CNOAS - Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali

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CNOAS - Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali Pagina facebook ufficiale del Consiglio Nazionale dell'Ordine Assistenti Sociali

L’Ordine raccoglie la comunità professionale e ne è la sua espressione, a tutela sia dei professionisti iscritti sia degli interessi di coloro che, quali utenti dei servizi sociali o clienti di professionisti assistenti sociali, debbono essere garantiti in ordine alle prestazioni ed alla qualità del servizio prestato. L’Ordine, che quindi cura interessi sociali generali propri dello Stato, ha la natura giuridica di ente pubblico non economico, sottoposto alla vigilanza del Ministero della Giustizia.

23/10/2026

La presentazione al Salone del Libro di Torino, lo scorso maggio di “Smilla fa un lavoro importante”, dell’assistente sociale Laura Gedda, è il teatro di questo servizio trasmesso da Rai3 per i programmi dell’accesso del Corecom Piemonte.

Dalle interviste alle persone che hanno risposto alla domanda: “sai cosa fa l’assistente sociale?” e i dialoghi con i relatori che hanno partecipato alla presentazione – la presidente nazionale Barbara Rosina; la presidente del Croas, Sabrina Testa l’assessore ai Servizi Sociali del Piemonte Jacopo Rosatelli e l’autrice del libro - emerge una professione fuori dagli stereotipi, un impegno che attraversa la vita quotidiana delle persone, le fragilità, le relazioni, i cambiamenti.

“Il servizio sociale non è un “mondo tragico che incontra soltanto dolore – dice Rosina – È una professione che ogni giorno prova a costruire ascolto, connessioni, accompagnamento e autonomia nei momenti più delicati della vita di persone e comunità”.


Consiglio Inter regionale Piemonte e Valle D'Aosta

Formazione, ricerca, supervisione… alcune delle parole chiave che hanno accompagnato la celebrazione per i 75 anni dell'...
22/10/2026

Formazione, ricerca, supervisione… alcune delle parole chiave che hanno accompagnato la celebrazione per i 75 anni dell'Ente Siciliano di Servizio Sociale non erano ancora nel bagaglio di un istituto nato nel 1951 per gettare le basi per una formazione strutturata degli operatori sociali in un momento di ricostruzione del welfare e non solo.

Per questo su come custodire la storia assumendosi la responsabilità del futuro, si è soffermata la presidente Cnoas, Barbara Rosina, intervenuta a distanza all’evento organizzato presso l' Università degli Studi di Palermo.

“La riforma della professione deve essere un'occasione per rafforzarne il ruolo pubblico, l'autonomia, le competenze e la capacità di contribuire alle trasformazioni del welfare – ha detto - Non si tratta soltanto di aggiornare le norme, ma di interrogarsi su quale servizio sociale sia necessario oggi al nostro Paese. Sono necessari percorsi universitari che valorizzino maggiormente le discipline di servizio sociale, di tirocini qualificati, di formazione continua e supervisione professionale. Abbiamo bisogno di riconoscere e sviluppare le competenze specialistiche che la crescente complessità dei bisogni richiede. E abbiamo bisogno di investire con maggiore convinzione nella ricerca di servizio sociale, creando le condizioni affinché la nostra disciplina possa consolidare la propria produzione scientifica e vedere riconosciuto il contributo di studiose, studiosi, docenti e ricercatori con una specifica preparazione nel servizio sociale”.

A pochi anni dalla fine della guerra, l’ESiS ha rappresentato per decenni un punto di riferimento per la formazione per generazioni di professionisti della Sicilia e del Sud, ruolo che oggi l’Ordine condivide con Fnas Fondazione nazionale Assistenti sociali, le Università, le istituzioni, i Croas e la comunità professionale che hanno animato la giornata di confronto.

“Il modo migliore di onorare le nostre radici è continuare a costruire il futuro del servizio sociale -ha concluso Rosina - Grazie all'E.Si.S. per questi 75 anni di storia e per aver scelto di celebrare questo traguardo guardando anche alle sfide che ci attendono”.

