliana (Roma), in particolare dopo un’iniziativa organizzata dall’Unione Inquilini a
difesa delle famiglie che la occupano a cui ha partecipato Ilaria Salis, che supponiamo non conosca la storia di quell’occupazione.

Pensiamo quindi sia necessario ricordare la storia di quell’edificio e di quell’occupazione, di cui per un breve ma decisivo periodo siamo stati protagonisti/e.

La storia della scuola "8 marzo", nasce con un’occupazione. Circa cinquant'anni fa, infatti, le donne di Magliana occuparono il palazzo, costruito da privati per ricavarne appartamenti, e
obbligarono il comune a comprarlo e farne una scuola media.
Quando poi a Magliana sono state costruite scuole vere, il palazzo è stato lasciato abbandonato al degrado, salvo ogni tanto sprecare un po' di denaro pubblico per progetti discutibili e comunque mai realizzati.

Il 15 giugno del 2007, un comitato di senza casa nato dall’attività del Centro Sociale Macchia Rossa, ha occupato il palazzo, che versava in condizioni di totale abbandono.
Con uno sforzo enorme, completamente autofinanziato, gli/le occupanti hanno reso il palazzo nuovamente abitabile, e una trentina di famiglie vi hanno trovato una soluzione abitativa.

Il resto dello spazio fu aperto al quartiere, tramite iniziative varie, assemblee, concerti, gruppi d’acquisto. Inoltre, l’occupazione della “8 marzo” divenne un punto di riferimento per le lotte sociali nel quartiere, in particolare quella contro gli sfratti, secondo l’idea che l’occupazione non dovesse essere solo la soluzione per chi ci abitava, ma che dovesse promuovere la lotta per la casa per tutti e tutte.

Per questo motivo, da subito, gli/le occupanti della “8 marzo” hanno scelto di fare parte integrante dei Movimenti per il Diritto all’Abitare (in particolare partecipando al Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa), consci e consce che solo lottando tutti e tutte insieme si potesse giungere a vincere le singole vertenze sulle varie occupazioni, o comunque a trovare soluzioni abitative dignitose per gli/le occupanti. La ricca storia, lontana e recente, della lotta per la casa a Roma lo ha sempre dimostrato.

Purtroppo dopo appena un paio di anni, questa esperienza è stata fermata da un attacco repressivo sproporzionato. Era il 2009, la giunta Alemanno era all’apice del suo splendore (che ha in seguito rivelato la sua vera natura a seguito dello scandalo “Mafia Capitale”), quando parte un’inchiesta, condotta dalla locale stazione dei Carabinieri, contro alcuni/e occupanti più attivi della “8 marzo” e alcuni compagni/e del CSOA Macchia Rossa.

L’inchiesta inventa di sana pianta un presunto “racket delle occupazioni” e puRtroppo trova qualche occupante o ex-occupante disponibile a firmare testimonianze fotocopia in cui accusa gli indagati di maltrattamenti e vessazioni varie, trasformando la sottoscrizione mensile (di 15 euro a famiglia) per
la cassa comune in estorsione.

Alla fine dell’estate 2009, si scatena un’offensiva repressiva contro le occupazioni romane: l’occupazione del “Regina Elena”, abitata da centinaia di famiglie, viene sgomberata con uno
spropositato spiegamento di forze. Una furiosa campagna stampa contro le occupazioni capeggiata dai giornali della destra romana (il Messaggero, il Tempo) impazza.

All’alba del 14 settembre del 2009 centinaia di carabinieri guidati dall’allora colonnello Casarsa (coinvolto nel processo per i depistaggi seguiti alla morte in carcere di Stefano Cucchi, avvenuto nell’ottobre del 2009, condannato in primo grado e successivamente prescritto in appello) con tanto di elicottero irrompono nella scuola “8 marzo”.

Gli/le occupanti pensano ad un tentativo di sgombero, e si barricano sul terrazzo. In realtà si tratta dell’esecuzione di un mandato di arresto per “associazione a delinquere” finalizzata all’estorsione e altri reati odiosi.
Le operazioni vanno per le lunghe, e centinaia di persone accorrono da tutta Roma in difesa dell’occupazione “8 marzo”, ma alla fine gli arresti vengono eseguiti.
Qui https://archive.org/details/MaglianaResiste un video realizzato quella mattina.

