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Tanti dal Monte dei Paschi hanno ricevuto carriere straordinarie, stipendi, privilegi, incarichi e/o benefici di ogni ge...
26/10/2026

Tanti dal Monte dei Paschi hanno ricevuto carriere straordinarie, stipendi, privilegi, incarichi e/o benefici di ogni genere e oggi invitano ad arrendersi perché la battaglia sarebbe persa. Ma la riconoscenza, la coerenza e la fierezza dove sono finite?
Un comandante non abbandona la nave quando rischia di affondare. E chi ha avuto tanto dal Monte dovrebbe essere l'ultimo a voltargli le spalle. Cioè, direttamente o indirettamente, la maggioranza dei senesi.
Le battaglie si possono perdere, anche le guerre. Ma si possono perdere a testa alta.
Le trattative di garanzie "temporanee" se occorreranno, non saranno certamente locali. A Siena si rischia di trattare soltanto contentini. Ciò che resterà, se vincerà Intesa/Unipol, vedrà forti gli stessi ambienti che ne hanno segnato il passato.
Siena può perdere definitivamente una banca territorialmente, oltre che nei numeri. Ma non dovrebbe perdere anche la dignità, la memoria e l'onore di averla difesa. Gli ex dipendenti: Baldi Lorenzo, Berni Daniele, Ganfini Umberto, Manni Sergio, Marignani Claudio, Pellegrino Francesco, Staderini Pietro.

TEDxSiena, il coraggio raccontato da prospettive diverseIl coraggio di difendere la legalità, testimoniare una guerra, i...
24/10/2026

TEDxSiena, il coraggio raccontato da prospettive diverse
Il coraggio di difendere la legalità, testimoniare una guerra, interrogarsi sul futuro. Al Teatro dei Rozzi, il 17 ottobre, TEDxSiena 2026 ha riunito esperienze differenti, offrendo al pubblico prospettive diverse sul tema del “coraggio”.
L’edizione del decennale ha ricevuto il sostegno del Comune di Siena, dell’Università di Siena, dell’Università per Stranieri, di Federmanager e di altri sponsor privati. Inserito nel format internazionale TEDx, basato su eventi indipendenti realizzati su licenza TED, l’appuntamento ha voluto mostrare l’utilità di occasioni capaci di far circolare idee e favorire connessioni e collaborazioni fra comunità e territori.
Il rapporto fra coraggio e responsabilità ha attraversato anzitutto le testimonianze personali. Annamaria Torre ha ricordato il padre Marcello, sindaco di Pagani, assassinato dalla camorra l’11 dicembre 1980 dopo essersi opposto alle infiltrazioni criminali negli appalti del dopo terremoto. Il suo racconto ha restituito il costo umano di una politica fondata sulla legalità.
Alhassan Selmi, giornalista palestinese premiato con le Colombe d’oro per la pace 2025, ha portato l’esperienza di chi ha documentato la vita a Gaza durante la guerra. Oggi studente dell’Università per Stranieri grazie al progetto IUPALS, ha richiamato il valore della testimonianza e della dignità umana.
Alla libertà d’informazione si è legato l’intervento di Stefania Maurizi: il lavoro sui documenti di WikiLeaks e sul caso Julian Assange ha dato concretezza alla riflessione sul prezzo della ricerca della verità.
Un tema risuonato anche nel videomessaggio di Carolina Orlandi, giornalista senese e figlia di David Rossi. Partendo dalla propria esperienza, ha descritto il coraggio come una qualità quotidiana, umana e imperfetta: parlare con la voce che trema, agire senza aspettare che la paura scompaia. Alla città ha rivolto l’invito a non distogliere lo sguardo dalle ingiustizie e a riconoscere il valore dei piccoli passi nell’incertezza.
La responsabilità verso il futuro ha unito altri contributi. Il professor Marco Gori, dell’Università di Siena, ha affrontato paure e scelte legate all’intelligenza artificiale; la studentessa dello stesso ateneo Emma Borghi ha raccontato la sperimentazione nella robotica e le esperienze nelle competizioni informatiche internazionali.
Con “Una specie di coraggio”, Valter Fraccaro ha approfondito la capacità di attraversare il cambiamento, unire competenze e investire in possibilità ancora da costruire. Il suo contributo ha collegato ricerca, imprese e nuove tecnologie, mettendo in evidenza il valore della collaborazione fra saperi diversi per aprire opportunità ai territori.
Florindo Rubbettino ha portato l’esperienza dell’impresa culturale fondata dal padre Rosario nel 1972 a Soveria Mannelli: una realtà cresciuta fino alla dimensione nazionale mantenendo le radici in Calabria.
Giuseppe Giambrone, Stefano Zaccaria, Sacha Naspini e Luca Bracali hanno ampliato il confronto attraverso sport, innovazione, letteratura ed esplorazione, affiancati da musica, teatro e arti visive.
Il pubblico è rimasto molto soddisfatto di una giornata che ha messo in dialogo conoscenze e vissuti, offrendo molteplici strumenti di riflessione. Massimiliano Angelini

