13/06/2026
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13/06/2026
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Gli Stati Uniti sono stati per decenni la principale potenza mondiale, ma perché con Trump sta cambiando tutto?
Un ruolo costruito dopo la Seconda guerra mondiale, consolidato con il nuovo ordine internazionale, nato nel dopoguerra e diventato quasi incontrastato dopo la vittoria nella Guerra Fredda (che, in realtà, non è mai finita).
Da quel momento, Washington non è stata soltanto una grande potenza economica e militare, ma il principale garante dell'ordine internazionale: il Paese che controllava le principali istituzioni finanziarie, il dollaro, le rotte commerciali, le alleanze militari e gran parte degli equilibri mondiali.
Un ruolo che ha portato enormi vantaggi agli Stati Uniti.
Ma anche enormi costi.
Essere la principale potenza mondiale significa assumersi il ruolo di "guardiano del mondo": intervenire nelle crisi, proteggere alleati, mantenere basi militari ovunque, sostenere economicamente e politicamente un sistema globale.
Dopo la fine della Guerra Fredda, diversi presidenti americani hanno riconosciuto questa contraddizione: il ruolo di superpotenza garantiva privilegi enormi, ma richiedeva anche un impegno economico, militare e politico difficile da sostenere nel lungo periodo.
Perché nessun Paese può gestire contemporaneamente due compiti giganteschi: occuparsi degli equilibri mondiali e risolvere tutte le proprie difficoltà interne.
Il cambiamento non nasce con Trump.
Trump è il sintomo più evidente di una trasformazione iniziata molti anni prima, riuscita a mettere sotto il tappeto, in qualche modo.
La crisi dell'industria americana dagli anni '80, le crisi finanziarie, la recessione, la crescita della Cina, la perdita progressiva di controllo sulle catene produttive globali e l'aumento dei costi delle guerre hanno lentamente modificato gli equilibri.
Gli Stati Uniti restano la prima potenza mondiale, ma non hanno più il margine di manovra assoluto che avevano negli anni Novanta quando, dopo la fine della Guerra Fredda, sembrava esistesse una sola superpotenza capace di decidere gli equilibri del pianeta.
Ed è proprio per questo che oggi vediamo sempre più spesso: una distanza tra dichiarazioni pubbliche e realtà geopolitica.
In politica estera e nelle guerre contano i risultati concreti, non gli obiettivi dichiarati o le conferenze stampa.
Anche un cinghiale noterebbe la contraddizione.
Evidentemente non tutti.
La Cina:
Il caso della Cina è probabilmente l'esempio più evidente.
Per anni Pechino è stata descritta come il principale rivale strategico degli Stati Uniti.
Ma, per capire come siamo arrivati a questo punto bisogna tornare indietro.
Negli anni '80 e soprattutto dagli anni '90, mentre il sistema americano dominava il mondo, una parte enorme della produzione occidentale iniziò a spostarsi verso Paesi con costi inferiori.
La Cina seppe sfruttare questa occasione come nessun altro Paese.
Ricevette investimenti, tecnologie, competenze industriali e una parte enorme delle catene produttive mondiali.
Così, quello che inizialmente sembrava un vantaggio per l'Occidente, produrre a costi più bassi e aumentare i profitti, ha contribuito nel tempo a creare il principale concorrente economico degli Stati Uniti. (Oh, ora lo abbiamo rifatto, pari pari, con l'assurdo Green Dial solo europeo, dove siamo a livello dell'antico proverbio "Mens insana in para a zoppicare").
Oggi il paradosso è evidente.
Washington considera Pechino il proprio principale rivale, impone dazi e cerca di ridurre la dipendenza dalla Cina.
Ma, allo stesso tempo, una parte enorme dell'economia mondiale, compresa quella americana, dipende ancora dalle catene produttive dove la Cina ha un ruolo centrale, ma anche da quelle europee.
Dalla tecnologia ai componenti industriali, fino alla produzione automobilistica, la globalizzazione costruita sotto la leadership americana ha creato anche le condizioni per la crescita del suo principale concorrente, ma con un bel 7.9% dell'Italia a maggio e di altri paesi europei, perché neppure la Ford è prodotta solo in America, ma il 40% della componentistica viene da noi.
