ANPI III Municipio Roma - Orlando Orlandi Posti

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"L’alba del mio diciottesimo anno di vita l’ho passata in carcere, morendo di fame."Orlando Orlandi Posti 14 3 1944

16/06/2026

🟥 16 GIUGNO 1946: IL SANGUE DI KAREL HLAČA E L'INFAMIA MAI SPENTA DEL FASCISMO
1946. La guerra è finita da un anno, ma il terrore fascista e sciovinista continua a sbranare le strade di . In , la furia cieca dei nazionalisti italiani si abbatte su , un operaio sloveno colpevole solo di esistere, di parlare la sua lingua e di sognare la libertà.
Viene pugnalato a morte. Un agguato vigliacco, orchestrato da chi per vent'anni ha tentato di cancellare l'identità slovena con il fuoco, la tortura e l'assimilazione forzata, e che non accetta la fine della propria egemonia criminale.
I nomi degli assassini gridano vendetta alla storia e svelano la f***a rete di complicità che legava il vecchio regime alla violenza post-bellica:
Agostino Cafagna, ex ispettore fascista.
Nicola Catalano, colonnello delle famigerate Brigate Nere ( ), braccio armato del collaborazionismo nazista.
il proprietario della Trattoria , a dimostrazione di come la complicità con il terrore fosse radicata nel tessuto cittadino.
Non si è trattato di un episodio isolato, ma del prolungamento di una strategia di oppressione sistematica. I crimini fascisti in Slovenia e contro la minoranza slovena rappresentano una delle pagine più buie, violente e colpevolmente rimosse della storia italiana. Dalla distruzione del Narodni Dom ai campi di concentramento come Arbe (Rab), l'obiettivo è sempre stato lo sterminio culturale e fisico.
Karel Hlača è caduto sotto i colpi di quel mostro mai del tutto sconfitto. Ricordare il suo sacrificio significa non fare sconti alla storia, respingere ogni revisionismo e continuare a lottare contro ogni forma di fascismo e razzismo.
Ieri come oggi, nessuna tolleranza per i crimini del nazionalismo.

15/06/2026

🟥IL MARTIRIO DI TANTANA: NESSUN PERDONO PER I VERGOGNOSI ASSASSINI FASCISTI
​Il 15 giugno 1944 si consumava a Catena (Quarrata, PT) una delle pagine più brutali e infami dell'occupazione nazi-fascista. Ruggero Tofani, il partigiano "Tantana", veniva strappato alla vita e alla lotta dalla ferocia bestiale della GNR, la Guardia Nazionale Repubblicana.
​Non si trattò solo di un'esecuzione, ma di un sadico delirio di violenza. Prima di essere ucciso, Tofani subì sevizie inenarrabili da parte di aguzzini che avevano smarrito ogni briciolo di umanità: gli infilzarono i piedi con i pugnali, subì la mutilazione dei genitali, venne impiccato a una finestra e, infine, il suo corpo fu dato alle fiamme.
​Questi erano i fascisti della Repubblica di Salò: traditori della propria terra, servi dei nazisti, capaci delle barbarie più oscene contro chi lottava per la libertà e la dignità di tutti.
​A distanza di anni, il dolore per il martirio di "Tantana" non si spegne, e con esso resta fermo il disprezzo profondo per i suoi carnefici. Chi collaborò con gli oppressori si è macchiato di una colpa eterna che nessuna manipolazione storica potrà mai cancellare.
​Onore a Ruggero Tofani. Memoria attiva e antifascismo militante, oggi e sempre.

15/06/2026

🟥 ARGENTINA: È MORTA TATY ALMEIDA, SIMBOLO DELLE MADRI DI PLAZA DE MAYO

Si è spenta a 95 anni Taty Almeida, una delle voci più limpide, coraggiose e instancabili della Línea Fundadora delle Madres de Plaza de Mayo. Dopo la scomparsa del figlio Alejandro, rapito e inghiottito dal terrore di Stato nel 1975, Taty non ha mai smesso di lottare, trasformando il dolore privato in una battaglia universale per la Verità e la Giustizia.
Taty Almeida è stata una vera patriota. Una donna che ha difeso la dignità del suo popolo mettendoci il corpo, la faccia e la vita, sfidando i fucili e il silenzio complice di una dittatura feroce. Ha amato la sua terra pretendendo che fosse giusta, libera e fondata sulla memoria.
Una lezione immensa che mette a n**o la miseria di chi, in Italia, gioca oggi a fare la “patriota” (da barzelletta ovviamente) , sventolando slogan vuoti e retorica da circo.
La terra ti sia lieve, Taty. La tua lotta non si ferma.
¡Hasta la victoria, siempre! 🤍

