28/09/2026
28 SETTEMBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ABORTO SICURO, GRATUITO E GARANTITO!
Tagli alla guerra e non alla salute - Governo e UE contro i nostri diritti!
Oggi in tutta Italia tante azioni in occasione della Giornata Internazionale per l'aborto libero e sicuro, un momento di mobilitazione che in tutto il mondo attiva milioni di donne per un diritto che in alcuni paesi è ancora da conquistare e in altri continua a essere minacciato e ostacolato.
Anche in Italia, nonostante l'esistenza formale del diritto all'interruzione volontaria di gravidanza sancito dalla legge 194 del 1978, la possibilità di esercitarlo in maniera sicura e garantita è sempre più messa in discussione. Da una parte, il Governo Meloni e le istituzioni dell’Unione Europea portano avanti politiche che sottraggono risorse alla sanità pubblica per destinarle a guerra e riarmo, aggravando il progressivo smantellamento dei servizi pubblici. Dall'altra alimentano un clima politico e culturale che legittima l'attacco al diritto di scelta delle donne, dando spazio alle organizzazioni antiabortiste e alle retoriche reazionarie delle destre.
Scegliere un’economia e politiche di guerra hanno conseguenze materiali immediate che si aggiungono a una preesistente precarietà strutturale dei servizi. Scegliere di abortire in Italia oggi significa spesso cominciare una corsa contro il tempo: non esiste un sistema informativo aggiornato ed efficiente in grado di guidare le donne verso le strutture dove svolgere la procedura. I consultori sono insufficienti e distribuiti in maniera disomogenea, con servizi spesso intermittenti. Questo significa rincorrere visite, analisi, appuntamenti e personale sanitario, con tempi che si allungano e un percorso che diventa sempre più difficile.
Quanto è difficile per chi vive nelle periferie o nelle province, per le disoccupate, le migranti o le studentesse, trovare e raggiungere un consultorio, affrontare ore di attesa e riuscire infine ad abortire?
Intanto l’accesso alla pillola abortiva RU486 continua a essere limitato e ostacolo, mentre rimane altissima la percentuale di obiettori di coscienza tra i ginecologi e il personale non medico. E si continua a finanziare con fondi pubblici l’attività di associazioni antiabortiste all’interno dei consultori, come successo solo poche settimane fa all'ospedale Sant'Anna di Torino la riapertura di una "Stanza dell'ascolto".
Vediamo dunque negli ultimi tempi un accanimento crescente al diritto all’aborto. Le dichiarazioni di esponenti della destra, come Vannacci, ripropongono una narrazione bigotta e reazionaria che attribuisce al diritto all’aborto la causa del calo demografico e non la difficoltà di arrivare a fine mese, il caro-affitti, una vita precaria e la generale mancanza di servizi efficienti, tutte cose necessarie alla costruzione di una famiglia.
Ma anche a livello europeo non siamo lontani dalla costruzione di questo piano ideologico che vuole umiliare e limitare la libera scelta. Non è un caso che, mentre il Parlamento europeo ha approvato nel 2024 l'inserimento del diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, siano rimaste assenti verifiche e strumenti concreti per garantirne l'effettiva applicazione nei diversi Stati membri.
La Commissione Europea si è limitata a dichiarazioni di principio e all'ipotesi di destinare parte dei fondi del Fondo Sociale Europeo Plus, risorse già oggi distribuite in maniera diseguale e spesso affidate a progetti temporanei e partenariati pubblico-privato.
In questo quadro di assenza di interventi concreti, solo poche settimane fa il Parlamento europeo ha ospitato una mostra promossa da ProVita e Famiglia, il cui senso era abolire il diritto all’aborto per avere nuove generazioni di figli/e “europei” che ne che difendano i valori "bianchi e cristiani", in nome di una superiorità europea rispetto a tutto il resto. Ancora una volta si strumentalizza il corpo e i diritti delle donne per portare avanti idee di prevaricazione ed esclusione sociale.
Difendere oggi il diritto all'aborto e la sua piena applicabilità in tutti i territori del paese significa difendere un servizio sanitario pubblico, gratuito e capillare, che non venga progressivamente smantellato o delegato al privato, al terzo settore o all'associazionismo, ma che metta davvero al centro la tutela della salute delle donne e di tutti.