Ordine Assistenti Sociali Regione Sicilia
Maria Concetta Storaci

Per non correre il rischio di rinchiudere il ruolo dell’assistente sociale nei servizi per le dipendenze all’interno del...
21/10/2026

Per non correre il rischio di rinchiudere il ruolo dell’assistente sociale nei servizi per le dipendenze all’interno del SerD.e neanche quello di ricordare il professore Vladimir Hudolin soltanto come figura importante della storia dell’alcologia, la consigliera nazionale, Elisa Concina ha approfittato dell’occasione offerta dal DISU - Dipartimento Studi Umanistici Units - Università degli Studi di Trieste, per evidenziare la trasformazione in corso dell’assistenza territoriale e, dentro questa trasformazione, il ruolo del servizio sociale e delle professioni.

Intervenendo al seminario “30 anni dopo Hudolin” focalizzato attorno alla rivoluzione epistemologica di , che ha superato il concetto lineare di "malattia-cura-terapia" per promuovere una cultura della relazione d'aiuto, Concina ha elencato i “determinanti sociali della salute”
“Le condizioni abitative, il reddito, la posizione lavorativa, il livello di istruzione, l’accesso alla protezione sociale, la qualità delle reti familiari e sociali, l’isolamento, lo stigma e la possibilità concreta di accedere ai servizi sono fattori che incidono sull’esposizione ai rischi, sulla possibilità di intraprendere un percorso di cura e sulla capacità di mantenerlo nel tempo - ha detto - La funzione professionale dell’assistente sociale non può essere ridotta all’attivazione di risorse, all’erogazione di una misura economica, alla ricerca di una soluzione abitativa o al collegamento con un altro servizio”.

Partendo dal dato di fatto che ogni giorno le e gli assistenti sociali raccolgono una quantità enorme di informazioni sul funzionamento concreto dei sistemi di welfare, Concina ha sostenuto che il servizio sociale deve poter trasformare questi elementi in conoscenza istituzionale lavorando su almeno tre livelli tra loro strettamente connessi: il livello individuale e familiare, il livello organizzativo e il livello della programmazione.

“Se questi tre livelli vengono separati, perdiamo una parte importante della funzione professionale. I servizi per le dipendenze - ha aggiunto - costituiscono, da questo punto di vista, un banco di prova particolarmente significativo. Le persone seguite dai SerD attraversano frequentemente sistemi differenti: sanitario, sociale, salute mentale, medicina generale, ospedale, servizi degli enti locali, politiche del lavoro e dell’abitare, giustizia, Terzo settore. Ma il lavoro di rete non può essere lasciato soltanto alla disponibilità dei singoli professionisti. Medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, educatori e professionisti della riabilitazione devono disporre di occasioni reali per costruire linguaggi, strumenti e metodologie comuni. L’integrazione funziona se ciascuna professione possiede una propria identità e una propria responsabilità tecnica, ma è in grado di metterla al servizio di un oggetto comune di lavoro”.

Tornando a Hudolin e all’esperienza delle Acat (Associazioni dei Club Alcologici Territoriali, organizzazioni di volontariato che operano seguendo il Metodo Ecologico- Sociale ideato dal professore) ha richiamato il DM 77 e la riforma del Terzo Settore.“Hudolin, le Acat, il DM 77, il servizio sociale e la riforma del Terzo settore possono trovare un punto di incontro – ha concluso. Non perché dicano la stessa cosa. Ma perché pongono, da prospettive differenti, la medesima questione: come costruire un sistema capace di assumere la persona nella complessità delle sue condizioni di vita e di organizzare intorno a quella complessità responsabilità professionali, istituzionali e comunitarie“.

Ancora pochi giorni per essere parte attiva nel riconoscimento della professione di assistente sociale, per dare forza, ...
20/10/2026

Ancora pochi giorni per essere parte attiva nel riconoscimento della professione di assistente sociale, per dare forza, visibilità prestigio al Consiglio Nazionale e alla Fondazione.

Serve la partecipazione di ogni assistente sociale per scalare la vetta delle tre categorie per cui Cnoas e Fnas Fondazione nazionale Assistenti sociali sono finalisti agli European Social Services Awards 2026, organizzati dall’European Social Network.