I/le compagni/e arrestati si faranno circa 2 settimane in carcere, e diversi mesi agli arresti domiciliari. Alcuni/e di loro perderanno il lavoro a causa della vicenda e del risalto mediatico da
essa ricevuto (altri no, grazie alla mobilitazione e solidarietà dei colleghi). La vicenda giudiziaria si concluderà anni dopo: I capi di imputazione più pesanti (associazione a delinquere, estorsione, violenze) cadranno quasi subito, all’udienza preliminare, dove il giudice riconobbe, in sostanza, che auto-organizzarsi non è reato. Altri capi di imputazione minori sono caduti in prescrizione in un processo che si è trascinatto per decenni, una volta spento l’interesse politico sulla vicenda.

Subito dopo gli arresti, gli/le occupanti della “8 marzo” manifestano solidarietà con gli/le arrestati. Purtroppo, man mano che le carte dell’inchiesta vengono rese pubbliche, si scopre che
alcuni/e tra loro hanno in realtà collaborato con i Carabinieri a costruirla. Questo genera, come è naturale litigi e divisioni all’interno dell’occupazione, e con il resto dei movimenti di lotta per il diritto all’abitare. Alla fine i “collaboratori” hanno la meglio, forti anche dell’implicita minaccia di intervento dei Carabinieri a loro favore in caso di lite, e la maggior parte degli/delle altre occupanti accetta la situazione.

Da quel momento in poi l’occupazione non ha più nulla a che fare con i movimenti per il diritto all’abitare, non partecipa a nessuna lotta o vertenza. Lo spazio diventa inaccessibile al quartiere e
qualunque metro quadro disponibile viene trasformato in abitazione (anche a scapito della sicurezza). Spesso somme di denaro vengono versate come “buonuscita” da chi vuole entrare in una abitazione a chi ne dispone. In altre parole diventa né meglio né peggio una delle tante occupazioni “spontanee” che esistono nella città di Roma, tollerate dalla politica e dalle forze dell’ordine perché non pongono problemi politici, almeno fino a che non diventano protagoniste di qualche fatto di
cronaca.

Nel frattempo gli/le occupanti auto-organizzati nei movimenti per il diritto all’abitare hanno
continuato a lottare, per sè e per gli altri. E nonostante gli sgomberi, la crescente repressione e la criminalizzazione a mezzo stampa hanno, spesso vinto vertenze e ottenuto risultati concreti. Molti/e occupanti ancora attendono soluzioni abitative stabili, e altre decine di migliaia di famiglie si trovano in emergenza abitativa. Per questo la lotta per il diritto all’abitare non si è mai fermata.

Noi non sappiamo quanti degli/delle occupanti di allora ancora vivano nella scuola occupata, ma siamo comunque esterrefatti/e nel vedere esponenti politici e organizzazioni sindacali spendersi per perorare la causa di quella occupazione, fingendo di non sapere (o non sapendo?) che quanto qui raccontato sia mai avvenuto.

Alcuni/e compagni/e allora imputati/e nel processo per la scuola “8 marzo”

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Qui il blog dell’occupazione che ne documenta le vicende tra il 2007 e il 2009:
https://occupa.noblogs.org/

Ecco Alcuni articoli significativi:
* Il comunicato a seguito dell’occupazione nel giugno 2007
https://occupa.noblogs.org/post/2007/06/29/restituiamo-la-8-marzo-alla-magliana/

* Indizione di un’assemblea di inquilini INPS nell’occupazione
https://occupa.noblogs.org/post/2008/03/03/assemblea-inquilini-case-inps/

* Corteo a Magliana, partito da ed arrivato all’occupazione
https://occupa.noblogs.org/post/2008/06/25/foto-del-corteo-di-sabato-21-giugno-a-magliana/

* Cena della Critical Mass interplanetaria per la “8 Marzo”
https://occupa.noblogs.org/post/2009/05/27/festa-della-critical-mass-all-8-marzo-occupata/

