PCI - Partito Comunista Italiano

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PCI - Partito Comunista Italiano Pagina Ufficiale del Partito Comunista Italiano.

Il Partito Comunista Italiano è l’organizzazione politica d’avanguardia
della classe operaia e di tutte le lavoratrici e lavoratori che, nella realtà del
Paese, lottano per l’indipendenza e la libertà, per l’edificazione della
democrazia, per l’eliminazione dello sfruttamento, per la libertà e la
valorizzazione della personalità umana, per la pace tra i popoli: per il
socialismo.

𝗣𝗥𝗜𝗠𝗜 𝟵 𝗠𝗘𝗦𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗡𝗡𝗢: 𝟴𝟲𝟱 𝗠𝗢𝗥𝗧𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢, 𝟭𝟬𝟳𝟰 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗩𝗜 𝗗𝗜 𝗜𝗧𝗜𝗡𝗘𝗥𝗘!Altri dieci morti sul lavoro negli ultimi gior...
02/10/2026

𝗣𝗥𝗜𝗠𝗜 𝟵 𝗠𝗘𝗦𝗜 𝗗𝗘𝗟𝗟’𝗔𝗡𝗡𝗢: 𝟴𝟲𝟱 𝗠𝗢𝗥𝗧𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢, 𝟭𝟬𝟳𝟰 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗩𝗜 𝗗𝗜 𝗜𝗧𝗜𝗡𝗘𝗥𝗘!

Altri dieci morti sul lavoro negli ultimi giorni di settembre e, così, al 30 settembre sono 865 i morti per infortunio nei luoghi di lavoro e 1074 quelli complessivi di itinere. Come scrive Carlo Soricelli sull'Osservatorio nazionale morti sul lavoro: “La tragedia di Daniele Gremes, uno dei tre morti sui luoghi di lavoro di ieri ucciso nel Trevigiano, è il 30esimo morto sui luoghi di lavoro in questa provincia, che è anche la provincia dove è morto Mattia Battistetti e dove la "mamma combattente" Monica Michielin lotta da anni per avere giustizia per suo figlio. Treviso è la provincia con più morti sui luoghi di lavoro in Italia. Daniele è rimasto ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava e porta il bilancio delle vittime in Veneto a un livello drammatico e scandaloso. Con questo ennesimo infortunio mortale si raggiunge la quota reale di 101 lavoratori deceduti direttamente sui posti di lavoro dall'inizio dell'anno, a cui si sommano i lavoratori rimasti uccisi in itinere lungo le strade e le arterie autostradali del territorio. Un totale tragico di 123 vite spezzate, tutte registrate e documentate dall'Osservatorio. Il confronto con le altre regioni è impietoso e mostra tutta la gravità della situazione: Il Veneto registra quasi il doppio dei morti dell'Emilia-Romagna. Mantiene un numero di vittime vicinissimo a quello della Lombardia, che però ha più del doppio dei suoi abitanti e lavoratori. Supera abbondantemente regioni come la Campania e la Sicilia. Una regione che ama definirsi tra le più civili, progredite ed efficienti d'Italia non può accettare e tollerare.”

Ha ragione, Carlo Soricelli, a rimarcare come in una delle regioni più ricche d'Italia, che veniva definita la locomotiva dell'economia nazionale, la mortalità nel lavoro è indice di un degrado anche culturale che ritiene la sicurezza nel lavoro e la salute di chi lavora cose che possono non avere la massima priorità. Da troppi decenni il lavoro non è “il primo diritto costituzionale” ma qualcosa di diverso. Le lavoratrici e i lavoratori non sono più il motore del paese ma degli strumenti in mano a padroni che hanno come unico fine la crescita della propria ricchezza. “El far schei” come diciamo in Veneto.

Anche le guerre servono a “lorsignori” per arricchirsi. Lo fanno con il riarmo. Lo fanno uccidendo i popoli, assoggettandoli alla loro avidità, rubando le loro ricchezze.

Forse è venuta l'ora di ribellarci contro chi comanda e non vuole investire nel lavoro né avere un piano di sviluppo industriale che non sia il ti**re a campare e considerare i diritti di chi lavora un costo che si deve tagliare.

Dipartimento Lavoro PCI

𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜, 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗘 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢: 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜𝗟𝗘?Sabato 10 ottobre 2026, a Terni, si terrà la Conferenza di PCI e FGCI...
01/10/2026

𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜, 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗘 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢: 𝗤𝗨𝗔𝗟𝗘 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗔 𝗚𝗜𝗢𝗩𝗔𝗡𝗜𝗟𝗘?