Sena Civitas: "Fondazione Turismo Siena: non basta cambiare contenitore" | Il Cittadino Online
15/10/2026

Sena Civitas: "Fondazione Turismo Siena: non basta cambiare contenitore" | Il Cittadino Online

SIENA. Da Sena Civitas riceviamo e pubblichiamo .  "Una premessa doverosa: stiamo elaborando un documento che traccia quelli che, a nostro avviso,

FONDAZIONE TURISMO SIENA: NON BASTA CAMBIARE CONTENITORE    Una premessa doverosa: stiamo elaborando un documento che tr...
15/10/2026

FONDAZIONE TURISMO SIENA: NON BASTA CAMBIARE CONTENITORE
Una premessa doverosa: stiamo elaborando un documento che traccia quelli che, a nostro avviso, sono i punti di forza di questo mandato amministrativo, fra iniziative ultimate, messe in atto, in itinere o in progetto, per sottolineare il lavoro svolto da questa maggioranza, magari in parte dimenticato. Questo, però, non ci esime dall’evidenziare quello che non condividiamo, come il modello di Fondazione per il turismo finora prospettato per Siena. Sena Civitas condivide lo strumento, che semplifica la gestione e che in numerose città ha consentito di sviluppare attività, aumentare i pernottamenti, produrre ricavi e coinvolgere operatori economici. Non concordiamo con una struttura costituita esclusivamente da soggetti pubblici, anche se di diritto privato nella forma giuridica: Comune e Camera di Commercio, con la Camera che dovrebbe versare una quota e il Comune sostenere tutto il resto attraverso contributi e funzioni da incrementarsi sostanzialmente nel tempo (altrimenti si creerebbe solo un duplicato e i costi di gestione sarebbero ampiamente fuori mercato), personale, immobili, servizi e attività trasferite. In un momento economicamente così difficile per molti senesi, nuovi possibili centri di costo, a nostro avviso, devono coinvolgere direttamente i privati, con il loro attivismo e interesse. In quella ipotizzata non vi sarebbe, infatti, partecipazione economica diretta delle associazioni di categoria e degli albergatori, commercianti, ristoratori, guide e altri operatori che beneficiano dello sviluppo turistico.
La Camera di Commercio rappresenta istituzionalmente le imprese, ma essere rappresentati non significa investire, versare quote associative, acquistare servizi, cofinanziare particolari eventi o condividere il rischio e il controllo della gestione. L’assenza di una governance di partecipazione pubblico-privata non produrrebbe gli effetti sperati di contenimento dei costi, di creazione di attività capaci di autofinanziarsi e della tendenza al pareggio di bilancio, come avviene nelle varie tipologie di Fondazioni. Anche quelle pubbliche vedono i Comuni versare quote ridotte o incorporano precedenti società pubblico-private, che portano con sé strutture specializzate e reti commerciali consolidate.
Questa impostazione diverge anche dalla logica, generalmente sostenuta dal centrodestra e dal Governo nazionale, di valorizzare sussidiarietà, iniziativa privata e collaborazione tra pubblico e privato.
Qualcuno potrebbe obiettare che la tassa di soggiorno ha come fine lo sviluppo delle attività turistiche. Vale la pena fare un paio di esempi che sgombrano il campo. A Siena solo Natale e Capodanno 2025 sono costati complessivamente 1.614.825 euro, dei quali 493.000 per le luminarie. Il Comune di Firenze ha stanziato un contributo complessivo di circa 220.000 euro per i 38 centri commerciali naturali e altri addobbi mirati, suddiviso in pari bandi, nel 2024 (altri costi sono stati sostenuti dai privati, dal Ministero per circa 199.000 euro, e da Firenze Smart). Secondo quanto appreso dalla stampa, sempre nell’ambito della cifra per le festività, 239.658 euro sono stati impegnati per la comunicazione, a fronte dei circa 48.000 spesi ad Arezzo. Il concerto di Giusy Ferreri del maggio 2025 è costato, sempre secondo fonti giornalistiche, circa 323.000 euro: 250.000 di costi vivi e 73.000 per la tutela dello stadio. Già questi due soli interventi, assimilabili al turismo, hanno assorbito nel 2025 circa 1,94 milioni di euro e assorbito gran parte della tassa di soggiorno.