* Comunicati di solidarietà a seguito degli arresti
https://occupa.noblogs.org/post/2009/09/24/comunicati-di-solidarieta/

* Foto di uno dei cortei in solidarietà degli/delle arrestati/e
https://occupa.noblogs.org/post/2009/09/25/nuove-foto-del-corteo-di-magliana-per-la-liberazione-della-compagna-e-dei-compagni/

Blocchi Precari Metropolitani Casale De Merode Occupato

Photos from Coordinamento cittadino Lotta per la casa's post 02/04/2026

Contro la turistificazione di Roma, per la salvaguardia delle occupazioni abitative e contro sgomberi e sfratti, il Movimento per il Diritto all'Abitare sale sulle impalcature di Metro Colosseo e assedia i Fori Imperiali Blocchi Precari Metropolitani

02/03/2026

⛔𝕃’𝔸𝔾𝔼ℕ𝕋𝔼 ℙℝ𝔼ℕ𝔻𝔼 ℂ𝔸𝕊𝔸, 𝕃𝔸 𝔾𝔼ℕ𝕋𝔼 ℕ𝕆‼️
📣𝔸𝕊𝕊𝔼𝕄𝔹𝕃𝔼𝔸 ℙ𝕌𝔹𝔹𝕃𝕀ℂ𝔸
📍𝟘𝟝.𝟘𝟛.𝟚𝟘𝟚𝟞 ℍ.𝟙𝟟 // ℝ𝕖𝕘𝕚𝕠𝕟𝕖 𝕃𝕒𝕫𝕚𝕠
(ℙ.𝕫𝕫𝕒 𝕆𝕕𝕖𝕣𝕚𝕔𝕠 𝕕𝕒 ℙ𝕠𝕣𝕕𝕖𝕟𝕠𝕟𝕖)

"Togliere le case dalle mani dei delinquenti": così scrive il Messaggero di Roma, per commentare il protocollo d’intesa firmato il 20 febbraio al Viminale tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il governatore della Regione Lazio Francesco Rocca. Un documento che dovrebbe servire a assegnare alle forze dell’ordine gli appartamenti Ater sgomberati come alloggi di servizio. Un progetto pilota di durata triennale, con capofila il Lazio, che dovrà poi estendersi a tutto il territorio nazionale. Questi alloggi andranno inseriti in un bando riservato a chi ne farà richiesta e avranno un affitto dimezzato del 50% rispetto ai canoni Ater. Il tutto sarà finanziato dal Ministero dell’Interno e coordinato dalla Prefettura di Roma. I quartieri prescelti per questa prima fase "sperimentale" saranno Tor Bella Monaca e Quarticciolo.

Che dire? Ritenere che le questioni legate alla gestione e alla manutenzione degli alloggi sfitti si risolvano così ci sembra quantomeno propagandistico. Se poi, come afferma Rocca, gli alloggi vuoti non mancano, c’è da farsi più di una domanda sul perché non vengano assegnati all'emergenza abitativa. Vale la pena ricordarlo, nella sola città di Roma le domande per accedere all'ERP sono oltre 16mila (molte di più, se si tiene conto di quelle escluse per difetti procedurali).

Innanzitutto ci chiediamo: che tipo di riserva è questa? Come funziona e chi ci garantisce che questa scelta sia la più corretta? I fatti di Rogoredo e la cosiddetta “mela marcia” in divisa di turno, ci raccontano altro e ci vogliamo fermare qui. 𝐈𝐧 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐚: 𝐥𝐚 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥'𝐄𝐑𝐏 𝐞̀ 𝐜𝐚𝐬𝐚 𝐚𝐥𝐥'𝐚𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐜𝐞 𝐧𝐨?

Queste domande le vogliamo fare al governatore Rocca e al suo assessore alla casa. Lo faremo giovedì 5 marzo alle ore 17 in tanti e tante, dai quartieri popolari e periferici, dalle case popolari e dalle occupazioni abitative. Da questa giornata intendiamo lanciare anche un segnale a Roma Capitale e al suo assessore Zevi, intenzionato a mettere mano al bando per i criteri di assegnazione degli alloggi popolari. Questi criteri devono essere oggetto di un confronto trasparente e tenere conto delle diverse sfaccettature dell’emergenza abitativa di questa città, nonché dei numerosi sfratti e sgomberi senza soluzione che si susseguono e/o vengono minacciati quotidianamente, mentre la speculazione sul mattone (fatta di mutui inaccessibili, affitti esorbitanti, gentrificazione e turistificazione) si espande sotto i nostri occhi.