Sabato 10 ottobre 2026, a Terni, si terrà la Conferenza di PCI e FGCI, promossa in occasione della presentazione della Cellula del PCI della Arvedi AST.

Un momento di confronto e discussione che vedrà protagonisti lavoratrici e lavoratori, associazioni, organizzazioni politiche e sindacali, per affrontare una questione centrale: quale futuro stiamo costruendo per le nuove generazioni?

Sarà l’occasione per discutere di una reale politica giovanile, partendo dal tema che più di ogni altro condiziona il futuro di una ragazza o di un ragazzo: il lavoro.

Un lavoro sempre più instabile, precario e spesso incapace di garantire autonomia, sicurezza e possibilità di costruire il proprio futuro.

Parleremo quindi di lavoro, diritti, precarietà, pace e prospettive per le nuove generazioni, mettendo al centro la necessità di tornare a costruire una politica che non si limiti a parlare dei giovani, ma che sappia dare loro strumenti, diritti e un futuro.

A introdurre i lavori sarà Elisa De Felice, Segretaria nazionale della FGCI; presiederà Domenico Pascarella, Responsabile nazionale del Dipartimento Lavoro del PCI mentre le conclusioni saranno affidate a Mauro Alboresi, Segretario nazionale del PCI.

📅 Sabato 10 ottobre 2026
🕙 Ore 10.00
📍 Hotel Michelangelo – Viale della Stazione 63, Terni

Il futuro non si aspetta. Si costruisce.

PCI - Partito Comunista Italiano
FGCI - Federazione Giovanile Comunista Italiana

𝗥𝗘𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗖𝗔𝗟𝗔𝗕𝗥𝗜𝗔: 𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗧𝗧𝗔 𝗘' 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘂𝗿𝗻𝗲. 𝗘 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼...
30/09/2026

𝗥𝗘𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗖𝗔𝗟𝗔𝗕𝗥𝗜𝗔: 𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗡𝗙𝗜𝗧𝗧𝗔 𝗘' 𝗟𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗖𝗥𝗔𝗭𝗜𝗔

𝗠𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝘀𝘂 𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝘂𝗿𝗻𝗲. 𝗘 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗳𝗶𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲.

A Reggio Calabria il centrodestra vince le elezioni supplettive; il centrosinistra arriva secondo. Futuro Nazionale di Vannacci discute se considerare il 10,94% un successo o una delusione.

Tutto secondo copione.

Quello che invece sembra non interessare quasi nessuno è il dato più importante: ha votato appena il 22,34% degli aventi diritto.

Su 345.486 elettori, soltanto 77.165 sono andati alle urne. I voti validi sono stati appena il 21,7% degli aventi diritto.

Quasi otto cittadini su dieci sono rimasti a casa.

E la politica cosa fa? Discute di chi ha vinto, di chi ha perso e delle percentuali dei singoli partiti poi liquida l’astensione dicendo che «nelle suppletive succede».

No, non è normale; è un problema politico enorme perché quando un’elezione presentata come importante test nazionale porta alle urne poco più di un cittadino su cinque, la prima domanda da porsi non è chi abbia vinto ma perché la stragrande maggioranza delle persone non ritiene più il voto uno strumento utile per cambiare la propria condizione?

La risposta dovrebbe interrogare soprattutto chi governa e chi, da decenni, si alterna nelle istituzioni.

Salari, precarietà, sanità, casa, servizi, pensioni, disuguaglianze: mentre la vita concreta delle persone peggiora, la politica appare sempre più distante, autoreferenziale e incapace di offrire una prospettiva.

Si pretende persino di chiamare «stabilità» un sistema elettorale che rischia di rendere ancora più difficile l’accesso alle elezioni per le forze non già presenti in Parlamento attraverso la raccolta di centinaia di migliaia di firme in tempi strettissimi.

Questa non è stabilità: è il rischio di blindare l’esistente mentre cresce il distacco dal popolo.

Il dato di Reggio Calabria dovrebbe far suonare un allarme invece i «lorsignori» preferiscono festeggiare il proprio 51%, discutere del 36% degli avversari e interpretare il 10% di Vannacci.

Peccato che quel 51% rappresenti appena l’11,10% degli aventi diritto.

Il problema, dunque, non è soltanto chi abbia vinto, è che quasi l’80% non ha votato.

Continuare a far finta di niente significa non voler vedere una realtà precisa: la crisi della partecipazione è anche il risultato del fallimento di una politica che non riesce più a rappresentare, né tantomeno a dare speranza, alle classi popolari.

