24/10/2026
Lettera aperta del Sindaco di Sanza, Presidente della Comunità Montana Vallo di Diano, Vittorio Esposito.
Il Sud non è una rana
Riflessioni sulla disparità tra Nord e Sud.
Scrivo queste righe perché c'è una domanda che non possiamo più rimandare: questo Paese è ancora uno solo, oppure si sta dividendo a metà, nel silenzio generale?
Non è un discorso di parte. È una riflessione rivolta a tutti, al Nord come al Sud.
In queste settimane abbiamo visto le piazze riempirsi. Al Nord e al Sud. Ma il racconto che ne è stato fatto non è stato lo stesso. Quando al Nord ci sono stati scontri e violenze, le immagini hanno occupato le prime pagine. Quando al Sud lavoratori, autotrasportatori e cittadini hanno manifestato in modo pacifico, composto, civile, si è parlato subito di infiltrazioni, di sospetti, di mafia. Come se al Sud non si potesse protestare per fame di giustizia, ma solo per interessi oscuri.
Questo non è accettabile. Chi scende in piazza qui lo fa perché non ce la fa più. E non lo fa solo per sé.
La crisi energetica, il caro carburante, l'aumento del petrolio non guardano la carta d'identità. Il gasolio costa lo stesso al camionista che attraversa l'Italia e all'operaio che ogni mattina prende l'auto per andare in fabbrica. Costa lo stesso all'impiegato, all'infermiera che fa il turno di notte, al giovane che fa sessanta chilometri per un lavoro precario. Nelle nostre aree interne, dove i trasporti pubblici sono pochi e le distanze sono lunghe, l'auto non è un lusso: è l'unico modo per vivere, lavorare, curarsi. Siamo tutti coinvolti. Nessuno escluso.
E allora vi chiedo: conoscete la storia della rana bollita?
Se getti una rana nell'acqua bollente, salta fuori e si salva. Se invece la metti nell'acqua tiepida e alzi il fuoco piano piano, la rana si abitua. Non reagisce. Si adatta. E quando finalmente si accorge che l'acqua scotta, è troppo tardi: non ha più la forza per saltare fuori.
Ecco, al Sud stanno facendo la stessa cosa. Con l'autonomia differenziata, un passo alla volta, il fuoco si alza. Un po' meno risorse oggi, un servizio in meno domani, una scuola accorpata, un presidio sanitario che chiude, un treno che non passa più. Ogni singolo passo sembra piccolo, quasi tecnico. Ma messi insieme disegnano un'Italia a due velocità, dove i diritti dipendono dal luogo in cui sei nato.
Perché di questo si tratta: di diritti. La salute, l'istruzione, la mobilità, il lavoro non possono valere di più a Milano e di meno a Salerno, di più a Bologna e di meno nel Vallo di Diano. La Costituzione parla di una Repubblica una e indivisibile, e chiede di rimuovere gli ostacoli che limitano l'uguaglianza dei cittadini. Non di aggiungerne di nuovi.
C'è chi pensa che da questa disparità il Nord abbia solo da guadagnare. Che possa trattenere di più, crescere di più, correre da solo. Ma io dico: attenzione. Un corpo che ingrassa da una parte e si svuota dall'altra non è un corpo sano. È un corpo che prima o poi cede. Un Paese diviso a metà non regge a lungo. Non regge al Sud, e alla fine non regge nemmeno al Nord, perché le imprese del Nord vivono anche dei consumatori del Sud, dei lavoratori del Sud, dei giovani del Sud che ogni anno partono e portano altrove la loro intelligenza e la loro fatica.
Noi non chiediamo elemosina. Non chiediamo privilegi. Chiediamo pari dignità. Chiediamo che una protesta pacifica venga ascoltata e non criminalizzata. Chiediamo che il costo della crisi sia distribuito con equità. Chiediamo che prima di parlare di autonomia si garantiscano davvero, ovunque, gli stessi livelli essenziali di servizi.
Il Sud ha pazienza, l'ha dimostrato per decenni. Ma pazienza non vuol dire rassegnazione. E noi non vogliamo fare la fine della rana.
Noi ce ne siamo accorti. L'acqua si sta scaldando. E proprio per questo oggi alziamo la voce, insieme, con la forza delle idee e con la civiltà che ci appartiene.
Per i nostri paesi, per le nostre famiglie, per i nostri figli. Per un'Italia che sia davvero di tutti.
Vittorio Esposito, Sindaco di Sanza (SA)