09/08/2026
Oggi ricorre il bombardamento atomico di Nagasaki, e ogni anno ci ritroviamo davanti allo stesso paradosso, l’atomica non è più un’arma d’offesa, ma, è diventata uno strumento di deterrenza. Tristemente, sì. Ma proprio per questo Hiroshima e Nagasaki non costituiscono solo una memoria, esse, sono il promemoria di ciò che accade quando ci si arma senza limiti, senza regole e
senza alcuna diplomazia.
La pace in Europa non è arrivata per caso. C’è stata, perché ci siamo dotati di trattati, istituzioni comuni, momenti condivisi, come la Ceca e i trattati di Roma.
E questo vale ancora oggi, se vogliamo realmente aspirare a un esercito europeo, serve coordinamento, e, servono scelte comuni.
Servono strutture comuni. Non possiamo continuare con 27 Stati che fanno ognuno la propria “università militare”, i propri standard, i propri sistemi, perché così non ci si coordina, e non si costruisce alcunchè.
E qui sta il punto, noi, non siamo contro il riarmo.
Siamo contro il riarmo incondizionato, quello diviso in ventisette pezzi, quello che non risponde a una strategia europea ma a ventisette, diverse, strategie nazionali che si ostacolano a vicenda.
Il riarmo serve, ma deve essere comune, europeo e integrato.
E per farlo bisogna anche rendere la difesa sempre più una competenza europea, non un patchwork di eserciti che non parlano tra loro.