18/10/2026
NOI, STORIE E NON SOLO
"Insulti e pregiudizi? Competenza, ironia e verità sono le mie armi"
Pare che ognuno di noi abbia una strada già tracciata. Io all’inizio ne avevo presa un’altra, finché ho incrociato il cartello “Servizi Sociali” ed ho fatto inversione.
Avevo un sogno chiarissimo: diventare Pubblico Ministero. Ero lanciatissima, mi mancavano soltanto 10 esami alla laurea in Giurisprudenza. Poi la vita ha deciso di fare ricorso.
Una mattina la mia vita si è fermata e non in senso figurato, cosi ho dovuto bloccare tutto il resto: studi, piani, per rimettermi in piedi.
Durante quella pausa ho incrociato un’assistente sociale, lavorava con i detenuti in misura alternativa, niente aule di Tribunale, soltanto persone vere.
Quello è stato il mio cartello per l’inversione di marcia!
Ho cambiato tutto: città, università, vita. Mi sono trasferita a Milano, mi sono laureata in Servizio Sociale ed abilitata alla professione.
Nel corso degli anni ho avuto il privilegio di girare in più settori: dipendenze, enti locali, aziende private, ospedale. Insomma un bel tour con un bel bagaglio di esperienze e formazione.
Oggi lavoro in un ente locale e mi occupo soprattutto di adulti in difficoltà e poi anche di persone anziane e con disabilità.
A chi mi chiede perché ho scelto questa professione rispondo sempre che è stata lei a scegliere me e non mi ha più lasciata andare. In questi anni ho visto cose che nessuno vorrebbe vedere. Eppure, nello stesso tempo, ho assistito al privilegio più grande: vedere persone rinascere.
Tra un disastro e una rinascita, mi capita di leggere i commenti su assistenti sociali. Alcuni davvero brutti, uno mi è rimasto impresso più degli altri: saremmo un “cancro della società”. Mi ha fatto male leggerlo perché la libertà di stampa è sacra ma dovrebbe andare a braccetto con il rispetto e con la verità e non con l’insulto ad una professione intera.
E poi ci sono le visioni più colorate su di noi: c’è chi ci vede come la volontaria che bussa porta a porta per chiedere se qualcuno ha bisogno e chi invece come un dio o una maga che con un colpo di bacchetta risolve qualsiasi cosa. Magari!
Vi racconto un episodio capitato fuori dal lavoro. Ero in ospedale con mio figlio, eravamo in fila per una visita. Mi metto a chiacchierare con una signora anziana accanto a me, che, a un certo punto mi chiede che lavoro faccio. Io, orgogliosa, rispondo: “Faccio l’assistente sociale!". Lei, con una gentilezza disarmante, davanti a tutta la sala d’attesa mi chiede: “Ma anche lei toglie i bambini alle famiglie?”. Non mi sono arrabbiata, mi ha fatto davvero una tenerezza infinita. Le ho sorriso, ho indicato mio figlio e le ho risposto: “No signora, non rubo i bambini a nessuno. Come vede ne ho già uno bello grande e, sinceramente, mi basta e avanza! E’ scoppiata a ridere tutta la sala d’attesa, lei compresa, poi si è scusata per la domanda.
Perchè vi racconto questo? Perchè ho capito una cosa: davanti al pregiudizio, l’ironia vince sempre. Con una battuta sono riuscita a smontare un pregiudizio, molto più che con un’ora di discussioni e spiegazioni.
Non voglio sprecare il mio tempo a difendere il mio lavoro. Preferisco usare quel tempo per svolgerlo bene e per raccontarlo con onestà, cosi si combatte un pregiudizio: dicendo la verità. Per questo all’ingresso della nostra sala d’aspetto ho appeso un cartello che ho fatto personalmente. Con dei disegni semplici, simpatici, per smontare i pregiudizi sull’assistente sociale, facile da leggere, per tutti.
Quando conosco una persona che mi chiede aiuto, dico sempre una frase all’inizio del nostro percorso insieme: “Io lavoro con te non per te”.
Durante il percorso mi fermo e chiedo sempre: “Come ti sembra che stia andando questo progetto?. C’è qualcosa che desideri cambiare?”. La persona è l’attore principale del suo progetto di vita.
Non sono qui per raccontare che ogni progetto abbi avuto successo, non direi la verità.
Io mi paragono un po' ad un istruttore di scuola guida: indico all’allievo la strada da percorrere, gli fornisco le conoscenze e gli strumenti, sto al suo fianco pronta ad usare il doppio pedale se va fuori strada.
Si sono rivolte a me persone che dormivano al parco o alla stazione. Oggi, grazie al loro impegno ed al lavoro fatto insieme, c'è chi ha una casetta ed un lavoro. Quando mi ringraziano per quello che ho fatto per loro, rispondo sempre che devono ringraziare anche se stessi. Hanno avuto fiducia, coraggio, pazienza e tanta forza di volontà. E’ davanti a queste persone che mi fermo a pensare che i giudizi negativi non mi interessano. Vado avanti orgogliosa sulla strada che mi ha indicato quel cartello stradale che ora è e sarà sempre la mia direzione
-----------
Viviana Viola - Lombardia