14/06/2026

🟥ANA MARIA NACINOVIC CORRÊA: 25 ANNI, IL CORAGGIO E IL SACRIFICIO DI UNA RIBELLE

Il 14 giugno 1972 la dittatura militare brasiliana spegneva una delle voci più giovani e coraggiose della resistenza. Ana Maria Nacinovic Corrêa, militante comunista dell'Ação Libertadora Nacional (ALN), cadeva a soli 25 anni a San Paolo, vittima di un'imboscata tesa dalla polizia politica.
Insieme a lei, all'uscita di un ristorante nel quartiere di Brás, persero la vita altri tre compagni di lotta: Iuri Xavier Pereira, Marcos Nonato da Fonseca e Antônio Carlos Bicalho Lana. A tradirli fu la denuncia del gestore del locale, che li segnalò agli organi della repressione.
Ana Maria non fu semplicemente una vittima, ma una scelta consapevole di resistenza contro l'oppressione e la dittatura che schiacciava il suo Paese.
A distanza di anni, il suo nome resta un simbolo di dignità, di lotta per la libertà e di memoria imperitura contro ogni fascismo e autoritarismo.
Presente! 🌹

14/06/2026

🟥14 GIUGNO 1943: IL MANIFESTO DELLA "REMIGRAZIONE" SCRITTO DAI FASCISTI OTTANT'ANNI FA

Mentre l'Italia era ridotta alla fame e alla distruzione a causa della loro f***e guerra, sapete qual era la priorità dei vertici fascisti? Dare la caccia allo straniero.
Il 14 giugno 1943, il Direttorio del PNF presentava a Mussolini una richiesta che trasuda la solita, misera vigliaccheria di regime: il "rimpatrio di tutti gli stranieri che non sappiano giustificare la propria presenza in Italia". E per chi non poteva essere espulso? La formula burocratica e spietata: "il loro isolamento in luoghi non di villeggiatura".
"Luoghi non di villeggiatura". Un insulto alla dignità umana per non chiamare i campi di concentramento con il loro nome. Ecco la vera natura del fascismo: incapace di governare, criminale nelle scelte, ma sempre pronto a inventarsi un nemico esterno su cui scaricare i propri fallimenti.
E adesso fate un salto in avanti di ottant'anni. Ascoltate la retorica tossica di chi oggi blatera di "remigrazione", di espulsioni di massa, di muri e di ghetti. È la stessa identica ossessione. La stessa disumanità mascherata da "difesa dei confini". Cambiano le facce, si ripuliscono il linguaggio nei salotti televisivi, ma la matrice identitaria e razzista è sputata a quella del 1943.
Chi oggi ripropone quelle ricette non sta inventando niente: sta solo grattando il fondo del barile della propaganda fascista. La storia ha già giudicato e condannato quel fango. Spetta a noi, oggi, non farcelo propinare di nuovo sotto falso nome.

Photos from ANPI III Municipio Roma - Orlando Orlandi Posti's post 13/06/2026

🟥 IL MASSACRO DI NICCIOLETA: 83 MINATORI TRUCIDATI DALLA FEROCIA NAZIFASCISTA E DAL COMPLICE ALMIRANTE

Tra il 13 e il 14 giugno 1944, la frazione mineraria di Niccioleta (Grosseto) divenne il teatro di uno dei più efferati e sanguinosi crimini di guerra perpetrati in Toscana. Ben 83 minatori vennero barbaramente fucilati da reparti tedeschi e collaborazionisti fascisti.
La loro unica "colpa"? Aver difeso la propria terra e i propri impianti di lavoro dall'opera di distruzione dei nazisti in ritirata, e aver rifiutato di piegarsi all'infame ultimatum della Repubblica Sociale Italiana.
La firma del servo: il manifesto di Giorgio Almirante
Questo massacro non nacque dal nulla, ma fu la diretta e tragica conseguenza di precise direttive politiche. L'azione punitiva scattò infatti a seguito del rifiuto dei minatori di presentarsi presso i posti di polizia fascisti, così come imposto dal famigerato e criminale bando che portava una firma inequivocabile: quella di Giorgio Almirante, allora capo di gabinetto del Ministero della Cultura Popolare della RSI.

"Gli sbandati e i partigiani che non si saranno presentati [...] saranno considerati fuori legge e passati per le armi mediante fucilazione alla schiena."

Almirante non fu un semplice spettatore dell'orrore, ma un ingranaggio cosciente e attivo della macchina di morte nazifascista. Con quel manifesto criminale, firmò la condanna a morte di migliaia di italiani, legittimando la delazione, la caccia all'uomo e il sangue degli innocenti. Niccioleta ne è la dimostrazione più dolorosa e nitida: una strage di lavoratori padri di famiglia, ordinata dagli occupanti e armata dalla penna dei servi di Salò come Almirante.
Per non dimenticare
Nessun tentativo di revisionismo storico potrà mai cancellare il fango e il sangue da quelle firme. A distanza di anni, la memoria di Niccioleta grida ancora giustizia contro i carnefici e contro chi, come Almirante, ha cinicamente teorizzato e ordinato il massacro di chi resisteva per la libertà.
Onore ai minatori di Niccioleta. La memoria della Resistenza non si cancella.

