02/11/2026
Servono energie per telefonare, richiamare, cercare un altro numero, spiegare tutto da capo, aspettare. Ci vuole tempo. Tanto tempo.
Secondo un’analisi dei dati sulle liste d’attesa aggiornata a maggio, appena l’11,6% degli italiani vive in luoghi che rispettano i tempi massimi previsti per una prestazione.
Eppure noi il tempo lo misuriamo anche in energie. Quelle che servono per una malattia che va rincorsa e marcata stretta.
E quelle che servono per lavorare, occuparci della famiglia, della nostra riabilitazione, di noi… Quante ne restano dopo una mattinata passata a rincorrere un appuntamento?
Cercare di curarsi è già un impegno. E mentre cerchiamo una data, una disponibilità impossibile da trovare, il resto non rimane fermo.
Un sintomo pesa sulle giornate, il dolore sul sonno, la fatica sul lavoro. Magari alla solita sclerosi multipla maleducata si aggiunge un altro problema di salute.
Gli anni passano anche per noi: su questo, puntualità impeccabile.
Poi ci sono i controlli periodici. Servono a capire per tempo se qualcosa sta cambiando. Quelli, almeno, si potrebbero programmare, no?
E poi, le urgenze.
E la prevenzione? Di quella bisogna parlarne PRIMA, ci ricordano sempre.
Benissimo. Vorremmo prenotare proprio quel “prima”.
E tu, nell’attesa di una visita o di un esame, a che cosa hai dovuto rinunciare?
Tempo, energie, giornate di lavoro, programmi...
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