Per questo motivo, dietro le dichiarazioni pubbliche, Stati Uniti e Cina continuano necessariamente a parlarsi.
Non perché siano diventati alleati, ma nessuna delle due potenze può ignorare l'altra.
Iran, Medio Oriente e il ruolo della Cina.
La crisi iraniana mostra bene questa nuova realtà.
La Cina, grazie ai suoi rapporti con Teheran e al suo peso internazionale, è uno dei pochi attori in grado di esercitare una pressione reale sull'Iran.
Non perché sia un alleato degli Stati Uniti, ma perché è una grande potenza con interessi propri e con una posizione strategica nel sistema internazionale.
Per Washington, ottenere una via d'uscita dalla crisi iraniana significa anche avere la necessità di trattare con Pechino, perché si tratta solo ed esclusivamente con potenze alla pari: se gli Usa, l'impero dominante, trattassero di questione globali solo con l'Iran, sarebbe sminuire il loro prestigio e mettere alla pari di importanza l'Iran, che non lo è minimamente. (Come se Enzo Ferrari dovesse contattare, scendere a patti su alcuni particolari della Ferrai Luce; invece, come disse a Lauda:"Se non mi risolvi questo problema, domani quella è la porta").
È la logica della diplomazia tra grandi potenze:
Tu fai una concessione su un dossier, io ne faccio una su un altro.
Dietro le dichiarazioni pubbliche esistono sempre trattative, compromessi e interessi contrapposti.
Il problema è che il Medio Oriente rimane un fattore di instabilità.
Gli interessi strategici americani negli ultimi decenni si sono spostati sempre più verso l'Indo-Pacifico: il confronto con la Cina, il controllo delle rotte marittime e l'equilibrio dell'area asiatica.
Israele, invece, ha una propria agenda regionale e una propria visione del ruolo che deve avere nel Medio Oriente.
Questa differenza di priorità può creare tensioni anche tra alleati.
Ogni tentativo di costruire accordi più ampi deve infatti fare i conti con dinamiche regionali molto complesse.
A breve, visto che si sta dando la zappa sui piedi, Israele e quasi circondata: ora, ha contro l'Iran, più forte da sempre, la Turchia, la Siria (leggi Turchi e russi) e parte dell'Egitto con non ha gradito molto esondazione delle masse palestinesi.
Taiwan
La questione di Taiwan rimane uno dei punti più sensibili del rapporto tra Stati Uniti e Cina.
Pechino considera Taiwan parte del proprio territorio.
Gli Stati Uniti, pur non riconoscendo Taiwan come Stato indipendente, hanno mantenuto un impegno politico e legislativo nel sostenere la capacità di difesa dell'isola.
Per questo motivo, quando Trump ha mostrato un atteggiamento più conciliante verso Xi Jinping e ha sospeso alcune forniture militari previste per Taiwan, il significato non era necessariamente un abbandono dell'isola.
La questione va letta dentro una trattativa più ampia:
Washington aveva bisogno di ottenere risultati sul dossier iraniano e Pechino era uno dei pochi Paesi in grado di esercitare pressione su Teheran.
In cambio, la Cina poteva ottenere segnali di distensione su alcuni temi strategici.
Questo non significa che la rivalità tra Stati Uniti e Cina sia finita.
Taiwan rimane un punto di confronto fondamentale, ma dimostra come oggi la diplomazia funzioni attraverso scambi, compromessi e trattative tra dossier diversi, anche la strategia cinese verso Taiwan è cambiata.
La Cina, con Taipei non usa più soltanto dalla minaccia militare.
Pechino negli ultimi anni ha affiancato alla pressione militare strumenti economici, politici e diplomatici, cercando di aumentare la propria influenza all'interno della società taiwanese.
La competizione tra grandi potenze oggi non si combatte solo con gli eserciti.
Si combatte con economia, tecnologia, commercio, diplomazia e controllo delle proprie aree strategiche.
Dazi e crisi del modello americano.
Anche la politica dei dazi va letta dentro questa trasformazione.
L'obiettivo dichiarato è difendere l'industria americana e riequilibrare il commercio internazionale.
Ma, i dazi hanno spesso un effetto diverso da quello dichiarato: il costo viene trasferito anche sui consumatori del Paese che li impone.
