06/10/2026
Abbiamo ripreso le nostre riunioni settimanali discutendo del Decreto Scuola e delle nuove norme sul tetto agli studenti stranieri, sui corsi di italiano per i genitori e sul divieto di coprirsi il volto a scuola.
Abbiamo discusso dei limiti di queste misure, evidenziando come, al di là del loro effettivo impatto, siano soprattutto strumenti di posizionamento politico: provvedimenti che parlano alle paure delle persone e contribuiscono a spostare la finestra di ciò che viene considerato accettabile nel dibattito pubblico.
Il punto, però, non può essere soltanto dire che queste misure sono sbagliate.
Il centrosinistra spesso risponde gridando allo scandalo e accusando la destra di razzismo, senza chiedersi perché queste proposte riescano a trovare consenso. Così facendo rischia di colpevolizzare proprio chi, davanti a problemi e paure reali, vede in quelle misure una risposta e una parvenza di sicurezza.
La risposta non è negare i problemi, ma affrontarli nel merito.
Sulla scuola e sull’integrazione servono risposte concrete. Al posto di un tetto numerico sugli studenti stranieri, bisognerebbe agire sulla composizione sociale delle scuole: la vera integrazione passa da classi eterogenee per reddito, che impediscano la ghettizzazione e facciano incontrare studenti di contesti sociali diversi, anziché dividere le scuole tra quartieri ricchi e quartieri popolari. Invece di logiche punitive, servono corsi d’italiano potenziati e gratuiti per studenti e genitori, pensati per accompagnare le famiglie e non per sanzionarle o complicargli la vita.
‼️Ma questo metodo deve valere per tutto. Non possiamo lasciare alla destra temi come sicurezza e immigrazione, né limitarci ad appelli di principio: servono risposte materiali e pragmatiche su lavoro nero, salario minimo, casa e sanità, dimostrando che l’inclusione non è solo un principio morale, ma la soluzione che funziona meglio.
Serve il coraggio di essere radicali nelle ambizioni, facendo proposte che guardino lontano. Perché fare opposizione non significa soltanto dire cosa non va. Significa iniziare a costruire, già oggi, l’alternativa che vogliamo proporre domani.