PD Besozzo Sangiano

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PD Besozzo Sangiano Pagina ufficiale del Circolo PD Besozzo-Sangiano sostituito nel 2012 da Luigi Cadario, Besozzo).

[Congresso del 27.10.2013]

Segretario: Sabrina Tambani (Besozzo)

Direttivo: Bruna Agostinelli (Besozzo), Maria Angela Bara (Sangiano, Vicesindaco e Assessore), Enrica Bellorini (Besozzo, Consigliere comunale), Andreina Ferrari (Besozzo), Elisa Poggioni (Besozzo, Consigliere comunale); Antonio Balducci (Sangiano, Consigliere comunale), Nello Carlini (Sangiano), Tiziano Genovesi (Besozzo, Tesoriere), Pietro Malgarini (Besozzo). Garanti: Valter Binda (Besozzo), Luigi Cadario (Besozzo), Alessandro Lacchini (Besozzo).


[Congresso ottobre 2010]

Segretario: Riccardo Genovesi

Direttivo: Maria Angela Bara (Sangiano), Enrica Bellorini (Besozzo), Lina Campari (Sangiano), Andreina Ferrari (Besozzo), Elisa Poggioni (Besozzo), Sabrina Tambani (Besozzo), Elda Vanzan (Sangiano); Antonio Balducci (Sangiano), Stefano Balsamo (Besozzo), Nello Carlini (Sangiano), Liberato Sallese (Besozzo), Tiziano Genovesi (Besozzo, tesoriere), Angelo Taiocchi (Besozzo. Garanti: Bruna Agostinelli (Besozzo), Guido Monfrini (Besozzo), Loredana Vecchi (Sangiano).

Condividiamo questa analisi di Marco Tuozzo pubblicata oggi 3 Settembre 2026 su La Prealpina."Ci sono alcuni dati dai qu...
03/09/2026

Condividiamo questa analisi di Marco Tuozzo pubblicata oggi 3 Settembre 2026 su La Prealpina.

