24/10/2026
LE PIAZZE ANCORA PIENE: I RAGAZZI HANNO RITROVATO LA VOCE
Sono tornati nelle piazze. Sono tanti, cercano gli altri, rivendicano il diritto di esserci, di essere visti, riconosciuti, ascoltati. Dopo anni nei quali il disagio giovanile sembrava manifestarsi prevalentemente attraverso l'isolamento, il ritiro sociale, la sofferenza individuale, assistiamo al ritorno di una dimensione collettiva, alla ricerca di una presenza sociale e politica capace di incidere sulla realtà.
Siamo di fronte a un terremoto sociale di proporzioni enormi, del quale solo Giorgia Meloni e i suoi ministri sembrano non comprendere la portata.
dall'Albania alla Francia, fino alle piazze italiane di oggi, l'Europa è attraversata da un'inquietudine profonda. Non esiste un movimento unitario, né una sola ragione della protesta. Si incontrano mondi lontanissimi, talvolta inconciliabili, che attraverso la rete costruiscono nuove narrazioni collettive, riconoscendosi in una domanda comune di futuro. In Serbia hanno creato una propria lista e ora sono gli sfidanti più credibili di Vucic nelle elezioni di domenica 25 ottobre.
Ancora una volta, come sempre, saranno i giovani a imprimere forza alle grandi trasformazioni della Storia.
Da ancora molto prima della Resistenza al Sessantotto, fino ai movimenti che hanno accompagnato la conquista delle libertà democratiche, la loro capacità di contestare l'ordine esistente ha rappresentato l'energia più potente del cambiamento.
E sarebbe davvero singolare pretendere che proprio questa generazione, alla quale si sta negando un futuro, rinunciasse a esercitarla.
E ancora una volta, di fronte a questo straordinario fermento, la risposta si concentra sull'ordine pubblico, nel ridicolo tentativo di ricondurre una molteplicità di fenomeni all'unica categoria della violenza.
Ma nessuna lettura securitaria può cancellare il significato di quanto sta accadendo.
Si possono blindare le piazze, moltiplicare i controlli (c'è chi in Italia si vanta di censurarli e schedarli perché hanno uno scaldacollo), disperdere i cortei. Ma il giorno dopo gli affitti continueranno a essere inaccessibili, gli stipendi insufficienti, il costo della vita insostenibile e i giovani continueranno a chiedere quale futuro li aspetta.
Non si ferma un popolo con la repressione. La storia lo ha dimostrato troppe volte perché qualcuno possa ancora illudersi del contrario.