Donne contro guerra e genocidio

Indicazioni Sito Web

Donne contro guerra e genocidio Lavoratrici, studentesse, precarie, migranti: donne e libere soggettività organizzate per fermare il genocidio, la guerra e il riarmo!

28 SETTEMBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ABORTO SICURO, GRATUITO E GARANTITO!Tagli alla guerra e non alla salute - Go...
28/09/2026

28 SETTEMBRE: GIORNATA INTERNAZIONALE PER L'ABORTO SICURO, GRATUITO E GARANTITO!
Tagli alla guerra e non alla salute - Governo e UE contro i nostri diritti!

Oggi in tutta Italia tante azioni in occasione della Giornata Internazionale per l'aborto libero e sicuro, un momento di mobilitazione che in tutto il mondo attiva milioni di donne per un diritto che in alcuni paesi è ancora da conquistare e in altri continua a essere minacciato e ostacolato.
Anche in Italia, nonostante l'esistenza formale del diritto all'interruzione volontaria di gravidanza sancito dalla legge 194 del 1978, la possibilità di esercitarlo in maniera sicura e garantita è sempre più messa in discussione. Da una parte, il Governo Meloni e le istituzioni dell’Unione Europea portano avanti politiche che sottraggono risorse alla sanità pubblica per destinarle a guerra e riarmo, aggravando il progressivo smantellamento dei servizi pubblici. Dall'altra alimentano un clima politico e culturale che legittima l'attacco al diritto di scelta delle donne, dando spazio alle organizzazioni antiabortiste e alle retoriche reazionarie delle destre.
Scegliere un’economia e politiche di guerra hanno conseguenze materiali immediate che si aggiungono a una preesistente precarietà strutturale dei servizi. Scegliere di abortire in Italia oggi significa spesso cominciare una corsa contro il tempo: non esiste un sistema informativo aggiornato ed efficiente in grado di guidare le donne verso le strutture dove svolgere la procedura. I consultori sono insufficienti e distribuiti in maniera disomogenea, con servizi spesso intermittenti. Questo significa rincorrere visite, analisi, appuntamenti e personale sanitario, con tempi che si allungano e un percorso che diventa sempre più difficile.
Quanto è difficile per chi vive nelle periferie o nelle province, per le disoccupate, le migranti o le studentesse, trovare e raggiungere un consultorio, affrontare ore di attesa e riuscire infine ad abortire?
Intanto l’accesso alla pillola abortiva RU486 continua a essere limitato e ostacolo, mentre rimane altissima la percentuale di obiettori di coscienza tra i ginecologi e il personale non medico. E si continua a finanziare con fondi pubblici l’attività di associazioni antiabortiste all’interno dei consultori, come successo solo poche settimane fa all'ospedale Sant'Anna di Torino la riapertura di una "Stanza dell'ascolto".
Vediamo dunque negli ultimi tempi un accanimento crescente al diritto all’aborto. Le dichiarazioni di esponenti della destra, come Vannacci, ripropongono una narrazione bigotta e reazionaria che attribuisce al diritto all’aborto la causa del calo demografico e non la difficoltà di arrivare a fine mese, il caro-affitti, una vita precaria e la generale mancanza di servizi efficienti, tutte cose necessarie alla costruzione di una famiglia.

Ma anche a livello europeo non siamo lontani dalla costruzione di questo piano ideologico che vuole umiliare e limitare la libera scelta. Non è un caso che, mentre il Parlamento europeo ha approvato nel 2024 l'inserimento del diritto all'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, siano rimaste assenti verifiche e strumenti concreti per garantirne l'effettiva applicazione nei diversi Stati membri.
La Commissione Europea si è limitata a dichiarazioni di principio e all'ipotesi di destinare parte dei fondi del Fondo Sociale Europeo Plus, risorse già oggi distribuite in maniera diseguale e spesso affidate a progetti temporanei e partenariati pubblico-privato.
In questo quadro di assenza di interventi concreti, solo poche settimane fa il Parlamento europeo ha ospitato una mostra promossa da ProVita e Famiglia, il cui senso era abolire il diritto all’aborto per avere nuove generazioni di figli/e “europei” che ne che difendano i valori "bianchi e cristiani", in nome di una superiorità europea rispetto a tutto il resto. Ancora una volta si strumentalizza il corpo e i diritti delle donne per portare avanti idee di prevaricazione ed esclusione sociale.
Difendere oggi il diritto all'aborto e la sua piena applicabilità in tutti i territori del paese significa difendere un servizio sanitario pubblico, gratuito e capillare, che non venga progressivamente smantellato o delegato al privato, al terzo settore o all'associazionismo, ma che metta davvero al centro la tutela della salute delle donne e di tutti.

