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🟥 NELLO IACCHINI: IL PARTIGIANO COMUNISTA CHE SALVÒ LA VITA A WINSTON CHURCHILL«Il primo partigiano italiano a ricevere ...
25/10/2026

🟥 NELLO IACCHINI: IL PARTIGIANO COMUNISTA CHE SALVÒ LA VITA A WINSTON CHURCHILL

«Il primo partigiano italiano a ricevere il Brevetto Alexander: disarmò un soldato tedesco salvando il premier britannico e il generale Alexander sulla Linea Gotica.»

Nato a Saltara il 7 ottobre 1919 e morto a Pesaro il 25 ottobre 1977, Nello Iacchini è stato una figura leggendaria della Resistenza italiana, militante comunista della Brigata Garibaldi "Bruno Lugli" operante in provincia di Pesaro e Urbino.
La sua impresa straordinaria si consumò il 26 agosto 1944. Winston Churchill era giunto in Italia per supervisionare l'avvio dell'"Operazione Olive" e l'attacco dell'Ottava Armata alla Linea Gotica, dirigendosi nella valle del Metauro accompagnato dal generale Harold George Alexander, comandante in capo delle Forze Alleate.
Poco prima del passaggio del convoglio nei pressi di Saltara, Iacchini individuò e neutralizzò tempestivamente un militare tedesco isolato e armato, pronto a fare fuoco sul premier inglese e sui generali al seguito. Sventato l'attentato che avrebbe potuto cambiare i corsi della storia, Nello consegnò il prigioniero agli ufficiali canadesi.
Per questo atto di eccezionale coraggio fu il primo partigiano italiano a essere insignito del prestigioso "Certificato al Patriota", passato alla storia come il "Brevetto Alexander". Un riconoscimento internazionale alla lotta di liberazione condotta dal popolo italiano contro il nazifascismo.

🟥25 OTTOBRE 1944, LUGO DI ROMAGNA: L'EFFERATO ECCIDIO DELLA BRIGATA NERA "ETTORE MUTI"«Consegnati vigliaccamente ai nazi...
25/10/2026

🟥25 OTTOBRE 1944, LUGO DI ROMAGNA: L'EFFERATO ECCIDIO DELLA BRIGATA NERA "ETTORE MUTI"

«Consegnati vigliaccamente ai nazisti dai fascisti locali, i sette giovani furono fucilati nella golena del Senio: la vile sottomissione dei repubblichini all'invasore tedesco.»

Il 25 OTTOBRE 1944 la Bassa Romagna fu teatro di uno dei crimini più abietti commessi dai reparti della Repubblica Sociale Italiana, subalterni e fedeli servitori delle truppe di occupazione naziste.
Mentre il comandante della Brigata Nera di Lugo, Angelo Ferruzzi, rapinava i fondi della Banca d'Italia in vista della fuga al nord, i fascisti locali scatenavano una feroce caccia all'uomo. Senza alcuna giustificazione militare, in pieno giorno, i brigatisti catturarono nove giovani del posto — tra cui il quindicenne Giorgio Folicaldi e ragazzi tra i 17 e i 20 anni, molti dei quali già vicini alla Resistenza.
Le madri che imploravano pietà vennero irrise e ingannate con false promesse di rilascio. Carlo Landi fu barbaramente torturato e trucidato a colpi di mitra sulla rampa della Rocca, mentre sette dei ragazzi rimasti — prelevati dalle carceri e consegnati ai tedeschi che controllavano la struttura — furono caricati su un autocarro, condotti nella golena del fiume Senio in piena, fucilati uno alla volta e fatti rotolare nelle acque.
Questo eccidio mette a n**o la vera natura dei fascisti: non fieri combattenti, ma servi spregevoli e collaborazionisti degli occupanti nazisti, pronti a infierire sugli inermi e a vendere la propria terra per reprimere la libertà.