Per gli ESSA si vota FINO A LUNEDI’ 26 collegandosi al sito ufficiale: https://connect.esn-eu.org/public/conference/awards/, registrandosi e seguendo le indicazioni.

Cnoas e Fnas concorrono per:
🏆 la leadership nei servizi sociali – (Leadership in Social Services Award) – il Cnoas è finalista con la candidatura della presidente di Fnas, Silvana Mordeglia;
🏆 per l’innovazione nell’erogazione dei servizi sociali – (Social Services Delivery Innovation Award) – il Cnoas con Mlps è finalista con ‘LEPS: Supervisione nazionale per i professionisti dei servizi sociali’.
🏆 per la trasformazione digitale e i servizi sociali basati sulla tecnologia’ – (Digital Transformation and Technology Social Services Award) – con ‘ corsifnas.it: Apprendimento digitale per assistenti sociali’.

La Fondazione Nazionale è anche co-protagonista della candidatura presentata dal Comune di Cremona nella categoria “Per l’eccellenza nell’assistenza a lungo termine agli anziani e alle persone” (Ageing and Long-Term Care Excellence Award) con la pratica ‘Potenziamento delle competenze per l’assistenza integrata a lungo termine’.

✅ VOTATE e condividete questa iniziativa anche sulle vostre pagine social, contribuendo a diffondere il messaggio e a far vincere le pratiche del Consiglio Nazionale e della Fondazione e dare prestigio anche a livello europeo alle e ai professionisti assistenti sociali d’Italia

Nei Comuni e negli Ambiti territoriali, nel Terzo Settore, nelle aziende sanitarie e ospedaliere, nei ministeri nell’Inp...
19/10/2026

Nei Comuni e negli Ambiti territoriali, nel Terzo Settore, nelle aziende sanitarie e ospedaliere, nei ministeri nell’Inps, in Inail, nelle università, liberi professionisti… le e gli assistenti sociali hanno diversi punti di osservazione per poter intervenire sui temi del quarto appuntamento del “Senior economy. Open days” dedicato all’invecchiamento, alla gestione della longevità e alla programmazione futura.

Al convegno romano della scorsa settimana è intervenuta la vicepresidente Mirella Silvani che partendo dalle varie realtà - una popolazione anziana che vive la solitudine, spesso per assenza di reti familiari; persone anziane povere, disorientate e che faticano ad accedere ai servizi per il gap digitale; anziani attivi che continuano a progettare la loro vita, che hanno una vita sociale ampia e appagante; partecipano alla vita sociale, nelle associazioni… - ha ribadito la necessità di affrontare la complessità dello scenario non soltanto come una questione sanitaria o assistenziale, ma come “una sfida strutturale che riguarda la coesione sociale, l’organizzazione dei servizi, non possiamo progettare le RSA con la visione e i requisiti fissati 30 anni fa, le politiche abitative, la partecipazione civica, il contrasto alle disuguaglianze territoriali e il rafforzamento delle reti comunitarie”.

Silvani ha sottolineato il ruolo delle e degli assistenti sociali nella progettazione, direzione, coordinamento e gestione dei servizi, dei progetti individuali e delle reti territoriali e ha portato degli esempi lampanti di come questo ruolo, se assegnato, porti a grandi risultati.

“Il Cnoas – ha detto - richiede una presenza adeguata di assistenti sociali nelle équipe multidimensionali e nelle funzioni di coordinamento e management, nel settore pubblico e privato. Cohousing integrato nel welfare territoriale. Centralità della persona, progettazione condivisa e radicata nel territorio, ruolo qualificato del Servizio sociale, chiarezza di ruoli e tutela dei diritti. Abbiamo tutte le carte per rivendicare questo ruolo - ha concluso. Siamo dovunque ci siano le persone, anche quando diventano più grandi”.

