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20/10/2026

Forse nn tutti sanno che il GIUDICE TUTELARE non e’ obbligatorio

20/10/2026

LETTERA DI DISSENSO AL GIUDICE TUTELARE

Al Giudice Tutelare:
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Io sono la madre di un ragazzo con autismo grave. E Le scrivo non come tutrice, ma come madre esausta.

Lei mi chiede di rendicontare ogni singolo scontrino, ogni minimo movimento, ogni spesa di mio figlio.
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Mi sta chiedendo di diventare commercialista, fiscalista, ragioniere. Come se già non fossi diventata infermiera, educatrice, terapista, autista, mediatrice delle sue ansie 24 ore su 24.

Sa cosa significa vivere con un ragazzo autistico grave?

Significa che una spesa che per gli altri è normale, per noi è doppia, tripla.
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Un ragazzo fragile COSTA.

Costa in terapie che la ASL non passa. Costa in benzina per portarlo ovunque perché non può prendere mezzi da solo. Costa in ausili, in attività per tenerlo, in persone che ti aiutano perché da sola non ce la fai.
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E io dovrei stare lì a conservare lo scontrino da 3 euro del pane speciale che mangia solo lui? Dovrei pagare un commercialista con i soldi che dovrebbero andare a mio figlio, solo per dimostrarLe che non sto rubando a mio figlio?

Io a mio figlio non rubo niente. Io a mio figlio gli do la vita.
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Sarebbe opportuno che un Giudice Tutelare, prima di chiedere carte, venisse a VEDERE. Venisse nelle nostre case. Venisse a vedere come viviamo, come lottiamo, quanto amore e quanta fatica c'è.

E se poi vede che un ragazzo è trascurato, che i soldi non vengono usati per lui, ALLORA sì, intervenga con tutta la forza della legge. Ma non può mettere la stessa ansia, lo stesso peso, lo stesso sospetto addosso a famiglie che già combattono una guerra ogni giorno.
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Non aggiungete burocrazia ,Non ci chiedete di rendere conto di 2 euro quando noi rendiamo conto a nostro figlio di ogni respiro.

Con profondo dissenso,
Una madre.
Vi chiedo un favore fatelo diventare virale!!!!

21/09/2026

Ci hanno venduto il mito della vita perfetta, una linea retta senza imprevisti. Ma la verità è che la perfezione è un’illusione da vetrina, mentre la vita vera è roba per chi sa stare in equilibrio.
Ognuno di noi, prima o poi, si ritrova tra le mani carte che non aveva previsto. Ognuno ha i suoi carichi, le sue deviazioni di percorso, le sue sfide silenziose. E quando la quotidianità ti chiede di dare di più — di stravolgere i tuoi piani, di trovare incastri nuovi, di dedicare un'attenzione profonda e costante a chi ami — hai due scelte: puoi sederti a piangere su ciò che "poteva essere", o puoi rimboccarti le maniche e far brillare ciò che è.
Io ho scelto scelto la seconda.
Non c’è nessuna tragedia nel doversi impegnare il doppio. I sacrifici sono reali, la stanchezza si fa sentire, ma l’amore non si misura in base a quanto è facile la strada, si misura nella capacità di restare presenti. Questo non fa di noi degli eroi, né tantomeno dei martiri. Ci rende semplicemente umani che hanno deciso di giocare la propria partita fino in fondo.
Siamo tutti, ma proprio tutti, sulla stessa identica barca. Navighiamo in un mare che non possiamo controllare. C’è chi spreca la vita intera a lamentarsi del vento che soffia contro, e chi usa quell’energia per imparare a manovrare le vele.
Quando impari ad andare all’essenziale, spazzi via mille problemi inutili. Sviluppi un’intelligenza emotiva, una lucidità e una leggerezza d’animo che ti fanno apprezzare ogni singolo raggio di sole. Capisci che le etichette non servono a niente e che la compassione è un sentimento inutile, perché l'unica cosa che conta è come decidi di reagire.
Non c’è chi sta peggio e chi sta meglio. C'è solo la vita, in tutta la sua complicata, faticosa, eppure meravigliosa normalità.
Se guardate a chi affronta un percorso diverso dal vostro, non cercate la differenza, ma la somiglianza. Perché il segreto, alla fine, è esattamente lo stesso per tutti: non si tratta di sperare in una vita senza ostacoli, ma di diventare abbastanza forti, lucidi e fieri da dominare il mare e godersi il viaggio. A testa altissima.