Mattarella non firmi il decreto razzista: salviamo la scuola dalla propaganda! Il Governo Meloni porta al Consiglio dei ...
27/09/2026

Mattarella non firmi il decreto razzista: salviamo la scuola dalla propaganda!

Il Governo Meloni porta al Consiglio dei Ministri un Decreto che impone un tetto del 30% agli alunni stranieri in classe, vieta niqab e burqa in aula e minaccia multe fino a 1.000 € ai genitori stranieri che non conoscono bene la lingua italiana, mentre la Lega arriva a proporre la revoca del permesso di soggiorno alle famiglie che non mandano le figlie a scuola. È un provvedimento che classifica gli alunni e le alunne per cittadinanza e trasforma la scuola pubblica in un dispositivo di respingimento e in palcoscenico da campagna elettorale.

Lo abbiamo già scritto chiaramente e adesso lo ribadiamo: i numeri smentiscono l'allarme che il Governo agita. Le alunne che indossano il velo integrale sono solo circa 5/600 su tutto il territorio nazionale. Gli alunni con background migratorio sono circa 931 mila, l'11,6% del totale, e due terzi sono nati e cresciuti in questo Paese: sono italiani in tutto tranne che sulla carta. Una circolare identica esiste dal 2010 ed è rimasta lettera morta, perché il problema non è mai stato di natura pedagogica: le famiglie vivono dove gli affitti costano meno, in periferie abbandonate dallo Stato. Infine, l'idea di colpevolizzare la lingua d'origine in famiglia è una vera e propria follia pedagogica, oltre che una misura punitiva e classista, nei fatti ipocrita e non applicabile.

Il Governo, invece di investire risorse su case, servizi e organici, scarica il conto sui bambini e le bambine nati o cresciuti in questo Paese con un decreto che - numeri alla mano - serve solo ad alimentare la caccia al 'nemico interno' invece che affrontare i veri problemi della scuola e del Paese.

Questo decreto non nasce da solo. È un altro pezzo della stessa deriva che spinge la scuola pubblica statale verso la logica della caserma e del controllo, la stessa che sindacati, associazioni, organizzazioni e collettivi studenteschi denunciano da tempo.

Chiediamo apertamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella di non apporre la propria firma su questo Decreto. Selezionare i bambini e le bambine per cittadinanza viola l'articolo 34 della Costituzione, che vuole la scuola aperta a tutti, e l'articolo 3, che vieta ogni distinzione di razza e condizione personale.
Non ci sarà tetto, muro o decreto capace di fermare la mobilitazione di chi nella scuola pubblica statale ci lavora e ci crede.
La nostra risposta a questo Governo è più organico, più docenti, più ATA, per un'integrazione vera di tutte e di tutti!

Per aderire o firmare l'appello scrivere a: [email protected]

Primi firmatari:
USB Scuola
USB Migranti e Immigrati
Osa - opposizione studentesca d'Alternativa
Donne contro guerra e genocidio
Donne de borgata
Movimento per il diritto all'abitare
Antropolog@ per la Palestina
Sanitari per Gaza
Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti
Tavolo No AD
Seconda generazione
Centro internazionale crocevia
CRED
Cambiare rotta - organizzazione giovanile comunista
Assemblea scuola Torino
Scuola per la Pace Torino e Piemonte
Collettivo dei 100 Fiori (Verona)
Tre ghinee APS
Collettivo Cortocircuito (Rieti)
La Lampada dei Desideri ODV
Pietralata Unita
Associazione Frantz Fanon
Comitato Torrevecchia
Gender X Roma
Infinity pride
Associazione gli Squilibrati
ICBIE Europa Aps
Officine Pedagogiche
Associazione Diritto alla città (Roma)
Casa editrice Red Star Press