Questo dimostra che il Comune investe fortemente sul turismo, ma con l’apporto privato, una organizzazione strutturata e reti commerciali consolidate, sarebbero forse possibili il contenimento della spesa e la tendenza al recupero degli investimenti. Tanto più considerando l’elevato costo della vita e delle tariffe, ai quali contribuiscono non marginalmente le presenze turistiche, mentre una parte dei senesi non ne trae certo beneficio.
Un’ulteriore obiezione potrebbe essere basata sulle norme regionali modificate nel 2024. Ma la legge regionale Toscana 61/2024 non impedisce una Fondazione di partecipazione aperta ai privati. Il regolamento regionale 47/R/2025 la ammette espressamente anche tra i soggetti ai quali possono essere affidati i servizi di informazione e accoglienza turistica (IAT).
Certo, per trasferire tali servizi occorrono una procedura a evidenza pubblica e una convenzione. Analoghe cautele e una documentazione economica specifica servono per trasferire personale, immobili, eventi, concessioni e altre attività comunali. La logica è separare la partecipazione alla Fondazione dall’affidamento dei servizi pubblici e garantire procedure, trasparenza e controlli.
Un piano economico almeno triennale, con l’indicazione, per ogni attività, di costi attuali, costi futuri, personale, contributi pubblici definiti, ricavi propri e ritorni effettivi per il Comune, in una logica di contenimento delle spese, è una condizione indispensabile.
Ma, a prescindere da questa angolazione, il secondo elemento che emerge dall’analisi delle altre Fondazioni rende ancora più singolare l’orientamento indicato per Siena.
I cardini delle Fondazioni più efficaci sono: la presenza dei privati; nuove iniziative capaci di accrescere presenze, gettito e indotto, per calmierare le spese e tendere al pareggio; alta specializzazione del personale e una rete di imprese; incorporazione di aziende qualificate già operative; contributi pubblici predeterminati e pluriennali; ricavi propri; coinvolgimento territoriale esteso e risultati misurabili.
La fondazione prospettata a Siena non sembra avere nessuno di questi requisiti e, secondo noi, difficilmente ridurrebbe la spesa pubblica, perché non condividerebbe il rischio con il mercato: cambierebbe soltanto il contenitore, pur con una gestione operativa più snella.
Esistono diversi modelli da prendere ad esempio che vengono riportati in calce. Con questo contributo Sena Civitas intende favorire una riflessione pubblica, documentata e trasparente prima che siano assunte decisioni definitive.
Sena Civitas
Varie esperienze di Fondazione e altri modelli organizzativi:
1) Arezzo InTour è una vera Fondazione di partecipazione: accanto al Comune comprende altri enti, associazioni di categoria, operatori turistici e imprese. Lo statuto prevede tre rappresentanti di privati sui sei componenti il CdA. Nel 2024 ha registrato un valore della produzione di circa 2,44 milioni di euro, di cui 1,18 milioni provenienti da risorse pubbliche. Il resto comprende versamenti dei privati, sponsorizzazioni, attività di mercato, servizi, biglietterie, concessioni e altre entrate, con intenzione, visti gli esiti positivi, “di aprire ulteriormente ai privati”. Un volano economico che “decuplica” gli investimenti trasformandoli in consumi turistici che contribuiscono a reintegrare le anticipazioni economiche del Comune, mirando al tendenziale pareggio attraverso l’incremento della tassa di soggiorno – 300.000 euro per il solo periodo di Natale -, suolo pubblico, affitti, concessioni, accessi e ingressi a pagamento, ecc.. Il risultato positivo di Arezzo deriva soprattutto dalla creazione di un prodotto turistico natalizio che prima non esisteva nelle attuali dimensioni, dalla crescita delle presenze, dalla destagionalizzazione e dall’indotto stimato fra 15 e 25 milioni di euro.
2) Firenze segue una strada diversa e specializzata. Destination Florence, i cui soci fondatori sono Comune e Città Metropolitana, deriva dalla trasformazione di una società consortile già operativa. Opera soprattutto nei congressi, nei matrimoni internazionali, con una rete diretta di oltre 130 imprese specializzate. Nel 2025 ha all’attivo 17 congressi internazionali, oltre 18.400 partecipanti e un impatto economico diretto stimato in 26,6 milioni. Inoltre, oltre 1.000 buyer incontrati, per l’89% stranieri; 57 candidature congressuali; 25 eventi sostenuti con l’Università; 180 richieste di assistenza; oltre 3.000 partecipanti a matrimoni e celebrazioni assistite.