NOI, STORIE E NON SOLO"Insulti e pregiudizi? Competenza, ironia e verità sono le mie armi"Pare che ognuno di noi abbia u...
18/10/2026

NOI, STORIE E NON SOLO
"Insulti e pregiudizi? Competenza, ironia e verità sono le mie armi"

Pare che ognuno di noi abbia una strada già tracciata. Io all’inizio ne avevo presa un’altra, finché ho incrociato il cartello “Servizi Sociali” ed ho fatto inversione.

Avevo un sogno chiarissimo: diventare Pubblico Ministero. Ero lanciatissima, mi mancavano soltanto 10 esami alla laurea in Giurisprudenza. Poi la vita ha deciso di fare ricorso.

Una mattina la mia vita si è fermata e non in senso figurato, cosi ho dovuto bloccare tutto il resto: studi, piani, per rimettermi in piedi.
Durante quella pausa ho incrociato un’assistente sociale, lavorava con i detenuti in misura alternativa, niente aule di Tribunale, soltanto persone vere.
Quello è stato il mio cartello per l’inversione di marcia!

Ho cambiato tutto: città, università, vita. Mi sono trasferita a Milano, mi sono laureata in Servizio Sociale ed abilitata alla professione.
Nel corso degli anni ho avuto il privilegio di girare in più settori: dipendenze, enti locali, aziende private, ospedale. Insomma un bel tour con un bel bagaglio di esperienze e formazione.

Oggi lavoro in un ente locale e mi occupo soprattutto di adulti in difficoltà e poi anche di persone anziane e con disabilità.
A chi mi chiede perché ho scelto questa professione rispondo sempre che è stata lei a scegliere me e non mi ha più lasciata andare. In questi anni ho visto cose che nessuno vorrebbe vedere. Eppure, nello stesso tempo, ho assistito al privilegio più grande: vedere persone rinascere.

Tra un disastro e una rinascita, mi capita di leggere i commenti su assistenti sociali. Alcuni davvero brutti, uno mi è rimasto impresso più degli altri: saremmo un “cancro della società”. Mi ha fatto male leggerlo perché la libertà di stampa è sacra ma dovrebbe andare a braccetto con il rispetto e con la verità e non con l’insulto ad una professione intera.

E poi ci sono le visioni più colorate su di noi: c’è chi ci vede come la volontaria che bussa porta a porta per chiedere se qualcuno ha bisogno e chi invece come un dio o una maga che con un colpo di bacchetta risolve qualsiasi cosa. Magari!

Vi racconto un episodio capitato fuori dal lavoro. Ero in ospedale con mio figlio, eravamo in fila per una visita. Mi metto a chiacchierare con una signora anziana accanto a me, che, a un certo punto mi chiede che lavoro faccio. Io, orgogliosa, rispondo: “Faccio l’assistente sociale!". Lei, con una gentilezza disarmante, davanti a tutta la sala d’attesa mi chiede: “Ma anche lei toglie i bambini alle famiglie?”. Non mi sono arrabbiata, mi ha fatto davvero una tenerezza infinita. Le ho sorriso, ho indicato mio figlio e le ho risposto: “No signora, non rubo i bambini a nessuno. Come vede ne ho già uno bello grande e, sinceramente, mi basta e avanza! E’ scoppiata a ridere tutta la sala d’attesa, lei compresa, poi si è scusata per la domanda.

Perchè vi racconto questo? Perchè ho capito una cosa: davanti al pregiudizio, l’ironia vince sempre. Con una battuta sono riuscita a smontare un pregiudizio, molto più che con un’ora di discussioni e spiegazioni.

Non voglio sprecare il mio tempo a difendere il mio lavoro. Preferisco usare quel tempo per svolgerlo bene e per raccontarlo con onestà, cosi si combatte un pregiudizio: dicendo la verità. Per questo all’ingresso della nostra sala d’aspetto ho appeso un cartello che ho fatto personalmente. Con dei disegni semplici, simpatici, per smontare i pregiudizi sull’assistente sociale, facile da leggere, per tutti.
Quando conosco una persona che mi chiede aiuto, dico sempre una frase all’inizio del nostro percorso insieme: “Io lavoro con te non per te”.
Durante il percorso mi fermo e chiedo sempre: “Come ti sembra che stia andando questo progetto?. C’è qualcosa che desideri cambiare?”. La persona è l’attore principale del suo progetto di vita.
Non sono qui per raccontare che ogni progetto abbi avuto successo, non direi la verità.