13/06/2026

🟥L'ECCIDIO DI FORNO: IL SANGUE INNOCENTE E IL VOLTO DEL COLLABORAZIONISMO FASCISTA

Il 13 giugno 1944 a Forno, una frazione di Massa, si consumava una delle pagine più drammatiche della nostra storia, con l'uccisione di 60 civili innocenti. Ma questa non è "solo" la cronaca di una strage nazista. È la dimostrazione lampante e dolorosa di come il collaborazionismo fascista sia stato il motore indispensabile e spietato dell'occupazione in Italia.
Il ruolo dei traditori: la Decima MAS e il tenente Bertozzi
Mentre le truppe tedesche fornivano la forza d'urto militare, a sporcarsi le mani con il sangue dei propri connazionali furono gli italiani della Decima MAS. A guidarli in quella macabra selezione, con un ruolo di primissimo piano sia nella delazione e rastrellamento sia nelle esecuzioni materiali, fu il tenente Umberto Bertozzi.
Non ci si può nascondere dietro la retorica assolutoria del "compiere gli ordini" o del "mantenere l'ordine". Bertozzi e i suoi uomini agirono con una ferocia e una capillarità deliberata che solo chi conosceva a fondo il territorio poteva avere. Guidarono gli occupanti stranieri tra le case, scovarono i sospetti, gestirono gli interrogatori e decisero materialmente della vita e della morte di padri, figli e fratelli. Il collaborazionismo non fu un elemento di contorno o di passiva sottomissione, ma il braccio destro — e spesso la mente logistica — della violenza nazofascista contro la popolazione civile.

L'impunità e la giustizia mancata
Cosa ne è stato di chi si è macchiato di tali crimini contro il proprio popolo? La storia post-bellica ci consegna la realtà amara dell'epurazione mancata. Bertozzi venne inizialmente condannato per i suoi efferati crimini, ma i successivi provvedimenti di amnistia dell'Italia repubblicana gli permisero di tornare in libertà, cancellando la sanzione penale.
La giustizia dei tribunali fallì nel dare una risposta adeguata a Forno, permettendo a un criminale di guerra di morire da uomo libero nel 1964, stroncato da un cancro al cervello, senza aver pagato il debito con la storia.

Perché puntare il dito oggi?
Ricordare l'eccidio di Forno oggi significa mettere a n**o le precise responsabilità storiche del fascismo repubblichino. Chi scelse di vestire la divisa della RSI o della X MAS non stava difendendo l'onore della patria: stava collaborando attivamente all'oppressione, alla deportazione e allo sterminio dei propri concittadini.
La memoria di quel 13 giugno ci impone di non edulcorare il passato: l'orrore nelle nostre terre ha parlato italiano, ha indossato divise italiane e ha goduto, troppo spesso, di un'ingiustificabile impunità.

