23/10/2026
La Cooperativa PID nasce nel 1998 dall’idea e dalla volontà di persone che hanno vissuto l’esperienza detentiva e hanno scelto di osare, costruendo una rete di servizi e progetti socio-educativi pensati a partire dai bisogni reali di chi vive in carcere. Da allora, questo è quello che cerchiamo di portare avanti, costruendo interventi insieme sempre attraverso il confronto con le persone che ne beneficeranno.
Da molti anni siamo presenti al Memorial e siamo sempre felici e onorati di partecipare e di far parte di questa rete.
Quello che Stefano ha subito, e quello che la sua famiglia ha dovuto affrontare dopo la sua morte, rappresenta una grave e ripetuta violenza istituzionale. Una violenza che si è espressa a diversi livelli, dalle dichiarazioni di esponenti politici fino alle aule di giustizia e agli abusi commessi da chi avrebbe dovuto garantire la tutela dei diritti.
Purtroppo, crediamo che questa violenza non appartenga soltanto al passato, ma che continui a manifestarsi, sempre più spesso, come un fenomeno sistemico. La vediamo nei nostri territori, nelle persone che incontriamo ogni giorno e nei luoghi di lavoro. La vediamo quando si risponde al disagio e alla fragilità con la repressione, quando si colpiscono giovani e adolescenti e si introducono norme che rendono più facile punirli e incarcerarli, invece di investire nell’ascolto, nell’educazione e nella costruzione di opportunità. La vediamo ogni volta che le rivendicazioni e i bisogni delle comunità più vulnerabili vengono ignorati.
Per questo, come Cooperativa PID, crediamo che il cambiamento sia necessario, ora più che mai, e che debba partire proprio dagli spazi in cui le persone si incontrano, si organizzano e costruiscono risposte collettive ai bisogni reali.
Le persone e le realtà premiate questa sera rappresentano, in questo senso, un esempio prezioso. Ci dimostrano che è possibile costruire comunità resistenti, capaci di ascoltare i propri territori, di autodeterminarsi e di unire lotte e rivendicazioni diverse in una prospettiva comune.
Come ci insegna anche la storia della nostra cooperativa, osare significa immaginare possibilità nuove anche quando tutto sembra dire il contrario. Significa trasformare un’esperienza di ingiustizia in un’occasione di cambiamento, e costruire insieme alternative concrete.
Lo dobbiamo a Stefano, alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno vissuto e che continuano a vivere la violenza di un sistema che troppo spesso produce ingiustizie invece di garantire diritti.
Continuiamo, quindi, a fare rete, a resistere e a costruire comunità capaci di difendere le persone e i territori.