Le aziende importatrici pagano di più alla dogana e spesso trasferiscono quei costi sui prezzi finali.
In un'economia come quella americana, ancora fortemente dipendente dalle importazioni, il rischio è colpire anche la propria popolazione.
Il problema è che gli Stati Uniti stanno cercando di recuperare un controllo economico che la globalizzazione stessa ha progressivamente ridotto.
Molti dei processi che descrivevo negli anni passati stanno trovando conferma nei fatti.
Il 28 marzo scrissi un post dal titolo:
"Il tramonto dell'Impero USA e il nuovo disordine mondiale. Come gli errori USA stanno ridisegnando il mondo.", dove la
mia tesi era che il mondo stava entrando in una fase diversa: più multipolare, più instabile e meno controllabile da una sola potenza.
Un altro esempio riguarda i miei post sull'Ucraina dell'aprile 2022, quando molti analisti, governi e commentatori prevedevano scenari diversi, indicavo alcune dinamiche che poi si sono manifestate.
Questo non significa essere infallibili.
Significa cercare di leggere gli interessi reali degli attori coinvolti, invece di limitarsi alla narrativa del momento.
Vincenzo Mucciaccio
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Da 14 anni gestisco questo spazio da solo.
Posso sbagliare, come tutti, ma ho sempre cercato di ragionare sui dati, sui precedenti storici e sugli interessi reali delle parti coinvolte, non sulla propaganda di una sola parte.
La propaganda esiste sempre ed è inevitabile che faccia parte del confronto politico.
Il punto è analizzarla, verificarla e capire quali interessi ci siano dietro.
Negli ultimi tempi, però, vedo sempre più spesso trasformare il dibattito in una tifoseria da stadio. Non interessa più capire cosa sta accadendo, ma soltanto difendere una posizione già scelta.
Una lunga analisi viene liquidata con una frase, un insulto o una risposta senza argomentazioni.
Oggi tutto deve essere immediato e veloce, ma quando tutto diventa veloce si finisce per reagire senza approfondire.
È la logica dei contenuti usa e getta di TikTok, Twitter/X e di molti altri spazi digitali.
Per questo motivo, a breve, la pagina diventerà accessibile tramite iscrizione gratuita. Non è una scelta economica, ma un filtro, tanto che è gratuita.
L'obiettivo è preservare uno spazio dove si possa ancora discutere con dati, argomenti e rispetto reciproco.
Chi vuole confrontarsi seriamente sarà il benvenuto.
Chi cerca soltanto una tifoseria politica probabilmente troverà luoghi più adatti altrove.
Vincenzo Mucciaccio
Ed il titolo è: 13 VOLTE; la sfiga, anche se Trump non se accorge).
(L'altra ipotesi era: 78; come perdere male l'ennesima guerra).
Comunque sia, ieri, per la tredicesima volta in due mesi, Trump ha annunciato la distruzione imminente dell'Iran con attacchi militari devastanti. Parole tonanti, "Operation Epic Fur", costrette anche forse da chi è il vero pazzo: cioè, dal comportamento f***e di Israele, bombardando a destra e manca, volutamente annullando ogni tregua.
Parole USA che cozzano con la realtà.
Usa e Cina stanno mediando, ma che si scontrano con una realtà del Popolo Eletto, votato da chi non si sa, ma se lo sono scritti da soli, nel Vecchio Testamento, che sono Gli Eletti Via Sangue, dove siamo a livello di Hi**er; mica per la scelta di un dio, per fede, senza peccati o altro. Hi**er, per fretta forse, nella sua follia, impose di controllare la purezza di sangue delle ultime 5 generazioni; questi no.
Smettiamola con gli Epstein files!
Il potere di Benjamin Netanyahu negli USA dura da mezzo secolo ed è puramente politico: vive negli Stati Uniti dal 1957, è stato vice ambasciatore a Washington (1982) e rappresentante all'ONU (1984), affinando una padronanza totale della macchina politica americana.
Infatti, come scrivevo, 78 VOLTE; come perdere male l'ennesima guerra, perché ogni dato della CIA, dice che hanno già perso tutti gli obbiettivi prefissati: il report della CIA di metà maggio 2026 mostra che gli USA hanno già perso il confronto con l’Iran. Nonostante le pressioni del Mossad, Teheran ha mantenuto invariato il suo stock di uranio arricchito e almeno il 70% dei suoi missili. I droni Shahed, economici e letali, si sono rivelati più efficaci dei costosi droni americani, rendendo vana la strategia di Washington.