𝙼𝚘𝚟𝚒𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚙𝚎𝚛 𝚒𝚕 𝙳𝚒𝚛𝚒𝚝𝚝𝚘 𝚊𝚕𝚕'𝙰𝚋𝚒𝚝𝚊𝚛𝚎 ---- 𝙰𝚜.𝙸.𝙰-𝚄𝚂𝙱

#𝑶𝑹𝑨𝑳𝑬𝑪𝑨𝑺𝑬
#𝑺𝑻𝑶𝑷𝑺𝑭𝑹𝑨𝑻𝑻𝑰 #𝑺𝑻𝑶𝑷𝑺𝑮𝑶𝑴𝑩𝑬𝑹𝑰 #𝑺𝑻𝑶𝑷𝑷𝑰𝑮𝑵𝑶𝑹𝑨𝑴𝑬𝑵𝑻𝑰 #𝑵𝑶𝑷𝑨𝑪𝑪𝑯𝑬𝑻𝑻𝑶𝑺𝑰𝑪𝑼𝑹𝑬𝒁𝒁𝑨

25/02/2026

𝔸𝕟𝕥𝕚𝕗𝕒𝕤𝕔𝕚𝕤𝕞𝕠 𝕖 𝕥𝕣𝕒𝕟𝕤𝕗𝕖𝕞𝕞𝕚𝕟𝕚𝕤𝕞𝕠 𝕟𝕠𝕟 𝕤𝕠𝕟𝕠 𝕦𝕟 𝕓𝕣𝕒𝕟𝕕

Ci troviamo a prendere parola dopo i fatti di sabato e dei giorni seguenti poiché riteniamo che si sia superato un limite invalicabile. Scegliamo di farlo come donne del Movimento per il Diritto all’Abitare, in quanto, in nome dell’antifascismo e del transfemminismo, si è cercato attivamente di compromettere anche la nostra agibilità in una piazza come quella per Valerio Verbano.

Il Movimento per il Diritto all’Abitare, da decenni, vede le donne e le libere soggettività meticce in prima linea non solo per difendere le occupazioni in cui sono impegnate per rivendicare il diritto alla casa e alla dignità, ma nelle lotte più generali cui hanno dato un apporto attivo, contribuendo a tenere aperti gli spazi di confronto e di conflitto in questa città anche nei momenti più complicati attraversati collettivamente negli scorsi anni.

E lo facciamo essendoci confrontate, oltre che con le sfide all’interno delle nostre abitazioni, con la violenza istituzionale, con quella economica, con quella di genere, con quella dei confini e della guerra ai poveri. Fronteggiando ogni giorno, direttamente sulla nostra viva pelle, il livello di aggressione che una società e un sistema politico profondamente machisti, patriarcali e razzisti mettono in campo sui nostri corpi e sui nostri spazi.

Mentre il governo pone sotto ulteriore attacco attiviste e attivisti, spazi sociali e abitativi, donne e libere soggettività, qualcun3 appropriandosi (a quale titolo?) dell’antifascismo e del transfemminismo ha scelto di individuare, anche dentro lo spazio politico del Movimento per il Diritto all’Abitare, i “nemici” con cui regolare i conti, trasformandoli in strumenti identitari per cacciare dalle piazze, con metodi vistosamente machisti, le persone ritenute non appartenenti al proprio gruppo, al proprio quartiere, alla propria “fazione” antifascista e transfemminista. Riducendo, di fatto, queste lotte a un contenitore identitario che ci appare privo di contenuti- se ne analizziamo la declinazione e le pratiche- su cui costruire ipotesi politiche, elettorali e finanche economiche.
Dobbiamo dunque accettare, o anche solo immaginare, che qualcun3 possa decidere a chi concedere il patentino delle lotte che, a nostro avviso, strumentalizza?