07/09/2026
07/09/2026

LETTERA APERTA: GIORGIA MELONI ,
Il lavoro di caregiver familiare è usurante: logora la salute, annulla la vita privata e risparmia allo Stato miliardi di euro. È un lavoro a tutti gli effetti, e come tale va RICONOSCIUTO
Senza mezze misure e senza elemosine.
Mio figlio ha una casa e ha la sua famiglia. Proprio come sua figlia ha la sua, Signora Giorgia. Quindi taglio corto: basta con la spinta sottintesa a scaricare i nostri ragazzi nelle case famiglia o a svenderli al sistema delle cooperative. Per quale assurdo motivo lo Stato trova sempre i soldi per pagare le rette a enti terzi, ma non ha mai le risorse da dare direttamente a un genitore per curare il proprio figlio a casa sua?
Metto in chiaro una cosa sulla libertà di scelta: chi vuole la cooperativa, se la tenga pure. Ma io devo avere il diritto insindacabile di decidere di accudire mio figlio in prima persona — semmai con l'aiuto di un operatore di mia esclusiva fiducia per avere un minimo di respiro — senza parassiti o intermediari burocratici tra le scatole.
Non le sto chiedendo pietà, le sto chiedendo conto di una stortura. Smantelli questo monopolio assistenziale e dia i soldi a chi il lavoro di cura lo fa davvero, ogni giorno, sulla propria pelle.

03/09/2026

"DA SOLI NON CE LA FACCIAMO."
È questa la frase drammatica che ha lasciato una famiglia prima di arrendersi. La storia della piccola Bianca, 5 anni, e dei suoi genitori non è solo una tragedia privata: è il fallimento devastante di uno Stato e di una società che lasciano sole le famiglie con disabilità gravi. Hanno lottato, hanno dato fondo a ogni risorsa energetica ed economica, e quando il muro della solitudine istituzionale è diventato insormontabile, la disperazione ha inghiottito tutto.
Non possiamo continuare a girarci dall'altra parte. Non possiamo limitarci al cordoglio del momento e poi dimenticare.
Anni fa, il papà di un ragazzo disabile ha rifiutato di accettare che suo figlio dovesse sopravvivere con una pensione d'invalidità misera. Non si è arreso. È andato avanti con determinazione, ha bussato alle porte della giustizia e ha portato la sua battaglia fino alla Corte Costituzionale. Grazie a quell'unico padre che ci ha creduto, nel 2020 le pensioni d'invalidità totale sono state finalmente aumentate per migliaia di persone in difficoltà.
Questo dimostra una cosa fondamentale: se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo crederci e dobbiamo lottare.
I diritti non cadono mai dal cielo, si conquistano. Nessuna famiglia deve mai più sentirsi costretta a portare un peso enorme nell'indifferenza generale. Nessun genitore deve più arrivare a pensare di essere rimasto solo al mondo.
Dobbiamo unire le forze per pretendere un'assistenza vera, sostegni concreti ai caregiver e dignità per chi vive la disabilità. Per Bianca, per la sua famiglia e per tutte le famiglie che oggi stanno lottando nel silenzio.
Se ci crediamo insieme, le cose POSSONO cambiare. E DEVONO cambiare adesso. ❤️

