09/09/2026
Nuova legge regionale in Veneto: una “norma ideologica” che concorre all’azzeramento dello stato sociale, ignorando la sorte delle migliaia di alloggi sfitti.
La “Rete Solidale per la Casa” esprime totale contrarietà e forte preoccupazione per il testo unificato contro l’abusivismo approvato ieri dal Consiglio Regionale del Veneto. Dietro lo slogan della "linea dura", la maggioranza ha varato un provvedimento puramente ideologico che non offre alcuna risposta concreta all'emergenza abitativa che colpisce migliaia di famiglie nella nostra regione. La nuova normativa si concentra esclusivamente sull'aspetto punitivo, ignorando deliberatamente il vero scandalo della gestione immobiliare pubblica in Veneto: le migliaia di alloggi ERP lasciati sfitti e abbandonati al degrado da ATER e Comuni.
Invece di stanziare risorse per rimettere a nuovo le case popolari vuote e scorrere le graduatorie, la Regione Veneto preferisce agitare la bandiera della propaganda. Le nuove sanzioni non risolveranno il problema della povertà abitativa, ma avranno come unico effetto quello di cronicizzare il disagio sociale e scaricare ulteriori, insostenibili oneri burocratici ed economici sulle spalle dei Comuni e dei servizi sociali, già ridotti allo stremo.
Con questo approccio l'ATER perde la sua storica funzione pubblica e sociale. Non c'è più alcuna distinzione rispetto al libero mercato: l'azienda per l'edilizia residenziale pubblica viene snaturata per diventare una semplice agenzia immobiliare come tante altre che operano nel settore privato, orientata a logiche di esclusione e di profitto anziché di tutela sociale. Se l'obiettivo del centrodestra era lo smantellamento definitivo del welfare abitativo, dobbiamo purtroppo constatare che ci stanno riuscendo.
Ma questo provvedimento non è un caso isolato: si inserisce in una precisa cornice politica nazionale. Le scelte del Veneto sono in perfetta sintonia con le linee guida del nuovo Piano Casa nazionale, una gestione strutturata non per ampliare il patrimonio residenziale pubblico per le fasce più fragili, ma per deviare le risorse verso il privato e l'housing sociale.
La direzione intrapresa a Roma come a Venezia è chiara: tagliare progressivamente l’welfare e ridurre le garanzie per le persone e le famiglie in condizioni di estrema fragilità, escludendole di fatto dall'accesso a una vera casa popolare pubblica.
Ribadiamo che il diritto all'abitare si difende con gli investimenti nel patrimonio pubblico, con il sostegno agli affitti e con politiche di inclusione reale, non con normative d'esclusione che lasciano i problemi strutturali e sociali dove sono. Pertanto chiediamo un'inversione di rotta e lo sblocco immediato dei fondi per il riatto degli alloggi sfitti: la casa è un diritto di tutti, non una merce sulla pelle dei più fragili.