3) Bologna non è nata trasferendo semplicemente impiegati comunali. Bologna Welcome ha acquistato per 977.168 euro un’azienda turistica mista privato/pubblico già funzionante, in attivo e introdotta, acquisendone i circa 60 dipendenti altamente specializzati, oggi 65, contratti, clienti, attività, reti commerciali, sponsor, organizzazione, servizi, pacchetti turistici, marketing, visite guidate, convention bureau, convegni, fiere, grandi eventi, gare e ricerca sponsor, ecc.. Nel 2024 ha prodotto oltre 16,5 milioni di ricavi per prestazioni: un’azienda, una clientela e un fatturato commerciale preesistenti. Contributi pubblici, esclusi servizi richiesti, nel 2024 sono stati di 257.313 euro, pari all’1,52% di un valore della produzione di circa 16,93 milioni di euro.
4) Destination Verona & Garda ha un solo fondatore, la Camera di commercio, che versa 600.000 euro l’anno. Il Comune di Verona contribuisce con 250.000 euro in quota fissa e gli altri 82 Comuni partecipanti con una media di circa 8.000 ciascuno. Dispone di una programmazione finanziaria quinquennale e di contributi territoriali predeterminati. Al termine del quinquennio, i risultati saranno valutati e saranno assunte le determinazioni conseguenti. Svolge principalmente funzioni di DMO: promozione, comunicazione, gestione e coordinamento degli IAT, business intelligence, promo-commercializzazione e raccordo territoriale.
5) Visit Brescia è pubblica, ma la Camera di Commercio, che possiede il 94,63%, ha sostenuto nel 2023 la società per circa 1,45 milioni di euro.
6) Val di Non (modello cooperativo), le risorse “private” e commerciali nel 2025 hanno raggiunto circa 1,36 milioni, pari al 58,18% del valore della produzione: escursioni in kayak, co-marketing con Melinda, partecipazione dei soci alle spese, visite guidate ai castelli, sponsorizzazioni, prestazioni di servizi, vendita di pubblicità, trenino turistico, attività e noleggi.
7) Garda Dolomiti con oltre 1.000 operatori privati aderenti, nel 2025 ha registrato circa 5,63 milioni di ricavi da vendite e prestazioni. In questi modelli, come in Val di Non, il privato non è soltanto consultato o rappresentato: contribuisce, acquista servizi, costruisce prodotti turistici e genera fatturato.
8) Fondazione DMO Marca Treviso, deriva dalla trasformazione del Consorzio di Promozione Turistica che operava da venti anni e aggregava 200 operatori ed enti. Affiancano i fondatori nella governance, 7 rappresentanze private con quote economiche fisse, sia dei Fondatori sia dei partecipanti, nella logica di costruire attività autosufficienti economicamente. Sostenitori: 50 Comuni, associazioni di categoria, soggetti privati, consorzi turistici, enti del terzo settore, imprese e operatori territoriali.
9) Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi è molto ampia e aperta ai privati che concorrono alle spese in qualità di soci fondatori: Provincia di Belluno; Camera di commercio di Treviso-Belluno; numerosi Comuni; Unioni montane; Ente Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi; Arabba Fodom Turismo; Consorzio Alpago Cansiglio; Consorzio Belluno Centro Storico; Consorzio Cadore Dolomiti; Consorzio operatori turistici Alleghe-Caprile; Consorzio turistico Auronzo-Misurina; Consorzio Dolomiti Prealpi; Consorzio Val Comelico; Consorzio Val di Zoldo; Consorzio Valbelluna; PromoFalcade; Apindustria; Confindustria; CNA; Confcommercio; Confagricoltura; Confartigianato; Coldiretti; Longarone Fiere; Associazione Albergatori di Cortina.
10) Parma Welcome è una fondazione di partecipazione costituita nel 2025 che vede affiancati Comune, Provincia, Camera di Commercio, ASCOM – Confcommercio e vari operatori privati che compongono l’Associazione Temporanea di Imprese.
11) Anche Chianciano Terme ha appena scelto una Fondazione di partecipazione aperta a imprese, alberghi, terme, ristoranti e guide, previsti come partecipanti diretti.
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L’ACQUA NON È INFINITA –  COSTRUIAMO UNA CULTURA DELL’ACQUAUna nuova cultura dell’acqua per la nostra città.Siamo di fro...
06/09/2026