Gli USA stanno lì per false informazioni di Israele, dove hanno assicurato a Trump, che all'Iran non ci pensava proprio, a bombardamento fatto, decapitati i leader, il Mossad avrebbe rovesciato il regime. E, se sono ancora intrappolati lì, comunque vada, avendo chiuso gli accordi salva faccia con la Cina, che fa da garante sull'Iran, è proprio perché Israele bombarda ad ogni tregua, in modo che la tensione resti alta.Netanyahu e il Partito Repubblicano nel Congresso Usa sono la quasi una cosa sola.
Minacce di Trump smentite e fotografate, non da complottisti, ma dalla stessa CIA: dopo mesi di bombardamenti costosissimi che hanno bruciato quasi metà dell'arsenale USA, tutti e tre gli obiettivi strategici americani sono falliti. Nessuna spiegazione su come, quando o con quali forze. Solo annunci.
Risultato concreto: il regime iraniano è al suo posto probabilmente più solido di prima. L'Iran ha gli stessi missili di prima. La produzione di droni non si è fermata, si è espansa. Bloccate le rotte commerciali globali di Suez, Hormuz e Bab el-Mandeb, con tutto quello che comporta per il commercio mondiale e le scorte di uranio impoverito sono intatte.
Nel frattempo, inseguendo la strategia del "Grande Israele" invece di concentrarsi sul Pacifico (la vera priorità USA da 20 anni), Washington si è impantanata in un conflitto inutile, finendo per un nemico che, nei fatti, non rappresenta alcuna minaccia reale per gli Stati Uniti, caduti in guerra da una trappola del Mossad, 10 giorni prima.
Anche un cinghiale noterebbe la contraddizione. Evidentemente non tutti.
Mai numero fu più azzeccato, il 13, per descrivere l'Operation Epic Fur. Il numero 13 è il re indiscusso delle superstizioni occidentali, tanto da essersi guadagnato un nome scientifico tutto suo: la triscaidecafobia: dall''Ultima Cena e il tradimento di Giuda, dove non credo ci sia bisogno di svelavi il finale.
Oppure, miti del Valhalla, con il banchetto di Odino per 12 divinità. Loki, peggio di un gatto nero grasso, il dio dell'inganno e della discordia, si presentò non invitato, diventando il tredicesimo ospite. Durante la cena, Loki istigò il dio cieco Hodr a colpire con una freccia di vischio (l'unica cosa che poteva ferirlo) il radioso dio Baldr, il più amato tra gli dei. Baldr morì, gettando il mondo nell'oscurità.
Ma non basta: L'arresto dei Cavalieri Templari, per cui il Venerdì 13 sia considerato il più funesto, nella storia medievale (in Italia si è passati, al venerdì 17).
Non sarà ultima cena di Washington, che è resta la prima potenza mondiale comunque vada, ma sarà ultimo ultimatum, della serie pre-ultimatum della politica estera trumpiana, Israele permettendo?
Di sicuro è un gatto nero grosso come un elefante
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Sempre più spesso una lunga analisi viene liquidata con una singola frase, un insulto o una risposta senza argomentazioni. Si rimane ancorati alla propria verità per abitudine, convinzione o timore di mettere in discussione ciò che si pensa, invece di cercare un confronto costruttivo.
Succede anche che vengano poste domande su un singolo argomento trattato in un post, ignorando magari che nella pagina esistono già approfondimenti precedenti sullo stesso tema. Oggi tutto deve essere immediato e veloce, ma se tutto diventa veloce non si approfondisce più nulla: si reagisce soltanto. È la logica dei contenuti usa e getta di TikTok, Twitter/X e di molti altri spazi digitali.
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Chi vuole confrontarsi seriamente sarà il benvenuto.
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Vincenzo Mucciaccio
Perché con Trump sta cambiando tutto.
Gli Stati Uniti sono stati per decenni la principale potenza mondiale, non solo per forza economica e militare, ma anche come garanti di un determinato ordine internazionale. Un ruolo che ha garantito enormi vantaggi, ma anche responsabilità e costi enormi.