Adesioni individuali:
Paolo Mauriello, avvocato
Camilla Piccialuti - infermiera
Irene Muci - docente secondaria di secondo grado
Eva Muci - dottoranda in Storia contemporanea
Rebecca Pangrazi - antropologa
Valerio Dionisi - ricercatore in Economia
Sabrina De Mari - insegnante e psicologa
Giulia Barone - studentessa in Eco-biologia
Silvia Ripà - docente universitaria Epigrafia Latina
Anna Grossi - educatrice
Sara Nardini - psicoterapeuta
Tiziano Tancini - docente universitario Scienza e tecnica dello sport
Eros Francescangeli - docente universitario Storia Contemporanea
Giada Iman Ferru - dottoranda in Storia Contemporanea
Marialuisa Stazio, ricercatrice in Sociologia
Margherita Grazioli - RTT in geografia economica-politica
Cesare Laconi - insegnante di geografia
Renata Puleo, già Dirigente Scolastica

STENDIAMO UN “VELO PIETOSO” SUL GOVERNO MELONI!Oggi eravamo davanti a Montecitorio, insieme alle studentesse e agli stud...
25/09/2026

STENDIAMO UN “VELO PIETOSO” SUL GOVERNO MELONI!

Oggi eravamo davanti a Montecitorio, insieme alle studentesse e agli studenti, alle lavoratrici e ai lavoratori della scuola, contro il decreto-legge sulla scuola approvato ieri dal Consiglio dei ministri, promosso dal governo Meloni e dal ministro dell’Istruzione Valditara.

Un decreto che introduce, tra le altre misure, un tetto del 30% per gli studenti di origine straniera nelle classi prime, percorsi obbligatori di italiano per i genitori, accompagnati dalla minaccia di coinvolgere i servizi sociali in caso di mancata partecipazione, e il divieto di indossare burqa o niqab a scuola, con sanzioni fino a 1.000 euro.

Come donne, utilizzate ancora una volta come campo di battaglia elettorale da questo governo, abbiamo ribadito un’esigenza precisa: organizzarci e muoverci contro politiche che producono discriminazione, razzismo e islamofobia.
Perché questo decreto non solo contribuisce a trasformare ancora di più la scuola in un luogo di ricatto, dove vengono alimentate discriminazioni e disuguaglianze tra territori e tra persone, ma serve ad indicarci un falso problema e un falso nemico. Ancora una volta si prova a spostare l’attenzione dai problemi reali prodotti da chi ci governa e da chi siede nelle istituzioni e in Parlamento.

Dall’invio di armi al coinvolgimento dell’Italia nelle guerre e nel genocidio in Palestina, fino a una crisi economica e a un carovita sempre più insostenibili, soprattutto per le donne e per chi vive nelle periferie: la benzina che aumenta, il caro bollette, la spesa quotidiana che pesa sempre di più sui salari e sulle famiglie. Dalle scuole che cadono a pezzi ai quartieri senza servizi, senza spazi, senza possibilità. E invece di intervenire su tutto questo, è più facile puntare il dito contro le persone migranti e dire di voler “salvare” le donne musulmane.

Ancora una volta ci viene detto che tutto questo viene fatto in nome dei diritti, della dignità e della libertà delle donne, facendo esattamente l’opposto.

Se davvero si volessero tutelare le donne, allora bisognerebbe parlare di altro nelle scuole, invece di costruire campagne politiche intorno alle poche centinaia di studentesse che indossano il velo integrale e perseguitarle dentro le scuole.

Bisognerebbe introdurre strutturalmente l’educazione sessuo-affettiva.
Portare strumenti reali di sostegno, prevenzione e consapevolezza dentro scuole realmente pubbliche e accessibili.
Rendere le scuole luoghi di riscatto sociale e culturale per chiunque.
E invece assistiamo a provvedimenti presentati in nome della sicurezza e della libertà delle donne, mentre restano intaccate le condizioni materiali, economiche e sociali che impediscono a milioni di donne di essere realmente libere in questo paese.

E se continuano a usarci per raccontare di un falso pericolo interno da combattere, questo diventa anche un modo per farci digerire più facilmente ciò che, viene fatto soprattutto fuori dai nostri confini.
È una retorica che abbiamo già visto utilizzare in passato per giustificare guerre e interventi militari, dall’Afghanistan all’Iraq, e che oggi viene riproposta per giustificare guerre in Medio Oriente e il genocidio in Palestina.