Non prendiamo lezioni di transfemminismo da chi riduce l’intersezionalità a un puro discorso, anziché praticarla come metodo per riarticolare il genere con la dimensione della classe e della razza. Non accettiamo che salgano in cattedra soggettività che nel corso degli anni hanno bussato alle porte delle nostre occupazioni non per proporre percorsi di solidarietà condivisa, ma progetti finanziati da offrire sotto forma di sportelli e corsi alle “utenti”. Modalità che riproducono logiche moralizzanti, esotizzazione dei corpi e infantilizzazione delle donne, delle persone migranti e non che vivono nelle occupazioni. Progetti che hanno costituito, invece, un reddito per le donne bianche che li scrivono, lasciando però ancora una volta in ombra la possibilità di autentiche alleanze intersezionali, che possono nascere solo dalle pratiche quotidiane condivise.

Tornando a quanto successo negli scorsi giorni, rivendicare una pratica “transfemminista” che crea isolamento e persino aggressione nei confronti del Movimento per il Diritto all’Abitare, delle compagne e delle donne che si trovavano dentro uno spezzone organizzato, nel giorno in cui tutta la città è scesa in piazza per rendere collettivamente omaggio alla memoria di Valerio Verbano, per noi è inconcepibile quanto contrario ai principi di inclusione, rispetto e sicurezza per tutte e per tutti che riteniamo propri del transfemminismo.

Chi ha scelto di appropriarsi monopolisticamente dell’antifascismo e del transfemminismo come un marchio registrato, e finanche come strumento per legittimare aggressioni fisiche alle singole persone, giovani e meno giovani, nonché a uno spezzone intero, ha prodotto uno strappo difficilmente ricucibile.

Con questa lettera vogliamo aprire un confronto al riguardo e ribadire il nostro posizionamento, anche in vista delle piazze in costruzione contro il DDL Bongiorno e per l’8 marzo, nelle quali ci sentiamo libere di partecipare con i nostri corpi e con il nostro punto di vista politico di classe.

𝙼𝚘𝚟𝚒𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚙𝚎𝚛 𝚒𝚕 𝙳𝚒𝚛𝚒𝚝𝚝𝚘 𝚊𝚕𝚕'𝙰𝚋𝚒𝚝𝚊𝚛𝚎

29/12/2025

📍𝕀 𝕄𝕆𝕍𝕀𝕄𝔼ℕ𝕋𝕀 ℙ𝔼ℝ 𝕀𝕃 𝔻𝕀ℝ𝕀𝕋𝕋𝕆 𝔸𝕃𝕃'𝔸𝔹𝕀𝕋𝔸ℝ𝔼 𝔼 𝕀𝕃 𝕋𝔼ℝℝ𝕀𝕋𝕆ℝ𝕀𝕆 𝔸𝔽𝔽ℝ𝕆ℕ𝕋𝔸ℕ𝕆 𝕃𝔸 𝕍𝕀ℂ𝔼ℕ𝔻𝔸 𝔻𝕀 𝕍𝕀𝔸 ℙ𝔸𝕃𝔼ℕℂ𝕆 🏘️
📣𝟑𝟎/𝟏𝟐 𝐡.𝟏𝟏 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐦𝐩𝐚 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥'𝐞𝐱 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐨𝐜𝐜𝐮𝐩𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐚 𝐏𝐚𝐥𝐞𝐧𝐜𝐨 𝟔𝟎 📣

"𝑺𝒊 𝒂𝒑𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒏𝒖𝒐𝒗𝒐 𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒅𝒖𝒓𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒍𝒆 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒆 𝒊𝒏 𝒑𝒓𝒆𝒄𝒂𝒓𝒊𝒆𝒕𝒂̀ 𝒂𝒃𝒊𝒕𝒂𝒕𝒊𝒗𝒂: 𝒑𝒐𝒄𝒉𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒐𝒔𝒕𝒆, 𝒎𝒐𝒍𝒕𝒊 𝒑𝒓𝒐𝒇𝒊𝒕𝒕𝒊 𝒂𝒊 𝒑𝒓𝒊𝒗𝒂𝒕𝒊". Così titolava pochi giorni fa il Fatto Quotidiano in riferimento alla crisi abitativa, senza soluzioni, che attanaglia il Paese. Una situazione aggravata da un governo che, anche quest'anno, ha deciso di definanziare ulteriormente il già spolpato fondo per le politiche abitative per dirottare risorse su investimenti di ben altra natura come il ponte sullo Stretto di Messina, le armi, i condoni e i favori fiscali ai ricchi e agli imprenditori della turistificazione, tanto per citarne alcuni.