Il punto è che questo sistema mostra da anni segni di affaticamento.
Non è un problema nato con Trump. Va avanti da diverse amministrazioni. La differenza è che oggi è diventato molto più difficile nasconderlo.
Trump non è la causa principale del cambiamento. È piuttosto il sintomo più evidente di una trasformazione che era già in corso.
Gli USA restano la prima potenza mondiale, ma non hanno più il margine di manovra che avevano trent'anni fa. Ed è proprio per questo che assistiamo a una crescente distanza tra dichiarazioni pubbliche e realtà geopolitica.
In politica estera o guerre contano i risultati concreti, non le conferenze stampa, dichiarazioni, propagande e obbiettivi dichiarati di cui non sia ha alcun risultato; anzi il contrario, bloccando mezzo mondo. Nessuno ha ancora capito il perchè, improvvisamente, senza dire nulla pesino agli Alleati, gli Usa hanno bombardato, quando non erano sotto alcuna minaccia.
Il caso della Cina è probabilmente il più evidente. Per anni è stata descritta come il principale avversario strategico di Washington. Eppure, dietro le dichiarazioni ufficiali, le due potenze continuano a negoziare continuamente perché nessuna delle due può ignorare l'altra. La risposta non è nelle fuffe degli incontri diplomatici tra USA e Iran, che contano zero. Il vero asse si è mosso con la Cina, l'attore regionale chiave rimasto finora alla finestra. Nel summit tra gli unici due soggetti che contano oggi, Trump e Xi Jinping (in rappresentanza dell'intera area BRICS), si è discusso come chiudere una guerra iraniana che gli USA hanno già perso. Lo dimostra l'atteggiamento ossequioso di Trump verso Pechino, fino a ieri "nemico numero uno". Ma c'è Israele che fa saltare i dossier fra USA, Cina ed Iran.
Lo stesso vale per il Medio Oriente, ma li c'è il fattore impazzito di Israele, di cui ho parlato nel dettaglio ( https://www.facebook.com/V.Mucciaccio/posts/pfbid02cqHWJRK6T8Qq6y9n7gkrgdFt5tFxmJwHX24LRwuGu8eFDMx5VtqcYa2XeDByN1HKl ) che ha sia fatto cambiare la politica americana, mai interessata al Medio Oriente, ma all'Est Pacifico, facendola rientrare nella politica a strategia del Grande Israele nel Medio Oriente, sia interrompe ogni tregue, in modo che la situazione permanga. Dopo l'incontro USA-Cina, più volte gli Usa hanno ripreso Israele. Smettiamola con la favola id**ta per cui Israele terrebbe in pugno gli USA con i file di Epstein. Il potere di Benjamin Netanyahu negli USA dura da mezzo secolo ed è puramente politico: vive negli Stati Uniti dal 1957, è stato vice ambasciatore a Washington (1982) e rappresentante all'ONU (1984), affinando una padronanza totale della macchina politica americana.
Anche la battaglia sui dazi, sulle rotte commerciali e sulle valute internazionali va letta in questa chiave. Per Washington la difesa della centralità del dollaro, a livello mondiale, resta una priorità strategica assoluta e non può essere intaccata da quello che propone la controparte, dopo il bombardamento, con pagamenti in Yuan e Criptovalute.
Molti dei processi che descrivevo trovano conferma nei fatti, come il 28 marzo, quando nessuno lo scriveva, ( https://www.facebook.com/V.Mucciaccio/posts/pfbid05YKiwWGjJmPfHVyaMWxN68KZjHW9igwaxNmMqJTZNoTVTR9bcngyYP8bvYgpzT31l?__cft__[0]=AZa-DIssR0Vlztgmn2lto8ttaycydfWUKISFoGD7M2cGU8WbFrHXUwjV9GDYGBG54-D5SkiLS1dZEr5W7rL75I2K1dxUNoJ4ipBtFOKcvKlCL-e4g4hJQxk7YYpkOlTyTpBb5aaEM1maHXcXZRMU9WPXMjyGrzuyq_v9IqCTNYD8DA&__cft__[1]=AZbVdQAIUshBGPqnWn5dIywy1D6TkMqCH9mnukcuHxfWteyKfZNSu0RXmsTQU6Lr481a_JiAtDRCP0HCUGrd0mIqWw7aPLSmD7qL0a9O_eVZ9ITU1recT0xPuY5wD-_5TesA-aWkLNYYx_nsEmpr4kFkOCtHzppKtQZmX0f19eq7nQ&__tn__=R]-R ) scrissi un post intitolato "Il tramonto dell'Impero USA e il nuovo disordine mondiale. Come gli errori USA stanno ridisegnando il mondo.", dove sostenevo che gli Stati Uniti fossero destinati a crollare, ma che il mondo stesse entrando in una fase diversa, più multipolare, più instabile e meno controllabile da una sola potenza.