Quando il popolo smette di votare la politica dovrebbe fermarsi e interrogarsi. Non festeggiare!

Partito Comunista Italiano

𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔 𝗟𝗔 𝗕𝗘𝗖𝗘𝗥𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗔𝗚𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗜Il DL sul tetto del 30% di alunni “stranieri” per classe ripropone u...
25/09/2026

𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔 𝗟𝗔 𝗕𝗘𝗖𝗘𝗥𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗔𝗚𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗜

Il DL sul tetto del 30% di alunni “stranieri” per classe ripropone una norma del 2010, emanata per evitare “classi ghetto” e che è rimasta inapplicata, per la semplice ragione che è praticamente inapplicabile, tant’è che sono previste “deroghe”. Le famiglie, tutte, iscrivono i figli nelle scuole più vicine al contesto dove abitano, il che è ragionevole per loro come per l’organizzazione dei trasporti comunali e familiari. Solo menti malate di faziosità che considerano i bambini dei semplici numeri e non persone può concepire che siano trasferiti d’ufficio in altre zone. E infatti molti sindaci, anche di destra, si sono pronunciati contro. Per altro in molte località se non fosse per gli alunni “stranieri” molte classi e scuole, specie nell’entroterra, sarebbero soppresse.

A cosa servono allora questi provvedimenti?

- A dirottare l’attenzione dai problemi veri della scuola, lasciati da anni ad incancrenire: a cominciare dalle insufficienze di personale e di risorse, dove il precariato è ormai strutturale, dove l’organico per il potenziamento linguistico è gravemente carente e spesso viene utilizzato per le supplenze per i vincoli di bilancio imposti dal Governo. Basti pensare che i posti messi a concorso per Italiano L2, sono quasi inesistenti: erano 506 nel 2016, sono stati 39 nel 2023.

- Ad alimentare il diffondersi di ideologie xenofobe, puntando il dito contro i “troppi studenti stranieri” che impedirebbero a quelli italiani di imparare più velocemente.

In sostanza il governo emana provvedimenti di dubbia attuabilità scaricando i problemi sui Comuni e le Scuole, anziché mettere a disposizione le risorse umane necessarie all'alfabetizzazione e il perfezionamento dell'italiano come lingua seconda.

Riguardo l’obbligo per i genitori degli alunni che non vanno bene a scuola di seguire corsi d’italiano gratuiti presso i CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti) si tratta anche qui di propaganda perché già ora questi Istituti scolastici registrano dappertutto lunghe liste d’attesa. E’ grave inoltre che si voglia far credere che le difficoltà linguistiche degli studenti “stranieri” dipendano dall’uso della lingua madre nell’ambiente domestico, quando le ricerche scientifiche dimostrano che perdere la lingua di origine comporta maggiori difficoltà cognitive e relazionali e che al contrario il bilinguismo rappresenta un vantaggio per l’apprendimento.

Meloni e soci pensano di sfuggire a una crisi di consensi che si aggrava, con espedienti come la truffa della legge elettorale, e di poter lucrare un po’ di voti continuando ad additare come causa di ogni male la presenza di immigrati. Continuando a riproporre stereotipi di stampo razzista si vogliono intimidire i lavoratori stranieri, tenerli nell’irregolarità, discriminare loro e i loro figli, costringerli a subire condizioni di salari più bassi e marginalità a tutto vantaggio dei capitalisti.

Il problema non è dunque “distinguere” tra scolari italiani e “stranieri”, in gran parte per altro nati in Italia e italiani di fatto; ma combattere le discriminazioni e le disuguaglianze, per la comune dignità delle persone, nel lavoro come nell’apprendimento scolastico.
Rivolgiamo alla Scuola - e a scopi di progresso e di pace – le enormi risorse che si stanno impegnando per le armi e la guerra.

Dipartimento Istruzione PCI

𝗟’𝗔𝗨𝗧𝗨𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗜 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜È autunno e ritorna in mente “Soldati”, la poesia di Giuseppe Ungaretti, che in quattro versi es...
24/09/2026

𝗟’𝗔𝗨𝗧𝗨𝗡𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗜 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜

È autunno e ritorna in mente “Soldati”, la poesia di Giuseppe Ungaretti, che in quattro versi esprime la tragedia della guerra e l'assoluta precarietà che prova chi la combatte:

“Si sta come
d'autunno
sugli alberi
e foglie.”

Se si sostituisce, poi, il titolo con “Lavoratori” la stessa poesia diventa una specie di dolorosa “fotografia in versi” di quello che succede oggi nel lavoro.