Per questo è necessario organizzarci e unirci, come donne e persone q***r dei quartieri, e muoverci in tutta Italia contro le continue strumentalizzazioni fatte in nostro nome per distrarci dalle condizioni reali che viviamo, soprattutto noi donne non privilegiate. Precarietà, economica, carovita, inflazione, scuole pubbliche smantellate, assenza di servizi nei quartieri, violenza di genere, sempre meno diritti e autonomia per le donne e per le persone q***r. È su questo che dovrebbero intervenire. Invece di usare le donne come terreno di propaganda, stendiamo un “velo pietoso” su questo governo e su quello che ha prodotto.

STANNO INIZIANDO LA CAMPAGNA ELETTORALE 2027 SULLA PELLE DELLE DONNE:QUALCHE RIFLESSIONE A PARTIRE DA FENIX E DAL RADUNO...
22/09/2026

STANNO INIZIANDO LA CAMPAGNA ELETTORALE 2027 SULLA PELLE DELLE DONNE:
QUALCHE RIFLESSIONE A PARTIRE DA FENIX E DAL RADUNO DI PONTIDA.

Mentre i riflettori sono puntati sulle dichiarazioni misogine del ministro Tajani, il governo porta avanti una strategia politica contro le donne musulmane che alimenta una deriva islamofoba funzionale al consenso delle destre in vista delle elezioni del 2027. Tale linea si manifesta attraverso iniziative simboliche e programmatiche volte a promuovere un modello di donna tradizionale – possibilmente con la gonna lunga - e a sostenere misure restrittive nel settore scolastico.

Giorgia Meloni, durante la Festa Fenix dei giovani di FdI, annuncia l’introduzione di un tetto massimo del 30% di studenti stranieri nelle classi, misura già prevista dalla circolare n. 2 del 2010 (allora sotto la guida della ministra Gelmini) e rimasta perlopiù inapplicata. La logica è inaccettabile: imporre una distinzione su base etnica all'interno dei percorsi educativi, configurando una vera e propria segregazione che divide gli studenti in base all'origine anziché investire sull'integrazione e sull'uguaglianza.
Inoltre le scuole pubbliche versano già in condizioni drammatiche di abbandono, segnate da edilizia fatiscente, carenza cronica di organico, contratti precari e salari insufficienti. Introdurre questo limite significa scaricare il problema sulle famiglie, costringendo nuclei già economicamente fragili — spesso residenti in periferie prive di servizi adeguati — a iscrivere i propri figli in istituti molto più lontani.

A ciò si aggiunge un'ambiguità di fondo: cosa intende il governo con"stranieri", in un contesto in cui a migliaia di minori nati e cresciuti in Italia viene negato il riconoscimento della cittadinanza? Quali stranieri? La posizione dell'esecutivo sul rischio di marginalità dei bambini italiani nelle aule strumentalizza il disagio sociale, così come la proposta di imporre corsi di lingua italiana ai genitori degli alunni in difficoltà.

Nel pacchetto rientra anche il divieto di indossare il burqa e il niqab negli istituti superiori, scelta motivata con la tutela della “parità tra uomini e donne”, come se la scelta del velo fosse intrinsecamente sinonimo di sottomissione. Al contrario, un simile provvedimento produrrà l'effetto opposto: l'esclusione scolastica delle studentesse che lo indossano, il loro isolamento sociale e una maggiore ricattabilità.
E mentre lo Stato si erge a difensore dei diritti delle donne con questi proclami di facciata, continua a ignorare la ragione strutturale della violenza di genere, non interviene con adeguate risorse contro la violenza domestica e continua a negare un’educazione sessuo-affettiva a studentesse e studenti nei percorsi scolastici.

Su questa falsariga si inserisce la performance del collettivo francese Nemesis al raduno della Lega a Pontida, dove donne bianche estranee alla cultura e alla fede musulmana hanno indossato il burqa per poi disfarsene, strumentalizzando i simboli dell’Islam sotto lo slogan della “libertà”. Questo gruppo, che si definisce come femminista di destra, sfrutta le battaglie delle donne per portare avanti politiche razziste e islamofobe. Un pinkwashing in piena regola: la sicurezza delle donne serve solo come "copertura" retorica per politiche nazionaliste e xenofobe di chiusura delle frontiere.

Siamo di fronte a provvedimenti studiati ad arte per costruire falsi nemici interni, provando a farci distogliere lo sguardo dalle reali voragini economiche e sociali di questo Paese.
Come donne e persone q***r rigettiamo questa falsa tutela e questa offensiva razzista.
Non abbiamo bisogno di crociate identitarie né tantomeno di miliardi buttati nel riarmo e nelle spese militari che alimentano guerre e genocidi in tutto il mondo. Ciò di cui abbiamo bisogno sono investimenti strutturali nei servizi pubblici che ogni giorno collassano.
È su questo terreno, e non su quello dei falsi moralismi e della crociata islamofoba, che si misura la reale libertà e autodeterminazione delle donne.