𝐐𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐞̀ 𝐛𝐞𝐧 𝐧𝐨𝐭𝐨 𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒𝟎 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐥𝐢𝐚𝐫𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐢𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐫𝐨𝐧𝐚𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥𝐞 "𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐚 𝐏𝐚𝐥𝐞𝐧𝐜𝐨 𝟔𝟎" 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐚𝐥 𝐌𝐨𝐯𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐃𝐢𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥'𝐀𝐛𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞. Un gruppo di persone (tra cui decine di bambine e bambini) a cui negli anni è stata negata la possibilità di avere un alloggio dignitoso e sicuro, e che da oltre un anno si ritrovano sotto i riflettori di chi ha deciso, in modo spregiudicato, di contrapporre il diritto allo studio e il diritto all'abitare di chi vive nel quartiere di Rebibbia. Il tutto per giustificare la mancata realizzazione di un progetto che avrebbe dovuto essere avviato con fondi del PNRR e che, invece, non è partito per carenze amministrative conclamate. 𝑵𝒐𝒏 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒐, 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊, 𝒑𝒆𝒓 𝒄𝒐𝒍𝒑𝒂 𝒅𝒊 𝒖𝒐𝒎𝒊𝒏𝒊, 𝒅𝒐𝒏𝒏𝒆, 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒆 𝒆 𝒃𝒂𝒎𝒃𝒊𝒏𝒊 𝒄𝒉𝒆, 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒊𝒖𝒕𝒐 𝒂𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒅𝒂 𝒄𝒉𝒊 𝒂𝒃𝒊𝒕𝒂 𝒊𝒍 𝒕𝒆𝒓𝒓𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊𝒐, 𝒄𝒐𝒏 𝒍𝒂 𝒄𝒖𝒔𝒕𝒐𝒅𝒊𝒂 𝒔𝒐𝒄𝒊𝒂𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒊𝒎𝒎𝒐𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒂 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒏𝒄𝒐 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒆𝒗𝒊𝒅𝒆𝒏𝒛𝒊𝒂𝒕𝒐 𝒅𝒖𝒆 𝒄𝒐𝒔𝒆 𝒑𝒓𝒆𝒄𝒊𝒔𝒆.

In primis, i mesi trascorsi in giro per la città con le tende hanno messo in risalto il ritardo grossolano nell'attuazione di urgentissime politiche abitative (in primis quelle contenute nel Piano Straordinario per l'Abitare, varato ormai anni fa dal Comune di Roma). 𝐈𝐧𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞, 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐞𝐯𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐛𝐛𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐦𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐞 𝐩𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐮𝐬𝐨, interessati da promesse elettorali, poi cadute nel vuoto delle mancanze di organizzazione, di magagne burocratiche e gestionali che nulla hanno a che fare con chi ha riqualificato un immobile abbandonato per mettersi un tetto sopra la testa.

Chi abita via Palenco non solo ha, infatti, rimesso a posto e custodito un bene pubblico che per anni è stato oggetto di incuria e vandalismo instaurando, nel contempo, un rapporto di solidarietà e reciprocità con le realtà territoriali e le istituzioni di prossimità, come scuole e ASL. 𝐻𝑎 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑖𝑒𝑛𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑖𝑡𝑎̀ 𝑎𝑓𝑓𝑖𝑛𝑐ℎ𝑒́ 𝑖𝑙 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑐𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑐𝑎𝑛𝑡𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑃𝑁𝑅𝑅 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑎𝑣𝑣𝑖𝑎𝑟𝑠𝑖, 𝑐ℎ𝑖𝑒𝑑𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑠𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑖𝑙 𝑞𝑢𝑎𝑟𝑡𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑎𝑣𝑒𝑠𝑠𝑒 𝑙𝑎 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑎𝑔𝑜𝑔𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑐𝑢𝑜𝑙𝑎, 𝑠𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒, 𝑛𝑒𝑙 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜, 𝑣𝑒𝑛𝑖𝑠𝑠𝑒 𝑖𝑛𝑑𝑖𝑣𝑖𝑑𝑢𝑎𝑡𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑖𝑔𝑛𝑖𝑡𝑜𝑠𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑒 𝑑𝑜𝑛𝑛𝑒, 𝑔𝑙𝑖 𝑢𝑜𝑚𝑖𝑛𝑖, 𝑙𝑒 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑒 𝑒 𝑖 𝑏𝑎𝑚𝑏𝑖𝑛𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑎𝑏𝑖𝑡𝑎𝑛𝑜 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑙𝑢𝑜𝑔𝑜.