"Ci sono alcuni dati dai quali, a Varese come a livello nazionale, dovremmo ripartire prima di discutere di elezioni, candidature e coalizioni.
Nel 2024, per l'Istat, meno della metà degli italiani sopra i 14 anni (il 48,2%) si informava di politica settimanalmente. Oltre 15 milioni non lo facevano mai; tra questi, il 22,8% per sfiducia. Tra i ragazzi dai 14 ai 17 anni la situazione è ancora più netta: il 60,2% non si informa mai. Nel 2025 il distacco è proseguito: tra gli over 25 la partecipazione alla vita politica è scesa al 56,5%, contro il 68,8% del 2015.
Il problema tocca da vicino il territorio: alle amministrative del 2026 ha votato appena il 60,1% degli aventi diritto, quasi cinque punti in meno rispetto alla tornata precedente.
Di fronte a questi numeri, il casting sul prossimo Sindaco di Varese o sul Premier diventa poco appassionante. Più tempo perdiamo a discutere di "chi", meno ne resta per capire "cosa" vogliamo fare e spiegare ai cittadini perché è importante tornare al voto.
Nella vita reale, i varesini si pongono domande che raramente trovano risposte nei dibattiti: lo stipendio basterà ad arrivare a fine mese? Ha ancora senso cercare casa in città, visti i prezzi? Abbiamo i soldi per fare un figlio? Il mio lavoro esisterà ancora tra dieci anni? Riuscirò a prenotare una visita in ospedale in tempi ragionevoli senza ricorrere al privato? Quanti anni di vita ho perso nel traffico?
Il problema non è chi sarà il candidato, ma se è in grado di rispondere a queste urgenze.
La politica si è ormai abituata a sviluppare le proprie strategie seguendo la logica delle appartenenze: ci si chiede se una proposta sia di destra o di sinistra, progressista o conservatrice, europeista o sovranista, dimenticando che un'intenzione ideologicamente impeccabile che produce un cattivo risultato resta un danno per chi lo subisce.
La disaffezione nasce da questo scarto: la politica discute di formule, mentre le persone, dentro la loro giornata, gestiscono le conseguenze di scelte, il più delle volte, inefficaci.
Questa distanza la vedo ogni giorno da persona impegnata nella politica locale e da professionista che lavora dentro le nostre PMI, dove l'errore si paga in prima persona.
Chi smette di votare non smette di vivere: continua a svegliarsi all'alba, a fare la spesa nei supermercati, a pagare le rate del mutuo e ad affrontare le fatiche quotidiane. Vive dentro una giornata, scegliendo di non appartenere ad alcuna categoria ideologica.
Ed è proprio analizzando le giornate dei varesini che i numeri cambiano significato. Nel primo semestre 2026 la provincia di Varese ha registrato oltre 11 milioni di ore di cassa integrazione nell'industria, di cui quasi 8,8 milioni nel metalmeccanico. Eppure, nel 2025 sfioriamo i 399 mila occupati, con una disoccupazione al 3%.
Manca il lavoro? No. Il problema è capire quale manifattura stiamo perdendo, quali professionalità creiamo e come tratterremo i talenti per evitare che diventino tutti frontalieri.
Lo stesso criterio vale per la transizione ecologica. Se chiediamo a un'impresa di decarbonizzare, dobbiamo evitare che il rincaro della sua bolletta energetica pesi sulla sua competitività, nonché proteggerla della concorrenza di chi produce fuori dall'Europa avendo vincoli ambientali meno stringenti. Se la transizione diventa solo una tassa sul cambiamento, rischia di svuotare i nostri capannoni e cancellare posti di lavoro.
E vale per l'intelligenza artificiale. Al di là delle dispute filosofiche, mi interessa sapere cosa succederà domani mattina nelle fabbriche di Saronno o negli uffici di Varese. Se aumenta la produttività, dove finisce quel valore? Diventerà un licenziamento, e se lo intasca l’impresa, o si trasformerà in formazione, tutele e salari più alti? Questa è la vera domanda politica.
Questo approccio pragmatico serve anche sull'immigrazione, tema che le imprese affrontano ogni giorno per coprire la carenza di manodopera. Smettiamola con gli slogan: calcoliamo quanti lavoratori mancano, quali competenze servono, come pianificare ingressi regolari e come garantire un'integrazione che eviti lavoro povero e insicurezza nelle città. Conta il risultato sociale, non l'intenzione.
È un principio che vale per sanità, scuola e casa. C'è un sentimento diffuso tra chi produce e vive in questa provincia: la sensazione di dare continuamente allo Stato — in tasse, contributi e ore di lavoro — senza ricevere indietro servizi all'altezza. E non giudichiamola come la solita vecchia richiesta egoista di "meno Stato", perché non lo è.
Il patto deve essere chiaro e reciproco. Paghi le tasse? I treni dei pendolari devono spaccare il minuto e i servizi funzionare. Lavori? Lo stipendio deve garantirti l'ascesa sociale. Studi? Devi poter costruire la tua carriera qui. Fai impresa? Devi poter competere senza una burocrazia che ti frena. Hai figli? Per mandarli all’asilo o a scuola non si può polverizzare uno stipendio.
È così che si ricostruisce la voglia di partecipare: cambiando concretamente la vita delle persone
C’è una domanda che dovrebbe accompagnare ogni giorno di campagna elettorale, sulla prima pagina di ogni giornale: “Dove ci volete portare?”.
Perché non si governa scegliendo semplicemente il candidato.
Si governa avendo un'idea di futuro."

Dalla parte dei lavoratori. Sempre!
29/07/2026

Dalla parte dei lavoratori. Sempre!

Amazon lascia Malpensa e mette a rischio duecento posti di lavoro. Non è normale.

La decisione di trasferire le attività cargo da Malpensa a Montichiari rischia di lasciare a casa lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono professionalità e continuità operativa. Siamo al fianco di chi oggi vive nell'incertezza, delle loro famiglie e delle organizzazioni sindacali impegnate nella vertenza.

Le scelte industriali delle grandi multinazionali non possono scaricarsi su chi lavora: vanno verificate e applicate tutte le tutele previste dal Contratto Collettivo del Trasporto Aereo, a partire dagli strumenti di salvaguardia occupazionale e, se ci sono i presupposti, dalla clausola sociale.

Chiediamo un tavolo urgente in Prefettura, con aziende, sindacati, SEA, Regione Lombardia ed enti competenti, per garantire continuità occupazionale e accompagnare chi rischia il posto in un percorso di ricollocazione.

Malpensa è il primo scalo cargo del Paese e una delle infrastrutture chiave della nostra regione: la sua crescita non può essere misurata solo in volumi movimentati, ma nella capacità di garantire lavoro stabile e tutelato.

Difendere il lavoro non significa ostacolare lo sviluppo. Significa pretendere che innovazione e responsabilità sociale vadano insieme.

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