26/09/2026
Il tetto del 30% in classe non nasce ieri: esiste dall'8 gennaio 2010, circolare n. 2, ministra Gelmini, governo Berlusconi. Lo ha ammesso lo stesso Valditara poche settimane fa. Sedici anni. Perché non ha mai funzionato?
- Primo: quella circolare prevedeva già cinque casi di deroga, decisi dagli uffici scolastici regionali.
- Secondo, e qui sta tutto: le regole sulla formazione delle classi richiamano il tetto precisando che applicarlo non deve aumentare il numero complessivo delle classi. Cioè: redistribuite, ma senza un'aula in più, senza una classe in più, senza un insegnante in più.
- Terzo: quando la scuola "vicina" è dall'altra parte della città, spostare un bambino di sei anni significa chiedere a una famiglia senza auto due ore di trasporto al giorno.
Ma c'è una cosa che nessuno sta dicendo, ed è la più importante.
Questo non è un problema nazionale. È un problema del Nord, e soprattutto della Lombardia.
Il 65% degli alunni senza cittadinanza italiana sta nelle regioni settentrionali. La Lombardia da sola ne ha 236mila, un quarto del totale. E secondo i dati del Ministero elaborati dalla UIL Scuola, in Lombardia superano il 30% ben 1.327 sedi scolastiche su 7.729: il 17,2%, contro l'8,9% della media nazionale.
Non è un caso: la mappa degli alunni stranieri ricalca la mappa del lavoro. Stanno dove ci sono le fabbriche, i magazzini, i cantieri, le case di riposo. Per anni quel lavoro l'ha fatto chi saliva dal Sud. Oggi lo fa chi arriva da più lontano, e i suoi figli vanno a scuola lì.
E allora una legge nazionale uguale per tutti è la risposta sbagliata a un problema che ha una geografia precisa. In Molise il tetto non serve a nulla; a Pioltello serve.
Il decreto approvato il 24 settembre mette 14 milioni per i corsi di italiano: circa 45 euro a studente. Con 45 euro l'anno non si insegna una lingua a nessuno.
Noi il problema non lo neghiamo. Una classe dove metà dei bambini non capisce le consegne è un problema didattico reale, per tutti. Ma si affronta con i docenti di italiano L2 in organico stabile dove servono davvero, con i mediatori, con le aule. Non con una soglia che esiste da sedici anni e che nessuno ha mai potuto rispettare.
Tre domande a cui il decreto non risponde:
- Chi paga il trasporto dei bambini spostati?
- Quante classi in più vengono autorizzate, e dove?
- Quanti insegnanti di italiano L2 vengono assunti, e da quando?
Se insegnate o avete un figlio in una di queste scuole, scriveteci cosa succede davvero. Senza questo, la discussione la stiamo facendo al buio.
Dipartimento Scuola — Centro Democratico