Carlo Soricelli scrive, sull'Osservatorio Nazionale morti sul lavoro di cui è il curatore: “MORTI SUL LAVORO AL 21/9/2026: 1036 totali con itinere e 829 di questi sui luoghi di lavoro”. Mai così tanti in tutti gli anni di attività dell'Osservatorio aperto il 1° gennaio 2008 in memoria dei lavoratori morti sul lavoro nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino.

Una situazione spaventosa che viene accantonata, oscurata da altre notizie molto meno importanti pubblicate nelle prime pagine degli organi di informazione, ma tant'è. Ormai la politica italiana (scritta rigorosamente con la p minuscola) si interessa ad altre questioni come la lunghezza delle gonne (vedasi, ad esempio, le dichiarazioni del ministro Tajani e la squallida “battuta” di Vannacci).

Che muoiano, nei luoghi di lavoro (esclusi i decessi in itinere), più di 3 persone ogni giorno, feriale o festivo che sia, sembra non preoccupare nessuno degli occupanti le istituzioni, a qualsiasi livello. Sembra che, “lorsignori”, non sappiano o non vogliano capire che, continuando così, a fine anno i morti per infortunio nei luoghi di lavoro arriveranno alla spaventosa cifra di 1.150. Un eccidio vero e proprio di persone, un numero di vittime talmente alto da rappresentare una guerra vera e propria.

E se INAIL ci informa che i morti sul lavoro sono in calo, è bene sapere che essa conteggia solamente i decessi contenuti nelle denunce dei propri assicurati che sono pervenute. I dati diffusi dall'Osservatorio, che tiene conto anche delle categorie di lavoratori che non assicurate INAIL, sono impietosi: nel 2025 i morti da inizio anno al 21 settembre erano 736, quest'anno sono 829. Nessun calo, quindi, ma un aumento spaventoso di 93 unità, pari al 12,6%.

Ogni altro commento sembra ed è superfluo.

PCI Dipartimento Lavoro

𝗚𝗘𝗥𝗠𝗔𝗡𝗜𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟲 – 𝗘𝗟𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗔𝗩𝗩𝗜𝗦𝗔𝗚𝗟𝗜𝗘 𝗗𝗜 𝗨𝗡 𝗘𝗤𝗨𝗜𝗟𝗜𝗕𝗥𝗜𝗢 𝗜𝗡𝗙𝗥𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗢𝗟𝗜𝗚𝗔𝗥𝗖𝗛𝗜𝗘 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗘𝗘Nelle elezioni del ...
24/09/2026

𝗚𝗘𝗥𝗠𝗔𝗡𝗜𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟲 – 𝗘𝗟𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗔𝗩𝗩𝗜𝗦𝗔𝗚𝗟𝗜𝗘 𝗗𝗜 𝗨𝗡 𝗘𝗤𝗨𝗜𝗟𝗜𝗕𝗥𝗜𝗢 𝗜𝗡𝗙𝗥𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗢𝗟𝗜𝗚𝗔𝗥𝗖𝗛𝗜𝗘 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗘𝗘

Nelle elezioni del 6 settembre 2026 in Sassonia-Anhalt, caratterizzate da un'altissima affluenza alle urne, l’AfD ha ottenuto una vittoria schiacciante raggiungendo il 43,8% dei voti, il che le permette di conquistare 39 seggi su 83, sfiorando la maggioranza assoluta. Al contrario, la CDU ha subito un crollo storico, fermandosi al secondo posto con il 17,2% e perdendo quasi venti punti rispetto alle precedenti consultazioni. Più staccati e racchiusi in un fazzoletto si trovano la SPD al 9,3%, i Verdi all'8,9% e Die Linke all'8,6%.

Riesce a superare lo sbarramento regionale anche la neonata formazione BSW (Alleanza Sahra Wagenknecht), che entra nel Landtag con il 5,3% dei consensi. Restano invece esclusi i liberali della FDP, che sprofondano al 2,6%.

Due settimane dopo, il 20 settembre 2026, il voto nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore ha registrato un'affluenza del 78,1% e un esito senza precedenti. L’AfD si è imposta come primo partito con il 38,2% delle preferenze, tallonata però dalla SPD della governatrice uscente Manuela Schwesig, che ha mostrato una forte tenuta territoriale posizionandosi al 35,5%.

Gli unici altri due partiti a superare la soglia di sbarramento ed entrare in parlamento sono stati Die Linke, che ha raccolto il 6,5%, e i Verdi, attestatisi al 5,7%.

Il dato politicamente più clamoroso di questa tornata è stato il crollo della CDU che, fermandosi al 4,9%, è rimasta storicamente esclusa dal parlamento del Land.