02/09/2026

A LUCA TRAPANESE Grazie per aver messo in parole quel vuoto con cui noi genitori conviviamo ogni singolo giorno.
Anch’io sono la mamma di un ragazzo gravissimo, Lorenzo. E la solitudine di cui parli la respiro, la vivo e la subisco sulla mia pelle quotidianamente. Nessuno ci sta aiutando. Nessuno.
Ho scritto personalmente all’Assessore alle Politiche Sociali della Regione Lazio, Maselli, per chiedere AIUTO
Non ho ricevuto nemmeno una risposta. Nemmeno il rispetto di un riscontro.
Viviamo nella Capitale d'Italia, eppure i servizi sociali sono totalmente fatiscenti, abbandonati a se stessi, svuotati di risorse e di umanità.
A questo si aggiunge un sistema distorto e inaccettabile: quello delle cooperative e delle associazioni che dovrebbero erogare i servizi. Troppo spesso assistiamo a un vero e proprio clientelismo sommerso, a un giro di affari sulle nostre spalle dove non esiste alcun controllo reale sul servizio erogato. Si spendono milioni di denaro pubblico per finanziare strutture e intermediari che lucrano sulla pelle dei nostri figli, mentre alle famiglie non arrivano che briciole e ostacoli. Perché non dare queste risorse e i budget di cura direttamente alle famiglie? Perché non permetterci di scegliere liberamente come e da chi far assistere i nostri figli, invece di alimentare un sistema di potere che si arricchisce sulla nostra sofferenza?
E poi c’è il muro invisibile, ma terribile, dei 18 anni. Al compimento della maggiore età, i nostri figli non vengono più seguiti dalla Neuropsichiatria Infantile e i servizi per gli adulti semplicemente non li prendono in carico. Le famiglie vengono completamente abbandonate a se stesse, lasciate nel vuoto più totale, costrette spesso ad andarsi a cercare un neuropsichiatra privatamente e a pagare di tasca propria per avere un punto di riferimento medico.
Dopo i 18 anni spariscono dalle mappe dell'assistenza sanitaria e diventano "invisibili". Come se la disabilità o una condizione gravissima smettessero di aver bisogno di cure e di supporto solo perché sulla carta d'identità cambia un numero.
Ci lasciate soli a fare i medici, gli infermieri, gli assistenti sociali, i burocrati e i genitori. E tutto questo accade a Roma, sotto gli occhi di chi governa.
Hai perfettamente ragione: non vogliamo compassione, non vogliamo pacche sulle spalle o belle parole nei convegni. Vogliamo diritti. Vogliamo uno Stato e un'amministrazione regionale e locale che non ci costringano a supplicare per ciò che spetta di diritto tutti i nostri ragazzi meritano rispetto e dignità. E noi genitori meritiamo di non dover morire dentro ogni giorno nell'angoscia di cosa accadrà domani.

17/08/2026

❤️OLTRE IL SILENZIO: la storia di Lorenzo e la promessa di un futuro.
Ci sono vite che non fanno rumore. Vite che non si raccontano con le parole, che non indossano sorrisi o lacrime di circostanza per farsi capire dal mondo, ma che abitano una geografia segreta e profonda. Lorenzo è uno di questi ragazzi.
In lui la sindrome di Down si intreccia con i tratti severi dell'autismo, creando un mosaico complesso che la medicina definisce "doppia diagnosi", ma che nella vita di tutti i giorni si traduce in una condizione estrema: un silenzio assoluto. Lorenzo non possiede la chiave per esternare un'emozione, per dire che ha sete, che ha fame o che un dolore gli attraversa il corpo. Non ha la spinta per prendere un'iniziativa autonoma; il suo mondo interiore scorre dietro a una porta chiusa che richiede una chiave speciale per essere aperta. Per chi lo guarda con superficialità, può sembrare un'assenza.
Ma chi vive accanto a lui sa che quel silenzio non è vuoto: è solo una lingua diversa, che richiede un ascolto totale.
Dietro a Lorenzo c’è una madre che ha smesso da tempo di cercare scorciatoie e ha scelto di farsi radice, antenna e traduttrice. Una donna che ha imparato a decifrare il linguaggio invisibile del corpo di suo figlio — un cambiamento di respiro, una tensione muscolare, una scelta binaria offerta con cura per restituirgli il timone della sua giornata, come quel semplice "uscire o stare a casa" che apre una breccia nella sua corazza.
Questo non è un racconto di commiserazione. La pietà non costruisce il domani, non cura, non protegge. Questa è una storia di giustizia, di lucidità e di resistenza.
Il progetto di vita indipendente per Lorenzo non è un'utopia romantica, ma un argine necessario e urgente. È la risposta ferma a un'unica, grande paura: che in un mondo sordo e standardizzato, incapace di perdere tempo per decifrare chi è complesso, Lorenzo possa un giorno finire in un istituto. Un luogo impersonale dove la sua unicità verrebbe azzerata e la sua voce inascoltata verrebbe spenta per sempre.
Fiori d’Inverno APS sostiene e crede in questo cammino perché l'inclusione non è uno slogan: è l'impegno concreto a fare spazio a chi non sa chiedere. Lorenzo ha diritto a una vita che non sia un protocollo sanitario, ma una casa che lo riconosca, lo protegga e lo ami esattamente per quello che è.
E c'è una madre che, un giorno dopo l'altro, sta tracciando questa strada affinché lui non debba mai camminare da solo nell'ombra. MAI IN UN ISTITUTO!

Indirizzo

Via Tarquinio Collatino, 191
Rome
00175

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