🟥 25 OTTOBRE 1943, GUADAGNOLO: IL MARTIRIO DEL PARROCO PARTIGIANO DON PASQUALE BUTTARAZZI«Torturato brutalmente per esto...
25/10/2026

🟥 25 OTTOBRE 1943, GUADAGNOLO: IL MARTIRIO DEL PARROCO PARTIGIANO DON PASQUALE BUTTARAZZI

«Torturato brutalmente per estorcergli notizie e mitragliato sulla piazza del paese: il corpo esposto per tre giorni come feroce monito alla popolazione.»

Il 25 OTTOBRE 1943 si consumava a Guadagnolo — frazione montana del comune di Capranica Prenestina, nel territorio della nostra provincia — uno dei crimini più efferati e sacrileghi perpetrati dalle truppe di occupazione nazista.
Vittima della barbarie fu Don Pasquale Buttarazzi, parroco del paese e Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria. Già cappellano militare dell'aeronautica, don Pasquale non aveva esitato a mettere la propria coscienza e la propria missione al servizio della giustizia e della libertà, mantenendo stretti contatti con i partigiani del movimento Bandiera Rossa e con i militari sbandati rifugiati sui monti Prenestini per organizzare la Resistenza.
Catturato dai tedeschi, fu sottoposto a sevizie e torture inaudite nel disperato tentativo di farlo parlare e di farsi rivelare i nascondigli dei combattenti e dei patrioti. Di fronte al suo fiero e assoluto silenzio, i carnefici nazisti lo trucidarono a raffiche di mitraglia sulla piazza del paese. Non contenti di tanta ferocia, lasciarono il suo corpo esposto per tre giorni consecutivi come vile monito terroristico per intimidire i cittadini.
Il sacrificio di don Pasquale Buttarazzi rimane una testimonianza indelebile di coraggio, fede autentica e dedizione alla libertà, calpestando la quale i nazifascisti mostrarono tutto il loro volto criminale.

🟥 25 OTTOBRE 1975, SÃO PAULO: L'ASSASSINIO SOTTO TORTURA DEL GIORNALISTA E ANTIFASCISTA VLADIMIR HERZOG«Scampato alle pe...
25/10/2026

🟥 25 OTTOBRE 1975, SÃO PAULO: L'ASSASSINIO SOTTO TORTURA DEL GIORNALISTA E ANTIFASCISTA VLADIMIR HERZOG

«Scampato alle persecuzioni nazifasciste in Europa, fu trucidato dai carnefici della dittatura brasiliana: il crimine di Stato che scosse la coscienza del Brasile.»

Il 25 OTTOBRE 1975 le celle della dittatura militare brasiliana macchiavano indelebilmente la propria storia con l'omicidio di Vladimir Herzog, illustre giornalista, direttore di TV Cultura e coraggioso militante del Partito Comunista Brasiliano.
Nato in Yugoslavia nel 1937 da una famiglia ebraica, Vladimir era bambino quando la sua famiglia fuggì in Brasile per scampare alla barbarie delle leggi razziali e alla persecuzione nazifascista nella Croazia della Seconda guerra mondiale. Cresciuto a São Paulo, Herzog divenne una delle figure di spicco del giornalismo democratico e culturale brasiliano, usando la sua voce e le sue inchieste per difendere la libertà e denunciare le ingiustizie del regime dei generali.
Il 24 ottobre 1975 si presentò spontaneamente per essere interrogato al famigerato Destacamento de Operações de Informações - Centro de Operações de Defesa Interna (DOI-CODI). Non ne uscì vivo. Il giorno successivo, i servizi di sicurezza annunciarono falsamente il suo "suicidio" per impiccagione, inscenando una ridicola messinscena con una cintura. La realtà, gridata a gran voce dai compagni, dai familiari e dal popolo brasiliano, era ben diversa: Vladimir era stato selvaggiamente torturato e assassinato dalla polizia politica.
Il suo sacrificio e la mobilitazione di massa che seguì rappresentarono una spallata fondamentale alla dittatura, segnando l'inizio della fine del regime militare.