Nella stessa giornata del 20 settembre 2026, le elezioni nella città-stato di Berlino hanno mostrato dinamiche radicalmente diverse rispetto ai territori circostanti, pur confermando un'affluenza elevata al 74,2%. Nella capitale il vincitore netto è stato Die Linke, che sotto la guida di Elif Eralp ha raddoppiato i propri consensi balzando al 25,7%.

La CDU ha limitato i danni posizionandosi al secondo posto con il 18,8%, seguita dall'AfD che ha comunque registrato una crescita significativa raggiungendo il 16,3%.

Più indietro si sono piazzati i Verdi con il 14,3% e la SPD, che ha subìto un pesante arretramento fermandosi al 12,1%.

In questo scenario urbano, la formazione BSW ha ottenuto il 4,7%: un risultato superiore alla soglia del 3% che le è valso un discreto bacino di voti, ma insufficiente a superare lo sbarramento del 5% necessario per entrare nel parlamento cittadino.

La punizione della "borghesia di governo" e il crollo dell'egemonia liberale

Il dato più macroscopico di queste tre tornate elettorali nei Länder è il collasso elettorale della CDU (crollata fino all'esclusione storica nel Meclemburgo col 4,9%) e il pesante arretramento della SPD e dei Verdi, che segnano una ulteriore progressione della crisi sistemica del “centro politico liberale” dopo la caduta dei liberali del FDP sotto il 5% a livello nazionale.

Questo voto rappresenta una sanzione di massa contro i partiti che sostengono l’impostazione “affaristica” del capitale tedesco. Le politiche della grande coalizione SPD-CDU e dell'opposizione verde (unite sulla linea militarista) hanno raddoppiato le spese in armamenti, tagliando lo stato sociale.

Inoltre, l'annuncio della chiusura di interi stabilimenti industriali, causato dall'aumento dei costi energetici derivanti dalle sanzioni alla Russia e dalla perdita di competitività, ha colpito il cuore dell'aristocrazia operaia e dell'indotto industriale. Il rifiuto dei partiti tradizionali è la risposta spontanea della classe lavoratrice di fronte alla dismissione della base industriale interna in nome degli interessi geopolitici della NATO.

Lo scontro generazionale e la mobilitazione contro la guerra: Il caso Berlino

Le dinamiche di Berlino, dove Die Linke ha trionfato con il 25,7% dei voti trainata da parole d'ordine sociali e abitative, rappresentano il controcanto urbano e progressista alla crisi.

La mobilitazione studentesca e gli scioperi nelle scuole, vero e proprio esempio di resistenza generazionale contro il progetto di legge sulla mobilitazione dei giovani (visto come un tentativo di militarizzazione e coscrizione mascherata della gioventù proletaria) hanno trovato uno sbocco politico forte nella capitale, dimostrando una forte ostilità dei giovani ai progetti di austerità e di guerra.

A Berlino infatti, l'asse del conflitto si è spostato sulla redistribuzione della ricchezza, sul tetto agli affitti e sull'espropriazione dei grandi speculatori immobiliari. È la dimostrazione che laddove la sinistra radicale abbandona il compromesso con le politiche neoliberiste e assume posizioni di classe e pacifiste coerenti, è in grado di egemonizzare il malcontento popolare e giovanile, impedendo la penetrazione delle destre nazionaliste.

La canalizzazione reazionaria del malcontento all'Est (Sassonia-Anhalt e Meclemburgo)

Nelle regioni orientali, invece, il crollo delle condizioni materiali è stato canalizzato prevalentemente dall'AfD (che ha raggiunto picchi storici superiori al 43%).

In assenza di una radicata alternativa capace di unificare i lavoratori su base internazionalista, e anche considerando le dinamiche tipiche di zone rurali ad alto tasso di inoccupazione, l'AfD è riuscita a capitalizzare la retorica contro le sanzioni e la guerra non per sentimenti di solidarietà di classe, ma attraverso uno sciovinismo del benessere e la retorica identitaria.

La presenza dell'Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) ha però intercettato parte del voto operaio contrario alla guerra e alle sanzioni, cercando di unire una critica economica anti-liberale a posizioni di tutela della sovranità.

In sintesi, il voto del 2026 descrive una Germania in cui l’equilibrio sociale e politico costruito sulla base della Comunità Economia Europea del secolo scorso è definitivamente infranto.

La borghesia tedesca ha scelto di legare il proprio destino ai bilanci di guerra e alla ristrutturazione industriale dettata dal sacrificio economico delle classi popolari.

