FataVille Centro Diurno Anziani Fragili

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Centro Diurno Anziani Fragili della ISKRA Cooperativa Sociale Onlus
VI Municipio Le torri del Comune di Roma

Photos from Iskra Coop Sociale Onlus's post 18/02/2026
Perché Giordano Bruno è ancora un eroe della libertà di pensiero | Left 18/02/2026

Perché Giordano Bruno è ancora un eroe della libertà di pensiero | Left «Filosofo panteista perito in un incendio!», così la Chiesa pensava di cancellarne anche la memoria. Ma la sua libertà di pensiero è sempre più un faro. Come racconta Maria Mantello invitando tutti al convegno che si tiene in piazza de'Fiori il 17 febbraio. Con interventi di Giuliano Montaldo,...

18/02/2026

Un blocco della nave costato 76 mila euro. Lo Stato italiano dovrà risarcire la ong Sea Watch per il fermo “illegittimo” dell’imbarcazione umanitaria capitanata da Carola Rackete, la Sea Watch 3, che il 29 giugno del 2019 ha forzato il divieto di sbarco facendo attraccare oltre 40 migranti a Lampedusa. Erano i tempi della “politica dei porti chiusi” con Matteo Salvini al Viminale.

La decisione arriva dal tribunale di Palermo, che ha optato per un risarcimento delle spese patrimoniali comprese tra ottobre e dicembre di quell’anno: una serie di costi sostenuti fra quelli legali, portuali, di agenzia e il carburante per mantenere la nave attiva. “Il risarcimento a Sea-Watch dimostra ancora una volta che la disobbedienza civile è tutt’altro che arroganza, ma protezione del diritto internazionale dagli attacchi di chi abusa della propria posizione di potere per calpestarlo, ai danni dei diritti e delle libertà di tutti”, è il commento della portavoce dell’ong, Giorgia Linardi. Che poi prende di mira Palazzo Chigi: “Mentre sulle navate italiane riaffiorano i cadaveri delle vittime invisibili delle ultime settimane, il governo, invece di lavorare per evitare tragedie future, individua ancora una volta nelle ong il nemico da abba***re. Noi, a differenza loro, non ci voltiamo dall’altra parte. C’è chi la chiama arroganza e chi giustizia”. 

Il riferimento è ai commenti che negli anni si sono susseguiti da parte del centrodestra. In particolare da Fratelli d’Italia, con Giorgia Meloni che all’epoca propose anche un “blocco navale al largo delle coste libiche” come “unica soluzione possibile”.  “Alla nostra reazione - ha aggiunto Linardi - davanti all’annuncio del cosiddetto blocco navale, Fratelli d’Italia ha risposto con l’intimidazione: ‘Basta con l’arroganza di certe ong’. Eppure quella che loro definiscono arroganza è stata riconosciuta dai tribunali competenti come rispetto del diritto internazionale”.

Photos from FataVille Centro Diurno Anziani Fragili's post 25/10/2025

Roma oggi

25/10/2025

Da qualche giorno diverse attività commerciali tra Puglia e Basilicata, in particolare a Matera, Monopoli e Locorotondo, sono sommerse da commenti negativi su Google. I profili di parrucchieri, birrerie, ristoranti, musei e negozi di abbigliamento sono pieni di accuse infondate e recensioni da una stella riconducibili ad account israeliani, persone che, se esistono, evidentemente non sono mai neanche entrate in quei negozi. A guidare l’esercito virtuale sarebbe Naor Meningher, che nel suo sito web dice di aver “lavorato a cinque campagne elettorali del Primo Ministro Netanyahu, occupandomi della direzione dei progetti digitali, video e chatbot. Mi occupavo anche della gestione di tutti i canali digitali del primo ministro”. È anche co-host di “Two nice Jewish boys”, (due bravi ragazzi ebrei), un podcast dal titolo quantomeno eufemistico che negli scorsi mesi ha fatto parlare di sé per aver mostrato il lato distopico della società israeliana: “Se avessi un pulsante per distruggere Gaza, e uccidere ogni essere vivente a Gaza, lo premerei all’istante”.

In un post su un gruppo Facebook israeliano in cui turisti si scambiano dritte e consigli sui viaggi a Roma e in Italia ha scritto: “Un appello importante per gli israeliani che viaggiano in Italia per le vacanze!!! Avrete notato che in quasi tutte le città ci sono aziende che scelgono di appendere orgogliosamente la bandiera di Hamas”. Quella che lui chiama bandiera di Hamas è in realtà quella palestinese, ma chi lo fa notare nei commenti viene insultato. “Uniamo tutti le forze”.