L’ACQUA NON È INFINITA – COSTRUIAMO UNA CULTURA DELL’ACQUA
Una nuova cultura dell’acqua per la nostra città.
Siamo di fronte a una crisi climatica che sta modificando profondamente il nostro modo di vivere e il nostro territorio. Temperature sempre più elevate e prolungate nel tempo, periodi di siccità sempre più frequenti e duraturi e una crescente pressione sulle risorse idriche sono condizioni che ci impongono di cambiare radicalmente il nostro modo di vivere e, soprattutto, il nostro modo di considerare l’acqua.
L’acqua non è una risorsa infinita. È un bene essenziale, indispensabile alla vita, alla salute, all’agricoltura, all’ambiente e alla stessa vivibilità delle nostre città: non basta pagarla; occorre preservarla nel tempo.
Per questo, a tutti i livelli, dobbiamo costruire una vera cultura dell’acqua. Una cultura che significa innanzitutto non sprecare, riconoscendo in essa una risorsa preziosa da proteggere, utilizzare con responsabilità e consegnare alle generazioni future.
Non è più accettabile utilizzare acqua potabile per attività non indispensabili, in particolare quando il territorio attraversa periodi di forte siccità. Non è più accettabile tollerare sprechi, consumi spropositati e utilizzi impropri senza controlli. Non sono più accettabili ingenti perdite negli acquedotti, specialmente a Siena, dove l'acqua dell'Acquedotto del Fiora è fra le più care d’Italia.
L’azienda erogatrice e chi gestisce i bacini idrici premino le famiglie che consumano meno acqua della media, anche solo con pochi centesimi al metro cubo, come forma di incentivo, e propongano un piano di interventi non solo importante, ma anche proporzionato al costo dell’acqua per gli utenti.
Anche l’Amministrazione può fare qualcosa di importante: emanare ordinanze chiare contro gli sprechi, effettuare controlli, applicare sanzioni, ma anche introdurre sin dagli asili l’educazione all’ambiente e al suo rispetto, giungendo fino a valutare campagne di sensibilizzazione, spiegando ai cittadini che risparmiare non significa rinunciare alla qualità della vita, ma contribuire concretamente alla difesa di una risorsa dalla quale dipende il futuro della nostra comunità.
È possibile ridurre gli sprechi ovunque. In alcuni casi poco, in altri molto. Ma anche il poco può servire da esempio: utilizzare sistemi di irrigazione efficienti; favorire la raccolta delle acque meteoriche e, dove tecnicamente e normativamente possibile, il loro riutilizzo per gli impieghi non potabili, ecc..
Va raggiunto un nuovo modo di comportarsi, un diverso modo di vivere nel rispetto di una risorsa limitata: ogni litro d’acqua ha un valore.
L’emergenza idrica non è un problema che riguarda soltanto il futuro. È già una questione del presente.
Siena, in questo campo, possiede qualcosa che molte altre città non hanno: una storia straordinaria di cura, ricerca e rispetto dell’acqua. Per secoli i senesi hanno affrontato il problema dell’approvvigionamento idrico con ingegno, sacrificio e una straordinaria capacità di progettazione.
I Bottini ne sono la testimonianza più evidente: una rete sotterranea costruita nei secoli per raccogliere e condurre l’acqua, un’opera straordinaria che ancora oggi racconta quanto l’acqua fosse considerata un bene prezioso da cercare, proteggere e conservare.
Non dobbiamo limitarci a ricordare ciò che i senesi facevano di straordinario nel passato. Anche il Museo dell’Acqua, realizzato alle Fonti di Pescaia, rappresenta, in questo senso, uno strumento importante per trasmettere alle nuove generazioni il valore di quella straordinaria esperienza. Dalla memoria alla responsabilità.
Siena ha dimostrato nei secoli di sapere quanto l’acqua fosse preziosa. Ogni Istituzione, Ente, Azienda e cittadino è chiamato a fare la sua parte, per un utilizzo consapevole di quello che viene spesso definito il “petrolio blu”.
L’acqua non è nostra. La stiamo prendendo in prestito dal futuro.
Pietro Staderini – Sena Civitas