Io mi paragono un po' ad un istruttore di scuola guida: indico all’allievo la strada da percorrere, gli fornisco le conoscenze e gli strumenti, sto al suo fianco pronta ad usare il doppio pedale se va fuori strada.

Si sono rivolte a me persone che dormivano al parco o alla stazione. Oggi, grazie al loro impegno ed al lavoro fatto insieme, c'è chi ha una casetta ed un lavoro. Quando mi ringraziano per quello che ho fatto per loro, rispondo sempre che devono ringraziare anche se stessi. Hanno avuto fiducia, coraggio, pazienza e tanta forza di volontà. E’ davanti a queste persone che mi fermo a pensare che i giudizi negativi non mi interessano. Vado avanti orgogliosa sulla strada che mi ha indicato quel cartello stradale che ora è e sarà sempre la mia direzione
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Viviana Viola - Lombardia

Commentare i dati Istat - Istituto Nazionale di Statistica  sulla povertà in Italia appena pubblicati, è un esercizio fa...
16/10/2026

Commentare i dati Istat - Istituto Nazionale di Statistica sulla povertà in Italia appena pubblicati, è un esercizio faticoso perché, non soltanto disegnano la difficoltà - costante da anni del presente - ma ipotecano il futuro!

La povertà cresce tra le persone di minore età e tra i giovani!
Partendo da questo dato, la presidente Barbara Rosina, scrive su HuffPost Italia.

"Servono misure di sostegno economico adeguate e accessibili, ma anche politiche per la casa, il lavoro dignitoso, l'istruzione e la salute. Serve un'attenzione specifica ai bambini e ai giovani, perché la condizione economica della famiglia non determini le loro possibilità di futuro, e alle famiglie più numerose, sulle quali il peso delle difficoltà economiche è particolarmente evidente".

📌 Leggi l'articolo
https://www.huffingtonpost.it/blog/2026/10/16/news/la_stabilita_dei_numeri_sulla_poverta_non_puo_diventare_normalita-22924997/

Sulle aggressioni alle e agli assistenti sociali non possiamo limitarci a denunciare e lamentarci. Dobbiamo anche rispon...
15/10/2026

Sulle aggressioni alle e agli assistenti sociali non possiamo limitarci a denunciare e lamentarci. Dobbiamo anche rispondere.

Parliamo spesso di aggressioni, minacce, intimidazioni. Chiediamo più sicurezza, più tutele, interventi concreti.

⚠️Eppure, a oggi, alla nuova indagine nazionale sulle aggressioni hanno risposto soltanto 1.832 assistenti sociali.

‼️Nel 2024 eravamo stati quasi 11.000.

⁉️Dove sono le altre risposte?

Non possiamo chiedere alle istituzioni di ascoltarci se, quando abbiamo l'occasione di documentare ciò che accade, non facciamo sentire la nostra voce.

Ogni risposta conta.

Anche quella di chi non ha mai subito un'aggressione. Perché conoscere il fenomeno significa misurarne la diffusione, comprenderne le caratteristiche e costruire proposte di prevenzione e tutela fondate sui dati.
La sicurezza sul lavoro non si difende soltanto con le parole. Si costruisce anche partecipando.

❌ La survey chiude il 31 ottobre.
Puoi partecipare a questo link 👇🏻
https://forms.cloud.microsoft/pages/responsepage.aspx?id=hdw1AslaMUiwJtR6fPx_xQDSsAL7gkpMjm9WtjnV-XdURUVVVTVMN0lHSjI3RlRQSExZMzFTQkIxSS4u&route=shorturl

⏳ Dedichiamole il tempo che merita.

Le risposte sono raccolte separatamente dai dati personali. Per ottenere i crediti formativi è necessario compilare un secondo modulo, accessibile al termine del questionario, nel quale viene richiesto esclusivamente il codice fiscale.

1.832 risposte non possono essere la voce di un'intera professione, di quasi 48mila assistenti sociali.