L’articolo di Gennaro Tortorelli continua sul sito de L’Espresso 25/10/2025

Da qualche giorno diverse attività commerciali tra Puglia e Basilicata, in particolare a Matera, Monopoli e Locorotondo, sono sommerse da commenti negativi su Google. I profili di parrucchieri, birrerie, ristoranti, musei e negozi di abbigliamento sono pieni di accuse infondate e recensioni da una stella riconducibili ad account israeliani, persone che, se esistono, evidentemente non sono mai neanche entrate in quei negozi. A guidare l’esercito virtuale sarebbe Naor Meningher, che nel suo sito web dice di aver “lavorato a cinque campagne elettorali del Primo Ministro Netanyahu, occupandomi della direzione dei progetti digitali, video e chatbot. Mi occupavo anche della gestione di tutti i canali digitali del primo ministro”. È anche co-host di “Two nice Jewish boys”, (due bravi ragazzi ebrei), un podcast dal titolo quantomeno eufemistico che negli scorsi mesi ha fatto parlare di sé per aver mostrato il lato distopico della società israeliana: “Se avessi un pulsante per distruggere Gaza, e uccidere ogni essere vivente a Gaza, lo premerei all’istante”. In un post su un gruppo Facebook israeliano in cui turisti si scambiano dritte e consigli sui viaggi a Roma e in Italia ha scritto: “Un appello importante per gli israeliani che viaggiano in Italia per le vacanze!!! Avrete notato che in quasi tutte le città ci sono aziende che scelgono di appendere orgogliosamente la bandiera di Hamas”. Quella che lui chiama bandiera di Hamas è in realtà quella palestinese, ma chi lo fa notare nei commenti viene insultato. “Uniamo tutti le forze”. L’articolo di Gennaro Tortorelli continua sul sito de L’Espresso

Il progetto dei Cpr in Albania potrebbe arrivare in Europa. Non come modello, come ventilato tante volte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma perché ora oltre 50 eurodeputati — tra cui Alessandro Zan e Cecilia Strada del Partito democratico — chiedono che “la Commissione europea agisca contro le gravi violazioni governo italiano in Albania, anche avviando una procedura d’infrazione”.

Nella lettera, sottoscritta da 57 europarlamentari di diverse nazionalità e schieramenti (S&D, Greens, The Left), con tutti i partiti dell'opposizione italiana, chiedono che il commissario per gli Affari interni e le migrazioni Magnus Brunner “non faccia orecchie da mercante: Giorgia Meloni in Albania ha violato il diritto europeo come denunciamo da mesi con interrogazioni parlamentari, e la Commissione ammette che ne è al corrente. Ora ci aspettiamo misure concrete”.

I Cpr in Albania sono, in realtà, una deviazione rispetto al costoso progetto originario del governo Meloni, che inizialmente aveva previsto di esternalizzare al di là dell’Adriatico le procedure accelerate di frontiera. Ma dopo diverse pronunce della magistratura italiana, che non ha convalidato la maggior parte dei trattenimenti dei migranti, e dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sui “Paesi sicuri”, l’esecutivo italiano ha deciso di trasformare i centri di Shëngjin e Gjadër in centri di permanenza per il rimpatrio.

L'articolo continua sul sito de L'Espresso 25/10/2025

Il progetto dei Cpr in Albania potrebbe arrivare in Europa. Non come modello, come ventilato tante volte dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ma perché ora oltre 50 eurodeputati — tra cui Alessandro Zan e Cecilia Strada del Partito democratico — chiedono che “la Commissione europea agisca contro le gravi violazioni governo italiano in Albania, anche avviando una procedura d’infrazione”. Nella lettera, sottoscritta da 57 europarlamentari di diverse nazionalità e schieramenti (S&D, Greens, The Left), con tutti i partiti dell'opposizione italiana, chiedono che il commissario per gli Affari interni e le migrazioni Magnus Brunner “non faccia orecchie da mercante: Giorgia Meloni in Albania ha violato il diritto europeo come denunciamo da mesi con interrogazioni parlamentari, e la Commissione ammette che ne è al corrente. Ora ci aspettiamo misure concrete”. I Cpr in Albania sono, in realtà, una deviazione rispetto al costoso progetto originario del governo Meloni, che inizialmente aveva previsto di esternalizzare al di là dell’Adriatico le procedure accelerate di frontiera. Ma dopo diverse pronunce della magistratura italiana, che non ha convalidato la maggior parte dei trattenimenti dei migranti, e dopo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea sui “Paesi sicuri”, l’esecutivo italiano ha deciso di trasformare i centri di Shëngjin e Gjadër in centri di permanenza per il rimpatrio. L'articolo continua sul sito de L'Espresso

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