Sena Civitas News n 45
03/09/2026

Sena Civitas News n 45

31/08/2026
SIENA IN TAVOLA: I CONTI CHE NON TORNANO - COSTI E TARIFFE A CONFRONTOSena Civitas presentò nel 2025 un progetto/propost...
26/08/2026

SIENA IN TAVOLA: I CONTI CHE NON TORNANO - COSTI E TARIFFE A CONFRONTO
Sena Civitas presentò nel 2025 un progetto/proposta, anche tramite una mozione, per la consegna a domicilio di pasti agli anziani fragili al solo prezzo di costo per aiutarli a restare nelle loro abitazioni. L’idea prevedeva l’utilizzo della mensa centralizzata dell’ASP che già forniva oltre un milione di pasti all’anno. Nessuna agevolazione ISEE, viste le economie di scala, ma solo stato di fragilità. Welfare puro. Nessuno ci avrebbe rimesso e nessuno ci avrebbe guadagnato.
La proposta fu respinta dal Consiglio Comunale e la motivazione centrale fu indicata nel deficit di bilancio dell’ASP che non consentiva neppure di valutare l’ipotesi di servizi aggiuntivi senza utili. Sena Civitas presentò quindi una interrogazione sui costi dei pasti e nella risposta dell’ASP si legge che il costo onnicomprensivo di un pasto alla fine del 2024 era di 4,8 euro, compresa la consegna alle strutture tramite operatore esterno.
Recentemente l’ASP ha ripreso l’idea di Sena Civitas come progetto sperimentale “Siena in Tavola” con pasto a domicilio a 13 euro. In replica all’ulteriore nostra richiesta di chiarimento, l’ASP ha dettagliato i costi 2026 che determinano la tariffa, precisando che “non è previsto un margine commerciale, né costi di consegna”. “Le principali componenti indicate dall’ASP sono: 9,78 euro per il pasto-pranzo e il relativo confezionamento; 2,04 euro per le attività organizzative e amministrative; 1,18 euro di Iva al 10 per cento. Nella determinazione dei valori è stata, inoltre, considerata l’aliquota IRES ordinaria applicabile alle attività commerciali. Il totale è quindi pari a 13 euro”.
Prima di precisare perché prendiamo le distanze da questo progetto sperimentale dell’ASP, ci preme sottolineare che dall’analisi effettuata emerge una professionalità indiscussa e una situazione economica estremamente difficoltosa ereditata dagli attuali amministratori. Forse sarebbe utile ricostruire pubblicamente come un gioiello anche di redditività sia poi passato negli anni a marcati deficit di bilancio, risanabili con difficoltà.
Detto questo, indichiamo le marcate incongruenze che ci portano a prendere le distanze dal progetto dell’ASP (la documentazione è a disposizione):
1) non si capisce perché, a fronte di 13 euro per pasti consegnati agli anziani fragili, i familiari che desiderano mangiare con i propri cari nelle strutture ASP paghino 8 euro IVA compresa, come risulta dalle pagine ufficiali di Campansi, Caccialupi e Butini Bourke;
2) L’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) pubblica i prezzi di riferimento per i servizi di ristorazione collettiva delle pubbliche amministrazioni come parametro di efficienza, “comprensivi di consegna e utili di impresa”, quali massimi importi di gara, e dalla rilevazione nazionale del 2025 sui contratti di ristorazione scolastica risulta un prezzo medio di 5,13 euro a pasto, con un range tra 2,88 e 8,03 euro. Gli aggiornamenti successivi, base ISTAT, manterranno sostanzialmente questi dati. Il confronto non è comunque automatico;
3) La componente più singolare dei costi indicati dall’ASP è forse quella amministrativa/organizzativa pari a 2,04 euro per ogni singolo pasto. Poiché la mensa centralizzata produce oltre 1.100.000 pasti all’anno, applicando quel valore all’intera produzione si ricaverebbero costi amministrativi/organizzativi per circa 2.200.000 euro. Come se decine e decine di dipendenti svolgessero a tempo pieno questa funzione per la sola mensa ( esempio: 55 dipendenti a 40.000 euro/anno = 2,2 mln);