𝐔𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟑𝟕𝟕𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐚 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐢𝐧𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐢, 𝐬𝐟𝐢𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐯𝐮𝐨𝐭𝐢, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐥𝐥'𝐮𝐥𝐭𝐢𝐦𝐨 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐈𝐒𝐏𝐑𝐀 𝟐𝟎𝟐𝟓, 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐚 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐢𝐦𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐮𝐬𝐨 censiti dallo stesso GeoAtlante reso fruibile al pubblico dal Comune di Roma. "All we need is Home", si diceva in un'iniziativa promossa poche settimane fa dal Campidoglio (da cui i Movimenti sono stati tenuti a distanza utilizzando la forza pubblica). Perché non utilizzarli per fabbricare case e scuole e infrastrutture pubbliche, parafrasando una canzone sempre attuale di Rino Gaetano?

𝐕𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐚𝐫𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐢𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢, troppe volte occultata da certa stampa e politica che hanno più interesse a soffiare sul vento degli sgomberi e della delegittimazione delle lotte che a raccontare la realtà di quartieri a cui troppe volte sono state fatte false promesse, poi tradotte nel vero degrado dell'abbandono, dell'incuria e dell'inutilizzo del patrimonio pubblico. 𝑪𝒐𝒎𝒆 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒆 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒂 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒏𝒄𝒐 𝒆 𝑴𝒐𝒗𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒐 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝑫𝒊𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐 𝒂𝒍𝒍'𝑨𝒃𝒊𝒕𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒗𝒐𝒄𝒉𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒐𝒏𝒇𝒆𝒓𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒕𝒂𝒎𝒑𝒂 𝒎𝒂𝒓𝒕𝒆𝒅𝒊̀ 30 𝒂𝒍𝒍𝒆 𝒉11 𝒅𝒂𝒗𝒂𝒏𝒕𝒊 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒆𝒙 𝒔𝒄𝒖𝒐𝒍𝒂 𝒅𝒊 𝒗𝒊𝒂 𝑷𝒂𝒍𝒆𝒏𝒄𝒐 per raccontare insieme alle realtà del territorio in che modo continueremo a costruire case per chi soffre sulla propria pelle la crisi abitativa e infrastrutture pubbliche e funzionanti per chi vive nei quartieri popolari.

𝙼𝚘𝚟𝚒𝚖𝚎𝚗𝚝𝚘 𝚙𝚎𝚛 𝚒𝚕 𝙳𝚒𝚛𝚒𝚝𝚝𝚘 𝚊𝚕𝚕'𝙰𝚋𝚒𝚝𝚊𝚛𝚎

Blocchi Precari Metropolitani

Photos from Coordinamento cittadino Lotta per la casa's post 12/12/2025

Il comune di Roma si blinda per tenere, davanti all'Acquario Romano di Piazza Fanti, un convegno dedicato strumentalmente al tema della casa, escludendo i reali portatori delle istanze popolari rispetto a un diritto sistematicamente negato

Photos from Coordinamento cittadino Lotta per la casa's post 06/12/2025

Basta case senza gente, basta gente senza case: LAURENTINA vi aspetta per festeggiare 17 anni di occupazione, 17 anni di lotta per il diritto all'abitare

