16/10/2026
Prima che qui passasse qualunque mezzo di trasporto, la zona era attraversata da una f***a rete di piccoli mulini, alcuni dei quali montati su chiatte galleggianti ancorate al Po, documentati già nelle mappe del Settecento. Fu proprio da questi impianti, chiamati collettivamente "la Molinetta", che l'area prese il nome, poi trasferito al grande ospedale San Giovanni Battista costruito lì accanto negli anni Trenta.
La piazza in superficie, da cui la fermata eredita l'altra metà del nome era un valico doganale: la Barriera di Nizza, uno dei dodici varchi della cinta daziaria costruita nel 1853, dove le merci in ingresso pagavano le imposte prima di entrare in città. Fu solo con l'abolizione del sistema daziario, nel 1912, e la successiva urbanizzazione che l'area assunse l'aspetto di piazza cittadina.
Proprio da questa piazza, nel 1872, prese avvio la prima linea tranviaria d'Italia, un percorso di oltre tremila metri fino a piazza Castello, servito da omnibus trainati da cavalli su rotaie di granito. Di quella stagione pionieristica dei trasporti torinesi restano delle tracce: nel 1996, durante alcuni lavori di manutenzione in via Gavello, riaffiorò per caso la rampa di un antico deposito sotterraneo destinato proprio ai tram a cavalli, rimasto sepolto per oltre un secolo.
Un capitolo più duro riguarda la Seconda guerra mondiale: la vicinanza agli stabilimenti Fiat e allo scalo ferroviario rese il quartiere uno degli obiettivi degli attacchi aerei che, tra il 1943 e il 1945, lo devastarono quasi completamente. Il deposito tranviario di piazza Carducci, da solo, fu colpito tre volte.
Come tutte le stazioni della M1, anche Carducci-Molinette ha la propria vetrofania: Ugo Nespolo ha scelto come tema centrale l'ospedale, con la facciata dello storico edificio e alcune figure mediche, accostato, per completare il nome della fermata, al volto di Giosuè Carducci.
📍Piazza Carducci, Torino