🟥 25 OTTOBRE 1977, MERLO (BUENOS AIRES): IL RAPIMENTO E LA SPARIZIONE DEL MILITANTE RAMÓN MIGUEL ANTONIO MEONIZ«Militant...
24/10/2026

🟥 25 OTTOBRE 1977, MERLO (BUENOS AIRES): IL RAPIMENTO E LA SPARIZIONE DEL MILITANTE RAMÓN MIGUEL ANTONIO MEONIZ

«Militante del Frente Revolucionario 17 de Octubre: trentacinque anni, sequestrato da un commando dell'esercito argentino e inghiottito nel nulla.»

Il 25 OTTOBRE 1977 la macchina del terrore e dello sterminio della dittatura militare argentina colpiva crudelmente la località di Merlo, nella provincia di Buenos Aires, sequestrando Ramón Miguel Antonio Meoniz.
Ramón Miguel Antonio aveva trentacinque anni ed era un convinto militante del Frente Revolucionario 17 de Octubre ( ), un'organizzazione della sinistra rivoluzionaria che lottava contro l'oppressione del regime instaurato dal generale Jorge Rafael Videla. La sua vita e i suoi impegni civili furono violentemente spezzati da un commando dell'esercito argentino, che fece irruzione prelevandolo a forza.
La sua sorte tragica rappresenta una delle pagine più angoscianti del dramma dei desaparecidos: Ramón Miguel Antonio, infatti, non fu mai visto in alcun Centro Clandestino di Detenzione (CCD) ufficiale o noto, risultando completamente cancellato in un limbo di omertà statale e sofferenza infinita per i suoi cari.
A distanza di decenni, ricordare il suo nome e la sua lotta è un dovere civile e morale per impedire che l'oblio copra i crimini della dittatura e per rinnovare la richiesta di verità e giustizia.

🟥 24 OTTOBRE 1974, SANTIAGO DEL CILE: IL RAPIMENTO E LA SPARIZIONE DELLA MILITANTE DEL MIR EUGENIA DEL CARMEN HERNÁNDEZ«...
24/10/2026

🟥 24 OTTOBRE 1974, SANTIAGO DEL CILE: IL RAPIMENTO E LA SPARIZIONE DELLA MILITANTE DEL MIR EUGENIA DEL CARMEN HERNÁNDEZ

«Operaia tessile di venticinque anni, militante del Movimiento de Izquierda Revolucionaria: sequestrata dalla DINA e inghiottita nell'orrore dei centri clandestini.»

Il 24 OTTOBRE 1974 la violenza cieca e sistematica della dittatura militare cilena guidata da Augusto Pinochet colpiva crudelmente Santiago del Cile, strappando alla vita e agli affetti Eugenia del Carmen Hernández.
Operaia tessile e coraggiosa militante del Movimiento de Izquierda Revolucionaria (MIR), Eugenia aveva venticinque anni quando fu prelevata a forza dai gendarmi della tristemente celebre Dirección de Inteligencia Nacional (DINA), la polizia politica del regime.
La sua via Crucis attraverso il terrore di Stato è documentata dalle testimonianze dei sopravvissuti: Eugenia fu vista prigioniera in alcuni dei luoghi più infami della repressione cilena, tra cui i centri clandestini di detenzione (CCD) noti come "Venda Sexy" e "Cuatro Álamos", dove i prigionieri politici venivano sottoposti a torture inaudite e sistematiche violenze sessuali. Da quegli inferni, Eugenia del Carmen non è mai più uscita. A tutt'oggi risulta ufficialmente desaparecida.
Ricordarla il 24 ottobre significa restituire dignità e nome a chi è stato cancellato dalla ferocia della dittatura, rinnovando l'impegno incrollabile per la verità, la giustizia e la memoria.