In questa condizione, la popolazione sta reagendo in modo polarizzato: da un lato, una parte cede all'illusione nazionalista della destra reazionaria (AfD) come scudo difensivo; dall'altro, la gioventù precarizzata e i settori urbani (Berlino) scelgono la resistenza sociale e l'opposizione alla guerra. Per i comunisti, la sfida fondamentale dovrebbe rimanere quindi quella di saldare la lotta contro la chiusura delle fabbriche e la perdita del lavoro (come in Volkswagen) con l'opposizione di classe alle spese militari, trasformando la rabbia spontanea in coscienza di cambiamento.

A tal proposito, le prime interlocuzioni avvenute proprio a Berlino tra il PCI e il DKP (Partito Comunista Tedesco) durante l’Unsere Zeit Festival a fine agosto, ci permettono di mantenere uno stretto contatto con l’analisi di ciò che sta accadendo e accadrà in Germania, avendo i nostri cugini del DKP rapporti a diversi livelli sia con l’Alleanza Sahra Wagenknecht che con Die Linke.

Il quadro tedesco pone quindi ulteriori elementi cardine (data l’importanza della Germania nel continente) di riflessione e critica sul ruolo di questa Unione Europea, che si è sostanzialmente dimostrata in declino sia dal lato economico che dal lato geostrategico, rimanendo un “gigante monco” non in grado di determinare scelte adeguate né per i paesi né per i popoli che formalmente la compongono.

Luca A. Rodilosso
Dipartimento Esteri PCI
Responsabile Europa

𝗔𝗦𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗔𝗡𝗜𝗧𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔: 𝗦𝗢𝗟𝗗𝗜 𝗦𝗢𝗧𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗔𝗡𝗜𝗧𝗔’ 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔Dal 10 al 20 settembr...
22/09/2026

𝗔𝗦𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗔𝗡𝗜𝗧𝗔𝗥𝗜𝗔 𝗣𝗘𝗥𝗦𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔: 𝗦𝗢𝗟𝗗𝗜 𝗦𝗢𝗧𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗜 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗘 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗔𝗡𝗜𝗧𝗔’ 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔

Dal 10 al 20 settembre 2026, il personale della scuola poteva richiedere l’adesione alla polizza sanitaria integrativa, istituita dal governo a seguito del Contratto Collettivo Nazionale Integrativo (CCNI) sottoscritto il 29 dicembre 2025 dai sindacati di categoria di CISL, UIL, SNALS, GILDA e ANIEF, ma non dalla FLC CGIL e sindacati di base.
La norma prevede una spesa dello Stato di 320 milioni di euro per prestazioni erogate da Unisalute, un cartello assicurativo di Unipol, Poste e Intesa Sanpaolo, imprese a carattere privatistico che si occupano di salute a fini esclusivi di profitto per gli azionisti; mentre viene esclusa esplicitamente la copertura dei ticket della sanità pubblica.

Di fatto si tratta di 320 milioni di euro sottratti al Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni scolastiche, cioè ai bilanci delle scuole che devono coprire le spese per la didattica e la gestione amministrativa.
L’ennesimo regalo alla sanità privata a scapito della sanità pubblica, che rilancia anche nei settori pubblici il welfare aziendale dopo gli incentivi fiscali già messi in atto dal governo Renzi, proprio mentre un progetto di legge popolare promosso dalla Cgil intende rilanciare la sanità pubblica.

Si sottraggono risorse alle scuole pubbliche, costrette ancora una volta ad appellarsi a contributi “volontari” delle famiglie, per sopperire alle mancanze di beni e servizi.
Tutto il contrario di quello che si dovrebbe fare: ridurre le convenzioni con la sanità privata e finanziare adeguatamente il sistema sanitario pubblico come propone il PCI e garantire alle scuole pubbliche le risorse necessarie per il funzionamento amministrativo e didattico.

Denunciamo l’ennesima “marchetta” del Governo “sfascista”.

Dipartimento Istruzione PCI

22/09/2026

𝗜𝗟 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗜𝗭𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗧𝗚𝟰 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗦𝗧𝗥𝗔 𝗔𝗦𝗦𝗘𝗠𝗕𝗟𝗘𝗔 "𝗣𝗔𝗖𝗘, 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗘 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔 𝗦𝗢𝗖𝗜𝗔𝗟𝗘" 📺

Lo scorso 19 settembre, il PCI ha riunito a Roma le forze della sinistra di alternativa per aprire un confronto e costruire un percorso comune.

Un’iniziativa molto partecipata che ha avuto anche l’attenzione del TG4 con un servizio dedicato all’assemblea.