4) Dai dati recenti riferiti a “Comuni, ASP, gare pubbliche” che offrono il servizio di pasti a domicilio agli anziani fragili a prezzo di costo (161 casi presi in esame), risulta che, salvo alcuni piccoli comuni che offrono il servizio a poco più di 5 euro e 2 piccoli comuni trentini che chiedono 13 euro (di 300 e 400 anime, con frazioni sparse e alta incidenza dei costi per la consegna), la forbice delle altre 156 realtà comunali varia fra 5,5/6 euro e 8,5 euro massimi, compreso confezionamento ed ogni altro possibile onere;
5) L’ASP applicava nel 2025 le seguenti tariffe per ogni pasto, al netto dell’IVA: Comune di Siena 4,45 euro; Società della Salute 5,45 euro; strutture private 6,04 euro; merende strutture private 0,91 euro. L’ASP dichiarava inoltre: nessun margine operativo aggiuntivo per il Comune di Siena; circa il 13% di margine per la Società della Salute; circa il 25% per le strutture private. Visti i nuovi parametri che portano a 13 euro a pasto, la rimessa per l’ASP sarebbe plurimilionaria;
6) L’ANAC per RSA, case di riposo, e degenti assimilati prevede prezzi di riferimento massimi nazionali di aggiudicazione per appalti pubblici, comprensivi di utili di impresa, aggiornati nel 2025. Per il singolo pasto a “Paziente (Ordinario, RSA, DH e DS)”, i prezzi, a seconda delle caratteristiche del servizio, si collocano fra 5,54 e 7,32 euro, a seconda che la cucina sia interna o esterna, la consegna “fresco caldo” o “refrigerato rigenerato” e del livello di servizio. Per gli anziani il prezzo include anche “il servizio assistenziale nell’atto di somministrazione” (es. consegna al letto, vassoi personalizzati, diete speciali);
7) Un dato economico rilevato casualmente da una delle migliori rosticcerie di Siena, dovendo consegnare un pasto completo a una Sig.ra per assenza improvvisa della badante. La rosticceria fa ovviamente utili, paga l’affitto, non gode di agevolazioni fiscali, ha minori economie di scala, ha costi esterni amministrativi. Nonostante questo, tutto confezionato e sigillato a caldo: 144 grammi di tagliatelle fresche al ragù, 52 grammi di vitellina (2 fette), 104 grammi di caponata, 52 grammi di torta di mele, 2 fettine di pane: totale euro 9,49. Aggiungiamo a parte acqua per 20 centesimi e arriviamo a 9,69 euro;
8) Infine, ci sfugge il perché venga computata l’IRES nella determinazione della tariffa se, come dichiarato dall’ASP, non è previsto un margine commerciale.
Conclusione logica: converrebbe fare una gara pubblica che, se i costi dell’ASP fossero realmente quelli indicati, produrrebbe un notevole risparmio e imporrebbe di rivalutare il sistema complessivo.
Ma noi crediamo che i 13 euro siano i costi risultanti da un metodo di calcolo, legittimo, che non aggiunge i pasti alla restante produzione, tenendoli scorporati e determinando incrementi notevoli. Come si massimizza il costo unitario? Si utilizzano pochi pasti come divisore; si attribuiscono al nuovo servizio quote di costi già sostenuti; non si considera la capacità produttiva inutilizzata; si separano produzione, confezionamento, consegna e amministrazione; si applicano spese generali a più livelli; si attribuisce un costo amministrativo/organizzativo a ogni singolo pasto; non si distingue tra costo medio e costo marginale. È un procedimento che sterilizza completamente le economie di scala.
“Siena in Tavola” appare quindi non come l’attuazione della nostra proposta di puro welfare, ma come un’operazione commerciale legittima, impostata forse per produrre in futuro un contributo economico positivo al bilancio ASP. Per fare un esempio, con 100 anziani, 2 pasti al giorno e 4 euro di margine, si produrrebbe un beneficio economico annuale di circa 300.000 euro. Noi, fosse questo il caso, comprenderemmo le ragioni legate alla situazione di bilancio, ma come rappresentanti dei cittadini non potremmo condividerle; per questo ne prendiamo le distanze e ci dissociamo. Sena Civitas