🟥 24 OTTOBRE 1942, EL ALAMEIN: IL EROICO SACRIFICIO DEL PRINCIPE E UFFICIALE GEORGIANO DIMITRI AMILAKHVARI«Ufficiale plu...
24/10/2026

🟥 24 OTTOBRE 1942, EL ALAMEIN: IL EROICO SACRIFICIO DEL PRINCIPE E UFFICIALE GEORGIANO DIMITRI AMILAKHVARI

«Ufficiale pluridecorato della Legione Straniera, simbolo della Francia Libre: caduto in combattimento nel deserto egiziano contro le forze nazi-fasciste.»

Il 24 OTTOBRE 1942 si spegneva nel deserto di El Alamein, in Egitto, la vita di Dimitri Amilakhvari, illustre ufficiale georgiano e leggendario comandante della Légion Étrangère.
Nato in Georgia nel 1906 da una nobile famiglia costretta all'esilio in Francia dopo la rivoluzione bolscevica, Amilakhvari aveva votato la sua esistenza alla difesa della libertà. Arruolatosi nella Legione Straniera, si era distinto in ogni teatro della Seconda guerra mondiale: aveva combattuto in Norvegia, in Siria e in Nord Africa, emergendo con valore straordinario nelle aspre battaglie di Cheren e Massaua, in Eritrea.
Tra i primi ufficiali ad aderire alla France Libre del Generale de Gaulle, guidò i suoi legionari con audacia indomita fino al tragico 24 ottobre 1942, quando fu colpito a morte in combattimento durante la seconda battaglia di El Alamein, all'età di trentasei anni.
La sua figura incarna lo spirito più alto dell'antifascismo internazionale: un uomo nato in terra straniera che ha scelto di sacrificare la propria vita per liberare l'Europa e il mondo dalla barbarie nazi-fascista.

🟥 24 OTTOBRE 1943, COLLE SAN MARCO: L'EROICO SACRIFICO DEL MEDAGLIA D'ORO ALESSANDRO PANICHI«Rifiutò l'ordine di ripiega...
24/10/2026

🟥 24 OTTOBRE 1943, COLLE SAN MARCO: L'EROICO SACRIFICO DEL MEDAGLIA D'ORO ALESSANDRO PANICHI

«Rifiutò l'ordine di ripiegare e continuò a sparare con la mitragliatrice fino all'ultimo respiro, coprendo i compagni: la leggendaria resistenza dello studente ascolano alle Rocce Rosse.»

Il 24 OTTOBRE 1943, sul pianoro di Colle San Marco (Ascoli Piceno), si consumava l'eroico sacrificio di Alessandro Panichi, studente universitario ventunenne e Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Nato ad Ascoli Piceno nel 1923, Panichi aveva compreso fin dal giorno dell'armistizio l'urgente necessità per i civili di scendere in campo contro l'occupazione nazifascista. Fin dal 13 settembre era salito a Colle San Marco per organizzare i primi nuclei di resistenza, distinguendosi per coraggio, spirito d'iniziativa e dedizione assoluta.
Durante i durissimi combattimenti dei primi di ottobre e nell'azione decisiva del 24 ottobre alle "Rocce Rosse", la sua squadra — armata di mitragliatrice — ebbe il delicato compito di coprire la posizione avanzata per consentire il ripiegamento del reparto. Ricevuto l'ordine di sganciarsi, Alessandro scelse consapevolmente di restare al suo posto insieme a due compagni per evitare l'accerchiamento.
Mentre i compagni cadevano uno ad uno, egli continuò imperterrito a manovrare la mitragliatrice, infliggendo pesanti perdite al nemico superiore di forze, finché una raffica ravvicinata non lo stroncò, facendolo cadere da eroe sull'arma che aveva difeso fino alla fine.
La sua vita, votata alla libertà e alla Patria, rimane un faro incancellabile di eroismo e di fedeltà ai valori della Resistenza.