07/10/2025

📣 𝕀𝕃 𝔽𝕌𝕋𝕌ℝ𝕆 𝔻𝔼𝕃𝕃𝔸 ℂ𝕀𝕋𝕋𝔸̀ 𝕃𝕆 𝔻𝔼ℂ𝕀𝔻𝔼 ℂℍ𝕀 𝕃𝔸 𝔸𝔹𝕀𝕋𝔸 ‼️
📍 𝟬𝟵.𝟭𝟬.𝟮𝟬𝟮𝟱 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝟭𝟱 𝗶𝗻 𝗽𝗼𝗶 // 𝗣𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗔𝗽𝗼𝗹𝗹𝗼𝗱𝗼𝗿𝗼 📍
In questi giorni si sta svolgendo al Maxxi di Roma "Città nel Futuro 2030-2050". Promosso da ANCE (Associazione Nazionale Costruttori ed Edili) sotto la direzione dell'ex sindaco di Roma Francesco Rutelli, questo convegno dal nome roboante si prefigge di mettere allo stesso tavolo attori istituzionali, economici, palazzinari e politici per discutere quale debba essere"la città del futuro" in termini di abitare, attrattività economica, resilienza, rigenerazione urbana, sostenibilità.
Oltre alla infelice scelta di tenere questo convegno dentro un luogo al centro di un boicottaggio internazionale per i suoi legami culturali ed economici con l'economia del genocidio (e che fino a pochi giorni fa ha ospitato una mostra sui grandi progetti speculativi di stadi in giro per il mondo), nel ricchissimo programma di "Città nel Futuro" salta all'occhio un dato evidente. Tutti questi attori istituzionali (dal Governo al Comune), politici (dal PD a FdI) ed economici (Costruttori, Confindustria, ..) stanno ancora una volta concertando la "città del futuro" senza interpellare chi la abita.
È esattamente ciò che è avvenuto in occasione della presentazione del Giubileo delle periferie, e più in generale quando è sul piatto quel "Modello Giubileo". Quest'ultimo è ormai ben più di una gestione di scopo del grande evento religioso. È un vero e proprio modello di governance bipartisan fondato sulla partnership pubblico-privato, sulla messa a valore di ogni spazio e servizio e sulla gestione di chi abita la città e i territori vicini come un problema di ordine pubblico. Un approccio bene incarnato dalla oramai onnipresente (e abusata) figura del Commissario che gestisce ogni sorta di questione: dal nuovo stadio, ai rifiuti, alle periferie, alle risorse per il PNRR e via dicendo.
Seguendo questa logica, i diritti inalienabili come quelli alla casa, all'acqua, alla salute e all'autoderminazione dei territori vengono superati dalla gestione finanziaria del suolo e delle altre risorse per attrarre investimenti e popolazioni altospendenti. Pertanto, diventa normale e anzi logico confrontarsi su cosa sia la rigenerazione urbana tagliando fuori chi abita la città e si organizza per difendere l'inalienabile diritto all'abitare, o di vivibilità delle aree interne senza chi abita quei territori. Pare anche normale discutere di "giovani nella città" senza coinvolgere quelle generazioni, quegli studenti e quelle studentesse a cui ogni giorno viene negato il diritto allo studio, all'autonomia abitativa e all'emancipazione.
Oppure, diventa logico fare diversi panel sulla sostenibilità senza sentire chi contesta le metodologie di captazione dell'acqua messe in campo da ACEA (società municipalizzata tra i partner di questo evento), o chi si batte contro la devastazione sociale e ambientale che opere come lo stadio, il porto crocieristico, l'inceneritore e i vari biodigestori genereranno in aree già pesantemente sfruttate e congestionate.
Insomma, la loro città del futuro si struttura tagliando fuori tutto quel composito blocco sociale che, dai posti di lavoro, dalle scuole, dalle università, dai quartieri popolari, dalla provincia e dai territori più penalizzati dalle scelte politiche di Comune, Regione e Governo, non ha più intenzione di subire ma è pronto a rilanciare il proprio progetto di città, come faremo rivendicando e costruendo un consiglio comunale aperto.
Da parte nostra, chiamiamo tutte quelle realtà e persone indisponibili a farsi schiacciare da questi processi a raccolta giovedì 9 dalle ore 15 in poi a piazza Apollodoro in contemporanea all'inizio del panel "Cantiere Roma: le sfide di una Capitale". Facciamoci sentire: il futuro della città lo decide chi lo abita!

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