PiùEuropa Verona
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12/06/2026
🌈 Buon mese del Pride dal Generalissimo Roberto Vannacci!
11/06/2026
Dopo quasi 5 anni di governo, Giorgia Meloni lascia un’Italia isolata in Europa, non invitata ai vertici che contano come quello di Londra con Zelensky, e dunque non le resta che recitare la parte di Calimero con la solita dose di vittimismo un tanto al chilo.
Meloni attacca i burocrati europei ma sull’adesione di Kiev all’Ue risponde in modo burocratico, quando invece si dovrebbe gettare il cuore oltre l’ostacolo e riconoscere che l’Ucraina sta difendendo i nostri valori e la nostra libertà dall’aggressione imperialista di Mosca e che serve accompagnare l’allargamento dell’UE con una profonda riforma democratica e federale dei suoi meccanismi decisionali e delle sue istituzioni.
La timidezza della premier su Kiev è d’altronde la dimostrazione che Meloni è ormai ostaggio del suo vicepremier filo russo Salvini e del suo diretto competitor a destra, il putiniano Vannacci.
Una morsa che aumenta la sua pressione ogni giorni di più con l’avvcinarsi delle elezioni.
Anna Lisa Nalin
09/06/2026
Da oltre quattro anni, in televisione, sui social e nelle piazze, ci viene ripetuto che Putin voleva la pace, che Zelensky era una marionetta degli Stati Uniti e dell’Europa e che la responsabilità dell’invasione russa non fosse di Mosca, ma dell’Occidente.
Poi è arrivato Trump. Ha steso tappeti rossi allo Zar, ha ridotto il sostegno all’Ucraina, lasciando l’Europa più sola nel sostenere la resistenza ucraina e nel fronteggiare gli attacchi ibridi provenienti dalla Russia.
Eppure Putin non si è fermato. Al contrario.
Qualche giorno fa Zelensky ha rivolto a Putin un appello pubblico, chiedendo un confronto serio e autentico. La risposta del presidente russo è stata netta: un dialogo sarebbe inutile, perché il processo di “denazificazione” dell’Ucraina deve continuare.
Non solo. Putin ha anche attaccato l’Europa, accusandola di destabilizzare il mondo attraverso le sanzioni, dimenticando che quelle misure sono la conseguenza diretta delle sue scelte e della sua aggressione.
Nel frattempo la guerra continua. I civili continuano a morire, le città continuano a essere bombardate. La Russia ha ormai trasformato la propria economia in un’economia di guerra e, nonostante le difficoltà e i costi enormi del conflitto, Putin sembra costretto a proseguirlo per evitare che il sistema costruito attorno alla guerra entri in crisi.
Eccola, la pace di Putin.
Lorenzo Dalai e Vajente Edoardo
Anna Lisa Nalin
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