23/09/2026
Noi non dimentichiamo. I Giovani Democratici di tutto l’Abruzzo si stringono attorno al ricordo di nove ragazzi. Nove ragazzi della nostra stessa età, che 83 anni fa furono uccisi perché scelsero di non arrendersi all’occupazione nazista e alla violenza fascista.
Anteo Alleva, 17 anni.
Pio Bertolini, 21 anni.
Francesco Colaiuda, 18 anni.
Fernando Della Torre, 20 anni.
Berardino Di Mario, 19 anni.
Bruno D’Inzillo, 18 anni.
Carmine Mancini, 19 anni.
Sante Marchetti, 18 anni.
Giorgio Scimia, 18 anni.
Nove nomi. Nove vite. Anteo era un apprendista carpentiere; Bruno, giovane poeta; Pio era un manovale. Nessuno di loro era un soldato. Tutti erano uniti dalla volontà di resistere all’oppressione. Furono tutti assassinati. Nella notte tra il 22 e il 23 settembre 1943 si rifugiarono sulle montagne nei pressi di Collebrincioni, nel tentativo di sottrarsi all’occupazione e di organizzarsi contro le forze tedesche. La mattina seguente furono catturati, condotti alle Casermette, presso l’attuale caserma Pasquali dell’Aquila, e sottoposti a un falso processo. Furono condannati a morte e costretti a scavare le stesse fosse nelle quali sarebbero stati sepolti. Nel pomeriggio del 23 settembre, vennero infine fucilati da un plotone composto da nazisti e fascisti. Alcune testimonianze raccontano che alcuni di loro non morirono immediatamente e furono sepolti ancora vivi. Avevano tra i 17 e i 21 anni. Giovani ragazzi a cui la vita fu strappata. Il loro ricordo, invece, è rimasto forte ancora oggi nella nostra memoria. A 83 anni di distanza, ricordare i Nove Martiri aquilani significa ricordare che la libertà, la democrazia e la dignità non sono conquiste scontate. Significa custodire la memoria di chi, prima di noi, pagò con la propria vita il rifiuto dell’oppressione. Perché i loro nomi non siano soltanto scritti su una lapide.
Perché continuino a essere pronunciati.
Perché continuino a vivere nella memoria dell’Abruzzo.
Noi non dimentichiamo.