19/10/2026
Economia di guerra.
Lo dicevano in pochi 5 anni fa, non era ancora iniziata la Guerra in Ucraina, non c'era ancora stato tutto quello che abbiamo visto in Palestina, lo Stretto di Hormuz era sconosciuto ai più, così come gli Houti. Solo per citare le situazioni più vicine. Quando nelle manifestazioni usavamo questo termine ci ridevano in faccia. "Esagerati", ci dicevano avversari e giornalisti. Gli stessi che oggi giustificano la possibilità di una Guerra Mondiale, fatta sempre con i figli degli altri. Perché non c'era una guerra combattuta nel Continente europeo, ma c'erano gli attacchi al sistema di diritti sociali, figli di lotte di decenni, svenduti in favore di più mercato: salari fermi, servizi all'osso, ambiente compromesso dalla speculazione, produzione messa in crisi da anni di politiche economiche ridicole. Oggi si riconvertono le fabbriche di auto in fabbriche di armamenti paventando quel rischio di una guerra vera. Ma l'economia di guerra oggi è una realtà: carburanti e materie prime alle stelle, blocchi di interi settori produttivi, dall'alimentare ai trasporti, metà Paese è fermo e si fa finta di niente. Il problema però sono le manifestazioni studentesche. Come diceva uno slogan di qualche anno fa? "Andrà tutto bene!". Sì, credeteci.
Matteo Mereu