📣 Facciamoci sentire.

13/10/2026

La vicepresidente del Cnoas, Mirella Silvani, ha partecipato alla diretta “Inclusione: a che punto siamo?”, promossa da ABC Italia Associazione Bambini Cerebrolesi, associazione di volontariato di auto aiuto tra famiglie di persone con disabilità grave e gravissima.

E' stata l’occasione per fare conoscere la posizione della professione e il Decalogo con il quale abbiamo preso degli impegni, ci siamo detti pronti a collaborare , abbiamo fatto proposte per realizzare i principi delle Convenzione ONU e per rendere effettivamente esigibili i diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione.

Nella conversazione con Francesca.Palmas e Marco Espa di ABC, durante la giornata di una maratona durata cinque ore, Silvani ha sottolineato i passaggi, i cambiamenti che coinvolgono professionisti, organizzazioni, servizi , le stesse persone con disabilità , le famiglie: "La riforma della disabilità rappresenta una sfida che potrà dirsi vinta solo se il cambiamento sarà concreto e percepito dalle persone. Noi assistenti sociali diciamo che non si può tornare indietro. Ci saremo nel tracciare il percorso nuovo voluto dalla riforma. Un cambio culturale , che può svilupparsi con un’alleanza tra professionisti, persone con disabilità e i loro famigliari".

La vicepresidente Cnoas ha aggiunto che le risorse economiche dovranno essere potenziate, ma ha anche sostenuto che quelle già stanziate, devono e possono "essere utilizzate diversamente, dando spazio a servizi innovativi, e a una parziale riconversione verso sostegni diversi da quelli storici. Le esperienze in cui si realizzano autentici progetti di vita dimostrano che, quando il benessere della persona con disabilità è realmente al centro dell’azione, ne beneficiano anche gli operatori. Si genera così un circolo virtuoso che contribuisce a migliorare l’intero sistema".

"Dove vogliamo portare la professione di assistente sociale nei prossimi dieci anni?". Con questa domanda si è aperta la...
12/10/2026

"Dove vogliamo portare la professione di assistente sociale nei prossimi dieci anni?".

Con questa domanda si è aperta la Conferenza dei presidenti e degli uffici di presidenza ospitata venerdì e sabato 9 e 10 ottobre a L'Aquila, L'Aquila 2026
Capitale italiana della Cultura.

Dopo il convegno nazionale di venerdì “Ricostruire e curare le comunità” https://cnoas.org/tra-macerie-visibili-e-non-a-laquila-la-professione-che-sa-ricostruire-e-curare/, il Cnoas, Fnas Fondazione nazionale Assistenti sociali e i vertici dei consigli regionali hanno fatto il punto dei lavori in corso, ma, soprattutto hanno gettato le fondamenta del futuro a partire proprio dalla domanda della presidente nazionale, Barbara Rosina.

“Possiamo continuare a essere prevalentemente la professione che gestisce le conseguenze delle decisioni - ha chiesto Rosina - oppure vogliamo diventare sempre di più capaci di concorrere alla costruzione di quelle decisioni? L’Ordine è un ente pubblico: non negozia contratti, non si sostituisce alle organizzazioni sindacali, non rappresenta interessi individuali. Spetta a tutte e tutti noi che rappresentiamo il sistema ordinistico, rendere visibile alle istituzioni il sapere che questa professione produce ogni giorno”.

Il pomeriggio di venerdì 9 è stato dedicato al ruolo della Fondazione nazionale. La presidente Silvana Mordeglia e il direttore Gianmario Gazzi hanno riassunto gli impegni attuali: due ricerche in corso, 52 proposte formative e quasi 39.000 partecipazioni registrate, sette progetti attivi, attività di supporto a dieci Consigli territoriali e l’accompagnamento degli Ambiti sul LEPS Supervisione.

Richiamando l'impegno collettivo per la riforma della professione in itinere in Parlamento, ci si è dati appuntamento a Pordenone, Capitale italiana della Cultura 2027, dove si terrà anche una Conferenza dei Presidenti in presenza.

Indirizzo

Via Del Viminale, 43
Rome
00184

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