18/09/2026
UNA PRECISAZIONE SU EMMA BONINO E LA “RADICALITÀ”In queste ore si susseguono i commenti sulla figura di Emma Bonino, sto...
11/09/2026

UNA PRECISAZIONE SU EMMA BONINO E LA “RADICALITÀ”

In queste ore si susseguono i commenti sulla figura di Emma Bonino, storica esponente del Partito Radicale e tra le fondatrici di +Europa, appena scomparsa. E molti di questi insistono sulla sua “radicalità” nell’animo, oltre alle solite beatificazioni post mortem.

Emma bonino ha avuto storicamente un ruolo nella difesa delle libertà individuali e nelle battaglie per i diritti civili in questo paese, dall’aborto, al divorzio, all’eutanasia, ai matrimoni e alle adozioni egualitarie, al contrasto alla violenza e alle discriminazioni sulle donne e sulle soggettività LGBTQ+. Ma, analogamente, non si può rimuovere il suo ruolo di primo piano nell’attacco ai diritti sociali e collettivi, fuori e dentro i confini italiani.

Parliamo della “signora della guerra” che ha sostenuto interventi militari, ingerenze occidentali ed “esportazioni di democrazia” in Kosovo, in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Ucraina, strumentalizzando i diritti delle donne per giustificarli. Della liberale che ha sostenuto l’Unione Europea e le politiche di austerity, di privatizzazione, di contrazione della spesa pubblica e di aumento delle spese militari. Della sostenitrice della devastazione dell'ambiente, dei territori e delle comunità per la costruzione del TAV e della TAP. Della fautrice delle leggi contro i diritti di lavoratrici e lavoratori, della precarietà mascherata da “flessibilità”, dell’abolizione dell’Articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e della messa in discussione del ruolo dei sindacati. E, per finire, della sionista che fino alla fine si è schierata a fianco di Israele nonostante il genocidio in Palestina.

Emma Bonino è stata una “radicale” nel senso della tradizione politica, ma ci sentiamo di dissentire, invece, di questo abuso del termine “radicalità” riferito alla sua persona.[...] CONTINUA NEI COMMENTI ⬇️

SIAMO TUTTE CON DAFNE e L'Unione Sindacale di Base!Apprendiamo con sgomento la notizia della minaccia, da parte della Qu...
11/09/2026

SIAMO TUTTE CON DAFNE e L'Unione Sindacale di Base
!

Apprendiamo con sgomento la notizia della minaccia, da parte della Questura di Catania, di un foglio di via nei confronti di Dafne Anastasi, dirigente dell’Unione Sindacale di Base, per la sua partecipazione a una manifestazione, “colpevole” di lottare quotidianamente per i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Questa intimidazione non può passare sotto silenzio e rappresenta l’ennesima, preoccupante dimostrazione di una chiusura sempre più grave degli spazi di democrazia.

Ma non è una novità.

Con il Governo Meloni, questa tendenza, già ampiamente delineata con i precedenti governi, anche di centrosinistra, compie un ulteriore passo in avanti. È infatti sempre più evidente una vera e propria guerra contro il dissenso — come ben rappresentato anche dal ddl che equipara l’antisionismo all’antisemitismo, di prossima discussione — insieme a una guerra spietata contro le fasce popolari.

Una guerra interna che si scarica con ancora più violenza sulle lavoratrici e sui lavoratori, che lo scorso anno hanno dimostrato di essere il vero motore di questa società e che continuano, instancabilmente, a lottare per cambiare le sorti di questo Paese.

Un Paese in cui regnano il carovita, il caro benzina e l’inflazione, accompagnati da salari sempre più bassi, servizi sempre più carenti e un welfare sempre più scadente, mentre però si investono miliardi nel riarmo e nel genocidio in Palestina.

Per questo siamo al fianco di Dafne, che con protagonismo, forza e determinazione lotta quotidianamente contro una società fondata sullo sfruttamento, sulla precarietà e sulla prevaricazione.

Siamo tutte con Dafne e con l'Unione Sindacale di Base, contro ogni intimidazione.
Per la libertà di manifestare, dissentire e lottare!

PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO “SCRITTI CONTRO LA GUERRA DI ALEKSANDRA KOLLONTAJ” 🗓️Sabato 9 Settembre*🕖ore 19.00📍BOLOGNA –...
08/09/2026

PRESENTAZIONE DELL’OPUSCOLO “SCRITTI CONTRO LA GUERRA DI ALEKSANDRA KOLLONTAJ”

🗓️Sabato 9 Settembre*
🕖ore 19.00
📍BOLOGNA – l'isola verde • festival indipendente di quartiere al Parco della Zucca (Via di Saliceto, 5)
🔺con VALERIA FINOCCHIARO, autrice dell’introduzione,
🔺 ed EVA MUCI, storica e di Donne De Borgata

In un presente segnato dall’escalation militare, dalle aggressioni belliche e dalla crescente militarizzazione della società, assistiamo al tentativo della classe dirigente occidentale di utilizzare la questione femminile e di genere come strumento di legittimazione delle guerre e del genocidio, dalla Palestina fino a Cuba, presentandole come presunte missioni di emancipazione e salvataggio o, ancora, come interventi necessari in difesa della democrazia occidentale.

È dentro questo scenario che riprendiamo Aleksandra Kollontaj, la “valchiria della rivoluzione” che ha saputo intrecciare nelle sue riflessioni sulla questione dell’emancipazione delle donne con quella della trasformazione radicale della società, mostrando come non possa esistere una reale liberazione femminile e di genere senza mettere in discussione i rapporti sociali ed economici che producono sfruttamento e oppressione.

Le sue parole possono diventare oggi strumenti utili per la comprensione del presente. La radicalità delle sue riflessioni – non solo quelle contro la guerra imperialista ma anche la critica netta dell’ipocrita pacifismo borghese, di chi predica la pace in astratto ma difende, nei fatti, un sistema che produce o giustifica violenza e barbarie quando conviene ai propri interessi – ci giunge in aiuto oggi per orientarci e organizzarci di fronte alle sfide del presente e nella costruzione di un fronte netto di donne e persone q***r contro la guerra e il genocidio in Palestina e a sostegno di tutti quei popoli che oggi resistono alla guerra portata avanti dagli USA, con la complicità dei governi europei.

* Per questo, oltre alla presentazione dell’opuscolo, raccoglieremo anche soldi, dispositivi igienico-sanitari e di contraccezione destinati a donne e persone q***r a Cuba🇨🇺!

Giorgia Meloni non sei una di noi. Il femminicidio di Lorena Isceri, rinchiusa nel portabagagli dall’ex compagno che l’h...
06/09/2026

Giorgia Meloni non sei una di noi.

Il femminicidio di Lorena Isceri, rinchiusa nel portabagagli dall’ex compagno che l’ha gettata da un cavalcavia dell’A1, è una tragedia che ha scosso profondamente l’anima del paese, ma che non può diventare uno strumento con cui il governo Meloni può pensare di ripulirsi la faccia.

[LEGGI IL TESTO COMPLETO SCORRENDO ➡️]

ASSEMBLEA CITTADINA CONTRO LE TEMPERATURE ELEVATE NEI NIDI E NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA: VOGLIAMO RISPOSTE CHIARE!🗓️ 9 S...
05/09/2026

ASSEMBLEA CITTADINA CONTRO LE TEMPERATURE ELEVATE NEI NIDI E NELLE SCUOLE DELL’INFANZIA: VOGLIAMO RISPOSTE CHIARE!

🗓️ 9 SETTEMBRE
🕖 H 19.00
📍BOLOGNA: PARCO DELLA ZUCCA - Via di Saliceto, 5

Anche noi sosteniamo il percorso di lotta delle famiglie, delle lavoratrici e dei lavoratori contro le condizioni in cui da mesi versano i nidi e le scuole dell’infanzia bolognesi, dove ogni giorno vengono messi a rischio la salute e la sicurezza di bambine e bambini, lavoratrici e lavoratori.

Di fronte all’inefficienza dell’amministrazione comunale, che sembra voler semplicemente avallare il problema con l’arrivo dell’autunno e rimandare tutto all’anno prossimo, ci uniamo alla richiesta di risposte chiare e di interventi strutturali.

Per questo saremo anche noi all’assemblea convocata da .bologna

Indirizzo

Rome

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Donne contro guerra e genocidio pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi