13/09/2026
Lo scorso 10 settembre abbiamo partecipato a un incontro organizzato dal Partito Democratico di Colle di Val D’Elsa, all’interno della Festa dell’Unità, dedicato a un tema che riteniamo fondamentale: l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole.
Un confronto ricco e partecipato, che ha visto intervenire Rossella Bracali, della Conferenza delle Donne Democratiche, Agnese Carletti, Presidente della Provincia di Siena, Valeria Renga, operatrice del Centro Antiviolenza Donne Insieme Valdelsa, Barbara Amoroso Donatti, giornalista e responsabile comunicazione Donne Insieme Valdelsa.
Ad aprire la serata è stato il gruppo “Ferite a morte” dell’Associazione il Telaio Odv, che, attraverso alcune letture tratte dal libro di “Ferite a morte” di Serena Dandini, ci ha accompagnato dentro il tema della serata, non soltanto con le parole, ma anche con le emozioni.
Particolarmente commovente è stato il momento in cui un volontario dell’associazione ha letto le parole del padre di Lorena Isceri. Parole che ci hanno ricordato, ancora una volta, quanto sia urgente intervenire prima che la violenza accada.
La Conferenza delle Donne Democratiche della Provincia di Siena aveva già preso posizione sull’importanza dell’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, annunciando fin dal mese di febbraio una serie di iniziative e momenti di confronto su questo tema.
Il primo appuntamento si è svolto a febbraio a San Gimignano; da allora abbiamo continuato a parlarne nelle nostre iniziative estive e, in particolare, durante le nostre Feste dell’Unità.
Giovedì, a Colle di Val d’Elsa, le ospiti hanno ribadito — ciascuna dal proprio punto di vista istituzionale, politico o professionale — la necessità di una legge organica nazionale sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole e, soprattutto, l’urgenza di superare le limitazioni introdotte dalla legge 104/2026 sul consenso informato in ambito scolastico promossa dal Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.
È stato ricordato anche un dato importante e incoraggiante: il referendum per l’abrogazione della legge 104/2026 ha superato le 500.000 firme necessarie. Un risultato straordinario, raggiunto in poco più di un mese, che rappresenta un segnale positivo e ci fa ben sperare.
Perché la violenza di genere, la violenza sessuale, il femminicidio e le discriminazioni non nascono nel momento in cui viene commesso un reato.
Affondano le loro radici molto prima, dentro una cultura maschilista e patriarcale che continua a riprodursi nei linguaggi, nei social, nelle relazioni e nelle dinamiche di gruppo.
È per questo che serve un’educazione capace di parlare di corpi, relazioni, emozioni e diritti.
Un’educazione che insegni che cosa significa consenso, che aiuti a riconoscere e rispettare i confini propri e altrui, a gestire le emozioni, a riconoscere l’altra persona come soggetto libero e mai come oggetto di possesso.
Perché prevenire la violenza significa anche questo: educare al rispetto prima che sia troppo tardi.
Le 500.000 firme ci dicono che questa richiesta non è la voce di pochi, ma intercetta una sensibilità sempre più ampia nel Paese.
Un grazie, infine, a chi ha organizzato questa Festa dell’Unità e a tutte le volontarie e i volontari che, con il loro impegno, il loro tempo e la loro passione, rendono possibili questi momenti di incontro, confronto e partecipazione. È anche grazie a loro se la politica continua a vivere nei territori, tra le persone e nelle nostre comunità.