Pace, lavoro e giustizia sociale: non semplici parole d’ordine, ma la base per costruire un’alternativa.

Il 𝗣𝗖𝗜 c’è; il 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁𝗼 continua.

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

𝗟𝗘 𝗗𝗢𝗡𝗡𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗦𝗠𝗢 𝗘 𝗗𝗔𝗟 𝗣𝗔𝗧𝗥𝗜𝗔𝗥𝗖𝗔𝗧𝗢, 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡’𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗔Fermare la guerra,...
18/09/2026

𝗟𝗘 𝗗𝗢𝗡𝗡𝗘 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗘 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗟𝗜𝗕𝗘𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗔𝗟 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗔𝗟𝗜𝗦𝗠𝗢 𝗘 𝗗𝗔𝗟 𝗣𝗔𝗧𝗥𝗜𝗔𝗥𝗖𝗔𝗧𝗢, 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗡’𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘𝗠𝗔

Fermare la guerra, lo sfruttamento, il degrado ambientale e ogni forma di discriminazione e subordinazione

In un'Europa che si riarma, intrappolata in un’economia capitalistica sempre più finanziarizzata e militarizzata che piega al profitto e mercifica le relazioni umane e sociali, è in atto da tempo un massiccio trasferimento di risorse dalla vita alla morte: miliardi di euro sono sottratti al nostro futuro, alla sanità, all'istruzione, ai servizi sociali e alla cooperazione internazionale per andare ad arricchire i produttori di armi.

Le ricadute dell’economia di guerra sulla vita delle classi popolari sono pesantissime. I tagli alla spesa pubblica e il disinvestimento dal welfare a favore delle privatizzazioni ci sottraggono ogni giorno spazi di cure gratuite e garantite, possibilità di salute e benessere. E sottraendoci benessere, aumentano lo stato di dipendenza e ci costringono a una sopravvivenza precaria segnata dall’insicurezza.

Mentre il mondo affronta una crisi economica, sociale, eco-climatica senza precedenti, le destre iperliberiste, razziste e neofasciste che fanno? Agitano la demagogia e la retorica di una presunta minaccia ai supremi valori occidentali e sbraitano, per coprire il rumore dell'opposizione civile democratica e di classe, mentre mass media replicanti e testate giornalistiche addomesticate concorrono a seminare paura e insicurezza e ad alimentare uno stato permanente di emergenza che giustifichi ulteriori restrizioni e limitazioni delle libertà.

Ci raccontano che per avere sicurezza basta tenere la guerra lontana dai nostri confini: non è vero. Anche quando viene fomentata e uccide a distanza, la guerra entra nelle nostre vite quotidiane coi salari insufficienti e i diritti negati, la violenza s’istalla come condizione ordinaria nelle relazioni sociali.

Nel nostro Paese i dati reali e non camuffati dicono che la situazione delle donne, particolarmente nei ceti popolari e medi, è peggiorata da ogni punto di vista. Quando ogni tre giorni una donna muore di “patriarcato mediterraneo”; quando il peso della disuguaglianza e dell’esclusione sociale si scarica prevalentemente sul corpo delle donne; quando denatalità e fuga all'estero delle risorse giovanili più determinate, depauperamento dei territori e degrado ambientale risultano essere gli esiti catastrofici delle scelte politiche attuate, il rischio che questo Paese sia destinato al declino economico, sociale, culturale, etico e civile è stringente.

Da parte sua, l'opposizione del cosiddetto “campo largo”, imprigionata in una visione sostanzialmente subalterna al modello del capitalismo tecno-finanziario dominante e priva di una visione strategica alternativa al paradigma della guerra, balbetta limitandosi a contestare che “in quattro anni la destra al governo non ha fatto niente”. Non è vero che la destra “non sta facendo”. Sta facendo quello per cui è stata chiamata a governare: criminalizza le proteste sociali, reprime le mobilitazioni giovanili contro guerre e genocidi, erode i diritti sociali, alimenta paure e senso di impotenza, per autorizzare il circolo vizioso di risposte esecutive securitarie e anticostituzionali e per allontanare cittadine e cittadini dall’esercizio dei loro diritti e poteri.

A tutto questo, come donne comuniste opponiamo la proposta di una grande alleanza per un’azione intransigente contro la guerra quale esito inevitabile del dominio patriarcale e capitalistico, iperliberista e imperialista, che fomenta e riproduce barbare ideologie suprematiste, razziste, neofasciste, misogine e colonialiste.

Il movimento di liberazione delle donne si è caratterizzato fin dai suoi primi passi come movimento contro la guerra e, oggi come ieri, si batte per uscire dal paradigma della violenza e della guerra, per affermare una visione del mondo protesa alla pace, alla solidarietà, alla cura del territorio e degli esseri viventi, alla liberazione di donne e uomini dal capitalismo, dal patriarcato e dal rischio concreto di veder finire la vita sul pianeta.

Non abbiamo bisogno di più armamenti. Non abbiamo bisogno di prepararci ad altre guerre. Abbiamo bisogno di un Paese e un’Europa che, invece di riarmarsi, acquisiscano un ruolo positivo in un mondo multipolare, finalmente liberato dal colonialismo e le sue secolari nefandezze, e promuovano negoziati e pace, conversione ecologica e solidarietà internazionale.

Abbiamo bisogno di sicurezza sociale condivisa, di più investimenti in welfare, scuola, sanità, casa e trasporti pubblici. Abbiamo bisogno di aprire una grande vertenza per il lavoro e il salario con quello sguardo intersezionale – di genere, classe, etnia e generazione - che consente di cercare le soluzioni giuste ai problemi sociali più complessi.

Abbiamo bisogno di un ritorno alla sanità pubblica basata sulla prevenzione e la cura in una visione universalistica; della diffusione di servizi sociali ed educativi pubblici, di qualità e gratuiti; dell’applicazione piena della legge 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza in strutture pubbliche e convenzionate sottratte al ricatto dell’obiezione di coscienza; del rilancio dei consultori come servizio pubblico di base e gratuito a sostegno della maternità e genitorialità libere e responsabili.

Abbiamo bisogno di strategie efficaci di contrasto ai femminicidi e alla violenza sulle donne con più prevenzione, più educazione alla sessualità, più risorse per i centri antiviolenza e risposte collettive all’altezza dell’emergenza.

Abbiamo bisogno di promuovere per il 2027 – nel Paese e nei territori – un voto unitario per un terzo polo alternativo al bipolarismo centrodestra/centrosinistra, che sarà utile non solo nell’immediato per ottenere un’alternativa di governo, ma anche per costruire in futuro, con gli strumenti della lotta collettiva, un’alternativa di sistema.

Assemblea delle Donne Comuniste – PCI

𝗔𝗥𝗥𝗢𝗚𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗘 𝗣𝗔𝗨𝗥𝗔 𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗟𝗜𝗠𝗜𝗧𝗜È quella che dimostrano Meloni e i partiti che la sorreggono e vogliono cambiare la legge ...
18/09/2026

𝗔𝗥𝗥𝗢𝗚𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗘 𝗣𝗔𝗨𝗥𝗔 𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗟𝗜𝗠𝗜𝗧𝗜

È quella che dimostrano Meloni e i partiti che la sorreggono e vogliono cambiare la legge elettorale col cosiddetto Melonellum.

Arroganza di un potere che al fine di mantenersi non esita a voler cambiare in corsa le regole del gioco, violando e oltraggiando la Costituzione.

Paura perché dopo il fallito attacco all’indipendenza della Magistratura respinto dal popolo italiano, la Signora Meloni teme e temono i suoi sostenitori di essere battuti e dover lasciare le poltrone.

Così da mesi, mentre spingono l’Italia in guerra, chiudono le fabbriche, aumenta il costo della vita, passano il tempo a discutere di una nuova legge elettorale che li favorisca, diversa da quella con cui hanno vinto l’altra volta. Esaminano, fanno sondaggi, consultano esperti, elaborano misure con cui danneggiare gli avversari e vincere ugualmente.

“Da che mondo è mondo, da Pericle in poi, la democrazia è una testa/un voto; consegna al popolo (demos) il kratos (potere). In questo si distingue dall’aristocrazia e dall’oligarchia”, sosteneva qualche giorno fa perfino un giornale di regime come “Il Corriere della Sera”. È quello che dice la Costituzione: il voto uguale. Quello che invece Meloni e i suoi devoti, come altri, non vogliono rispettare.

Ecco, dunque, l’aumento spropositato del “premio di maggioranza” per il raggruppamento con più voti (anche se corrispondenti a una minoranza degli aventi diritto); ecco lo sbarramento per coloro che non raggiungono una certa soglia discrezionalmente fissata; ed ecco ancora un aumento spropositato delle firme necessarie, seimila per collegio, per le forze che non sono attualmente in Parlamento e non fanno parte dell’Oligarchia.

È un nuovo attacco alla costituzione e alla democrazia
No a elezioni con regole truccate

Partito Comunista Italiano

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