PASTI AGLI ANZIANI FRAGILI: la risposta dell’ASP non la riteniamo adeguata.Sena Civitas presentò nel 2025 un progetto/pr...
23/08/2026

PASTI AGLI ANZIANI FRAGILI: la risposta dell’ASP non la riteniamo adeguata.
Sena Civitas presentò nel 2025 un progetto/proposta, anche tramite una mozione, per la consegna a domicilio di pasti agli anziani fragili al solo prezzo di costo per aiutarli a restare nelle loro abitazioni. L’idea prevedeva l’utilizzo della mensa centralizzata dell’ASP che già forniva oltre un milione di pasti all’anno. Nessuna agevolazione ISEE, viste le economie di scala, ma solo stato di fragilità. Welfare puro. Nessuno ci avrebbe rimesso e nessuno ci avrebbe guadagnato.
La proposta fu respinta dal Consiglio Comunale e la motivazione centrale fu indicata nel deficit di bilancio dell’ASP che non consentiva neppure di valutare l’ipotesi di servizi aggiuntivi senza utili. Sena Civitas presentò quindi una interrogazione sui costi dei pasti e nella risposta dell’ASP si legge che il costo onnicomprensivo di un pasto alla fine del 2024 era di 4,8 euro, compresa la consegna alle strutture tramite operatore esterno.
Recentemente l’ASP ha ripreso l’idea di Sena Civitas come progetto sperimentale “Siena in Tavola” con pasto a domicilio a 13 euro. In replica all’ulteriore nostra richiesta di chiarimento, l’ASP ha dettagliato i costi 2026 che determinano la tariffa, precisando che “non è previsto un margine commerciale, né costi di consegna”. “Le principali componenti indicate dall’ASP sono: 9,78 euro per il pasto-pranzo e il relativo confezionamento; 2,04 euro per le attività organizzative e amministrative; 1,18 euro di Iva al 10 per cento. Nella determinazione dei valori è stata, inoltre, considerata l’aliquota IRES ordinaria applicabile alle attività commerciali. Il totale è quindi pari a 13 euro”.
Prima di precisare perché prendiamo le distanze da questo progetto sperimentale dell’ASP, ci preme sottolineare che dall’analisi effettuata emerge una professionalità indiscussa e una situazione economica estremamente difficoltosa ereditata dagli attuali amministratori. Forse sarebbe utile ricostruire pubblicamente come un gioiello anche di redditività sia poi passato negli anni a marcati deficit di bilancio, risanabili con difficoltà.
Detto questo, indichiamo le marcate incongruenze che ci portano a prendere le distanze dal progetto dell’ASP (la documentazione è a disposizione):
1) non si capisce perché, a fronte di 13 euro per pasti consegnati agli anziani fragili, i familiari che desiderano mangiare con i propri cari nelle strutture ASP paghino 8 euro IVA compresa, come risulta dalle pagine ufficiali di Campansi, Caccialupi e Butini Bourke;
2) L’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) pubblica i prezzi di riferimento per i servizi di ristorazione collettiva delle pubbliche amministrazioni come parametro di efficienza, “comprensivi di consegna e utili di impresa”, quali massimi importi di gara, e dalla rilevazione nazionale del 2025 sui contratti di ristorazione scolastica risulta un prezzo medio di 5,13 euro a pasto, con un range tra 2,88 e 8,03 euro. Gli aggiornamenti successivi, base ISTAT, manterranno sostanzialmente questi dati. Il confronto non è comunque automatico;
3) La componente più singolare dei costi indicati dall’ASP è forse quella amministrativa/organizzativa pari a 2,04 euro per ogni singolo pasto. Poiché la mensa centralizzata produce oltre 1.100.000 pasti all’anno, applicando quel valore all’intera produzione si ricaverebbero costi amministrativi/organizzativi per circa 2.200.000 euro. Come se decine e decine di dipendenti svolgessero a tempo pieno questa funzione per la sola mensa ( esempio: 55 dipendenti a 40.000 euro/anno = 2,2 mln);
4) Dai dati recenti riferiti a “Comuni, ASP, gare pubbliche” che offrono il servizio di pasti a domicilio agli anziani fragili a prezzo di costo (161 casi presi in esame), risulta che, salvo alcuni piccoli comuni che offrono il servizio a poco più di 5 euro e 2 piccoli comuni trentini che chiedono 13 euro (di 300 e 400 anime, con frazioni sparse e alta incidenza dei costi per la consegna), la forbice delle altre 156 realtà comunali varia fra 5,5/6 euro e 8,5 euro massimi, compreso confezionamento ed ogni altro possibile onere;
5) L’ASP applicava nel 2025 le seguenti tariffe per ogni pasto, al netto dell’IVA: Comune di Siena 4,45 euro; Società della Salute 5,45 euro; strutture private 6,04 euro; merende strutture private 0,91 euro. L’ASP dichiarava inoltre: nessun margine operativo aggiuntivo per il Comune di Siena; circa il 13% di margine per la Società della Salute; circa il 25% per le strutture private. Visti i nuovi parametri che portano a 13 euro a pasto, la rimessa per l’ASP sarebbe plurimilionaria;
6) L’ANAC per RSA, case di riposo, e degenti assimilati prevede prezzi di riferimento massimi nazionali di aggiudicazione per appalti pubblici, comprensivi di utili di impresa, aggiornati nel 2025. Per il singolo pasto a “Paziente (Ordinario, RSA, DH e DS)”, i prezzi, a seconda delle caratteristiche del servizio, si collocano fra 5,54 e 7,32 euro, a seconda che la cucina sia interna o esterna, la consegna “fresco caldo” o “refrigerato rigenerato” e del livello di servizio. Per gli anziani il prezzo include anche “il servizio assistenziale nell’atto di somministrazione” (es. consegna al letto, vassoi personalizzati, diete speciali);
7) Un dato economico rilevato casualmente da una delle migliori rosticcerie di Siena, dovendo consegnare un pasto completo a una Sig.ra per assenza improvvisa della badante. La rosticceria fa ovviamente utili, paga l’affitto, non gode di agevolazioni fiscali, ha minori economie di scala, ha costi esterni amministrativi. Nonostante questo, tutto confezionato e sigillato a caldo: 144 grammi di tagliatelle fresche al ragù, 52 grammi di vitellina (2 fette), 104 grammi di caponata, 52 grammi di torta di mele, 2 fettine di pane: totale euro 9,49. Aggiungiamo a parte acqua per 20 centesimi e arriviamo a 9,69 euro;
8) Infine, ci sfugge il perché venga computata l’IRES nella determinazione della tariffa se, come dichiarato dall’ASP, non è previsto un margine commerciale.
Conclusione logica: converrebbe fare una gara pubblica che, se i costi dell’ASP fossero realmente quelli indicati, produrrebbe un notevole risparmio e imporrebbe di rivalutare il sistema complessivo.
Ma noi crediamo che i 13 euro siano i costi risultanti da un metodo di calcolo, legittimo, che non aggiunge i pasti alla restante produzione, tenendoli scorporati e determinando incrementi notevoli. Come si massimizza il costo unitario? Si utilizzano pochi pasti come divisore; si attribuiscono al nuovo servizio quote di costi già sostenuti; non si considera la capacità produttiva inutilizzata; si separano produzione, confezionamento, consegna e amministrazione; si applicano spese generali a più livelli; si attribuisce un costo amministrativo/organizzativo a ogni singolo pasto; non si distingue tra costo medio e costo marginale. È un procedimento che sterilizza completamente le economie di scala.
“Siena in Tavola” appare quindi non come l’attuazione della nostra proposta di puro welfare, ma come un’operazione commerciale legittima, impostata forse per produrre in futuro un contributo economico positivo al bilancio ASP. Per fare un esempio, con 100 anziani, 2 pasti al giorno e 4 euro di margine, si produrrebbe un beneficio economico annuale di circa 300.000 euro. Noi, fosse questo il caso, comprenderemmo le ragioni legate alla situazione di bilancio, ma come rappresentanti dei cittadini non potremmo condividerle; per questo ne prendiamo le distanze e ci dissociamo. Sena Civitas

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Via Cecco Angiolieri 25
Siena
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