🟥26 OTTOBRE 1944, MODENA: IL FIERO SACRIFICIO DEL DICIANNOVENNE ALESSANDRO CABASSI"Torturato nei giorni bui del carcere,...
24/10/2026

🟥26 OTTOBRE 1944, MODENA: IL FIERO SACRIFICIO DEL DICIANNOVENNE ALESSANDRO CABASSI

"Torturato nei giorni bui del carcere, affrontò i carnefici a testa alta: le sue parole furono così fiere che il comandante repubblichino Piva dovette finirlo di persona.»

Il 26 OTTOBRE 1944 la furia sanguinaria della Brigata Nera spezzava brutalmente a Modena la vita di Alessandro Cabassi, diciannovenne Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria.
Nato a Mantova nel 1925 e cresciuto a Carpi in una famiglia di tradizioni antifasciste — figlio del futuro presidente del CLN carpigiano —, Alessandro aveva scelto giovanissimo la via della lotta. Con il nome di battaglia "Franco", era diventato un carismatico organizzatore del Fronte della Gioventù modenese e un prezioso sostegno per le SAP.
Arrestato il 22 ottobre 1944 a San Cataldo dopo essersi sacrificato per proteggere una staffetta, fu sottoposto a giorni di spietate torture nelle mani dei fascisti guidati da Bruno Piva. Nonostante la ferocia dei sevizie, Sandro non parlò mai.
Condotto al muro d'esecuzione il 26 ottobre nei pressi della Società Petroli Italiana, il suo coraggio fu tale da disarmare e intimidire persino i suoi aguzzini, al punto che lo stesso comandante fascista Piva dovette assumersi il compito di assassinarlo sparandogli a sangue freddo. Il suo nome resta scolpito tra i martiri più luminosi della Resistenza.

🟥 GERMANO NICOLINI "DIAVOLO": IL CORAGGIO DI UN PARTIGIANO, VITTIMA DI UN MOSTRO GIUDIZIARIO«Noi sognavamo un mondo dive...
24/10/2026

🟥 GERMANO NICOLINI "DIAVOLO": IL CORAGGIO DI UN PARTIGIANO, VITTIMA DI UN MOSTRO GIUDIZIARIO

«Noi sognavamo un mondo diverso, di libertà, giustizia, pace e fratellanza. Ma purtroppo questo mondo non c’è. Riflettete, continuate la nostra lotta.»

Nato a Fabbrico il 26 novembre 1919 e morto a Correggio il 24 ottobre 2020, Germano Nicolini — noto come il comandante "Diavolo" — è stato una delle figure più fulgide, complesse e perseguitate della Resistenza emiliana.
Ufficiale dei carri armati e sbandato dopo l'8 settembre 1943, Nicolini fu comandante del 3º battaglione della 77ª Brigata SAP "Fratelli Manfredi", guidando novecento uomini e distinguendosi per valore in tredici scontri a fuoco. Antifascista rigoroso ma animato da una profonda formazione cattolica, fu sindaco di Correggio dal dicembre 1946 nelle file del PCI, impegnandosi per gli ultimi e difendendo persino i prigionieri repubblicani da derive di giustizia sommaria.
La sua integrità gli costò carissimo. Coinvolto ingiustamente nel 1947 nell'omicidio di don Umberto Pessina, fu vittima di uno dei più clamorosi errori giudiziari della storia italiana. Condannato a 22 anni in un processo farsa condizionato dalle pressioni del vescovo Beniamino Socche, da metodi inquisitori brutali e dal cinico isolamento imposto dai vertici del suo stesso partito — timorosi di una figura troppo autonoma e scomoda —, scontò dieci anni di carcere duro prima di essere totalmente scagionato nel 1994, grazie al coraggio della verità e alla revisione del processo.
Reintegrato nell'onore, insignito della medaglia d'argento al valore militare e scusato dallo Stato nelle massime istituzioni, Nicolini ha incarnato fino all'ultimo la coerenza inflessibile di chi ha lottato per la libertà senza mai piegare la schiena.
MadriDellaLibertà

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