Un altro esempio riguarda i post sull'Ucraina nell'aprile 2022: quando in TV tutti gli esperti, i governi e la CIA dicevano il contrario, le cose erano già chiare. O loro sapevano tutto e mentivano, oppure io sono meglio della CIA e degli agenti segreti.
Vincenzo Mucciaccio
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La propaganda esiste sempre ed è inevitabile che faccia parte del confronto politico; il punto è non accettarla mai in modo automatico, ma analizzarla, verificarla e comprenderne gli interessi che ci sono dietro.
Negli ultimi tempi, però, vedo sempre più spesso trasformare il dibattito in una tifoseria da stadio: non interessa più capire cosa stia accadendo, ma soltanto difendere una posizione già scelta.
Sempre più spesso una lunga analisi viene liquidata con una singola frase, un insulto o una risposta senza argomentazioni. Si rimane ancorati alla propria verità per abitudine, convinzione o timore di mettere in discussione ciò che si pensa, invece di cercare un confronto costruttivo.
Succede anche che vengano poste domande su un singolo argomento trattato in un post, ignorando magari che nella pagina esistono già approfondimenti precedenti sullo stesso tema. Oggi tutto deve essere immediato e veloce, ma se tutto diventa veloce non si approfondisce più nulla: si reagisce soltanto. È la logica dei contenuti usa e getta di TikTok, Twitter/X e di molti altri spazi digitali.
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Il laureato.
Credo che ieri abbiamo festeggiato e riso, non solo in Italia e Germania, ma anche in Antartide, quando ha vinto Kimi, con due sgommate volute, per festeggiare, nelle ultime due curve in un giro veloce ed è salito sul podio più alto: un italiano, dopo 22 anni a Monaco.
La faccia del Principe ingrugnato, perchè non viene salutato da Kimi non ha prezzo, mentre questo ragazzo entra e sobbalza con la bandiera italiana, contento, andando dritto sul gradino più alto del podio (gli avevano spiegato il cerimoniale 2 volte, perchè il Principe ci tiene in maniera maniacale all'etichetta).
La risposta pre-gara, alla giornalista di Sky: " Mara; ancora? E dai, non gufare!", mentre si toccava qualcosa, perchè l'inviata gli ricordava che quel numero 12 lo aveva Senna a Monaco.
Un talento così nasce ogni 10/20 anni, nella macchina giusta e che esalta le sue doti, in paragone al compagno di squadra che non è l'ultimo dei fessi e che ormai ha ceduto (parole sue).
Un pilota che batte in pole il Re leone sul serio, Verstappen, altro che Principi, con un giro di Kimi regolare, senza settori veloci e che, dopo aver cancellato tutti durante la gara, dopo la ripartenza da zero ed altri sei giri veloci senza alcuna sbavatura, lisciata di muro o errore, dalla gara a ritroso in tutto il weekend: mai vista 'sta cosa.
Un ragazzo che non vorresti mai avere come compagno di squadra, se sei forte, perchè, in barba alla sua età, è un leader da tempo, dal 2021. Kimi è uno che si prede la squadra, tanto che esce dalla macchina con quella faccia come se avesse fatto una cosa da poco, non un miracolo, perchè ci è già abituato; Toto Wolf e Bono, non hanno fatto un azzardo a metterlo lì a 19 anni, come dicono in tanti.
Un fenomeno, troppo spesso paragonato a Senna, che aveva altri stimoli, è di un'altra epoca, ma che ieri, con quella strategia f***e per Montecarlo, partire al massimo, (che è il contrario di quello che si fa su quella pista) e fare giro veloce su giro veloce, quando erano tutti doppiati o quasi, mentre il team gli chiedeva di rallentare, qui sì che Senna me lo ha ricordato, anche se quella volta, per lui non andò bene.
