25/09/2026
A Roma c'è un palazzo senza muri, e dentro ci vive della gente.
È a Tor Sapienza, in via Cesare Tallone: uno scheletro di cemento in mezzo alle sterpaglie, senza infissi e senza servizi, con le baracche e i teli montati nel piazzale. Non è un edificio abbandonato: è un edificio abitato. E sta lì da anni, davanti a tutti.
Dove lo Stato non arriva, arriva qualcun altro. Secondo i residenti da quel palazzo parte una filiera dello spaccio che rifornisce altri quartieri, e da fine luglio segnalano un aumento di persone in evidente stato di intossicazione. Il fentanyl a Roma è una storia documentata: fra il 22 e il 24 giugno sono sparite 80 fiale di Fentanest dalla cassaforte della farmacia dell'Ospedale Israelitico, senza segni di effrazione; la Procura indaga per furto e spaccio, due custodi sono stati iscritti nel registro degli indagati. L'Ansa ha parlato di fiale per circa ventimila dosi: è una stima, e va detto che è una stima, perché la conversione fra uso clinico e uso illecito di un oppioide così potente non è un calcolo lineare. Quello che è certo è che ne bastano quantità minime per uccidere.
Su tutto questo, da settimane, gira una sola parola: zombie. «Roma è piena di zombie», titolano i social e i giornali della destra. Ed è qui che la denuncia si rovescia in propaganda, perché chiamare zombie una persona dipendente non descrive niente e non risolve niente: serve soltanto a far sembrare naturale che di lei non si occupi nessuno.
Né si dica che è una questione di parole. Da quella parola discendono due esiti, e li abbiamo già visti entrambi.
Il primo è lo Stato che arriva soltanto dopo il fatto tragico, in assetto d'ordine pubblico, a militarizzare il quartiere per qualche settimana e poi andarsene.
Il secondo è la gente lasciata sola che comincia a farsi giustizia da sé e allora il conto lo paga chi è più povero e più straniero di lei. A Tor Sapienza questa storia è già successa, e nessuno dovrebbe avere voglia di rivederla.
Noi non scegliamo fra queste due. Diciamo una cosa più semplice e più difficile: chi spaccia va fermato, chi consuma va curato, chi lì dentro ci dorme perché non ha un altro posto va messo in una casa. Sono tre cose diverse e vanno fatte tutte e tre, altrimenti non se ne fa nessuna. Le retate davanti alle telecamere non interrompono una filiera; un SerD senza personale non prende in carico nessuno; e un quartiere dove l'unico alloggio disponibile è uno scheletro di cemento continuerà a produrre esattamente quello che produce oggi.
Il PCI — Federazione di Roma chiede:
★ l'abbattimento e la bonifica dell'edificio di via Cesare Tallone;
★ un presidio stabile delle forze dell'ordine, non passerelle;
★ indagini che risalgano la filiera dello spaccio, non retate di facciata;
★ la presa in carico sanitaria di chi consuma: SerD potenziati, unità di strada, posti letto;
★ un piano vero per la casa, perché nessuno a Roma debba vivere in un rudere.
Far finta di niente certifica il fallimento di questo governo sulla sicurezza.
Ma la sicurezza vera non è un aggettivo urlato sui social: è lo Stato che in un quartiere c'è prima che succeda il fatto, non dopo.
Non è sicurezza. È abbandono.