19/06/2026
📌 Dicono di noi: Il Messaggero
🗞️ Turismo, Roma laboratorio d'Europa: il piano per contrastare l'overtourism
Gli architetti studiano gli effetti dell’overtourism a Roma e guardano al Tevere. Il coordinatore della Commissione Osservatorio ‘900 dell’Ordine capitolino Paolo Verdeschi: «Può essere al centro di un nuovo piano di sviluppo urbano»
Il ritmo è dettato dalle comitive e, nella quotidianità, mal si concilia con la routine (e la fretta) dei romani, quasi sempre in ritardo, in parte per carattere forse, in parte per difficoltà concrete e inevitabile rassegnazione.
La parola chiave è “overtourism”, quel turismo di massa, eccessivo nei numeri e per i servizi, che la città accoglie e i cittadini non di rado subiscono. Si intitola proprio Overtourism 2 – Gli architetti propongono, il convegno, in programma il 18 giugno, organizzato dall’Ordine degli Architetti Ppc di Roma e provincia, con il coordinamento scientifico di Lorenzo Busnengo, vicepresidente Oar, e Paolo Verdeschi, coordinatore della Commissione Archivi e Osservatorio ’900 dell’Ordine.
IL TEMA
Un momento di incontro e confronto tra istituzioni, progettisti, studiosi e operatori del settore. Obiettivo, restituire “respiro” alla città e, dunque, un po’ di Roma ai romani, cercando un nuovo equilibrio tra turismo, anche come risorsa chiave dell’economia, e diritto all’abitare, dunque tra patrimonio culturale e qualità della vita in città. Un tema profondamente capitolino, almeno per numeri, che si fa però caso di studio per tutto il Paese e non solo. D’altronde, come sottolineano gli organizzatori, «Roma è oggi uno dei principali laboratori europei in cui osservare gli effetti dell’overtourism».
Basta guardarsi intorno per rendersene conto. «L’overtourism è un tema dalle molte sfaccettature, che dunque può avere tante soluzioni diverse. A Roma, il Tevere può essere indagato come filo conduttore di un nuovo piano di sviluppo, da Ponte Milvio fino a Ostia, che sia in grado di creare nuove rotte turistiche per gravare meno il centro», spiega Verdeschi. Sono quattro le aree individuate. Si comincia dal Distretto del Contemporaneo, ossia la zona tra Farnesina, Foro Italico, Maxxi e Auditorium di Renzo Piano, che recentemente, nello spazio WeGil, è stata anche al centro della mostra Roma Terzo Millennio. La scia della cometa, promossa da Regione Lazio con Laziocrea, ideata da Umberto Vattani. È la Roma che cresce, si trasforma, si ripensa moderna, ad essere presa in esame. Punto cardine di questa visione, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che, in una visione anche pionieristica e di certo in anticipo sui tempi del Paese, trent’anni fa, ha avviato la Collezione Farnesina, oggi composta da oltre 700 opere, puntando così l’attenzione sul presente per liberare Roma dalla “gabbia” dell’Antico e darle un nuovo orizzonte. Anche ideale.
Proseguendo lungo il Corso del Tevere, si arriva all’area di Ostiense-Testaccio, che, con i suoi riferimenti di archeologia industriale, è tra i più interessanti laboratori di rigenerazione urbana della Capitale. Qui, la ricchezza museale della Centrale Montemartini e l’ex Mattatoio, «oggi centri di mostre importantissime», sottolinea Verdeschi.
Ancora avanti, fino all’area archeologica Appia-Torricola, «bellissima ma ancora poco conosciuta». Ultima tappa, Ostia. «C’è Ostia Antica, equiparabile a Pompei ed Ercolano e c’è quella architettonica del periodo razionalista. L’area, ben rivalutata, potrebbe essere chiave sia per il turismo balneare, sia per quello culturale».
IL PIANO
La direttrice è quella del fiume. «Tutto questo nasce con il piano operativo del Tevere, recepito dal Comune di Roma, che prevede il recupero del fiume e delle sue sponde, tra navigabilità e ciclabilità. Da una parte all’altra della città si può arrivare in dieci minuti. La valorizzazione anche per gli spostamenti favorirebbe lo sviluppo di ulteriori aree lungo i lati del fiume», commenta Verdeschi. «Valorizzare questi quattro punti significa proporre alternative al turismo di massa concentrato nel centro storico, che di fatto lo fa morire. Non ci sono più gli abitanti e neanche i negozi di vicinato. Questo significa far morire una città, soffocarla. Spostare il turismo anche su altre direttive può essere una strategia per portare comunque ricchezza a Roma, senza danneggiare l’Urbe e rendere difficile la vita dei romani. Sono quattro punti per iniziare ma se ne possono trovare anche altri. I romani potranno sentire così Roma nuovamente loro».
Christian Rocchi, Giulia Villani