Il destino che Antonelli, prima o poi non andrà in Ferrari, lo vedo già scritto; magari a metà carriera e spingendo, forzando Maranello a pensare e presentare auto sempre più appetibili, anche fra gioie e dolori, ma tutto, mercato, F1, pilota, Casa, porterà, inevitabilmente alla Rossa.
Vincenzo Mucciaccio
06/06/2026
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06/06/2026
SCIENZA.
SCOPERTO IL MISTERO SUL PERCHE', INGLESI, AMERICANI, FRANCESI, PAESI BASSI NON HANNO IL BIDET: FU COLPA DI UN ID**TA CHE SCRISSE UN LIBRO ED ORA E' TROPPO TARDI PER LA RISTRUTTAZIONE DI INTERE CITTA'.
Nel 1923, Benedict Lust pubblico
The Blood-Washing Method ,con istruzioni stranamente dettagliate, che si diffusero anche in Francia su dove, come e quanto tempo dirigere la doccia o il corpo, come il Ka*****ra.
Figura 3 di repotorio del libro
Vincenzo Mucciaccio
Da Radio Londra è quasi tutto.
"L'editoriale del direttore del Fatto: i giudici hanno esposto Mattarella a figuracce. O ci chiedono scusa o li denunciamo".
Questo nasce dalla sentenza definitiva, l'ennesima, viene archiviato definitivamente in Cassazione, cioè anni di revisioni e sentenze, all'atto finale che, ovviamente, coinvolge Berlusconi: cioè, l'intera fortuna economica di tutta vita del giornalista di riflesso.
Travaglio, dipende da che parte si è, resta una dei migliori giornalisti non obbiettivi della Storia: verifica le fonti, è narcisista, ha esperienza fin dalla gavetta, sa come si scrive e come si crea un caso pro domo sua, con dati alla mano sa come si può indirizzare un pubblico, lecitamente, su dati e fatti veri, dimenticandosi, ma*****ia all'alzheimer del Lato B, di fare lo stesso con la controparte.
Forse, come dice Frassica, ha pure una storia d'amore con Tina Cipollari, di Uomini e Donne, dato che a livello di gossip siamo lì, anche se io sospetto che abbia una passione più per trattare da padrone le vecchie come la Gruber, a cui la cosa piace.
Ora, con l'ennesima infinita sentenza in Cassazione di proscioglimento, assoluzione o prescrizione si è incazzato perchè Berlusconi, morto da tre anni, quindi il Fatto vede di meno, viene citato 133 volte (parole di Travaglio) o altri reati di corruzione, dai più disparati, come una cena a via molte Napoleone, secondo Travaglio, con un incontro su chi avrebbe ucciso Borsellino. centinaia di Processi iniziati nell'esatto momento in cui è entrato il politica, (33 processi diretti contro Berlusconi e una infinità, come questo, ad esempio, processi "Indiretti" Sui Collaboratori, dove Berlusconi non era formalmente imputato (o la sua posizione era stata stralciata). Ma, l'accusa ruotava attorno a un vantaggio implicitamente o esplicitamente diretto a lui, non viene condannato e quindi, implicitamente, lui non può sostenere che Berlusconi a pagato la mafia per le bombe a Borsellino (che era un di centro destra, ma conta poco).
Mai, così tanti processi contro una persona e alcuni, che vanno altre la morte. Berlusconi in questo processo figurava nell'inchiesta parallela su di lui come "mandante" è sempre stata archiviata per mancanza di prove di un suo ruolo attivo nelle stragi, ma per mole persone, non giudici, continuerà a restare il mandante di qualsiasi reato dai tempi abramitici.
Tornato a Travaglio, se fosse una persona senza pregiudizi e sotto secondi scopi, ad un certo punto, per decenza, le armi si depongono.
Vincenzo Mucciaccio
04/06/2026
ULTIM'ORA | Leclerc rinnova a vita con la Ferrari e fa pure il servizio militare a Maranello.
Vincenzo Mucciaccio
Da Radio Londra è quasi tutto.