Elenco delle vittime decedute
1. Alberti Gisberto, nato a Massa il 01/08/1915.
2. Alberti Lorenzo, nato a Massa il 28/09/1920.
3. Antola Domenico, nato a Massa il 30/04/1910.
4. Balloni Antonio, nato a Massa il 10/06/1924.
5. Balloni Giuseppe, nato a Massa il 12/09/1924.
6. Balloni Marcello, nato a Massa il 01/02/1925.
7. Basteri Armando, nato a Massa il 27/12/1924.
8. Biagi Alberto, nato a Massa il 24/02/1924.
9. Bianchini Renzo, nato a Santa Maria del Colle (Lucca) nel 1923. Bruciato nell’incendio della caserma dei carabinieri, partigiano ferito e inerme.
10. Bonaccorsi Nunzio, nato a Roma nel 1925. Non legato alla resistenza.
11. Cherubini Antonio, nato a Massa il 11/12/1915.
12. Cherubini Bruno, nato a Massa il 28/02/1924.
13. Cozzoli Aimo, nato a San Macario (Lucca) il 04/08/1923. Non legato alla resistenza.
14. Del Bergiolo Giulio, nato a Massa il 13/06/1920.
15. Del Fiandra Ariodante, nato a Massa il 05/08/1927.
16. Del Sarto Bruno, vulgo Tripoli, nato a Massa il 14/05/1918.
17. Del Sarto Elio, nato a Massa il 30/01/1935. Ferito gravemente durante il rastrellamento del paese, muore il 14/06/1944.
18. Del Sarto Giovanni, nato a Carrara il 30/3/1926.
19. Del Sarto Paride, nato a Carrara il 21/03/1928.
20. Del Sarto Pietro, nato a Massa il 16 /11 /1926.
21. Del Sarto Veraldo, nato a Massa il 04/11/1924.
22. Dell'Amico Mauro, nato a Massa il 12/01/1921.
23. Fersini Francesco di Francesco, nato a Galliano (Lecce) l’08/11/1916.
24. Fregosi Mario, nato a La Spezia il 23/04/1925. Non legato alla resistenza.
25. Fusetti Giorgio,nato ad Ar**no Polesine (Rovigo) il 25/10/1924. 26. Galloni Ubaldo, nato a Massa il 14/03/1924.
27. Gassani Marcello, nato a Massa il 01/08/1924.
28. Giaiacopi Andrea, nato a Massa il 8/11/1923.
29. Guadagnucci Giovanni, nato a Massa il 22/08/1923.
30. Isoppo Cesare, nato a Massa il 10/05/1926.
31. Lazzarotti Ildo, nato a Massa il 02/06/1924.
32. Lorenzetti Giuseppe, nato a Massa il 04/09/1921.
33. Lori Giorgio, nato a Carrara (deceduto all'ospedale di Carrara il 17/06/1944).
34. Maggiulli Luigi, nato a Lecce il 12/05/1921.
35. Mancusi Sabba, vulgo Sabino, nato a Rio d'Elba (Livorno) il 28/12/1918.
36. Manfredi Dino, nato a Massa il 18/06/1925.
37. Marino Claudio, nato a Roma nel 1925.
38. Martini Otello, nato a Roma nel 1925.
39. Menesini Eudemio, nato a Genova il 19/06/1924.
40. Menesini Giovanni, nato a Viareggio il 10/04/1926.
41. Monti Gabriele, nato Castelnuovo Garfagnana (Lucca) il 09/12/1924.
42. Mosti Dino, nato a Massa il 25/06/1926.
43. Nardini Ferdinando, nato a Massa il 10/07/1920.
44. Nicolini Libero, nato a Massa il 19/11/1924
45. Pesce Massimo, nato a Massa il 03/07/1926.
46. Porta Almo, nato a Massa il 12/11/1921.
47. Posterli Amina, nata a Massa il 21/03/1902. Uccisa nel corso del rastrellamento del paese.
48. Resasco Mario, nato a Vernazza (La Spezia) il 05/07/1922. 49. Ricci Guido Eugenio, nato a Massa il 24/11/1919.
50. Ricci Michele, nato a Massa il 18/11/1924.
51. Ricciardi Franco, nato a Massa il 10/11/1924. Bruciato nell’incendio della caserma dei carabinieri, partigiani ferito e inerme.
52. Rossi Archimede, nato a Massa il 4/03/1924.
53. Scaramuccia Alessandro, nato a Levanto (La Spezia) nel 1924.
54. Sconosciuto.
55. Sconosciuto.
56. Siciliano Ciro, nato a Portici (Napoli) il 20/11/1908. Maresciallo dei Carabinieri.
57. Sini Lodovico Aldo, nato a Nuoro nel 1921.
58. Tonarelli Raimondo, nato a Massa il 07/01/1914.
59. Tonarelli Ugo, nato a Massa il 06/05/1924.
60. Vignali Ernesto, nato a Massa il 10/09/1921.

13/06/2026

🟥 LA VERGOGNA RIMOSSA: I CRIMINI DEL REGIME FASCISTA NEI BALCANI

Il 1943, a in , si consumava una delle tante, troppe pagine nere del colonialismo e dell'occupazione fascista italiana, storie sistematicamente rimosse dalla memoria collettiva del nostro Paese.
Soldati italiani della guarnigione locale, al comando dell'ufficiale , arrestarono due donne del posto: e . Quello che seguì non fu un'azione di guerra, ma un brutale atto di pura violenza criminale e vigliaccheria.
Le due donne vennero bastonate a sangue. Non paghi delle torture fisiche, i soldati tentarono di violentarle. Di fronte alla loro resistenza, all'impossibilità di piegarle del tutto, i militari sfogarono la loro rabbia frustrata con un ultimo atto infame: diedero fuoco alle loro case, distruggendo le loro vite e i loro pochi averi.
Per decenni il mito autoassolutorio del "italiani brava gente" ha coperto crimini di guerra, stupri, devastazioni e violenze commesse dal regio esercito nei Balcani. Ma la storia non si cancella. Ricordare oggi Zardina Alfirević e Jela Buta non è solo un dovere di cronaca, è un atto di giustizia dovuto alle vittime di un'occupazione feroce e criminale che l'Italia non ha mai voluto fare del tutto i conti con il proprio passato.

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